… Lasciatemi confrontare questa fortunata esperienza personale con i ricordi del mio misero corso linguistico a scuola: lì venni sottoposto ad un’educazione linguistica, dove l’esercitarsi, cioè un faticoso studio di parole e regole grammaticali, aveva l’obiettivo di far sputare ciò che si era imparato, o immagazzinato, negli esami, per ricevere la censura che decide su vittoria o fallimento.
Su cosa si fonda questo? Sull’erronea supposizione pedagogico-scolastica, che il cervello sia un contenitore da riempire con programmi educativi. Purtroppo questa visione e trattamento del cervello condiziona i tentativi sempre più intensivi dell’educazione linguistica, la quale sfocia solo in un strutturale impedimento del potenziale linguistico e una competenza linguistica disturbata.
A questa triste quanto inutile realtà potremmo contrapporre le ben note scoperte scientifiche: pure per una lingua così complessa come il tedesco esercizi ripetitivi e riproduttivi sono solamente d’ostacolo; necessario è solamente un ambiente linguisticamente stimolante, fertile e che permetta ad ogni uomo, grazie alle sue geniali potenzialità creative, di trovare le sue capacità linguistiche, innate e plurime quanto variegate, e portarle allo sviluppo. Dunque ciò che generalmente viene definito acculturazione è la dinamica di una persona, che, confrontandosi con le particolarità culturali proprie del suo ambiente, scoprirà e si approprierà di tutte le caratterizzanti stranezze.
A proposito, ciò che fa con naturalezza una bambina cinese o un qualsiasi bambino Inuit, io, in quanto Tedesco, l’ho dovuto acquisire attraverso l’incontro con la lingua straniera.
La cosa più efficace è l’esperienza di una lingua attraverso la semplice pratica del parlare!
Nel frattempo mi convinco che cinque segni, che per me stesso furono sostanziali, guidano evidentemente ogni processo esperienziale: la curiosità naturale attira la simpatia dell’altro, la cui scioltezza, cioè il suo buon umore, abbinato con la serietà dell’obiettivo comune, agiscono a loro volta sul sentirsi apprezzato.
Quanto diversamente si possono scoprire e vivere la vita e il mondo con questi segni ed esperienze!

(Ulrich Klemm/Bertrand Stern, Vom Glück des Nichtstuns, tologo verlag, 2010, Kap. 3, pag. 56-57)
tradotto dal Tedesco da Carlo Leali.

Bertrand Stern: educazione linguistica

Un pensiero su “Bertrand Stern: educazione linguistica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *