Famiglia con figli adolescenti.

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Come organizzate il tempo e le attività legate all’apprendimento?

  • ci sono altre figure che si occupano dei vostri figli?

Ce ne occupiamo sostanzialmente noi due direttamente. All’inizio avevamo un paio di figure che ci affiancavano, ma con il tempo gli interventi esterni sono diventati sempre più rari. Attualmente c’è solo una persona che viene una volta la settimana per conversazione inglese.

All’inizio, la nonna, maestra elementare scettica rispetto a questa scelta, ha voluto avere un ruolo che le consentisse di tener monitorata la situazione: temeva che i bambini non studiassero abbastanza e che diventassero degli ignoranti asociali. Nostro malgrado le abbiamo concesso questo ruolo. Fino a quando si è resa conto da sola che non ce n’era bisogno e ha lasciato perdere. Adesso capita che mi chieda incredula: “Ma come fa a sapere tutte queste cose?” E io, sfacciata: “Non va a scuola!”

A parte la nonna, le altre due figure esterne alla famiglia sono state scelte insieme ai ragazzi: dovevano piacere a loro e avere un approccio il più possibile naturale e positivo. Così anche nello sport: la loro preferenza è sempre andata ai gruppi poco numerosi e trasversali per età e agli istruttori che li lasciavano liberi di scegliere se partecipare alle competizioni o meno.

Quando erano in età “di scuola materna” abbiamo avuto delle ragazze alla pari, scelta che ha contribuito a consentire un distacco sempre più pronunciato dal sistema educativo istituzionale.

  • Che ruolo hanno avuto lo sviluppo linguistico, quello psicomotorio, o logico, o manuale, o musicale, artistico, ecc. nelle vostre scelte? L’apprendimento di tecniche e conoscenze per la cura del corpo, la (auto)gestione della salute? La spiritualità?

Senza dubbio lo sviluppo linguistico ha occupato un posto di rilievo, avendoli noi avviati al bilinguismo fin dalla nascita ed avendo sempre dato loro occasioni per avvicinare altre lingue e soprattutto per approcciarle con simpatia e curiosità.

Naturalmente abbiamo stimolato anche gli altri aspetti, ma certamente l’apprendimento in famiglia si è rivelato una scelta favorevole allo sviluppo della consapevolezza della salute e del corpo (dall’alimentazione alla “medicina”) e alla trasmissione di saperi per la loro cura.

Anche lo sviluppo psico-motorio e manuale hanno tratto giovamento dal fatto di non essere costretti all’immobilità per un notevole lasso di tempo.

La maggiore disponibilità di tempo, di silenzio, calma e interiorità hanno favorito l’insorgere di interrogativi esistenziali e di spunti di ricerca per dar loro risposta e per lo sviluppo della spiritualità. A questa istanza noi abbiamo dato consapevolmente spazio ed il processo ancora in atto.

  • che ruolo hanno avuto per voi il gioco libero, la vita all’aperto, il tempo non organizzato?

Fondamentale! Viviamo in un contesto rurale, con ampi spazi che consentono di trascorrere all’aperto buona parte della giornata in lunghi periodi dell’anno. I bambini hanno e hanno sempre avuto un abbigliamento apposito “per casa” che era ed è permesso strappare, insudiciare a piacimento, bagnare, ecc.

Il loro tempo è non organizzato, direi, all’80%. Abbiamo sottratto a questo tempo qualche ora per la preparazione degli esami, quando li abbiamo fatti. Altrimenti, ascoltano musica, disegnano, leggono, giocano, corrono, fantasticano … Ma nonostante tutto non li troviamo mai veramente inattivi. La “noia” non la conoscono. Non li abbiamo mai sentiti dire “mi annoio”.

La vita all’aperto ha sviluppato una percezione ricca e articolata del paesaggio, la curiosità e l’osservazione dei fenomeni naturali, di quelli meteorologici, del mondo vegetale e animale,  la relazione con essi e la misura degli stessi sul proprio corpo: la fatica, il peso, la consistenza dei materiali, ecc. Questo sta sviluppando in loro un senso ecologico complesso e non superficiale.

  • come avete gestito l’organizzazione della giornata?

I pasti preferiamo consumarli insieme. Perché ci piace. Talvolta i nostri pasti durano 2-3 ore, perché restiamo poi a tavola e chiacchieriamo, in un’atmosfera quasi magica che nessuno vuole spezzare. Ciò non toglie che gli orari non siano fissi, anzi, direi proprio che sono molto flessibili: d’estate spesso ceniamo alle 22, ma nessuno si sente a disagio per questo.

Sul sonno siamo diversi: qualcuno preferisce coricarsi presto, magari anche perché la mattina deve alzarsi ad un orario prestabilito; qualcun altro invece fatica ad addormentarsi. E conseguentemente il risveglio avviene in orari diversi. Direi che anche qui siamo relativamente flessibili.

  • in quali aspetti la vostra casa è organizzata su misura per l’apprendimento in famiglia?

Il nostro modo di abitare è sempre stato “diverso”: abbiamo sempre privilegiato il contatto con la natura, evitato di porre separazioni fra il dentro e il fuori l’abitazione; abbiamo sempre cercato di avere una casa funzionale a chi ci abita, quindi le varie stanze si sono modificate e sono evolute in base ai bisogni dei bambini. In questo senso, possiamo dire che la nostra casa non ha subito modifiche sostanziali da quando facciamo apprendimento in famiglia.

La stanza giochi, ad esempio, ha sempre avuto le pareti tutte colorate, pitturate da noi tutti insieme, con tante cose (cartine, disegni, poster) attaccate tutt’intorno. E’ cambiato nel tempo il contenuto (sempre più libri, dvd, cd e sempre meno giochi) e la sua organizzazione: una volta, i  giochi erano accatastati sul pavimento, c’erano tappetini e un mini-tavolino con seggioline fatti dal papà. Poi sono arrivati i primi scaffali per prendere le cose senza doversi chinare. Dapprima raso terra, gli scaffali hanno poi scalato man mano le pareti, occupando posizioni sempre più elevate. Adesso una mensola corre a 30 cm. dal soffitto. Loro ci arrivano comodamente, la mamma ha bisogno della scala.

  • avete viaggiato un po’/molto? In Italia/all’estero? Come avete organizzato i vostri viaggi ?

Viaggiamo!

Che sia per una mostra, un concerto, la visita di un luogo (parco nazionale, città, ecc.), il punto di origine di un viaggio è sempre un loro desiderio e molto spesso le nostre mete sono molto lontane dalle classiche destinazioni turistiche o di gite scolastiche. Ad esempio, a Londra, per motivi vari, hanno preferito visitare il “Blackfriars bridge” e non il classico “London bridge”, oppure “The Houses of Parliaments” e non la “Tower of London”.

Come organizziamo i nostri viaggi? Faccio un esempio. Qualche anno fa, il più giovane ha letto su una rivista per ragazzi che in un museo era possibile indossare una lorica hamata (maglia di ferro dei soldati romani), maneggiare una “vera” spada romana e giocare, tra l’altro con monete dell’antica Roma. Da sempre appassionato di storia, lui era in una fase in cui si interessava particolarmente ai Romani, ai cavalieri, ecc … Abbiamo deciso di lasciarci stimolare e siamo andati a vedere (in internet) cos’altro poteva offrirci la regione: accanto al museo è possibile passeggiare per alcuni km lungo il “limen” (la linea di confine fra impero romano e popoli germanici), con tanto di torri di avvistamento; nella zona si trovano inoltre diversi castelli medievali, un geyser freddo e in quel periodo ci sarebbe stata anche una festa medievale con tanto di torneo sulla rocca che fa da sfondo ad una saga famosa. Abbiamo deciso che ne valeva la pena e abbiamo prenotato … in un posto che nessuno conosce (anche se è patrimonio UNESCO), ma che per noi in quel momento era un contributo importante.

Fin da piccoli, i viaggi erano un’opportunità per raggiungere una sempre maggiore autonomia: dall’orientamento in stazione al fare la valigia … Il più giovane aveva la tentazione di riempirla di libri e di dimenticare lo spazzolino da denti!

Essendo scelto da loro, il viaggio non ha bisogno di una grande preparazione. E nessuno fa da Cicerone o relazioni a posteriori: ci pare noioso, non molto produttivo e soprattutto ci pare di guidare i loro pensieri e di orientare la loro attenzione. Invece preferiamo che ognuno si lasci stimolare da cose diverse. Se durante la visita nascono domande a cui noi genitori non sappiamo rispondere (cioè molto spesso!), si fa una ricerca dopo, ma sempre a partire da una loro domanda.

Abbiamo cercato anche alloggi low cost, ad esempio facendo scambio di ospitalità o pet sitting. Preferiamo i mezzi pubblici, laddove è possibile, oltre che per una nostra scelta di riduzione dell’impatto, anche per aiutarli a muoversi in modo sempre più autonomo e consapevole: imparano a leggere la piantina di una città, un orario di treni, ad orientarsi in una città, ecc. Poi a loro il treno è sempre piaciuto perché si sentono più liberi: “non c’è bisogno di cintura”.

Spesso, dopo un viaggio, hanno bisogno di un periodo di calma, per riposare ma anche per elaborare  gli stimoli ricevuti.

Ciononostante, il ritmo dei nostri viaggi è venuto via via intensificandosi, perché sempre maggiori sono l’intraprendenza dei ragazzi, la vastità dei loro interessi, la voglia di fare e di vedere, la loro autonomia organizzativa (adesso sono in grado di accollarsi il lavoro della prenotazione), ecc. Le mete restano spesso … alternative, su misura!

  • come avviene l’apprendimento delle lingue da voi?

Attraverso l’uso: l’incontro, il viaggio, il gioco, l’ascolto di documentari, la lettura di testi …

Così è stato per le due lingue materne (grazie anche al contributo delle ragazze alla pari), naturalmente in modo intensivo e soprattutto precoce. E così è per le altre lingue che avvicinano.

Anche per le lingue, il perno intorno a cui avviene ogni apprendimento è la curiosità, un loro interesse. Ad esempio: a chi si appassiona agli animali feroci, proponiamo magari un libro fotografico in lingua o un documentario o l’abbonamento ad una rivista su quel tema. Ma molto spesso sono loro che ci chiedono di guardare insieme un video che hanno trovato su una tematica che in quel momento li stimola: noi siamo i facilitatori linguistici e loro soddisfano la loro sete di sapere.

Fra le varie competenze, la precedenza è sempre inevitabilmente all’interiorizzazione della lingua (ascolto e lettura). Il parlato viene solo in un secondo momento, spesso per scherzo. Ma capita che siano loro stessi a chiedermi di poter leggere ad alta voce qualcosa che li incuriosisce … e io accetto sempre!

Non verifichiamo mai, ma le sorprese piacevoli non mancano.

  • avete fatto laboratori, visitato musei/mostre/città/parchi naturali/oasi, ecc.?

Di far laboratori non ne hanno mai voluto sapere: l’idea di farsi guidare da un adulto “onnisciente” e sostanzialmente estraneo al loro processo di apprendimento li fa sentire delle marionette.

Invece adorano i musei “hands on”, quelli in cui i fenomeni e le leggi non sono spiegati ma realizzati, quelli con l’acqua, con i palloni, i gong, ecc.

Amano le mostre multimediali e interattive, lunghe e complesse, che approfondiscono i diversi aspetti. Non ne uscirebbero più!

Parchi e oasi naturali sono stati e sono tuttora tra le nostre mete preferite: e più sono lontani dalla civiltà, meglio è!

  • i vostri figli si appassionano al cucito, al ricamo, alla ceramica, al bricolage, ecc.? Ad attività artigianali? L’interesse per le abilità manuali è stato tardivo e comunque marginale.
  • oppure si appassionano al disegno, alla pittura, alla fotografia, ecc.? Li interessano il disegno e la fotografia soprattutto, anche se non in modo prioritario.
  • Frequentano una banda musicale, un corso di musica/canto, un coro, suonano in un gruppo? Fate attività musicali, in famiglia o fuori?

Amano la musica: uno è un buon ascoltatore anche se canta e suona bene, l’altro suona, compone, canta e studia. Cosa l’ha aiutato di più? Il complimento di un papà! Oltre, naturalmente, alla possibilità di scoprire suoni piacevoli ed espressivi, testi e mondi nuovi.

Non hanno mai voluto entrare nella banda o in un coro (l’offerta qui in zona non è in linea con l’apprendimento in famiglia), anche se uno di loro sta cercando di formarsi una band. Spesso facciamo musica insieme, tra noi, o con amici o parenti. Anche le canzoni implementano l’apprendimento delle lingue.

  • guardate spesso film/video/documentari insieme? Che ruolo hanno questi interessi?

Amano il cinema e spesso guardano/guardiamo dvd insieme. E se un film li appassiona, lo guardano e lo riguardano, lo studiano fino ad impararne scene intere; sanno recitare, ad esempio, “Il Signore degli anelli” per delle mezze ore e hanno imparato a suonare brani della colonna sonora, hanno studiato la vita degli attori, hanno guardato la versione integrale del film, si sono studiati gli effetti speciali, hanno letto il libro intero e tutti i libri dello stesso autore, li hanno analizzati, hanno cercato le corrispondenze fra la versione originale e la trasposizione filmica, ecc. Il più grande ha anche intrapreso la scrittura della sceneggiatura di un possibile film tratto da un’altra opera di Tolkien. Insomma, il loro è un approccio globale e funziona allo stesso modo di tutto l’apprendimento naturale: l’approfondimento radicale, la ricerca di connessioni, ecc.

Questa propensione all’apprendimento attraverso il film non è stata secondaria, ad esempio, per il loro sviluppo linguistico ma anche per l’individuazione dei vari livelli di lettura di un’espressione artistica, della struttura narrativa, sia per l’aspetto delle immagini, che della musica che della loro interazione.

L’audiovisivo è la forma espressiva che maggiormente attrae il loro interesse artistico, sia per l’aspetto iconografico, che musicale, narrativo o spirituale.

  • i vostri figli frequentano corsi di teatro/circo/danza/capoeira, ecc.?

Amano il teatro e il circo (senza animali), ma solo come spettatori!

  • avete fatto abbonamenti a riviste per ragazzi, circoli, biblioteche?

Leggono tantissimo!

Quindi, negli anni, gli abbonamenti si sono accumulati: prima solo riviste per ragazzi, poi anche qualche rivista specialistica su tematiche di loro interesse (storia, spazio, ecc.). In lingue diverse, galvanizzano l’attenzione, le immagini facilitano la comprensione.

Leggono pure quotidiani, mensili su temi specifici, ma anche molti romanzi, sia ricreativi, sia quelli che fan parte della grande letteratura. E rileggono, anche più volte, i testi che li hanno appassionati maggiormente o quelli più impegnativi.

  • usate strumenti come la tv, internet, ecc. per fare ricerche o informarvi? Seguite dei MOOC?

Non guardiamo la tv se non per eventi particolari, cioè molto raramente. Più spesso la usiamo come schermo per guardare dvd. Usiamo invece internet per reperire informazioni e seguire dei MOOC.

  • ci sono videogiochi o altre tecnologie che usate e consigliereste ad altre famiglie in apprendimento per la loro valenza pedagogico – didattica o educativa?

Non usiamo video giochi.

  • ci sono delle tematiche principali intorno alle quali ruota l’interesse dei vostri figli?

Eccome!

Come vi rapportate voi genitori rispetto a queste loro curiosità? A cosa vi ha portato sostenerli nel seguire una passione?

Li sosteniamo. Ci consideriamo dei facilitatori del loro processo di apprendimento e quindi il nostro atteggiamento è sempre di supporto. Solo se l’impegno economico o fisico è eccessivo, cerchiamo insieme  a loro di trovare una soluzione percorribile.

In questo percorso da facilitatori abbiamo imparato che ci stupiscono sempre e che ne vale veramente la pena!

  • i vostri figli sono iscritti a corsi o scuole online? No.
  • che ruolo ha (avuto) lo “studio” di tipo scolastico?

Lo “studio” formale (cioè guidato dall’esterno, secondo un percorso predefinito, tradizionalmente dal facile al difficile, su dei testi ad hoc, con le soluzioni già previste)  è stato limitato alla preparazione degli esami, quando li abbiamo fatti. Gli abbiamo dedicato via via sempre meno tempo ed energie, sia perché non rappresentava un contributo reale all’apprendimento, sia perché i ragazzi venivano costruendosi man mano delle competenze sempre più solide, che rendevano inutile e noioso uno “studio” formale.

Talvolta lo “studio” in preparazione degli esami è consistito in una rivisitazione  di conoscenze già acquisite. Altre volte è stato del tutto assente, laddove le loro competenze superavano evidentemente i livelli richiesti. Solo in rari casi abbiamo affrontato lo studio integrale del programma, nostro malgrado.

Forse può essere utile e incoraggiante per altre famiglie sapere che, nonostante tutto, hanno superato con successo l’esame di terza media.

Adesso non “studiano” più in senso scolastico. Apprendono molto, a 360°, e perché no, anche attraverso momenti di riflessione e approfondimento, facendo ricerche, leggendo, cercando soluzioni e risposte personali, ecc., quindi studiando, ma sempre secondo dei percorsi propri. Voglio dire che non imparano niente che assomigli ad una materia scolastica. Il loro studio non avviene su libri destinati ad un pubblico specifico (quello degli “studenti”, appunto). Bensì si avvalgono di documenti autentici (ad esempio testi di legge, interviste, siti web, documentari, MOOC, articoli, ecc.) scelti da loro o comunque in coerenza con l’approfondimento di un tema. Li scandagliano fino in fondo, se non li capiscono al primo colpo, li rileggono più volte o chiedono il nostro aiuto, stabiliscono relazioni. E non demordono finché non hanno trovato quello che cercavano.

  • come avviene principalmente l’apprendimento dei vostri figli?

Sono delle trivelle! Vanno a fondo con insistenza e determinazione, in modo quasi ossessivo.

Sono come degli alberi che, germogliati, liberano le loro radici alla ricerca di quanto necessario. Queste, con insistenza e determinazione, se il terreno è ricco,  spingono fin quando non hanno trovato ciò di cui hanno intravisto l’esistenza.

Sia da bambini che da grandicelli, sia a livello empirico che a quello teorico, i nostri figli prima di tutto si incuriosivano per qualcosa che stimolava le loro corde, poi decidevano di raccogliere la sfida di saperne di più, quindi cominciavano a scandagliare … e per settimane, se non per mesi o anni, rincorrevano (e rincorrono) con cocciutaggine tutti i dati, le informazioni, le letture, i documenti, che possano alimentare un puzzle senza confini e in continua evoluzione. E naturalmente, inevitabilmente, attingono di volta in volta ad ambiti diversi, colti nella loro interrelazione: dalla storia alla scienza, dalla letteratura alla tecnologia, ecc.

Mettono in atto è un movimento verticale, di profondità, che si allarga in tutte le direzioni, paziente, costante nel tempo. Le competenze acquisite in questo modo hanno una persistenza nella coscienza personale molto duratura e nitida; difficilmente c’è un degrado della cosa acquisita.

Quali sono secondo la vostra esperienza le specificità dell’apprendimento non curricolare?

L’apprendimento curricolare definisce un bagaglio da acquisire secondo un percorso predeterminato, che spesso risulta estraneo alle necessità di crescita dei ragazzi e delle famiglie.

Oltre alla parcellizzazione del sapere, questo tipo di approccio propone uno zapping incoerente fra le varie fette di conoscenza: alla prima ora il calcolo delle probabilità, alla seconda il simple past e alla terza Primo Levi. E’ un movimento orizzontale, frenetico, di superficie, fra un tassello e l’altro, che non lascia il tempo per appassionarsi o per approfondire, o per mettere in relazione.

Chi impara  in modo naturale, lo fa per amore, per una necessità vitale e lo fa fino in fondo.

L’immagine migliore è quella della radice: penetra in un punto del terreno, da lì si muove addentrandosi sempre più nel sottosuolo (nella sostanza delle cose), e si dirama in tutte le direzioni utili, occupando sempre più terreno, incontrando nutrienti sempre nuovi e di natura diversa (le varie discipline), alla ricerca e alla scoperta delle sostanze vitali e necessarie per lo sviluppo dell’albero. E la forza di questi fili anche sottilissimi è inimmaginabile: frantumano le rocce, riescono a vivere anche fra gli interstizi più ardui, arrivano dove decidono di andare, con discrezione, selezionando il loro percorso con intelligenza e sapienza, in base alle informazioni che ricevono, mostrando così una grande flessibilità e capacità di adattamento. E nello stesso tempo, sostengono l’albero e lo rendono saldo, lo nutrono, gli danno vigore, gli permettono di affrontare i venti e le intemperie.

In questo apprendimento … radicale, i bambini/ragazzi investono tutta la vitalità che li contraddistingue.

  • come gestite la “socializzazione”? Fate volontariato? Fate parte di qualche gruppo …? I vostri figli frequentano anche bambini/ragazzi scolarizzati? Come si trovano?

La “socializzazione” intesa come frequentazione cameratesca con altri coetanei non è stata una questione che ha destato l’interesse dei ragazzi. Il vivere momenti di socialità, nelle sue varie forme, rapportandosi con ragazze o ragazzi della stessa età circa, ma anche con piccoli, grandi, anziani ecc. è stata invece una istanza che li ha incuriositi di più.  Il rapporto con l’altro in un contesto di socialità è stato coltivato ponendo attenzione  agli approcci interpersonali,  cercando di praticare il rispetto per ognuno, mettendo in atto l’accoglienza e l’aiuto  soprattutto per chi nella società si trova più svantaggiato. La socializzazione prende avvio nella famiglia e lì si provano, si collaudano i comportamenti riferiti al rapporto con gli altri. E’ lì che la prova è più difficile e complicata: infatti l’intersezione di molteplici componenti di varia natura rendono l’esercizio della convivenza una prova rispetto alla quale la “socializzazione” è un passaggio semplificato e naturale che avviene con spontaneità e comprovata capacità.

Provocare occasioni anche di semplice incontro o aderire ad iniziative pubbliche e non, poste in essere da diversi soggetti,  ha sempre portato la creazione di processi di socializzazione positivi. Questo  provoca una naturalezza nell’inserirsi nella comunità con uno spirito propositivo ed aperto. A volte si partecipa ad azioni di volontariato, ma non in maniera continuativa e strutturata. Non facciamo parte di gruppi, ma di volta in volta, a seconda delle iniziative, collaboriamo. I ragazzi svolgono attività sportiva in discipline dove la socializzazione è una questione centrale, nel senso che, se nel loro ambito non vi è un alto grado di qualità nel rispetto delle regole della convivenza e di funzionamento del giuoco, lo stesso non può svolgersi. I riscontri sono buoni, sia per il riverbero positivo sulla loro personalità, che d’altro canto da parte dei contesti in cui si inseriscono, che mostrano di integrare proficuamente l’apporto socializzante che i ragazzi, per parte loro, vi portano.

Frequentano giovani scolarizzati della loro età, più o meno; con loro si trovano bene. Naturalmente si manifestano peculiarità diverse che quasi mai risultano essere ostacoli insormontabili.

  • Come è evoluto nel tempo il vostro modo di fare apprendimento famigliare (scuola a casa, apprendimento libero, istruzione famigliare, ecc.)? Come è cambiata la vostra vita famigliare?

Negli anni, il nostro modo di fare apprendimento in famiglia è evoluto verso una sempre maggiore indipendenza dai curricula, dall’organizzazione del sapere per “materie” e anche dalla prospettiva degli esami.

Se vogliamo usare delle definizioni, possiamo dire che ci siamo avvicinati sempre più ad un approccio positivo e naturale, all’apprendimento libero.

  • Se i vostri figli sono già entrati nella fase dell’adolescenza, o della preadolescenza, potete dirci come l’avete vissuta/la state vivendo?

I nostri figli stanno transitando proprio in questa fase. I caratteri si stanno delineando e le azioni centrifughe si presentano con frequenza maggiore, ma in un processo di continuità senza che vi sia l’allestimento di un teatro bellico per ogni fenomeno di questo processo. Cerchiamo di “seguirli”, nel senso che nelle loro intraprese vanno avanti loro e noi cerchiamo di aiutarli laddove  è necessario o dove o quando mostrano di richiedere  il nostro aiuto o la nostra presenza. Si sta transitando da questa via con qualche sobbalzo, ma il carro tiene. Cerchiamo di capire quando la loro determinazione su particolari questioni, anche “strane”, è qualcosa di veramente importante o se invece non lo è; il più delle volte lo è, ed allora facciamo i gregari.

Cerchiamo comunque di essere disposti all’ascolto, più che essere dei giudici togati. Trovare la giusta misura tra il nostro sentirci in loro e invece pensarli come persone altre da noi, anche se a noi riferite, non sempre è la cosa più facile o che viene più spontanea. Ci proviamo.

  • Ritenete che il titolo di studio e/o l’esperienza professionale e/o un bagaglio culturale di un certo tipo abbiano facilitato o possano facilitare la famiglia in apprendimento? O al contrario possono rappresentare una sorta di zavorra, nel senso di legame ad un’impostazione pedagogica di tipo scolastico?

Avere un bagaglio culturale può essere un zavorra o una risorsa, a seconda della interpretazione che diamo al ruolo di genitori. Se tendiamo a replicare la nostra giovinezza nelle esistenze dei nostri figli, il nostro bagaglio diventerà una zavorra. Se vediamo la giovinezza dei nostri figli come un percorso in cui loro diventano con naturalezza protagonisti della propria vita, il nostro bagaglio può essere una risorsa perché saremo più disposti e lucidi nel metterlo a disposizione più che a trasferirlo sulle loro spalle. Per essere una famiglia in apprendimento non è necessario avere un grosso bagaglio culturale; è invece necessario essere aperti, attenti, e disposti alla ricerca. Se si sono letti alcuni libri va bene, ma non è necessario e comunque non sufficiente ne’ tanto meno indispensabile.

  • Ritenete di aver sostenuto un investimento economico importante in questa forma di apprendimento e di vita famigliare? Come avete conciliato le nuove richieste economiche con l’esigenza di una maggiore disponibilità di tempo?

La valutazione dell’investimento economico è da fare in riferimento ad una visione ampia. L’apprendimento familiare ha come presupposto una frequentazione familiare quantitativamente e qualitativamente importante in termini di tempo. Il tempo è denaro?! ?  Sul fronte lavorativo questo incide.

E’ da considerare però che con l’apprendimento familiare è perseguibile con maggior facilità e coerenza uno stile di vita più libero dalle “imposizioni” di consumo che investono con pervasività ossessiva chiunque pratichi, volontariamente o no, una esistenza “convenzionale”. E’ altamente probabile che non vi siano richieste martellanti  dell’ultimo modello di telefonino da 1000 euro … o delle scarpe che devono essere per forza di quella marca e via dicendo. Non ci sono i costi direttamente legati alla frequentazione scolastica, libri, zaini, trasporti, molto probabilmente sigarette, ecc.. In linea di massima, ci sono meno spese mediche. In linea di massima, gli studenti hanno problemi a scuola e spesso, a casa, necessitano di aiuto per fare gioiosamente quei 4 compiti al quadrato  che sono loro assegnati, di solito. Questo naturalmente costa, nel senso che il genitore si sta sbattendo a lavorare, ma una parte considerevole dei sui sforzi è destinata a far fronte  alle magagne scolastiche. Tranne non tanti casi, lo studente al termine del percorso scolastico avrà acquisito una preparazione e una capacità di far fronte alla vita adulta tale che purtroppo sarà richiesto un intervento economico genitoriale ancora di lunga durata, con una redditività assai incerta. Purtroppo, in Italia, questo quadro è realistico, prima che drammatico. In termini economicistici, con l’istruzione familiare si investe in misura importante sulle risorse umane e sulla cultura. Si investe, prima che spendere, e alla fine del mese, viste le considerazioni di cui sopra e altre, non è detto che non rimanga qualcosina di più nel portafogli rispetto ad una realtà familiare convenzionale.

  • Qual è l’investimento maggiore che avete fatto in questa esperienza: quello economico, quello culturale, quello affettivo o altro?

Trattandosi di figli, l’investimento maggiore è quello affettivo che di per sé pone in second’ordine sia quello culturale che quello economico, che pure sono di grande importanza.

  • Com’è stato il vostro rapporto con altre famiglie in apprendimento (avete frequentato singole famiglie in modo sporadico, avere fatto cordata (come?), avete organizzato/partecipato ad attività insieme (di che tipo?) e avete portato avanti dei progetti didattici insieme, avete avuto dei problemi, avete ricevuto sostegno, opportunità di incontro/confronto/crescita)?

Ci sono rapporti con altre famiglie; in altri periodi ci sono state frequentazioni assidue. Ci sono state tutte le componenti richiamate nella domanda.

Chi pratica l’apprendimento familiare porta con sé delle forti specificità che sono la ricchezza e la ragion d’essere di questo fenomeno, quindi il lavoro comune a volte funziona e a volte no, a volte emergono delle incompatibilità, tante altre volte le diversità trovano spazi positivi. Tutto fila via più liscio dove la categoria della omologazione è dominante.

  • Come valutate questa scelta a posteriori? L’aspetto più bello? Quello più difficile? Cosa vi spinge a proseguire in questa esperienza? Cosa fareste diversamente se poteste rifare tutto daccapo?

La valutazione è positiva per il fatto che si delinea di mano in mano la portata di questa esperienza: l’apprendimento, in quanto acquisizione di nuova competenze, mostra risultati inaspettati sia per qualità che per varietà; il divenire delle personalità dei ragazzi, ma anche di noi genitori, è costante e rivela sfaccettature  nuove che riverberano un’umanità viva ed aperta. Si intuisce   che può sussistere una realtà diversa e migliore da quella in cui ci troviamo a vivere. Questo dà energia per proseguire questa esperienza.

La cosa principale da rivedere sarebbe il momento dell’inizio di questo percorso: prima si comincia meglio è.

  • Quali sono (state) le incertezze che avete vissuto e quali i punti forti di questa esperienza?

Le incertezze erano/sono: ma staranno facendo abbastanza o staranno sciupando il loro tempo e le nostre energie? A volte s’immergono in faccende che diresti da perditempo. Ma tali non sono, finché non li sentiremo dire che si stanno annoiando  o che non sanno cosa fare; stanno scandagliando e cercando. Anche le capre a volte si soffermano per lunghe mezz’ore a masticare steli secchi di qualche erba che noi, sprezzanti, definiamo erbaccia.

Il punto forte sta nel fatto di percepire che il loro futuro, e quindi anche il nostro e di chi ci sta intorno, può essere buono perché la sua preparazione procede bene, in un presente vissuto con pienezza.

  • Quali sono (stati) gli ostacoli principali che avete incontrato? Su quale versante (famigliare, sociale, individuale, personale, istituzionale)? Come li avete superati? Cosa/quale figura vi ha aiutato maggiormente?

Qualche ostacolo a livello familiare si è presentato. Ma in un certo senso era scontato. Come pure lo è il fatto che a tutti i livelli si ponga qualche ostacolo a questa esperienza che, pur non colta interamente nella sua ricchezza, manifesta il suo carattere fortemente innovativo e suscita quindi in certi animi “chiusura”, “rifiuto”.

Con un po’ di pazienza e dialogo, le cose poi cambiano in meglio. Il rapporto con le istituzioni è certamente un aspetto che richiede attenzione ed esercizio di negoziazione se non si vuol instaurare uno scontro frontale, con una storia sicuramente dolorosa e con esiti prevedibilmente non molto fausti. E’ utile e giusto riconoscere il ruolo civico delle istituzioni preposte all’istruzione, per poter a nostra volta essere riconosciuti con legittimità nel nostro ruolo di educatori nel contesto sociale e civile del nostro Paese. Posizioni del tipo “i figli sono miei e solo io come genitore decido cosa fare”, oltre che essere deboli sul piano della cittadinanza, portano ad un ideologismo di posizione e ad una incomunicabilità autolesionista. Noi partiamo dal presupposto che non necessariamente c’è malafede o astio o altro di segno negativo. Da tale presupposto scaturisce un atteggiamento di apertura e dialogo, che per la nostra esperienza è risultato proficuo, con il raggiungimento di accordi onorevoli.

Gli ostacoli a livello personale ci sono e sono connessi con la nostra storia, la nostra formazione che ci porta ad agire e pensare secondo ciò che è già stato, il che spesso è diverso da ciò che ti sta capitando tra le mani e che a volte ti trova spiazzato.  Sicuramente aiuta a superare i momenti di difficoltà il fatto di sapere che spesso gli spiriti liberi che hanno condotto vite proficue ed esemplari, hanno percorso strade analoghe a quelle che stiamo percorrendo noi. Il riferimento non è solo a personaggi famosi, ma anche a persone più vicine a noi che, gratta gratta, scopri che ciò che hanno saputo esprimere di meglio, lo hanno appreso seguendo la propria intelligenza fuori dai tracciati predefiniti.

A livello sociale, non ci sono dei veri e propri ostacoli; c’è curiosità, perplessità a volte paura di “contagio”.

  • Le principali soddisfazioni? Qual è la cosa più importante che avete imparato come genitori da questa esperienza?

Vedere che concretamente c’è la possibilità di dare un equilibrio nuovo alla propria esistenza nel rapporto con gli altri e con quelli più prossimi in particolare ed essere coscienti che i nostri figli, a loro volta, stanno apprendendo dei modi che consentiranno loro di potenziare un moto virtuoso di cambiamento sempre più necessario. La soddisfazione di dare ai nostri figli, si spera, l’opportunità di vivere la loro primavera  con la bellezza che questa stagione consente.

Noi come genitori abbiamo imparato diverse cose lungo questo percorso. Per brevità ne citiamo solo un paio.

Abbiamo imparato a fidarci: dei nostri figli, della loro natura, della Natura … e a lasciarci guidare.

Abbiamo imparato che, oltre la soglia di conoscenza che ritenevamo quella ultima (i nostri figli li conosciamo, sappiamo cosa vogliono, che gusti hanno ecc..), ve n’é un’altra imprevedibile e poi un’altra ancora. Per poter mantenere un rapporto con loro è necessario quindi aprire bene occhi, orecchie e quant’altro e riconoscere che la loro esperienza è l’avventura che più di ogni altra cosa darà forma alla loro persona.

  • Cosa consigliereste alle famiglie che si avvicinano all’apprendimento famigliare adesso (quali approcci, modalità, stili, apprendimenti)?

Affrontare con più fiducia e meno timori questo nuovo spettacolo; non sentirsi eroi ma artigiani e contadini.

Gli approcci e gli stili devono essere commisurati alle situazioni specifiche, non ve n’é una uguale all’altra. Bisogna individuare delle modalità che tengono conto dei vari equilibri, delle personalità, delle predisposizioni, dei problemi. L’operazione più importante è quella di definire i limiti della propria  situazione nel senso più comprensivo possibile. Fatto questo, si può cominciare e ognuno saprà come, quando, dove, perché.

Quello che ci pare importante è che, più che bravi studenti, siano, in ogni loro età, delle belle persone.

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