Vorrei contribuire alla riflessione “Homeschooler con o senza esami?” con alcune considerazione derivanti dai sei anni di esperienza nell’istruzione famigliare durante i quali, come coppia genitoriale, abbiamo incontrato diversi Dirigenti scolastici ed abbiamo verificato il ruolo fondamentale di un rapporto dialogante.

Ad oggi possiamo dire che l’approccio dialogante ci ha permesso di concordare modalità di verifica, rispettose dei reciproci doveri (il dovere di vigilanza e accertamento del Ds ed il dovere di adempiere all’assunzione di responsabilità genitoriale, come dichiarato e firmato nella comunicazione scritta, redatta annualmente e consegnata al Ds) ed in primis, aspetto chiarito e condiviso fin dall’inizio, l’importanza imprescindibile dell’Art. 3 comma 2 della Costituzione Italiana “…rimuovere gli ostacoli …che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.” nonché, nello specifico e considerato altro elemento importante “…la valorizzazione delle potenzialità e degli stili di apprendimento…” come indicato nell’ ART 3 della nella legge 107 del 2015.

Partendo da qui riteniamo sia di aiuto al dialogo, la presentazione di un piano educativo famigliare, possiamo anche chiamarlo “curriculum personalizzato”, dove vengono esplicitate le scelte operative dei genitori (corsi, tutor esterni, corsi on/line, attività integrative ed altro ancora) per favorire lo sviluppo dell’identità personale e culturale dei propri figli.

In tal modo il DS si accerta che “I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci […] devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.”( Testo Unico del Decreto Legislativo n. 297 del 16 aprile 1994, art. 111 comma 2).

Il rapporto dialogante si costruisce gradualmente, attraverso più incontri da tenersi durante l’anno, concordati con il Ds, possibilmente con la presenza delle insegnanti interessate e aperte a tale modalità di istruzione.

La nostra esperienza ci ha portati a condividere la proposta di certificare “idoneità” (cosi definita nel gergo burocratico) alla fine del quinquennio.

Al termine dell’ottavo anno, quindi in terza media, c’è l’esame di Stato conclusivo del 1° ciclo di istruzione, quest’anno, con i cambiamenti previsti dal Decreto legislativo 62/2017.

Riguardo all’eventuale verifica di fine anno, casomai ve ne fosse la richiesta esplicita, considerando il fatto che l’esame istituzionale è per tutti quello di terza media (conclusivo del primo ciclo, come sopra detto), bisognerebbe innanzi tutto capire cosa si intende esattamente per esame: cos’è un esame e come si deve svolgere nel caso di istruzione famigliare?

L’indagine etimologica può essere di aiuto.

Il sostantivo deriva dal latino exame(n), ex-agmen e indica l’atto del pesare, l’ago o la lingua della bilancia, se passiamo dal nome all’azione corrispondente, quindi al verbo, examinare, da ex (fuori) e agere (muovere, alzare), si fa riferimento al tirar fuori, al muovere fuori. Viene quasi in mente l’ex-ducere (condurre fuori), di educare. L’ “esame” dovrebbe quindi tendere a un “muovere fuori” ed essere inserito, per coerenza, in un processo educativo dove il discente viene messo nelle condizioni di esprimere la propria personalità nella sua pienezza, come indicato nei seguenti riferimenti legislativi:

“La valutazione e’ coerente […] con la personalizzazione dei percorsi e con le Indicazioni Nazionali per il curricolo e le Linee guida” (D. Leg. 62/17, art. 1 comma 2).

Ed ancora: “La valutazione ha per oggetto il processo formativo e i risultati di apprendimento […] ha finalita’ formativa ed educativa e concorre al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo degli stessi” (D. Leg. 62/17, art. 1 comma 2).

Tale modalità può consentire anche di tracciare una mappatura dei “territori” che il bambino ha esplorato durante il suo viaggio di apprendimento.

Le procedure per verificare e valutare usate negli istituti scolastici (voti, verifiche, unità didattiche, prove scritte ed orali) rispondono alle esigenze di una tale impostazione, l’istruzione famigliare ne richiede altre.

Per questo abbiamo creduto e crediamo sia fondamentale costruire un rapporto dialogante fra Dirigente e famiglia durante tutto il percorso, ponendosi con la medesima apertura che si chiede all’interlocutore, senza trascurare lo studio delle leggi che regolano questa materia.

Giulia Pecis Cavagna

ESAMI O COLLOQUIO? L’importanza del rapporto dialogante con il DS.

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