Nella mattinata di martedì 2 ottobre 2018, la prof.ssa Giuliana Giovagnetti, su incarico del Provveditore di Bergamo, ha ricevuto la delegazione LAIF composta da Giulia Pecis Cavagna, Phoebe Raye Carrara e Sergio Leali.

L’incontro è stato proficuo, sia per la conferma dell’atteggiamento di attenzione e disponibilità, sia per alcuni elementi di riflessione che sono emersi.

Il primo: ha suscitato adesione almeno ideale il nostro progetto famigliare di istruzione (lo trovate nel sito in area soci), che va nel senso della chiarezza degli intenti, delle volontà, delle capacità e consente, fin dal principio, l’esercizio del dialogo fra famiglia e istituzione scolastica.

Il secondo: è stata evidenziata l’opportunità di coltivare il rapporto di dialogo durante tutto il percorso di istruzione famigliare, in modo tale da rendere effettiva e distribuita la fase di accertamento.

Il terzo: la percezione di come si è articolato quest’anno il momento dell’accertamento/verifica/esame è che tutto si sia svolto nella massima regolarità formale e acquiescenza da parte degli homeschooler, sostanzialmente con zero o quasi episodi di criticità.

Il quarto: è riconosciuta la linearità delle nostre argomentazioni, che si pongono come occasione di approfondimento e di crisi rispetto alle “certezze amministrative” che muovono l’operato degli uffici scolastici, nelle loro varie diramazioni. Questo porta per noi alla necessità di coltivare con pazienza il rapporto con tali istituzioni.

Il quinto: a livello ministeriale stanno mettendo mano alla materia istruzione parentale.

Questi tre ultimi punti, all’apparenza non connessi, in una prospettiva di riconoscimento della dignità delle famiglie in istruzione famigliare, invece, lo sono fortemente. Se la percezione delle istituzioni, o il segnale che arriva dal nostro mondo, è quello richiamato al primo punto, a livello ministeriale e dintorni non vi saranno motivo né ragione, da parte loro, per chiarire la norma nel senso di salvaguardare la libertà di scelta delle famiglie, con tutto ciò che ne deriva. Di questo in altra sede abbiamo già accennato, ma ritorneremo sulla centralità di questo aspetto in altre occasioni.

In questo momento di mancanza di chiarezza, sarebbe necessario, per chi ha a cuore i valori fondamentali della libertà e della responsabilità, far sentire la propria voce, che dica e argomenti l’inequivocabilità di diritto-dovere genitoriale e della libertà di praticare e frequentare la scienza e le arti e di insegnarle liberamente. Il rischio che stiamo correndo è quello di uno scivolamento in una condizione di “finta semilibertà vigilata”. E’ ormai chiaro che questa deriva porta ad almeno due conseguenze di forte impatto, anche economico, sulle famiglie e sui figli in particolare: la ridotta possibilità di personalizzazione dei percorsi ed una spinta all’omologazione, l’induzione alla fuoriuscita dal servizio pubblico (le tasse le paghiamo anche noi?!) a favore dei servizi privati (a pagamento), quindi tasse moltiplicate. Oltre a questo, le speranze di veder riconosciuta la dignità e la nobiltà civica della nostra esperienza dovremmo rimetterle in busta chiusa nel cassetto dei sogni del comodino. Naturalmente, al mercato del sabato si festeggia, il banco dei cibi pronti dà spettacolo.

Quindi, buone notizie da Bergamo: disponibilità all’ascolto, possibilità per noi di esprimerci e di far cogliere elementi utili di conoscenza. Segnali di movimento dal Ministero, forse qualche opportunità per noi di entrare in ballo.

Per chi ha disponibilità di energie e passione civica, questo è un buon momento per porle in essere!

Bergamo: il dialogo col Provveditorato riprende

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.