
Volete restare anonimi? Si
Sì, vi preghiamo di usare i seguenti pseudonimi: padre: Howard, madre: Marion, figlio: Richie
Com’è composta la vostra famiglia? Madre, padre e un figlio di 9 anni.
Vi considerate “veterani”: perché riteniamo di aver instaurato un dialogo costruttivo con le Istituzioni nonostante le difficoltà iniziali. In particolare abbiamo utilizzato un approccio graduale, ma fermo e deciso nell’esprimere le nostre decisioni con il Dirigente Scolastico, che inizialmente appariva freddo e distaccato. Il rapporto è divenuto nel tempo non solo cordiale e amichevole ma addirittura di sostegno nei nostri confronti. In questo ci ha molto aiutato anche la nostra sensibilità nell’attirare il campo vibrazionale positivo in modo tale da dare l’avvio ad un rapporto positivo ancora prima di incontrare il DS. Diciamo che, in generale, dovrebbe essere l’approccio da utilizzare con tutti quelli che ci stanno intorno. Forse, così, un giorno, il mondo sarebbe veramente migliore.
Vi andrebbe di raccontarci la vostra esperienza di apprendimento famigliare?
Cominciamo da come organizzate il tempo e le attività legate all’apprendimento, ad esempio:
ci sono altre figure educative/formative che si occupano dei vostri figli, oltre a voi genitori (ad
esempio i nonni, gli zii, un tutor, un insegnante, una ragazza alla pari)?
Con quali ruoli?
Come le avete scelte, con quali criteri?
Come vi siete trovati?
Avete dei consigli da darci? No, oltre a noi non ci sono figure educative/formative che si occupano di nostro figlio. Finché saremo in grado di farlo, vogliamo essere partecipi in prima persona della sua formazione. Forse avremo la necessità di un tutor per il periodo delle superiori, ma si vedrà in base a cosa sceglierà Richie.
A quali aspetti avete dato maggior rilievo (manualità, creatività, autonomia, spirito critico, ecc.)?
Abbiamo dato maggior rilievo alla creatività e all’autonomia perché il lato artistico appassiona noi genitori ma soprattutto nostro figlio.
Che ruolo hanno avuto lo sviluppo linguistico, quello psicomotorio, o logico, o manuale, o musicale, artistico, ecc. nelle vostre scelte? Lo sviluppo linguistico è stato fondamentale a partire dalla prima infanzia di nostro figlio. Attualmente parla e scrive in italiano corretto e lo studio della grammatica è molto più semplice, la scrittura gli risulta fluida e comoda. La logica ne è stata una conseguenza diretta. Abbiamo puntato molto anche sullo sviluppo manuale ed artistico per permettere a nostro figlio di sviluppare al meglio i propri talenti cosicché riesca ad apprendere divertendosi.
Che ruolo hanno l’apprendimento di tecniche e conoscenze per la cura del corpo, la (auto)gestione della salute?
La cura del corpo e della salute è importantissima a casa nostra. Richie è in grado di autogestire la propria salute monitorando periodicamente lo stato di salute ed è partecipe all’organizzazione della spesa e dei pasti che prepariamo nel modo che riteniamo essere il più sano e adatto alla famiglia.
Che ruolo ha la spiritualità? La spiritualità è fondamentale perché cerchiamo di indirizzare le nostre attività ad un fine superiore.
Che ruolo hanno avuto per voi il gioco libero, la vita all’aperto, l’attività libera, il tempo non
organizzato? Facendo Unschooling il gioco e le attività libere, nonché la vita all’aperto, sono indispensabili per avere la visione a 360° di quello che viene studiato. Tutto fa parte dell’esperienza di vita e poter toccare con mano ciò che viene studiato è il metodo migliore per rendere proprio un argomento, un concetto, un’esperienza.
Come avete gestito l’organizzazione della giornata (ad esempio con orari prestabiliti per i pasti/il sonno, ecc. o in modo flessibile)? Da noi non ci sono orari e non abbiamo mai organizzato una giornata. Quando ci abbiamo provato poi i piani sono sempre mutati all’ultimo momento.
In quali aspetti la vostra casa è organizzata/arredata/decorata su misura per l’apprendimento in famiglia? Abbiamo adibito la mansarda all’apprendimento in famiglia. Ci sono molti ripiani e pochi cassetti, è tutto un po’ volutamente disordinato per non essere schematici e per non ricadere nell’educazione di stile scolastico in cui gli argomenti vengono divisi, mentre vorremmo che Richie fosse in grado di gestire delle connessioni spazio-temporali per unire nozioni di vario tipo.
Avete viaggiato un po’/molto? In Italia/all’estero? Come avete organizzato i vostri viaggi? Non abbiamo viaggiato molto, speriamo di poterlo fare di più in futuro. Siamo stati nel centro nord Italia e una volta sola all’estero. A differenza dell’Italia, dove ci siamo preparati soprattutto dal punto di vista geografico, il viaggio all’estero è stato dettato dalla passione di Richie per la musica per cui ci siamo preparati approfondendo la vita e le opere del suo musicista preferito e abbiamo continuato la ricerca al rientro, grazie alle informazioni recepite nel corso del viaggio.
Come avviene l’apprendimento delle lingue da voi? Per ora l’inglese viene svolto solo oralmente. Marion parla a Richie in lingua nel corso della giornata e lui è in grado di comprendere abbastanza bene le varie richieste o spiegazioni. A breve faremo degli incontri privati con una famiglia homeschooler americana durante i quali madre e figlia giocheranno con Richie parlando solo inglese. Questa però non è l’unica lingua parlata in casa. Richie è molto attratto dal tedesco e un po’ meno dal francese, lingue alle quali accenniamo saltuariamente.
Avete fatto laboratori, visitato musei/mostre/città/parchi naturali/oasi, ecc.? Sì
Quali? Abbiamo organizzato delle visite naturalistiche e partecipato a visite a mostre e musei.
Come avete organizzato e impostato le attività: chi faceva da guida? Avevamo ingaggiato una guida specializzata che seguisse il gruppo di bambini. Per la prossima visita ad una mostra ci stiamo preparando facendo ricerche a casa, grazie ad internet, anche se poi, durante la visita, avremo una guida.
Siete andati con altre famiglie (non scolarizzate, ecc.)? Avevamo organizzato delle attività per un gruppo di homeschoolers ma si erano aggiunte anche alcune famiglie con figli scolarizzati.
Quali difficoltà avete incontrato (ad esempio con l’istituzione, ecc.)? Nessuna difficoltà se non un grosso lavoro organizzativo.
Quali sono state le ricadute sui bambini/ragazzi? I bambini si sono divertiti tantissimo ed hanno appreso in modo naturale e giocoso.
Cosa consigliereste alle famiglie che si affacciano all’apprendimento in famiglia? Informarsi bene per capire cosa sia l’homeschooling, poi approfondire con didattiche “alternative”, montessoriane ad esempio.
I vostri figli frequentano corsi di teatro/circo/danza/capoeira, ecc. o fanno attività sportiva? Sì, equitazione.
Come sono state scelte queste attività? L’ha scelta nostro figlio in base ai suoi interessi e all’amore per i cavalli.
Quali sono (state) le ricadute sui bambini/ragazzi? Richie ha stretto un rapporto unico e ineguagliabile con il cavallo che monta.
Un consiglio per le nuove famiglie? Lasciate scegliere ai vostri figli.
Avete fatto abbonamenti a riviste per ragazzi, circoli, biblioteche? Non ancora.
I vostri figli frequentano una banda musicale, un corso di musica/canto, un coro, suonano in un gruppo? No
Fate attività musicali, in famiglia o fuori? Di tanto in tanto Richie suona il pianoforte di casa, a breve inizierà a seguire delle lezioni tenute dal papà, che condividerà con un’amica homeschooler.
I vostri figli si appassionano al cucito, al ricamo, alla ceramica, al bricolage, ecc.? Sì, tantissimo, nostro figlio si appassiona a tutte le attività manuali. Richie ha ricamato, lavorato l’argilla, fatto bricolage, smontato e rimontato giochi complessi…
I vostri figli si appassionano ad attività artigianali? No.
Cosa consigliereste ad altre famiglie? Date la possibilità ai vostri figli di provare le attività manuali a cui sono interessati. Anche se inizialmente l’attività possa sembrare semplice o solo un gioco, poi svilupperanno una motricità fine che li renderà sempre più autonomi.
Oppure si appassionano al disegno, alla pittura, alla fotografia, ecc.? Richie si appassiona facilmente anche al disegno, alla pittura, alla fotografia, alla creazione di lapbooks.
Che ruolo hanno queste passioni nel loro apprendimento? L’apprendimento di nostro figlio è concentrato quasi totalmente sullo sviluppo di queste passioni e talenti.
Guardate spesso film/video/documentari insieme? Sì, guardiamo spesso documentari naturalistici o sull’astronomia.
Chi li sceglie? Li scegliamo insieme.
Come? Li scegliamo in base agli interessi del momento, ma quelli naturalistici ci piacciono tutti e li guardiamo anche in TV solo per il piacere di farci travolgere dalla scoperta della natura.
Andate al cinema? No, mai.
A teatro? Non ancora ma abbiamo assistito più volte a concerti musicali con orchestra e voce narrante.
Come gestite queste attività? Cerchiamo spesso in internet eventi di tipo musicale.
Che ruolo hanno questi interessi? Hanno un ruolo importante in base alle necessità espresse di volta in volta da Richie.
Usate strumenti come la tv, internet, ecc. per fare ricerche o informarvi? Sì.
Quali? Internet.
Perché? Perchè troviamo tantissime informazioni sull’argomento che stiamo studiando.
Seguite dei MOOC? No.
Ci sono videogiochi o altre tecnologie che usate e consigliereste ad altre famiglie in apprendimento per la loro valenza pedagogico – didattica o educativa? A volte, in particolare per esercizi di matematica, utilizziamo un sito con dei giochi interattivi. Chiaramente non è il nostro approccio preferito. Preferiamo utilizzare quaderni e materiali di carta o legno. Però, a volte, è sicuramente utile utilizzare anche queste tecnologie, se non altro per diversificare l’approccio alle materie più “ostiche”.
Ci sono delle tematiche principali intorno alle quali ruota l’interesse dei vostri figli? Sì, certo. Un esempio sono gli scacchi, che appassionano tantissimo nostro figlio. Troviamo che sia un interesse utile in quanto sviluppa l’intelligenza matematico-spaziale e lo porta a scoprire nuovi concetti logico-matematici, luoghi e amici con cui condivide le partite in giro per l’Italia. Poi ci sono l’amore per gli animali e l’astronomia.
Come vi rapportate voi genitori rispetto a queste loro curiosità (li sostenete in toto, o entro certi limiti, proponete loro informazioni di vario genere, vi ponete in atteggiamento critico, ecc.)? Noi sosteniamo in toto nostro figlio rispetto alle sue curiosità. A volte proponiamo informazioni che possano ampliare la sua sfera di conoscenza, altre volte lasciamo che scopra da solo argomenti correlati alla sua passione.
A cosa vi ha portato sostenerli nel seguire una passione? Abbiamo imparato molte cose interessanti anche noi, fatto nuove amicizie e visitato posti nuovi ma soprattutto abbiamo instaurato un apporto dinamico di parità e complicità.

Come avviene principalmente l’apprendimento dei vostri figli (ad esempio, in modo empirico, per imitazione, per tentativi ed errori, oppure attraverso lo studio approfondito di un argomento, o altro)? Nostro figlio si appassiona ad un argomento e lo approfondiamo studiandolo quanto più possibile. A volte, dopo una lunga ricerca, riassumiamo il tutto con un lapbook.
I vostri figli sono iscritti a corsi o scuole online? No.
Che ruolo ha lo “studio” di tipo scolastico, ad esempio, per la preparazione agli esami, se li avete fatti? Non abbiamo mai studiato con un metodo scolastico in quanto facciamo Unschooling. Non abbiamo mai sostenuto esami ma solo dei colloqui informali a fine anno con il nostra DS di riferimento.
Come gestite la “socializzazione”? Richie trova i suoi amici homeschoolers quando vuole, a volte singolarmente, altre volte in gruppo. Ha anche amici che frequentano la scuola che però sono liberi solo nel fine settimana.
Ritenete sufficienti le attività culturali/sportive che fate? Riteniamo che le attività sportive che svolge nostro figlio siano insufficienti ma non vogliamo forzarlo a fare qualcosa a cui si oppone categoricamente.
I vostri figli frequentano anche bambini/ragazzi scolarizzati? Sì
Come si trova? Si trova bene con alcuni, meno in sintonia con altri, alla pari che con i bambini homeschoolers.
Come è evoluto nel tempo il vostro modo di fare apprendimento famigliare (scuola a casa, apprendimento libero, istruzione famigliare, ecc.)? Nostro figlio non ha mai frequentato asili, scuole materne o scuola primaria. Senza che lo sapessimo, facevamo educazione parentale fin dalla nascita. Quando avevamo scoperto l’apprendimento famigliare il nostro animo si era alleggerito in quanto non volevamo che frequentasse la scuola. La nostra evoluzione pertanto è stata dettata dalla crescita insieme, mantenendo costante lo studio libero.
Ritenete che il titolo di studio e/o l’esperienza professionale e/o un bagaglio culturale di un certo tipo abbiano facilitato o possano facilitare la famiglia in apprendimento? No.
O al contrario possono rappresentare una sorta di zavorra, nel senso di legame ad un’impostazione pedagogica di tipo scolastico? Dal nostro punto di vista il titolo di studio rappresenta sicuramente un legame ad un’impostazione pedagogica di tipo scolastico. Soprattutto per chi ha scelto di seguire la strada dell’unschooling è necessario che i genitori dimentichino il metodo di studio imparato nel corso dei decenni in cui hanno frequentato la scuola a favore di un apprendimento più naturale ed istintivo.
Ritenete di aver sostenuto un investimento economico importante in questa forma di apprendimento e di vita famigliare? Sì, certamente, il costo è maggiore.
Come avete conciliato le nuove richieste economiche con l’esigenza di una maggiore disponibilità di tempo? Howard va in ufficio, Marion sta a casa con Richie. Così è stato dalla nascita di Richie.
Qual è l’investimento maggiore che avete fatto in questa esperienza: quello economico, quello culturale, quello affettivo o altro? Decisamente quello affettivo.
Com’è stato il vostro rapporto con altre famiglie in apprendimento (avete frequentato singole famiglie in modo sporadico, avere fatto cordata (come?), avete organizzato/partecipato ad attività insieme (di che tipo?) e avete portato avanti dei progetti didattici insieme, avete avuto dei problemi, avete ricevuto sostegno, opportunità di incontro/confronto/crescita)? Abbiamo avuto vari tipi di rapporti con le altre famiglie in apprendimento: inizialmente avevamo frequentato singole famiglie, poi abbiamo creato un gruppo per poterci organizzare più facilmente. Ci trovavamo tutti insieme per gite didattiche, visite ai musei o gioco libero. Abbiamo anche organizzato dei progetti didattici insieme: era previsto uno scambio competenze ma dopo le nostre 6 settimane di impegno, nessun altro ha proposto di scambiare, cercando piuttosto di accodarsi a chi proponeva e organizzava altre attività. Il problema maggiore che abbiamo riscontrato è stato il retaggio scolastico di subordinazione e poco impegno, che prevede che ci sia chi fa le veci del “maestro” e si preoccupa di organizzare tutto per tutti, mentre il resto del gruppo si prende la facoltà di aderire o meno alle iniziative senza contribuire minimamente in prima persona alla riuscita dell’evento e ponendo spesso in difficoltà chi organizza e mette a disposizione non solo il proprio tempo ma spesso anche il proprio denaro.
Quali input avete avuto per iniziare questa esperienza? Internet
Come valutate questa scelta a posteriori? Ottima
L’aspetto più bello? Essere partecipi dell’apprendimento di Richie.
Quello più difficile? Impegna tanto tempo ed energie e continue ricerche.
Cosa vi spinge a proseguire in questa esperienza? L’amore per Richie.
Cosa fareste diversamente se poteste rifare tutto daccapo? Niente, va bene così.
Quali sono (state) le incertezze che avete vissuto e quali i punti forti di questa esperienza?
Le incertezze iniziali sono state le leggi che, a volte, non sono chiare e quindi bisogna cercare continuamente un rapporto sano e non conflittuale con le Istituzioni. I punti di forza sono imparare sempre cose nuove ed avere un rapporto privilegiato con nostro figlio.
Quali sono (stati) gli ostacoli principali che avete incontrato? Gli ostacoli principali li abbiamo incontrati, paradossalmente, con le altre famiglie homescoolers. In questo particolare momento storico, infatti, riteniamo, nonostante una positiva presa di coscienza generale nei confronti dell’homescooling, che non siano ancora maturi i tempi per una vera sinergia e solidarietà di gruppo tra famiglie in apprendimento. Prevale invece, una logica del “fai da te” e “io sono migliore degli altri”. In sostanza, in questo momento, domina l’ambizione personale a scapito dell’altruismo e dell’aiuto interpersonale. Probabilmente questo è dovuto al retaggio scolastico del quale i genitori non si sono ancora liberati, nonostante i buoni propositi e proseliti.
Come li avete superati? Non li abbiamo superati, ma stiamo cercando di superarli.
Cosa/quale figura vi ha aiutato maggiormente? Famiglie homescoolers di amici con i quali ci relazioniamo da molto tempo, ossia dall’inizio di questa splendida avventura.
Le principali soddisfazioni? Nonostante tutto, si impara sempre qualcosa di nuovo, anche dalle esperienze più difficili.
Cosa consigliereste alle famiglie che si avvicinano all’apprendimento famigliare adesso (quali approcci, modalità, stili, apprendimenti)? A volte si hanno tutti contro, in particolare amici e famigliari. Per questo bisogna essere convinti prima di tutto dentro a se stessi, e tra coniugi. E’ importante anche coinvolgere i propri figli nelle scelte. In fin dei conti stiamo decidendo per il loro futuro. Non bisogna scegliere l’educazione famigliare, ad esempio, solo per evitare i vaccini o per altri motivi, seppur importanti. La scelta deve essere motivata e profonda, a tutto tondo.
Howard, Marion, Richie, grazie per la vostra testimonianza sincera, profonda e per nulla scontata; fa riflettere.
Vi ho trovato trasparenti e sinceri. Commoventi e fortissimi. Siete di ispirazione e forza per chi vuole iniziare, per chi ha iniziato da poco e per chi trova difficoltà quotidiane e qualche volta tende ad abbattersi. (lo ammetto…….io sono tra questi)
Grazie ai tre moschettieri