E’ veramente difficile per alcuni – anzi per la maggior parte – degli adulti apprezzare il ruolo del gioco nello sviluppo di un bambino. […]
Oh, è vero che tutti i più grandi pedagogisti hanno sostenuto il valore del gioco. Montessori, Piaget, Neill e altri […] ci hanno incoraggiati a riconoscere l’importanza del gioco.

Ma la tentazione di interferire nel gioco del bambino è enorme. Per me è stato come se io, l’insegnante, dovessi assicurarmi che il bambino apprendesse davvero attraverso queste sue attività apparentemente casuali.
Ci ho messo mesi per ridurre la mia tentazione da docente ad interrompere o ad interpretare per il bambino. A. S. Neill scrisse degli insegnanti che aveva osservato che non riuscivano a lasciare che il bambino gustasse le sue attività nella sabbio naia a causa del bisogno del docente di spiegare la qualità della sabbia o i diversi usi della stessa o il modo migliore per costruire un castello e simili.

I genitori insegnanti faranno sicuramente esperienza di questo bisogno di “insegnare”. Molti si sentiranno persino colpevoli per il fatto che stanno consentendo ai loro homeschooler di sprecare il proprio tempo nel gioco. La realtà è che quel movimento è l’attività naturale del bambino piccolo. Stare seduto ad un banco di scuola o ad un tavolo a “lavorare” a problemi matematici o a leggere è altrettanto innaturale per il bambino quanto stare in un letto di ospedale.

Joseph Pearce, autore di Magical Child, disse in un’intervista nel 1985: “Il gioco è l’esercizio con la struttura metaforica, simbolica del linguaggio nel mesencefalo. Il bambino astrae immagini dal mondo dell’adulto […].

Il gioco è il primo livello del grande pensiero immaginativo. Questo è un processo appreso. Il bambino non può mai imparare a giocare senza che il genitore giochi con lui. Il gioco … diventa inattivo a meno che non sia stimolato dal … genitore.”

Quando i bambini crescono – a 7 o 8 anni circa – cadiamo nella trappola di organizzargli il tempo libero: piccoli campionati o lezioni di danza o simili. Ciò pare un’estensione logica della paura di non potersi fidare della loro capacità di riempire le proprie ore con obiettivi sensati.

Susan Macaulay, autrice di For the Children’s Sake […]: “c’è un pericolo in questi giorni di grande sforzo educativo, cioè che il gioco dei bambini venga escluso o prescritto e organizzato fino al punto che non resterà più libertà di scelta nel gioco di quanta ce ne sia nel lavoro. Non diciamo una parola contro il valore educativo di giochi (come il calcio, il basket, ecc.) … ma i giochi/le partite organizzati non sono gioco … I bambini e le bambine devono avere il tempo di inventare episodi, continuare avventure, vivere vite da eroi, mettere sotto assedio e tenere fortini, anche se il fortino è una vecchia poltrona; e in questi affari i più grandi non devono né immischiarsi né fare.”

Una bambina di nome Darlene aveva una diagnosi di iperattività. La maestra si lamentava; il dottore le ha prescritto Ritalin. Uno psicologo ha detto che aveva un ritardo di media entità a dei disturbi di apprendimento. Alla fine, uno psichiatra diede questa valutazione: La bimba frequentava una scuola privata con una quantità di attività extracurricolari e complementari. Oltre a ciò, aveva danza, nuoto, lezioni di piano e di arte, con esercitazioni per ognuna. Una visita obbligatoria alla biblioteca ogni sabato era stata inserita nel “tempo libero” della bambina … La vita di questa bambina era stata imbottita di attività programmate. Lei stava per esplodere a livello emozionale.

Il gioco è il lavoro del bambino. Lo diceva Maria Montessori. Procuriamo ai nostri bambini piccoli un’atmosfera nella scuola domestica che faciliti il gioco. Mentre ciò avviene, tu, l’insegnante, puoi leggere cosa hanno detto i maestri. Per iniziare consiglio il libro di Susan Macaulay’s, How Children Learn e How Children Fail di John Holt, e l’intervista di Pearce su “Mothering”.

Titolo originale: Pat Montgomery’s “Herstory”: Play, The Work of the Child

Scritto da Montgomery, il fondatore della Clonlara School.

Ecco un breve contributo di Barbara Arduini sullo stesso tema:

Non interrompiamo il gioco dei bambini!

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