Quanti e quali percorsi fuori dalla scuola? Dì la tua.

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Ci pare un fatto che l’apprendimento in famiglia non sia monolitico ma che racchiuda diversi tipi di percorso. Si possono riassumere, descrivere, conoscere i percorsi di apprendimento fuori dalla scuola?

Siccome da qualche parte bisogna cominciare, abbiamo formulato degli esempi per dare l’avvio al dibattito. Condividi la tua opinione nei commenti qui sotto.

Sei d’accordo a distinguere i percorsi di apprendimento in famiglia secondo questa tipologia?

  • Apprendimento in famiglia/famigliare: formazione libera dalla scuola; è il macro-concetto che raccoglie tutti gli altri. Il termine homeschooling, da questo punto di vista, pare troppo vicino al concetto di “scuola a casa”, quindi non adeguato, anche se ormai entrato nell’uso corrente a livello internazionale. Il termine “educazione parentale” comprende ormai in Italia tutte le scuole di vario indirizzo pedagogico gestite dai genitori; anche per questo motivo risulta non appropriato.
  • Apprendimento naturale, cioè senza alcun tipo di curriculum: apprendimento come scoperta, senza insegnamenti ex cattedra, una formazione prevalentemente naturale (grossomodo unschoooling), cioè che segue le leggi biologiche dell’apprendimento, così come sono riconosciute dalla letteratura scientifica;
  • Istruzione in famiglia/famigliare con curriculum personalizzato: apprendimento guidato più o meno curricolare, un connubio fra la “scuola a casa” e l’apprendimento naturale;
  • Scuola a casa con curriculum standard: studio curricolare canonico, prevalentemente di tipo scolastico, svolto in famiglia, ad esempio, con tutor, con insegnante o con iscrizione a scuole o corsi online. Comunque tutte quelle situazioni in cui il bambino segue un percorso prestabilito con la guida di un adulto.

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14 commenti su “Quanti e quali percorsi fuori dalla scuola? Dì la tua.”

  1. Sono d’accordo nella distinzione (almeno approssimativa) delle categorie. Anche se ovviamente convinta che ci sono periodi dove si andranno ad unire e in qualche modo confondere i diversi approcci e periodi durante i quali l’approccio sarà più definito e lineare.

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  2. Condivido la distinzione e credo sia anche necessaria per chiarire i diversi approcci all’apprendimento.
    La tipologia che sentiamo più vicina al nostro percorso fino ad ora fatto é l’istruzione famigliare con curriculum personalizzato.
    L’esigenza di un curriculum è maturata verso i dieci anni e dopo un periodo durante il quale l’apprendimento avveniva prevalentemente in modo naturale, fase propedeutica
    ad un nuovo approccio al sapere più strutturato che non può prescindere da una conoscenza più specifica.
    Nonostante ciò spesso sono ancora i momenti nei quali l’apprendimento avviene in modo naturale.

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  3. Io sono d’accordo sulla distinzione fatta, ma vorrei precisare che secondo me, per la mia personale esperienza, in una famiglia possono coesistere più modelli non necessariamente uno solo tra quelli elencati.

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  4. Concordo e propendo per l’apprendimento naturale, affiancato dall’apprendimento familiare con curricolo personalizzato.

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  5. Ciao a tutti.
    Vorrei condividere un documento (allo stato di bozza) che è stato predisposto per la discussione di questo quesito importante: cos’è l’istruzione famigliare?
    Vi prego di considerarlo solo per quello che é, cioé un ulteriore contributo alla discussione, non un testo definitivo.
    Si era pensato di dedicare a questo tema una intera sezione del menu del sito.
    Saluti.
    Buona lettura.
    Sergio e Nunzia.

    Cos’è l’istruzione in famiglia?
    L’istruzione famigliare, in generale, è il sistema di azioni educative e di apprendimento che coinvolgono la prole nell’ambito famigliare, in alternativa alla scuola. In Italia è legale e normata da alcuni articoli di legge (link a “norme”).
    Si tratta di un percorso di sviluppo e maturazione che implica un cambiamento dei punti di vista e coinvolge tutto il nucleo famigliare, il quale spesso nel tempo modifica i propri approcci.

    Su quali principi si basa l’istruzione in famiglia?
    L’istruzione famigliare non segue sempre un approccio pedagogico determinato (ad esempio montessoriano, steineriano, ecc.), ma in generale una pedagogia positiva, fatta di ascolto, di sostegno, di “sì”, di attenzione, di amore.
    Alla base stanno alcune regole generali dell’apprendimento, la cui validità oggi è riconosciuta dalla letteratura scientifica e anche dalle Indicazioni nazionali del MIUR. Ne citiamo alcune, a titolo di esempio:
    • la centralità della persona in tutte le fasi dell’apprendimento: il bambino è protagonista con le sue aspirazioni, i suoi interessi, le sue potenzialità, i suoi tempi, le sue modalità; ne deriva, evidentemente, la personalizzazione dell’apprendimento (1) ;
    • la necessità del piacere per e nell’apprendimento: la curiosità, la scoperta, lo studio, la ricerca devono procurare gioia, altrimenti non c’è apprendimento (2);
    • il movimento verticale della trasmissione delle conoscenze e delle competenze: i bambini imparano da bambini e persone di altre età; se vengono inseriti in un gruppo di coetanei, il loro desiderio di apprendere si spegne. “La compresenza di età diverse non è solo un acceleratore dell’apprendimento “scolastico” ma anche e soprattutto un acceleratore dell’intelligenza emozionale e sociale. Forzare i bambini a trascorrere la maggior parte del tempo con individui della stessa età non rappresenta solo una grande privazione cognitiva, ma anche una drastica privazione sociale e affettiva”(3) ;
    • la ricchezza e varietà dei meccanismi che producono apprendimento (4): è universalmente riconosciuto il ruolo fondamentale del gioco come strumento di apprendimento, a tutte le età, ma anche della sfera sensoriale, come strumento di esplorazione e di scoperta; l’apprendimento avviene inoltre per imitazione, per tentativi ed errori, e anche, ma non solo, attraverso lo studio e l’astrazione. In ogni caso è fondamentale che il bambino sia attivo e non passivo durante il processo di apprendimento;
    • l’importanza fondamentale della manualità, dell’arte e della sfera sensoriale ed esperienziale per uno sviluppo a tutto tondo della persona. Persino gli Asburgo (una delle più importanti dinastie imperiali d’Europa, imparentata con tutte le monarchie europee, che per molti secoli ha retto le sorti del Sacro Romano Impero e dell’Impero austro-ungarico) avevano previsto nel loro programma pedagogico per i loro rampolli e futuri sovrani l’apprendimento di almeno una disciplina artistica e di almeno una competenza artigianale;
    • la necessità del riposo, del sonno e del fantasticare o del “non-far-niente”: durante queste fasi, infatti, il cervello riordina, organizza, rielabora, fissa le esperienze e le acquisizioni. Viceversa, lo stress e la frenesia sono di ostacolo all’apprendimento e portano alla cancellazione delle conoscenze acquisite;
    • l’importanza del fare reale: i bambini non imparano “per finta”, il processo di apprendimento si attiva solo là dove c’è un senso, un significato nelle cose che si fanno. Isolare il bambino dalla vita reale corrisponde a impoverirlo e a ridurre le sue opportunità di apprendimento (5) ;
    • il ruolo fondamentale della famiglia: la famiglia è, per definizione, il “luogo” privilegiato dell’apprendimento (lo riconosce anche la Costituzione!). Chi di noi non ha imparato in famiglia a compiere azioni vitali complesse come ad esempio nutrirsi, preparare il cibo, camminare, vestirsi, gestire gli impulsi, parlare e comunicare o relazionarsi? Ma anche azioni meno vitali si apprendono notoriamente in famiglia, come andare in bicicletta, gestire l’igiene personale, ecc;
    • l’inutilità dell’imposizione: tutti i cuccioli sono programmati per imparare, anche i nostri! L’apprendimento è una necessità per la sopravvivenza della specie e in esso la natura investe molte energie. Prova ne è l’enorme plasticità cerebrale del bambino (il cervello di un bambino ha un numero di link pari a dieci volte quelli di internet e più del triplo di quelli di un adulto e, nei primi cinque anni di vita, arriva a creare fino a 1000 nuove connessioni ogni secondo(6) ).

    Come funziona l’istruzione famigliare?
    L’apprendimento, di per sé, avviene in modo spontaneo (per le leggi di cui sopra). Viene ulteriormente facilitato se il bambino è inserito in un ambiente stimolante e dispone dell’affetto e del sostegno della famiglia: svilupperà da sé delle curiosità, si cimenterà nell’esperienza di ciò che suscita il suo interesse e cercherà anche l’astrazione e l’approfondimento sui libri dove avrà accesso alle esperienze altrui.
    Un ambiente stimolante è, sì, ricco di materiali e di colori, ma anche un ambiente curato sul piano linguistico e, soprattutto, caldo dal punto di vista affettivo (7) .
    I bambini non imparano perché ascoltano una bella lezione (8) o perché vedono delle belle immagini, non hanno bisogno di insegnanti, né di laboratori o di altre attività dirette dall’esterno. Hanno già dei grandi Maestri (9): il gruppo umano di cui fanno parte (10) , con tutta la sua cultura ed esperienza, e la Natura, che, con tutti i tesori che raccoglie e la vitalità che dispiega, è al contempo laboratorio esperienziale, scuola di psicomotricità e offre grandi lezioni di botanica, astronomia, chimica, arte, ecc. A questi, naturalmente, si possono aggiungere altri Maestri: l’esperienza del viaggio, i contenitori culturali presenti sul territorio (banda cittadina, biblioteca, circoli culturali, musei, associazioni di volontariato, ecc.) e, non meno importante, internet, strumento ricco, vario, valido, attuale, utilizzato anche nelle scuole su sollecitazione del MIUR.

    Concretamente, come si svolge?
    L’istruzione famigliare si svolge in modi assai diversi, a seconda dei contesti, delle persone coinvolte, delle situazioni.
    Alcune famiglie scelgono, ad esempio, di seguire l’inclinazione naturale del bambino verso l’apprendimento: i “grandi” (genitori, fratelli maggiori, nonni, zii, ecc.) svolgono il ruolo di facilitatori, incoraggiano, aiutano, riconoscono i successi, offrono esempi, stimoli, indizi, creano appunto un ambiente stimolante. In questi casi, si attua un apprendimento naturale, informale, libero e spontaneo da parte del bambino.
    Altre famiglie preferiscono fornire ai propri figli il supporto di uno “specialista” in un ambito di istruzione o in più di uno.
    Altre ancora decidono di far seguire ai loro figli dei veri e propri corsi, in presenza o a distanza, in modo da garantir loro un percorso almeno pari a quello di chi frequenta la scuola.
    Alcune hanno la necessità di veder documentato il curriculum dei proprio figlio, altre invece preferiscono rinunciare a questo riconoscimento per non interferire nell’autonomia del bambino.

    Come si definisce esattamente?
    Questo mondo così variegato ha una corrispondente ricchezza di definizioni, tutte naturalmente leggermente differenti l’una dall’altra: istruzione famigliare, o in famiglia, o parentale, apprendimento in famiglia, apprendimento naturale, o libero, autodidatta, scuola a casa, educazione parentale, scuola famigliare, ecc.
    Le differenze non sono piccole e spesso sono anche sostanziali.
    Il termine apprendimento pone l’accento sul processo di acquisizione di conoscenze, esperienze e competenze di cui il bambino è protagonista (11).
    L’istruzione, invece, sottintende una guida esterna, che dirige e vigila sul processo: l’istruzione si impartisce.
    La scuola prevede la compresenza di più persone, non in ambito famigliare, che, in un unico luogo e in un unico momento, apprendono le stesse cose secondo un programma delineato.
    L’educazione è termine più ampio, che comprende anche l’apprendimento: può essere vista come quel territorio in cui la soggettività della persona si mette in relazione con la sfera sociale e dove queste due sfere interagiscono e l’una fa uscire le potenzialità dell’altra in un movimento sinergico e in continuo divenire. L’interessante è che alla scuola oggi viene richiesto di farsi carico anche di molte “educazioni”: educazione alla salute, educazione alimentare, educazione all’affettività, ecc. E’ quindi corretto pensare che i genitori che scelgono l’istruzione parentale intendano riappropriarsi anche del diritto-dovere ad educare direttamente i propri figli, come previsto dalla Costituzione. Tuttavia, il termine educazione parentale attualmente comprende anche tante scuole di varia ispirazione pedagogica, quindi non viene considerato consono a definire la nostra realtà.
    L’autodidatta è colui che impara in autonomia, non necessariamente all’interno di un processo famigliare. Di solito è un adulto.
    Parentale sottolinea la centralità del ruolo genitoriale.
    Famigliare implica il coinvolgimento di più membri della famiglia, quindi anche fratelli, nonni, ecc.

    All’estero la realtà di chi non manda i figli a scuola è definita in modi diversi:
    • homeschooling, il termine con cui questa realtà ha preso le mosse negli Stati Uniti ed è quello più usato, non solo in ambito anglosassone. La sua traduzione letterale in italiano (scuola a casa), tuttavia, è riduttiva;
    • unschooling, termine anglofono per indicare il rifiuto di un approccio curricolare di tipo scolastico. Anch’esso molto usato a livello internazionale, ha il limite di rappresentare una definizione in negativo: dice cosa non si fa, e tace su ciò che si fa;
    • Instruction en famille, termine di ambiente francofono per indicare, appunto, l’istruzione in famiglia;
    • Freilernen = apprendimento libero e Schulfreie Bildung = formazione libera dalla scuola sono termini usati in ambito tedesco. Bertrand Stern propone però il termine di frei sich bilden = processo di apprendimento libero.

    Proviamo a dare delle definizioni?
    Istruzione famigliare: sistema di azioni legate all’acquisizione di un corpus di conoscenze e competenze conformi ad un indirizzo dato in ambito famigliare (in accordo o anche non con la scuola) e in essa condotte. L’istruzione famigliare è alternativa alla scuola.
    Apprendimento naturale in famiglia: processo famigliare che coinvolge le persone in un sistema di attività di scoperta, conoscenza, ricerca, che traggono origine principalmente dalle aspirazioni e dagli interessi delle persone stesse. L’apprendimento segue le dinamiche naturali dell’interesse e della ricerca. Non vengono proposti indirizzi di istruzione. L’apprendimento naturale in famiglia è alternativo alla scuola.
    Scuola a casa: quel sistema di azioni didattiche di istruzione somministrate in ambito famigliare da soggetti diversi, in sintonia e in sincronia con la programmazione scolastica. La scuola a casa è in alternativa alla scuola in senso stretto.
    Scuola: quel sistema di azioni tendenti all’istruzione della prole, in conformità ad un indirizzo dato, in un’attività comune che si svolge in uno stesso luogo e in uno stesso tempo.

    Alcuni miti da sfatare, ovvero cosa NON è l’istruzione in famiglia.
    Non è vero che tutti i genitori che scelgono l’istruzione famigliare svolgono il ruolo di insegnanti dei propri figli: molti di loro infatti sono piuttosto dei facilitatori, li accompagnano con il loro sguardo benevolo e li sostengono nel cammino, con la fiducia piena nella loro capacità e volontà di apprendimento (motivazione endogena).
    A questi genitori non è richiesto di essere dei “tuttologi”: i bambini imparano da sé, spesso nonostante i nostri insegnamenti.
    Alcuni si chiedono anche se non sia difficile conciliare il ruolo di genitore con quello di “maestro”. Vale sempre lo stesso discorso: non “maestri a priori”, ma facilitatori.
    E l’adolescenza? Come si gestisce questa fase così difficile e temuta? L’evidenza conferma che l’adolescenza è, sì, un periodo di forte crescita ed evoluzione, ma che non vi sono rotture o lacerazioni quando la famiglia fa un percorso di crescita insieme.
    La credenza che l’istruzione famigliare sia costosa e riservata ai ceti più abbienti è pure infondata: come si diceva più sopra, molte attività si possono organizzare presso contenitori culturali disponibili sul territorio e spesso le “lezioni” migliori i bambini le fanno nella natura o in paese/città, interagendo con la società. L’avvento di internet e di tutto il mondo digitale ha prodotto una democratizzazione del sapere e una sua migliore accessibilità. Questo ha segnato la svolta.
    Chi si avvale dell’istruzione famigliare non lo fa, in genere, o non solo, perché ha dei figli più o meno intelligenti degli altri, o con problemi (DSA, BES o H). L’istruzione famigliare si adatta alle esigenze e ai tempi di ogni bambino: tutti i bambini hanno bisogni speciali, perché sono tutti speciali! L’istruzione famigliare si confà alle esigenze di ognuno.
    Non è vero che i ragazzi senza un curriculum non troveranno un’occupazione consona; anzi, semmai è vero il contrario. La storia dell’homeschooling, già consistente negli USA, in Canada, in UK, mostra che spesso questi ragazzi trovano la loro strada più facilmente di altri e che, se lo decidono, possono accedere a titoli o a università, college ecc. che li accolgono anche senza diploma. Spesso gli homeschooler superano i test di ammissione con punteggi superiori alla media.
    I genitori che scelgono l’istruzione famigliare non sono inadempienti rispetto al diritto-dovere di istruire i propri figli, né tentano di sfuggire al cosiddetto “obbligo scolastico”. Anzi, sono genitori talmente consapevoli dell’importanza dell’istruzione da assumersene la responsabilità in prima persona e farne una priorità alla quale vengono subordinati molti altri aspetti della vita famigliare e di coppia.
    I ragazzi in istruzione famigliare non vengono tenuti sotto una campana di vetro, ma, al contrario, sono lasciati correre nella natura, sono aiutati a diventare autonomi nella società, viaggiano, talvolta anche più dei loro coetanei. L’apprendimento non avviene solo fra le mura domestiche!
    I bambini che non frequentano una scuola non sono degli asociali! Semmai, relazionandosi continuamente con persone di età ed estrazione diversa, in contesti concreti, sono immersi in una rete di relazioni complessa e articolata che è poi quella della vita reale.
    La scuola Waldorf, la scuola Montessori, la scuola Steiner e le “scuole parentali”, alla luce di quanto detto, non rientrano nell’ambito di un’istruzione diretta dal discente.
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    (1) MIUR, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, 2012, pag 4: “Le trasmissioni standardizzate e normative delle conoscenze che comunicano contenuti invariati, pensati per individui medi, non sono più adeguate. […] realizzare percorsi formativi sempre più rispondenti alle inclinazioni personali degli studenti, nella prospettiva di valorizzare gli aspetti peculiari della personalità di ognuno. ” E ancora, a pag. 5: “[…] a partire dalla persona che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali.”
    (2) MIUR, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, 2012, pag 43: “[…] sviluppa atteggiamenti di curiosità e modi di guardare il mondo che lo stimolano a cercare spiegazioni di quello che vede succedere”.
    (3) Céline Alvarez, Le leggi naturali del bambino, la nuova rivoluzione dell’educazione, Mondadori, 2017, traduzione di Marianna Basile e Chiara Lusetti, pag. 66.
    (4) MIUR, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, 2012, pag 4: “Oggi l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche, spesso non vi è bisogno dei contesti scolastici.”
    (5) Céline Alvarez, op. cit.: “Quello che i bambini cercano non è un nuovo metodo pedagogico, ma il mondo così come esiste già. […] Nonostante gli sforzi straordinari del personale docente, la scuola rimane tuttora un ambiente tagliato fuori dalla varietà, dal dinamismo e dalla ricchezza del mondo.” (pag. 74) “A forza di dividere i contenuti in pezzetti perdiamo di vista il quadro nel suo insieme, il senso, la profondità e l’interesse dei bambini.” (pag. 84)
    (6) Center of the developping child, Five numbers to remember about early childhood developpment (Brief), 2009
    (7) Céline Alvarez, https://www.celinealvarez.org/all-you-need-is-love: “Evidentemente, il bambino piccolo esplora il mondo e si nutre delle sue esperienze attive; è un bisogno fondamentale. Ma se può farlo sostenuto e incoraggiato dal nostro sguardo benevolo, è meglio. Ecco cosa pare essere l’elemento più importante in questo periodo di sviluppo intenso. Vivere, ma vivere con noi. Interagire con lui con lo sguardo, la voce o il corpo è evidentemente un motore per il suo sviluppo. Così, ci basta stare con lui, osservatore e complice delle sue conquiste. […] In effetti, questa presenza attenta è fondamentale. L’essere umano è un essere eminentemente sociale, il suo cervello ha bisogno di amore dell’altro per svilupparsi correttamente. Perché lui si sente esistere nel nostro sguardo, perché è coccolato, perché è amato.”
    (8) Céline Alvarez, op. cit. pag. 52: “L’essere umano […] impara attraverso le proprie esperienze concrete, facendo previsioni. […] Nessun insegnante, per quanto bravo e capace, riuscirà mai a trasporre direttamente il proprio sapere nel cervello degli allievi semplicemente parlando. Il bambino deve far funzionare il proprio meccanismo di apprendimento facendo lui stesso delle previsioni e lasciandosi sorprendere dagli errori, che lo indurranno a correggere e a precisare le sue conoscenze. Difficilmente impariamo dagli errori e dalle esperienze altrui. […] Per chi non ne fosse ancora convinto, una meta-analisi di oltre duecentoventi studi che mette a confronto la lezione accademica tradizionale con una pedagogia che favorisca l’autonomia e l’impegno concreto dello studente indica senza alcun dubbio che l’apprendimento è decisamente migliore quando viene indotto in modo attivo.”
    (9) Intendiamo qui per “Maestro”, non chi possiede un titolo o un’abilitazione, ma colui che è riconosciuto tale nel senso classico del termine.
    (10) “Per educare un bambino ci vuole un villaggio”, antico proverbio africano.
    MIUR, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, 2012, pag 5: “Non basta convivere nella società, ma questa stessa società bisogna crearla continuamente insieme.” E a pag. 6: “Il sistema educativo deve formare cittadini in grado di partecipare consapevolmente alla costruzione di collettività più ampie e composite, siano esse quella nazionale, quella europea, quella mondiale.”
    (11) Il filosofo Bertrand Stern parla di processo di apprendimento libero e si definisce contrario all’homeschooling inteso come scuola a casa o studio guidato.

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    • Alla prima domanda aggiungerei il fatto che si tratta semplicemente di una scelta, tra le tante, per attivare esperienze educative e culturali di apprendimento la cui responsabilità genitoriale è un elemento fondante. Tale percorso coinvolge, in primis, il nucleo famigliare il quale modifica nel tempo gli approcci metodologici a seconda delle domande- risposte e dei bisogni che emergono.

      Alla seconda: il principio sul quale si fonda è l’integrazione di vari modelli pedagogici i quali hanno come elemento in comune il fare esperienza in relazione alla motiv-azione e all’inter-essere, la maturazione affettiva necessaria per uno sviluppo armonico, il rispetto dei tempi biologici e lo sviluppo della relazione non necessariamente con il gruppo alla pari.

      Suggerisco la lettura della teoria della complessità, di Edgar Morin e di Giuliana Mieli

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  6. Per il momento il nostro modo di interpretare il percorso di istruzione famigliare è quello che possiamo denominare come curriculum personalizzato, cercando cioè di mescolare quelle che sono le esigenze di un apprendimento naturale, con quelle invece di arrivare a compiere con i requisiti basilari e necessari per sostenere gli esami di fine ciclo.

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  7. Per il momento il nostro modo di interpretare il percorso di istruzione famigliare è quello che possiamo denominare come curriculum personalizzato, cercando cioè di mescolare quelle che sono le esigenze di un apprendimento naturale, con quelle invece di arrivare a compiere con i requisiti basilari e necessari per sostenere gli esami di fine ciclo.
    E’ un equilibrio non sempre facile da perseguire perché prevede che alcuni argomenti e alcune tematiche debbano essere stimolati e promossi dentro una tempistica ed organizzazione ben precisa.
    Siamo inoltre ben coscienti che il tema esami sia un elemento di condizionamento del normale processo di apprendimento, che non sempre prevede alcuni schematismi tipici della suddivisione dello stesso in materie ben specifiche e suddivise, ma l’esigenza di coniugare le due tensioni, per ora ha trovato il suo equilibrio in questa modalità.

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  8. Sono d’accordo con la classificazione fatta nel testo in cima alla discussione.
    Visto che esistono tanti modi di approcciare l’apprendimento è bene fare delle distinzioni e delle definizioni, per agevolare la comprensione dell’idea di cosa sia l’apprendimento in famiglia alle persone che non conoscono il fenomeno.
    Sono d’accordo sulla classificazione secondo i due estremi (apprendimento naturale e scuola a casa) e quello che sta in mezzo, con tutte le sfumature.
    Sul testo scritto da Sergio e Nunzia, che trovo molto interessante, mi riservo di fare commenti in un secondo momento.
    Grazie a tutti per questo lavoro,
    Phoebe

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  9. Fino a pochi mesi fa abbiamo sempre fatto unschooling e apprendimento naturale, ora mio figlio ha 10 anni, quest’anno abbiamo dovuto stilare un programma, che con l’apprendimento naturale non va molto d’accordo, ma lo abbiamo fatto a dire il vero mettendo in esso quasi tutte competenze che Francesco aveva già acquisito con il solo unschooling! Poi mentre prima davvero facevamo tante cose, ma tutte molto spontanee da parte di mio figlio, ora settimanlmente abbiamo dei mini appuntamenti per l’italiano e la matematica, cercando di scegliere le attività che più possono interessare mio figlio. Per le altre materie non abbiamo appuntamenti fissi perché tanto ci vengono per fortuna molto naturali e ne facciamo a iosa. Da notare che mio figlio ha avuto tempi biblici per imparare a parlare, sta avendo altrettanti tempi biblici per imparare a scrivere e leggere, a volte temo che possa essere dislessico. Ho sempre in mente questo bell’articolo di una mamma-maestra unschooler, proposto da Melissa: https://istruzionefamiliare.wordpress.com/2015/06/10/l-unschooling-visto-con-gli-occhi-di-una-mamma-insegnante/ e a volte non mi sento affatto bene quando ultimamente con questi appuntamenti didattici settimanali, è capitato che mio figlio mi dicesse “odio la matematica”, proprio lui a cui i numeri prima piacevano tanto e solo perché si ritrova a dover fare dei calcoli scritti di operazioni in colonna. Insomma non siamo più totalmente unschooling anche se continuamo a cercare di ispirarci ad esso e quindi forse con mio rammarico grande siamo ormai questa altra opzione:
    “Istruzione in famiglia/famigliare con curriculum personalizzato: apprendimento guidato più o meno curricolare, un connubio fra la “scuola a casa” e l’apprendimento naturale;”

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  10. Pubblico qui sotto il resoconto dei commenti scaturiti dal sondaggio sulla pagina facebook di LAIF:

    SEI D’ACCORDO A DISTINGUERE I PERCORSI DI APPRENDIMENTO IN FAMIGLIA SECONDO QUESTA TIPOLOGIA?
    Proponiamo anche qui sulla pagina FB il sondaggio che è in corso nell’area soci del sito http://www.laifitalia.it
    Sei d’accordo a distinguere i percorsi di apprendimento in famiglia secondo questa tipologia?
    1) Apprendimento in famiglia/famigliare: formazione libera dalla scuola; è il macro-concetto che raccoglie tutti gli altri. Il termine homeschooling, da questo punto di vista, pare troppo vicino al concetto di “scuola a casa”, quindi non adeguato, anche se ormai entrato nell’uso corrente a livello internazionale. Il termine “educazione parentale” comprende ormai in Italia tutte le scuole di vario indirizzo pedagogico gestite dai genitori; anche per questo motivo risulta non appropriato.
    2) Apprendimento naturale, cioè senza alcun tipo di curriculum: apprendimento come scoperta, senza insegnamenti ex cattedra, una formazione prevalentemente naturale (grossomodo unschoooling), cioè che segue le leggi biologiche dell’apprendimento, così come sono riconosciute dalla letteratura scientifica;
    3) Istruzione in famiglia con curriculum personalizzato: apprendimento guidato più o meno curricolare, un connubio fra la “scuola a casa” e l’apprendimento naturale;
    4) Scuola a casa con curriculum standard: studio curricolare canonico, prevalentemente di tipo scolastico, svolto in famiglia, ad esempio, con tutor, con insegnante o con iscrizione a scuole o corsi online.
    (Se non concordi o pensi che ci siano altri percorsi di apprendimento in famiglia scrivi la tua opinione nei commenti.)
    Grazie.

    91% SI’
    9% NO

    44 voti

    Condivisioni: 15

    Silvia Moraru Sassaro Perfettamente d’accordo . Opzione 3

    Lolly Spaccatutto Io penso che siano tutte valide…..e che nella nostra esperienza le abbiamo adottate tutte…..x noi non c’è mai stata una regola precisa o un modello esclusivo…. oggi usiamo i libri, domani apprendimento spontaneo e selvaggio poi un altro giorno sbirciamo il programma ministeriale…. tanto per dare un occhiata!! poi oltre ogni momento diverso anche ogni individuo lo è…. quindi per un foglio è andata bene in un modo per un altro è stato meglio un altra esperienza!!

    Cristina Casati Noi per ora stiamo usando la 4* opzione.

    Nunzia Vezzola Leali Grazie a tutti per la partecipazione! Vi ricordo che i soci LAIF possono intervenire nel dibattito dell’area riservata dell’associazione ed esprimere le loro idee in modo esteso. Possono inoltre leggere i commenti di altri soci.?

    Giovanni Parmeni Opzione 3!

    Bongo Nya I ?Unschooling

    Cori Cattarin Opzione 2!!!

    Barbara De Marco Si, sono d’accordo.

    Cometa Viola Noi viviamo l’opzione 2!

    Utente Anonimizzato Opzione N. 2

    Angela Pierri Non amo le etichette. Rischiano di standardizzare o irrigidire un percorso che è evolutivo e in continua trasformazione. Sono d’accordo con Lolly spaccatutto. Dopo cinque anni non saprei in quale gruppo mettermi! Potrei scegliere tutte le opzioni e nessuna.

    Lele Valtenesi Ma la domanda è se tu sei d’accordo su questa distinzione. Ha senso secondo te? Questa distinzione rappresenta secondo te le varie possibilità di fare istruzione in famiglia oppure no?

    Lele Valtenesi Se non condividi questa descrizione dei vari modi di fare istruzione famigliare, quale/i proponi? Da quello che ho capito, è questo che vogliono sapere.?

    Angela Pierri Non sono d’accordo sulla distinzione perché temo possa essere riduttiva sulla molteplicità dei modi/metodi. Penso inoltre che chi si sta approcciando all’homeschooling si sentirebbe in un certo senso “indirizzato” a scegliere uno dei metodi proposti. Mentre ritengo che ognuno debba trovare il suo metodo, strada facendo.
    È un po come quando fai un test e non c’è la tua risposta, allora metti quella che ti somiglia di più. Ma non è la risposta giusta.
    Propongo che non ci sia una distinzione, o una descrizione, ma che si espliciti che l’homeschooling viaggia su un continuum cha va dallunschooling al percorso scolastico svolto in casa, e che questo continuum ha mille sfaccettature.
    Ogni famiglia sceglie liberamente quale percorso seguire, e se ne assume la responsabilità.
    Probabilmente non ho capito a cosa serve il sondaggio…

    Nunzia Vezzola Leali Ciao! Il sondaggio serve a capire cosa pensano i soci LAIF, a raccogliere e organizzare le idee e a predisporre del materiale con cui presentarci alle varie istituzioni (che non ne sanno niente) per parlare di istruzione in famiglia e di come funziona e del perché gli esami non sono adeguati a questo tipo di istruzione. Se non sappiamo dire chi siamo e non siamo in grado di descriverci in modo comprensibile per chi questo mondo non lo conosce, è difficile riuscire a convincerli che gli esami non sono la modalità di accertamento più adatta a questo tipo di istruzione. Hai perfettamente ragione quando dici che la descrizione è riduttiva perché semplifica, ma è anche l’unico modo per comunicare con l’interlocutore. La ricerca di una descrizione è funzionale e necessaria al fine di individuare delle modalità consone per l’accertamento dell’espletamento del diritto-dovere di istruire i figli, che LAIF proporrà alle istituzioni al fine di modificare la prassi (che si sta instaurando in maniera sempre più decisa) di far sostenere gli esami scolastici a tutti i nostri bambini. L’obiettivo non è quello di creare delle “gabbie”, ma di far capire cos’è l’istruzione famigliare e come si articola, fermo restando il fatto che questi spazi sono aperti e ciascuna famiglia si muove al loro interno a seconda delle proprie esigenze. Questo è un punto chiaro a tutti noi, anche perché noi per primi abbiamo cambiato nel tempo il nostro modo di fare istruzione in famiglia. L’idea di un continuum è sicuramente condivisibile e chiara. In che modo descriveresti tu l’istruzione in famiglia, nelle sue varie articolazioni?

    Angela Pierri Nunzia Vezzola Leali grazie. La tua domanda merita un po di tempo per rispondere. Ci penso e rispondo. Intanto pensavo che si potrebbe provare a differenziare per obiettivi o competenze, anche in relazione alle fasce di età.
    Per quanto riguarda il presentarsi alle istituzioni con una descrizione… Temo potrebbe essere un’arma a doppio taglio…
    Dalla mia esperienza, i ds hanno bisogno di poche informazioni e chiare, informazioni burocratiche più che di contenuto.
    In fondo anche le scuole sono tenute a seguire le direttive sulle competenze e poi sono libere nel metodo e nei tempi di raggiungimento.
    Si potrebbe provare a creare una sorta di piano di studio per il raggiungimento delle competenze anche come singoli.
    Se vogliamo modificare la prassi degli esami, credo sia più utile proporre un’alternativa che magari rispetti entrambe le esigenze, piuttosto che opporsi.
    Le linee guida sulle competenze potrebbero essere un buon punto di incontro. Sono scritte bene secondo me.

    Nunzia Vezzola Leali Grazie per questa riflessione. Tengo a precisare che nessuno vuole opporsi, giammai!, anzi, al contrario: spiegare, parlare, dialogare, incontrare. Solo dal dialogo può nascere qualcosa di proficuo. Resto in attesa di conoscere la tua risposta. A presto!?

    Vir Max Sono d’accordo, per noi opzione 2!

    LAIF Italia Manca poco alla fine del sondaggio su FB. Se qualcuno dovesse ancora votare od espimere la propria opinione, si faccia avanti!

    Annalisa Vincenzi mi sembrano chiare e sintetiche descrizioni in cui ogni famiglia può gravare quella in cui si riconosce di più. Personalmente siamo orientati verso la tipologia 2 con i dovuti stimoli verso la scoperta di sempre nuove conoscenze.

    LAIF Italia Il sondaggio su FB è chiuso. Grazie per la partecipazione. Per chi volesse proseguire la discussione può farlo nell’area soci sul sito di http://www.laifitalia.it

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  11. Personalmente sono d’accordo con la suddivisione, sono delle macroaree per noi condivisibili e “contaminabili” le une le altre. Ma per una definizione ufficiale starei molto sul generico perché temo che definendo precisamente rischiamo di tirarci la famosa zappa sui piedi… ho scritto come la penso nel commento inerente l’articolo dell’area riservata. Ad esempio, qual è la definizione di scuola? Ma ci sono tante scuole…

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  12. Ciao a tutti,
    ecco, in ritardo (scusate) il mio commento allo scritto di Sergio e Nunzia (la loro bozza):
    – Nell’introduzione io toglierei che la scelta implica un cambiamento dei punti di vista, perché la scelta è fatta dalle famiglie in base ai loro punti di vista e scritto così sembra che chiediamo alle famiglie di cambiare punto di vista.
    – il punto Come si definisce esattamente dice: Tuttavia, il termine educazione parentale attualmente comprende anche tante scuole di varia ispirazione pedagogica, quindi non viene considerato consono a definire la nostra realtà.
    Va anche bene (anche se non mi sembra espresso bene), ma aggiungerei anche che parlare solo di educazione non è sufficiente, perché si deve parlare anche di istruzione, come avevamo già discusso in fase di fondazione della nostra associazione.
    – fra i miti da sfatare: cosa è una motivazione endogena? io lo esplicherei!
    l’ultimo mito: ….. e le “scuole parentali”, alla luce di quanto detto, non rientrano nell’ambito di un’istruzione diretta dal discente.
    Questo implica che tutti gli homeschoolers sono “frei sich bilder” e non è vero.
    Si potrebbe invece dire che le scuoline e le scuolette non sono homeschoolers, anche se stanno sotto la stessa legislazione. Ovviamente detto meglio!!!
    – si potrebbe aggiungere un paragrafetto (che io metterei alla fine) sulle motivazioni che spingono le famiglie a fare questa scelta ed elencare qualche esempio (scelta religiosa o di valori culturali, esigenze di organizzazione pratica famigliare, sfiducia nel sistema ecc…..)

    Grazie mille per il vostro lavoro!!!
    Spero di avervi aiutato almeno un pochetto.
    Phoebe

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  13. Salve a tutti,
    aggiungo qui delle considerazioni inviatemi dalla socia Claudia Salvalai:

    Attraverso l’istruzione famigliare, i genitori forniscono ai propri figli un modello di apprendimento basato sull’esperienza e sulla motivazione precisa, dettata dalla curiosità dei bambini in base a tempi e modalità esclusivamente individuali e personalizzati.

    Il tempo prezioso passato con i bambini, permette ai genitori di essere attenti ai loro bisogni e alle loro curiosità in modo da rinforzare un apprendimento che spesso passa attraverso errori, visti come naturali ed essenziali all’evoluzione umana.

    Non è sufficiente l’imitazione di un comportamento: l’apprendimento favorito da stimoli intellettuali ed emozionali permetterà al bambino di sviluppare conoscenze consolidate e consapevoli che ne costituiranno il bagaglio personale.

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