Quattro figli, quattro percorsi … camper e coop classes … il racconto di Marzia e Alessandro.

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Com’è composta la vostra famiglia?

Marzia (madre), Alessandro (padre), Sara (una figlia di 20 anni che però ora vive a Glasgow), Simone e David (due gemelli di 16 anni), Francesco (un figlio di 2 anni). 

Blog di David: Un percorso hs
Blog di Sara in italiano:  http://homeschoolerinviaggio.weebly.com
Blog di Sara in inglese: Mind Traveller
Blog di Sara in inglese (portfolio): Storyteller Portfolio

 

Vi considerate “veterani” per …

Sicuramente per il secondo ciclo, perché David è stato homeschooler per tutti gli anni delle medie e Simone per la seconda e terza media. 

Lo stiamo diventando per le scuole superiori, perché Sara lo è stata negli ultimi due anni e i gemelli nei primi due.

Lo diventeremo anche per il primo ciclo perché i gemelli lo sono stati negli ultimi due anni e Francesco lo sarà fin dall’inizio.

Vi andrebbe di raccontarci la vostra esperienza di apprendimento famigliare?

Cominciamo da come organizzate il tempo e le attività legate all’apprendimento, ad esempio:

  • ci sono altre figure educative/formative che si occupano dei vostri figli, oltre a voi genitori (ad esempio i nonni, gli zii, un tutor, un insegnante, una ragazza alla pari)? Con quali ruoli? Come le avete scelte, con quali criteri? Come vi siete trovati? Avete dei consigli da darci?

Nessun’altra figura. In famiglia non abbiamo trovato molto supporto alla nostra scelta e per il resto abbiamo preferito occuparci in prima persona dell’educazione dei nostri figli piuttosto che demandarla ad altri: abbiamo dato una priorità alle nostre attività e l’educazione è risultata al primo posto. Ognuno però deve trovare la propria soluzione, deve valutare quali siano le proprie priorità e agire di conseguenza in base ad esse: una soluzione che va bene per una famiglia potrebbe non funzionare per un’altra e volerla adattare a forza rischia solo di creare dei malcontenti.

  • a quali aspetti avete dato maggior rilievo (manualità, creatività, autonomia, spirito critico, ecc.)? Che ruolo hanno avuto lo sviluppo linguistico, quello psicomotorio, o logico, o manuale, o musicale, artistico, ecc. nelle vostre scelte? L’apprendimento di tecniche e conoscenze per la cura del corpo, la (auto)gestione della salute? La spiritualità?

La nostra formazione (di Marzia e Alessandro) è prettamente “scolastica”, quindi abbiamo puntato principalmente sui nostri punti di forza, cioè conoscenza, capacità di problem solving, ecc… Abbiamo però cercato di sviluppare l’autonomia e lo spirito critico dei ragazzi, forse eccedendo in questo perché il modo migliore di svilupparli e lasciare che li utilizzino senza che qualcuno li guidi in questo. In futuro cercheremo di dare meno rilievo alle nostre capacità e alle nostre aspettative per lasciare che emergano quelle dei ragazzi.

Le nostre scelte sono state principalmente dettate dalla presenza/assenza di un esame a fine anno scolastico: il fatto che i gemelli abbiano sostenuto l’esame in quinta elementare, David un colloquio in prima media, i gemelli di nuovo l’esame di terza media e Sara un esame di idoneità per l’ammissione alla quinta superiore hanno fortemente influenzato la direzione delle nostre scelte. Allo stesso modo gli anni in cui non c’erano esami in vista ci hanno permesso di agire diversamente. Non capisco bene nella domanda se lo sviluppo cui si fa riferimento è quello dei genitori o dei figli. Nel primo caso sicuramente è stato importante, perché i ragazzi ci vedevano impegnati in molte attività sociali, letterarie e legate al rispetto di sé e della natura, alla conoscenza delle erbe e al loro utilizzo: le nostre conoscenze sono entrate a far parte della nostra esperienza di homeschooling perché riteniamo che i genitori possano insegnare meglio ai figli ciò che conoscono bene, pur non dovendo mai forzare questo processo. Nel secondo caso è stato meno importante, perché non volevamo inculcare a forza nei ragazzi quello che ritenevamo essere giusto per noi: chiaramente il nostro esempio avrebbe potuto trasmetterlo, ma non volevamo che le nostre scelte fossero guidate dalle nostre aspettative.

  • che ruolo hanno avuto per voi il gioco libero, la vita all’aperto, l’attività libera, il tempo non organizzato?

Avendo uno spettro di età molto vario nei nostri figli possiamo dire che è molto vario anche il ruolo che queste attività assumono per essi. Sicuramente quando i gemelli erano più piccoli e per Francesco il gioco libero è molto importante: anche la conoscenza con i giochi e gli oggetti con cui viene in contatto gliela lasciamo fare per quanto possibile con i suoi tempi, anche se non li usa nel modo con cui ci “aspettiamo” debbano essere usati. Il tempo non organizzato è molto importante: quando si punta a un esame è fondamentale lavorare in maniera organizzata, ma non è necessario timbrare il cartellino e dedicarsi allo studio  8 ore al giorno più gli straordinari. Spesso i ragazzi e i bambini ancor di più riescono ad apprendere molto meglio da ciò che decidono di fare da soli proprio perché è stata una loro scelta dedicarsi a quell’attività. Nella nostra esperienza abbiamo quindi dedicato alcune ore al giorno allo studio organizzato nei periodi in cui i ragazzi avrebbero dovuto sostenere un esame a fine anno, nessuna negli altri. Cercheremo di non far sostenere alcun esame a Francesco, almeno fino a che non sarà lui a chiedere di sostenerli o a scegliere un percorso che gli richieda di sostenerli.

Per quanto riguarda l’attività all’aria aperta è stato un po’ difficile vivendo in città. Sara e i gemelli hanno sempre praticato sport: basket, atletica, rugby e scherma medievale Sara; nuoto, calcio, pallavolo, baseball e scherma medievale i gemelli. Attività sia indoor che all’aperto. Sara ha sempre adorato uscire e andare ad esplorare i dintorni e, fin quando ha potuto, ha portato con sé anche i gemelli. Questo tipo di attività è teso a scemare con il maturare dei ragazzi che si sono interessati di più al computer, alle attività da svolgere in casa, ecc… Inoltre, crescendo, non li abbiamo più portati “per forza” con noi nelle gite fuori porta, nelle scampagnate o nelle passeggiate in riva al mare: quando volevano venire, erano i benvenuti.

  • come avete gestito l’organizzazione della giornata (ad esempio con orari prestabiliti per i pasti/il sonno, ecc. o in modo flessibile)?

E’ da un po’ di tempo che cerchiamo di rendere le nostre giornate più flessibili, ma non riusciamo a ottenere grandi risultati sotto questo punto di vista. Fino a che Sara e i gemelli erano piccoli, cercavamo di mandarli a dormire entro un certo orario e di fare i classici tre pasti al giorno a orari più o meno prestabiliti, anche perché Sara andava ancora a scuola ed era difficile organizzarsi altrimenti.

Ora che nessuno dei nostri figli va a scuola, cerchiamo di organizzarci in maniera diversa. Ma le vecchie abitudini sono dure a morire. Sull’orario cui andare a letto i gemelli (e Sara prima di loro) hanno completa libertà: spesso vanno a letto ben dopo la mezzanotte e si alzano verso le dieci al mattino. E’ un comportamento che non apprezziamo, ma fino a che non svegliano gli altri che dormono possiamo accettarlo. Anche Francesco non dorme molto, ma ha orari molto più regolari e noi ci adattiamo ai suoi anche perché a fine giornata siamo letteralmente distrutti.

Per quanto riguarda i pasti ci piacerebbe che mangiassimo quando abbiamo effettivamente appetito: non è necessario mangiare in orari prestabiliti e soprattutto per abitudine. I ragazzi hanno colto al volo il messaggio e, come faceva anche Sara, mangiano di nascosto in camera propria ciò che non permetteremmo loro (e probabilmente nessun genitore) di mangiare. Per il momento siamo riusciti a far sparire il pranzo: facciamo una colazione abbondante tra le 8 e le 10 e una cena anticipata tra le 17 e le 19. Il resto del giorno ognuno (a parte Francesco) se lo gestisce come preferisce.

  • in quali aspetti la vostra casa è organizzata/arredata/decorata su misura per l’apprendimento in famiglia?

Essendoci trasferiti di recente in una casa già ammobiliata non possiamo fare molto a riguardo, ma appendiamo sempre alle pareti cartine e poster che possano dare spunto ai ragazzi per porci delle domande o interessarsi ad argomenti in particolare. I libri non mancano mai, specialmente quelli della biblioteca che ci danno un orizzonte pressoché infinito sul mondo. Inoltre riteniamo che l’apprendimento avvenga in ogni momento, passi per ogni persona o cosa con cui viene in contatto un bambino, quindi non c’è bisogno di un arredamento speciale per far sì che un bambino apprenda. L’essere umano è un animale pensante, siamo fatti per pensare e il pensiero passa per l’apprendimento, quindi siamo fatti anche per apprendere. Il punto è cosa apprendere: se si vuole che il bambino apprenda ciò che vogliamo noi, allora bisogna far sì di dargli gli stimoli “giusti”, anche se non è detto che arrivino i risultati “giusti”; se si vuole lasciare che sia il bambino a indicare la rotta dell’apprendimento, allora bisogna essere pronti a cogliere i suoi segnali, ma non è necessario trasformare la cucina in una sala operatoria se ha dimostrato interesse in una famosa serie dedicata al pronto soccorso.

  • avete viaggiato un po’/molto? In Italia/all’estero? Come avete organizzato i vostri viaggi ?

Mesi fa avrei risposto diversamente, ora sorrido un po’ melanconicamente pensando ai due mesi passati in cinque in camper attraverso Italia, Francia, Regno Unito e Irlanda. Il viaggio, il travelschooling, non aveva mai fatto parte dei nostri programmi, ma probabilmente ora non li abbandonerà mai del tutto. Vogliamo vedere altri posti, apprendere (tutti continuiamo ad apprendere ogni giorno) da persone diverse da noi e da luoghi diversi da quelli cui siamo abituati.

Il camper permette di viaggiare organizzando ben poco, scegliendo giorno per giorno direzione e meta. Sapevamo che ci saremmo trasferiti in Irlanda e che volevamo arrivarci in circa tre mesi. Faremo lo stesso le prossime volte (magari non in camper): sceglieremo un posto e il tempo in cui vorremo raggiungerlo, poi partiremo e vi ci fermeremo per conoscerlo, apprenderlo e di nuovo lasciarlo.

  • come avviene l’apprendimento delle lingue da voi?

Anche questo è un argomento che in molti anni ha cambiato faccia varie volte. Inizialmente facevamo lezioni frontali di tipo classico, anche perché Marzia è interprete e traduttrice di inglese, francese e tedesco. I risultati erano stati soddisfacenti con David, meno con Simone che aveva un rifiuto totale verso le lingue (italiano compreso).

Quando non abbiamo avuto la pressione degli esami, abbiamo cercato di combinare gli interessi dei ragazzi con lo studio delle lingue: abbiamo comprato i manuali di D&D in inglese per David e dei giochi da tavolo sempre in inglese per Simone. Abbiamo iniziato a guardare film in lingua (inizialmente con i sottotitoli sempre nella stessa lingua del film) e David ha trovato molto bello leggere libri nella lingua originale con cui erano stati scritti. Inoltre sempre David ha ascoltato vari audiolibri in lingua originale.

Sara, essendo andata a scuola fino alla terza superiore, non ha avuto bisogno di una preparazione particolare. Ma in maniera totalmente indipendente ha iniziato a seguire le serie TV inglesi e americane arrivando a comprendere la lingua inglese meglio di noi, soprattutto le espressioni colloquiali e slang.

Ora che ci troviamo in Irlanda l’apprendimento dell’inglese avverrà tramite il contatto diretto con le persone e il territorio, le scritte presenti su ogni cartello e giornale, i programmi alla TV e i libri e film della biblioteca. E per chi vuole c’è la possibilità pure di imparare il gaelico.

Per le famiglie che non vivono in un paese da cui apprendere una lingua differente, potrebbe essere interessante il metodo Assimil che richiede solo un impegno costante di circa mezzora al giorno: non sono tanto le lezioni che contano, ma il continuo esercitarsi.

  • avete fatto laboratori, visitato musei/mostre/città/parchi naturali/oasi, ecc.? Quali? Come avete organizzato e impostato le attività (chi faceva da guida? Avete preparato prima i vostri figli? Come? Siete andati con altre famiglie non scolarizzate, ecc.)? Quali difficoltà avete incontrato (ad esempio con l’istituzione, ecc.)? Quali sono state le ricadute sui bambini/ragazzi? Cosa consigliereste alle famiglie che si affacciano all’apprendimento in famiglia?

Abbiamo fatto più o meno tutto quanto indicato nella domanda, un po’ per interesse personale, un po’ perché ci piaceva che i ragazzi potessero beneficiarne, un po’ per dimostrare a famiglia e istituzioni che eravamo bravi e facevamo anche tutte queste cose. Non tutte le motivazioni erano nobili e forse nemmeno giuste.

L’elenco delle visite sarebbe troppo lungo: abbiamo visitato le saline, la casa degli insetti, amici che allevano animali e agricoltori, oasi protette, la pineta e vari altri posti naturalistici. Mostre e musei di Ravenna e delle città limitrofe (Ferrara, Cesena, Bologna). Avremmo voluto visitare altre città (Firenze e Venezia), ma abbiamo sempre rimandato e alla fine non ne abbiamo avuto il tempo. Con il viaggio in camper abbiamo avuto modo di vedere tantissimi posti magnifici e non solo i grandi nomi: i castelli della Val d’Aosta e il Forte di Fenestrelle; i castelli della Loira, gli allineamenti di Carnac, Le Mont Saint-Michel i cimiteri di guerra della Normandia; Stonehenge, la Foresta di Sherwood, Loch Ness, la Giant Causeway; le Cliff of Moher, la tomba di Newgrange. E oltre a ciò vedere come è diverso il territorio, la gente e il modo di vivere dei luoghi attraversati

A volte preparavamo le visite, molto più spesso siamo andati e ci siamo gustati il posto o la mostra. Quando degli amici (scolarizzati o no) ci invitavano, lasciavamo fossero loro a spiegare ai ragazzi e a noi quello che conoscevano. A volte era Marzia che per suo interesse personale si documentava prima e poi condivideva con gli altri (di solito a tavola) il frutto delle sue ricerche.

E’ sempre difficile dare consigli: la nostra esperienza è andata bene (e non sempre) a noi. Potremmo dire che è opportuno seguire il proprio cuore. Quando si è in tanti è praticamente impossibile accontentare tutti; se c’è la possibilità è bene che si possa scegliere: ad es. andare a vedere una mostra di Lego se il figlio è appassionato di costruzioni, oppure, se proprio non vuol venire a quella di Rembrandt, vedere se può passare il pomeriggio dai nonni o da amici mentre voi vi recate a vederla gli altri. Potete cercare i posti da vedere, gli eventi in programma, oppure lasciare che siano essi a trovare voi: in genere le attività divertenti, quando vengono programmate, cessano presto di essere divertenti; inoltre è bene che vi prenda parte solo chi è in un qualche modo interessato ad esse (i genitori possono ovviamente esservi interessati tramite i figli).

  • i vostri figli frequentano corsi di teatro/circo/danza/capoeira, ecc. o fanno attività sportiva? Come sono state scelte queste attività? Quali sono (state) le ricadute sui bambini/ragazzi? Un consiglio per le nuove famiglie?

La risposta sulle attività sportive l’abbiamo data in precedenza, ma una risposta analoga vale per i corsi di recitazione e canto che hanno seguito Simone e David. Abbiamo sempre cercato di seguire gli interessi che dimostravano i ragazzi e di cogliere le occasioni che ci si presentavano, compatibilmente anche con le nostre possibilità finanziarie. Quando era possibile, cercavamo di usufruire di sconti o di offerte, ma l’esperienza più significativa direi che sono state le lezioni di scacchi che Simone ha ricevuto gratuitamente da un homeless conosciuto durante un periodo di volontariato. I risultati non sono mancati, dato che Simone è arrivato primo nel campionato provinciale per la sua età e terzo a quello regionale perdendo una sola partita e pareggiandone due.

  • avete fatto abbonamenti a riviste per ragazzi, circoli, biblioteche? Quali? Con quali ricadute per i vostri figli?

Proseguendo l’esperienza con gli scacchi, Simone era stato iscritto al circolo ravennate (anche perché altrimenti non avrebbe partecipato ai tornei). Le riunioni si tenevano in una ludoteca e quindi siamo entrati anche in contatto con quella realtà e abbiamo di conseguenza partecipato agli eventi gratuiti svoltisi in un’altra ludoteca di Ravenna e una di Ferrara. Tutti i ragazzi avevano la tessera della biblioteca e dall’età di undici anni andavano autonomamente a prendersi i libri che desideravano: i gemelli uscivano assieme e, dopo le prime due o tre volte in cui li abbiamo accompagnati, non hanno più avuto bisogno della nostra presenza e raggiungevano la biblioteca a piedi in circa quindici minuti (in bicicletta ci mettevano circa cinque minuti).

L’unica rivista cui erano abbonati era Focus Junior, che ricevevano regolarmente come regalo di compleanno dalla nonna materna. Questa potrebbe essere un’idea anche per le altre famiglie: spesso i parenti non sanno bene cosa regalare e un abbonamento a una rivista, specialmente se tratta di argomenti che interessano ai ragazzi, potrebbe essere un modo di farli partecipare (in maniera un po’ ignara) all’educazione dei ragazzi.

  • i vostri figli frequentano una banda musicale, un corso di musica/canto, un coro, suonano in un gruppo? Fate attività musicali, in famiglia o fuori? Che ruolo hanno queste passioni nel loro apprendimento?

Veramente poco, non hanno dimostrato particolare interesse nella musica, sebbene Simone canti molto spesso, ma (come dice lui stesso) lo fa per piacere personale e non vorrebbe mai farlo diventare un impegno da cadenzare. Apprezzano tutti ascoltare la musica e Francesco dimostra un particolare interesse nel ballo… Staremo a vedere che ne discenderà perché nessun altro in casa ama ballare.

Abbiamo sentito da poco parlare del metodo Suzuki per l’apprendimento del violino e potrebbe interessare anche le altre famiglie per il tipo di approccio: il violino può essere adattato anche alle mani dei più piccoli e non richiede molta forza per essere suonato… È però richiesta la partecipazione anche dei genitori, quindi siete avvisati!

  • i vostri figli si appassionano al cucito, al ricamo, alla ceramica, al bricolage, ecc.? Ad attività artigianali? Cosa consigliereste ad altre famiglie?

Simone e David apprezzano spaccare la legna: può essere considerato bricolage?

  • oppure si appassionano al disegno, alla pittura, alla fotografia, ecc.? Che ruolo hanno queste passioni nel loro apprendimento?

David ha avuto un breve periodo di interesse nella fotografia, ma che è scemato abbastanza in fretta… quanto l’apertura di un otturatore di una reflex!

Come dicevamo ogni cosa ha un ruolo nell’apprendimento, ma non sempre è possibile dire quale esso sia. Quanto meno hanno appreso che questi campi non sono di loro interesse.

  • guardate spesso film/video/documentari insieme? Chi li sceglie? Come? Andate al cinema? A teatro? Come gestite queste attività? Che ruolo hanno questi interessi?

Anche queste sono attività che cambiano nel corso degli anni: oramai guardiamo film assieme a Francesco, ma non agli altri, sebbene Simone avesse proposto di ripristinare la “serata cinema”. Tempo fa avevamo dedicato alcune sere della settimana alle nostre passioni: la “serata cinema” in cui a turno decidevamo che film guardare e, invece di cenare, mangiavamo popcorn e patatine; la “serata gioco” dedicata a sessioni di Dungeons&Dragons e accompagnata da dolci e bibite; la “serata libro” in cui a turno leggevamo un libro per ragazzi o un vecchio classico e nessuno mangiava per non far gola al lettore di turno.

Al cinema ci siamo andati molto raramente, anche perché preferivamo non spendere soldi per vedere un film che magari avremmo potuto vedere in DVD qualche mese dopo. Invece siamo andati qualche volta in più a teatro, sebbene abbiamo visto anche varie opere teatrali registrate: il teatro ha tutta un’altra atmosfera e, sebbene il film di Cyrano sia veramente bellissimo, anche poterlo vedere recitato ha un fascino infinito. Inoltre David aveva fatto il corso di recitazione e quindi si potevano collegare le due attività e grazie al corso di scherma medievale Sara ha potuto fare una comparsa nell’opera lirica “Macbeth” messa in scena al teatro Alighieri di Ravenna e noi abbiamo avuto i biglietti omaggio per andarla a vedere.

  • usate strumenti come la tv, internet, ecc. per fare ricerche o informarvi? Quali? Perché? Come? Seguite dei MOOC? Avete qualcosa da suggerire (ad es. siti, programmi, modalità di approccio, ecc.)?

Al giorno d’oggi non si può (quasi) prescindere dai mass media per l’istruzione di un ragazzo: volenti o nolenti vengono tutti a contatto con la TV anche se non l’abbiamo in casa e internet, se ben usato, è una fonte di informazioni notevole. E’ però necessario sapere come fare le ricerche e, una volta fatte, come discernere tra le informazioni ottenute che spesso affermano una cosa e il suo esatto opposto. Spesso tali informazioni sono più propriamente opinioni ed è importante farlo notare anche ai ragazzi: tutti hanno il diritto di formarsi un’opinione, di esprimerla e di pubblicarla su internet tramite siti o blog. Allo stesso modo i ragazzi devono rendersi conto che ciò che è presente su internet è e rimarrà sempre un mondo virtuale, manipolabile e potenzialmente fasullo: i nomi delle persone virtuali che si affacciano sui social network, quando non sono volutamente storpiati o ridicoli, possono sempre essere totalmente falsi; tutto ciò che viene scritto (anche questa intervista) non è altro che un ammasso di bit che una persona reale ha trasposto su un formato virtuale; chiunque venga in contatto con queste informazioni dovrebbe essere appunto informato su ciò che realmente sono, avere un minimo di conoscenza di come funziona realmente internet prima di adoperarlo perché è uno strumento potente e come ogni strumento potente è pericoloso.

A parte questo, esistono numerose risorse interessanti su internet per la preparazione e l’apprendimento. Partendo dai numerosissimi filmati didattici presenti su Youtube, passando per le varie Academy (Kahn, Code, ecc…) usatissime negli States per l’apprendimento a distanza e che iniziano a essere riconosciute anche nel resto del mondo (per il momento non ancora in Italia) e arrivando ai blog di nicchia che trattano dell’estrusione di un pezzo di plastica. Avere troppa informazione spesso equivale a non avere alcuna informazione: non si sa da dove partire né tanto meno dove arrivare perché il percorso sembra non finire mai. Spesso si trova quel che si cerca, ma molto spesso si trova anche di più.

  • ci sono videogiochi o altre tecnologie che usate e consigliereste ad altre famiglie in apprendimento per la loro valenza pedagogico – didattica o educativa?

Onestamente non siamo riusciti a trovare nulla di educativo nei videogiochi, ma aspetti didattici sì: sono ad es. utili strumenti per imparare le lingue se i ragazzi sono disponibili ad utilizzarli in inglese o in francese (o se esistono solo in certe lingue e non in italiano); possono aiutare nella storia, nella geografia o per prendere la patente; possono persino introdurre agli sport (formula 1, calcio, baseball, atletica, ecc…) o a suonare la chitarra. Riteniamo però che debbano essere strumenti che affianchino altre forme di apprendimento e che non siano modalità esclusive.

  • ci sono delle tematiche principali intorno alle quali ruota l’interesse dei vostri figli? Come vi rapportate voi genitori rispetto a queste loro curiosità (li sostenete in toto, o entro certi limiti, proponete loro informazioni di vario genere, vi ponete in atteggiamento critico, ecc.)? A cosa vi ha portato sostenerli nel seguire una passione?

Direi che abbiamo risposto durante il questionario: cerchiamo di sostenerli il più possibile e proponiamo loro i materiali quando sono più piccoli, cerchiamo di spronarli a trovarli da soli quando sono più grandi. Per chi continua ad aver voglia di imparare, gli interessi dei figli sono un’occasione per ampliare i propri orizzonti.

  • come avviene principalmente l’apprendimento dei vostri figli (ad esempio, in modo empirico, per imitazione, per tentativi ed errori, oppure attraverso lo studio approfondito di un argomento, o altro)? Quali sono secondo la vostra esperienza le specificità dell’apprendimento non curricolare?

Potremmo dire che avviene principalmente per tentativi ed errori nostri: noi cerchiamo di aiutarli o di farci da parte quando ci sembra sia il momento opportuno, ma spesso fraintendiamo le loro esigenze oppure non abbiamo modo di essere al loro fianco sempre (quando altre priorità bussano alla nostra porta). Una buona dose di imitazione sussiste, dato che David è interessato alla scrittura e alla programmazione che sono anche tra i nostri interessi principali. Per il resto non abbiamo un modo privilegiato e abbiamo deciso di non sceglierne per non essere troppo strutturati, per far sì di poter cogliere le occasioni quando si presentano e se si ha la voglia di coglierle.

  • i vostri figli sono iscritti a corsi o scuole online? Quali? Vedi sopra
  • che ruolo ha (avuto) lo “studio” di tipo scolastico, ad esempio, per la preparazione agli esami, se li avete fatti? Come lo gestite (quanto tempo, quali modalità, ecc.)?

Vedi sopra

Piccola parentesi per le modalità: alle elementari facevamo due ore di lezione dal lunedì al venerdì con un orario settimanale fisso; alle medie le ore erano salite a tre, ma l’orario era più flessibile, nel senso che si poteva scegliere cosa fare sapendo che avremmo fatto almeno 2/3 ore di matematica alla settimana e così via; con Sara alle superiori lasciavamo che fosse lei a venire a cercarci quando voleva fare una lezione.

  • come gestite la “socializzazione”? Fate volontariato? Fate parte di qualche gruppo …? Ritenete sufficienti le attività culturali/sportive che fate? Quali riscontri avete avuto in questo senso? I vostri figli frequentano anche bambini/ragazzi scolarizzati? Come si trovano?

Anche a questa domanda abbiamo praticamente risposto rispondendo alle altre, ma vorremmo spendere qualche parola in più. Abbiamo fatto volontariato con i ragazzi alle Fiere del Baratto, con gli homeless e con l’ENPA. I ragazzi frequentavano corsi, gruppi sportivi e musicali, giornate alla ludoteca e in biblioteca, attività varie. I gemelli hanno continuato a frequentare un paio di amici delle Co-op Classes anche dopo che questi ragazzi hanno ripreso il percorso scolastico e un ex compagno di classe di Simone.

Potremmo dire che la socializzazione non manca, ma sembra che non sia mai abbastanza. Questa è soprattutto un’aspettativa dei genitori che sentono le pressioni di parenti e della società tutta che sta loro attorno. Al giorno d’oggi pare d’obbligo divertirsi, essere sociali, stare sui social e contemporaneamente essere sempre fuori all’aria aperta, conoscere tante persone ma allo stesso tempo badare a chi non conosci bene perché potrebbe essere pericoloso. Se abbiamo costruito un mondo (occidentale) pieno di belle case, con stanze ampie e comode che riempiamo di tutto ciò che può servire a un ragazzo e anche di ben di più di ciò che effettivamente gli serve, non meravigliamoci troppo se poi tenderà a starsene in casa. La socializzazione al giorno d’oggi è diversa da quella di trent’anni fa, che era a sua volta diversa da quella di cent’anni fa. I social network sono esplosi (forse non a caso) in questo periodo perché hanno trovato terreno fertile: vogliamo proteggere i nostri bambini (e noi stessi), non vogliamo esporli/ci, ma poi devono e dobbiamo fare esperienze sempre nuove, ma in totale sicurezza. Allora dobbiamo accettare che la socializzazione sia questa. Vogliamo che i ragazzi escano e stiano all’aria aperta il più possibile, allora forse dobbiamo rivedere il nostro stile di vita.

Un’ultima piccola parentesi sulla scuola come luogo di “socializzazione”. Ovviamente se n’è parlato molto e in tanti luoghi diversi: pareri a favore e a sfavore. Crediamo però che bisognerebbe focalizzarsi sul significato della parola socializzazione. Secondo Wikipedia la socializzazione “è quel processo di trasmissione di informazioni attraverso pratiche e istituzioni capaci di trasmettere alle nuove generazioni il patrimonio culturale accumulato fino a quel momento”. Secondo questa definizione la scuola è sicuramente una delle istituzioni in grado di far socializzare i bambini anche se ce ne fosse uno solo per classe: la scuola è perfettamente in grado di insegnare tutto il bene e il male che attenderanno i ragazzi una volta diventati adulti perché è un buono specchio della società esterna. Se però vogliamo creare un mondo diverso, allora è bene che i bambini e i ragazzi non socializzino affatto, altrimenti perpetrerebbero il mondo che già c’è. Inoltre la socializzazione può essere appresa in qualunque contesto, dal lavoro al supermercato, dalla squadra di calcio all’oratorio.

Se però, come crediamo, molti confondono socializzazione con socialità, cioè con l’inclinazione alla convivenza sociale, be’ la convivenza a scuola non è certo meglio di quella dei galeotti rinchiusi in prigione o degli animali custoditi allo zoo. Quando la convivenza è forzata difficilmente porta buoni frutti.

Se, come molti dicono, l’uomo è un animale sociale, allora la socializzazione e la socialità fanno parte della sua natura e non c’è alcun bisogno di coltivarle o ancor peggio di inculcarle. Come gli uccelli volano e i pesci nuotano, gli esseri umani socializzeranno.

  • Se i vostri figli sono già entrati nella fase dell’adolescenza, o della preadolescenza, potete dirci come l’avete vissuta/la state vivendo?

I nostri figli sono entrati, stanno vivendo e hanno in parte già passato queste fasi, se così vogliamo definirle. Fanciullezza e adolescenza (alle quali più di recente si è aggiunta pure la preadolescenza) sono etichette che non sono sempre esistite nella storia dell’essere umano e sono state coniate da quegli adulti che avevano molto tempo da dedicare a cercare di capire perché i figli non si comportassero nel modo esatto in cui si aspettavano i genitori. Man mano che i figli crescono e che si avvicinano all’età adulta speriamo di vedere in loro ciò che vorremmo vedere, le nostre qualità, i nostri modi di pensare. Ma questo è un errore nostro nel quale ovviamente siamo caduti anche noi. Quando ci arrabbiamo perché non rimettono in ordine la propria stanza, perché vanno a letto tardi, perché mangiano di nascosto è perché i ragazzi che abbiamo davanti si discostano dall’immagine mentale che ci eravamo fatti di loro fin da quando erano piccoli, graziosi e goffi bambinetti.

Anche per noi, come quasi per tutti, è stato difficile passare dall’avere bambini ubbidienti e quasi sempre sorridenti a ragazzi spesso pensierosi, a volte iracondi e sempre pronti a cogliere l’occasione per contraddirti. Spesso dimentichiamo che se sono così è anche perché li abbiamo cresciuti in quel modo. Ma quando ce lo ricordiamo di solito ce la prendiamo ancor di più perché è come renderci conto che “è stata colpa nostra”.

Quando il fenomeno dell’adolescenza ancora non esisteva, la vita era più dura, i problemi delle famiglie erano ben più primordiali e spesso venivano risolti con metodi più violenti. Oggi possiamo permetterci l’adolescenza e forse dovremmo accettarla per quello che è: in questo modo ci peserebbe meno e, nel caso anche i ragazzi percepiscano l’alleggerirsi di questo fardello, potrebbe realmente diminuirne il gravare. Non parliamo di una quieta rassegnazione del tipo “prima o poi passerà”, ma di comprendere che è un normale adattamento dell’essere umano al tipo di società che abbiamo creato e che stiamo contribuendo a portare avanti. Non è di certo una cosa facile da fare e anche noi siamo ben lungi dall’ottenere qualche risultato positivo, ma abbiamo notato che meno forziamo i ragazzi a essere come li vorremmo meno sono “adolescenti”.

A questo proposito potrebbe essere interessante la lettura del libro “Escape from childhood” di John Holt che in questi giorni Marzia sta traducendo in italiano e che spera di poter pubblicare a breve tramite una casa editrice.

  • Ritenete che il titolo di studio e/o l’esperienza professionale e/o un bagaglio culturale di un certo tipo abbiano facilitato o possano facilitare la famiglia in apprendimento? O al contrario possono rappresentare una sorta di zavorra, nel senso di legame ad un’impostazione pedagogica di tipo scolastico?

Pensiamo che non facilitino né siano una zavorra. Dipende dall’atteggiamento di chi partecipa all’apprendimento e dagli obiettivi che si intendono raggiungere.

L’impostazione di tipo scolastico è perfetta quando si deve superare un esame scolastico, molto più appropriata di ogni pedagogia libertaria, montessoriana, ecc… La scuola detta le regole dell’esame e il modo migliore per affrontarlo e giocare al suo gioco: usare carte da briscola in una partita a Magic difficilmente porterà a un buon risultato.

Se il proprio figlio è interessato a imparare la chimica, la laurea in chimica e l’esperienza in un laboratorio di analisi possono essere altrettanto valide. Forse può essere un po’ più difficile trasformare la cucina in un laboratorio piuttosto che fare delle lezioni teoriche in salotto, ma non credo si tratti di difficoltà insormontabili. Diverso è il discorso se il ragazzo è interessato al Principio di esclusione di Pauli, o alla forma degli orbitali “p”: in questo caso l’attrezzatura per fornire al ragazzo un approccio empirico al suo interesse diventa veramente onerosa e ben pochi sono i genitori che hanno a che fare con lavori così teorici; molto meglio allora una lezione teorica e la professione di insegnante che la facilita.

L’apertura mentale e la disponibilità a continuare ad imparare e a rimettersi in gioco sono le qualità che meglio possono facilitare l’apprendimento del ragazzo. Se proprio ci si vuole trasformare in insegnanti, allora meglio insegnare ciò che si sa, far leva sulle proprie capacità (qualunque esse siano) perché, se proprio i vostri figli non avranno interesse in ciò che volete insegnare loro, almeno ce l’avrete voi.

  • Ritenete di aver sostenuto un investimento economico importante in questa forma di apprendimento e di vita famigliare? Come avete conciliato le nuove richieste economiche con l’esigenza di una maggiore disponibilità di tempo?
  • Qual è l’investimento maggiore che avete fatto in questa esperienza: quello economico, quello culturale, quello affettivo o altro?

Il nostro investimento economico è stato praticamente irrilevante, anzi l’homeschooling ci ha permesso di risparmiare tutte le spese che la scuola richiedeva in materiali scolastici (pensiamo non solo a libri e quaderni, ma anche divise, guanti, scarpe antinfortunistiche, oltre a merende, abbigliamento, ecc…). Come già detto noi cerchiamo risorse principalmente gratuite o, se non lo sono, il più possibile economiche. Non decidiamo di insegnare fisica e allora compriamo tutti i libri e i kit presenti su Amazon per non far mancare alcuno spunto ai nostri ragazzi. Nel caso in cui si interessino alla fisica, allora iniziamo a informarci, consultiamo i libri disponibili in biblioteca e cosa offre il territorio (sapete ad es. che la frequenza alle lezioni universitarie è libera e gratuita?); contattiamo i nostri amici per sapere se qualcuno è disposto a parlarne con i ragazzi; andiamo ai mercatini dell’usato o alle fiere del baratto, recuperiamo materiale di scarto e cerchiamo di far funzionare la fantasia.

Il nostro investimento economico è dunque stato abbastanza irrilevante anche perché sono anni che seguiamo un percorso di decrescita. Il nostro investimento maggiore è stato di sicuro quello del tempo perché spesso partecipiamo in prima persona a queste attività, non le deleghiamo ad altri: andiamo con i ragazzi in biblioteca (almeno fino a che non diventano autonomi nel farlo), ai mercatini, sfogliamo i libri e ne parliamo.

Non abbiamo investito affetto o cultura perché non ci sono stati tolti in questo processo: un investimento prevede il mettere da parte qualcosa che non puoi più utilizzare altrimenti per sperare di ottenerne un beneficio maggiore in futuro. Abbiamo investito il nostro tempo principalmente e un po’ di risorse economiche (ampiamente ricompensate da quanto non abbiamo speso in scuola), ma non affetto né cultura.

  • Com’è stato il vostro rapporto con altre famiglie in apprendimento (avete frequentato singole famiglie in modo sporadico, avere fatto cordata (come?), avete organizzato/partecipato ad attività insieme (di che tipo?) e avete portato avanti dei progetti didattici insieme, avete avuto dei problemi, avete ricevuto sostegno, opportunità di incontro/confronto/crescita)?

Per rispondere a questa domanda rimandiamo al nostro blog sulle Co-op Classes che ha descritto parte del nostro lavoro a riguardo e il modo in cui abbiamo pensato di sviluppare quel progetto (https://coopclasses.wordpress.com/).

  • Quali testi avete letto e quali sono stati per voi un riferimento importante durante questa esperienza? Quali autori/film/idee/riferimenti teorici, ecc.? Quali input avete avuto per iniziare questa esperienza?

Anche in questo caso abbiamo la risposta già pronta su uno dei nostri blog (https://scuolaiqbalemalala.wordpress.com/i-libri-che/i-libri-che-ci-hanno-ispirato/).

  • Come valutate questa scelta a posteriori? L’aspetto più bello? Quello più difficile? Cosa vi spinge a proseguire in questa esperienza? Oppure, cosa vi ha spinto ad abbandonare questo percorso? Cosa fareste diversamente se poteste rifare tutto daccapo?

Bisognerebbe probabilmente distinguere per ognuno dei ragazzi, ma probabilmente l’aspetto più bello è stato il vederli rifiorire e rasserenarsi tutti una volta lasciata la scuola (a parte Francesco che non ci è ancora andato e ci auguriamo non ci debba andare mai). Quello più difficile la reazione delle nostre famiglie e della maggior parte dei nostri amici quando sono venuti a conoscenza della nostra decisione.

Simone è quello che più volte ha abbandonato l’homeschooling per poi tornare a ripercorrerne puntualmente il cammino. In questo caso abbiamo sempre lasciato che fosse la sua scelta a guidare le nostre decisioni: ne parlavamo assieme, cercavamo di capire quali fossero i motivi che lo muovevano, ma lasciavamo a lui l’ultima parola. Faremmo lo stesso con Francesco se dovesse decidere di provare a frequentare una scuola. Per quanto riguarda David ha detto che non avrebbe messo mai più piede in un’aula scolastica (almeno non da studente) ed essendo fuori dall’obbligo di istruzione dovrebbe aver raggiunto il suo obiettivo. Sara ora frequenta il college, ma è ben diverso dall’andare a scuola ed è molto felice di questa esperienza.

Quante volte si affronta la domanda “cosa rifareste” e si risponde “rifarei esattamente ciò che ho fatto”? Quasi mai!

A parità di condizioni e conoscenze probabilmente rifaremmo le stesse scelte e gli stessi errori (o almeno adesso li consideriamo tali). Ma con la consapevolezza attuale probabilmente cambieremmo un bel po’ di cose. Tanto per cominciare sconsiglieremmo ai nostri ragazzi di fare qualsiasi tipo di esame e, nel caso fossero d’accordo con noi, cercheremmo i modi per farglielo evitare (non da ultimo trasferendoci all’estero come abbiamo fatto). Forse non faremmo fare loro nemmeno l’esame di terza media, dato che non ha alcuna reale utilità pratica se non per l’accesso alle scuole superiori e dato che non intendono frequentarle non servirebbe a un granché.

  • Quali sono (state) le incertezze che avete vissuto e quali i punti forti di questa esperienza?

L’incertezza più grande era il dubbio che stessimo sbagliando tutto, che stessimo scommettendo sul futuro dei nostri figli puntando sul cavallo sbagliato.

I punti di forza erano i nostri figli e il cavallo su cui avevamo puntato che distanziava di varie lunghezze tutti gli altri.

  • Quali sono (stati) gli ostacoli principali che avete incontrato? Su quale versante (famigliare, sociale, individuale, personale, istituzionale)? Come li avete superati? Cosa/quale figura vi ha aiutato maggiormente?

Forse i nostri ostacoli principali siamo stati noi stessi, i nostri dubbi, il non saper sminuire le difficoltà esterne a fronte di ciò che ottenevamo, almeno all’inizio. Il dover dimostrare alla famiglia, agli amici e alle istituzioni che eravamo bravi, migliori degli altri.

L’aver scoperto prima alla “Festa di non rientro a scuola” e poi a “S-cool” che non eravamo soli, ma che c’erano altre famiglie in tutta Italia che camminavano a fianco a noi, ognuna con la propria storia, ma tutte colme di rispetto per gli altri e per le loro storie.

  • Le principali soddisfazioni? Qual è la cosa più importante che avete imparato come genitori da questa esperienza?

Forse la cosa più importante imparata è stata l’essere venuti in contatto con tante altre esperienze, l’essere usciti dallo stormo in modo da vedere un aspetto della realtà da un punto di vista esterno, l’essere venuti a conoscenza di persone e testi che non conoscevamo, l’essere cambiati. E il voler continuare a farlo.

  • Cosa consigliereste alle famiglie che si avvicinano all’apprendimento famigliare adesso (quali approcci, modalità, stili, apprendimenti)?

Principalmente di credere nei propri figli e di considerarli persone complete e con una propria capacità decisionale. Quindi di credere in se stessi perché ognuno di noi ha ottime qualità e tantissime conoscenze che può trasmettere ai propri figli. Per ultimo di credere un po’ anche negli altri, nelle persone che si possono incontrare e con le quali si può crescere assieme.

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