LAIF ha intervistato l’avvocato Francesco Pisano del foro di Cagliari, difensore della famiglia di Pescara.
Pisano è avvocato dal 1998 e opera in modo specialistico nel diritto delle persone, dei minorenni e delle relazioni affettive. E’  docente della scuola di specializzazione in diritto di famiglia delle persone e dei minori che l’AIAF gestisce con l’università Bicocca di Milano.

LAIF: In che termini si poneva la causa?

Avv. Pisano: Una zelante dirigente scolastica segnala alla Procura della Repubblica due genitori che hanno scelto l’istruzione parentale per la loro figlia e non si sono resi disponibili a farle sostenere l’esame a fine anno. Nonostante ciò fosse stato chiaramente motivato, la linea della dirigente, avvallata dall’Ufficio scolastico regionale, non è cambiata e ha continuato a sostenere l’equivalenza tra mancato esame e violazione dell’obbligo di istruzione.

LAIF: Qual è la linea difensiva che ha individuato, quali sono stati i capisaldi concettuali e legislativi della vostra replica?

Avv. Pisano: Si è trattato appunto di smontare questa equivalenza fra esame e ottemperanza all’obbligo di istruzione.
Il ragionamento del Ministero era il seguente: poiché la legge affida alla scuola statale il compito di verificare l’idoneità dei genitori  all’istruzione parentale, come facciamo noi a fare questa verifica? Non è sufficiente controllare i redditi, cioè l’idoneità economica; non possiamo esaminare i genitori o i loro incaricati per valutarne l’idoneità tecnica all’insegnamento; non ci resta che verificare se i bambini hanno raggiunto gli obiettivi previsti per ciascun anno scolastico.
Questo ragionamento è completamente sbagliato. In primo luogo,  se il controllo è a tutela del diritto del minore all’istruzione, andrebbe fatto prima e non a posteriori, per accorgersi che quel diritto non sarebbe stato assicurato.
L’argomentazione principale, però, è stata che l’obbligo di dare l’esame non esisteva, perché la circolare ministeriale non è una fonte di diritto. E se questo obbligo non esiste,  tanto meno può derivare una conseguenza penale dalla scelta di non sostenere l’esame.

LAIF: Si può trarre un segnale generale da questa sentenza?

Avv. Pisano: Questa vicenda rappresenta, credo, un caso unico e sicuramente  estremo di persecuzione nei confronti della scelta dell’istruzione parentale; che io sappia, nessuno era arrivato a portare dei genitori davanti al giudice penale per un reato tipicamente omissivo,  il classico reato del genitore che trascura il figlio.
Mentre chi fa istruzione parentale  assume sempre un carico in più -anche solo economico- rispetto a chi delega l’istituzione scolastica.

Sicuramente la sentenza ha riaffermato che la scuola pubblica non coincide con il diritto ed obbligo di istruzione, ma è un servizio volto a garantire quel diritto e l’assolvimento di quell’obbligo, che però possono essere soddisfatti anche in altri modi, nel rispetto della libertà e responsabilità dei genitori e della dignità, dei bisogni e delle inclinazioni dei bambini e dei ragazzi.

Ma soprattutto la sentenza è utilissima, proprio per argomentare sull’inesistenza del nesso tra mancato esame e violazione dell’obbligo di istruzione.

Noi abbiamo insistito molto su questo punto, anziché limitarci a dire che l’obbligo non esisteva. Perché è chiaro che il Ministero, ora che il riferimento all’esame è contenuto anche nella legge, continuerà ad agitare lo spauracchio della denuncia. La sentenza dice a chiare lettere che questo non si può fare.

La denuncia è solo per chi non impartisce o non fa impartire l’istruzione ai figli.

LAIF: In caso di rifiuto dell’esame, i genitori potrebbero incorrere in condanne per violazione dell’obbligo scolastico?

Avv. Pisano: Assolutamente no.
Noi ci siano fatti forti del fatto che l’obbligo dell’esame nemmeno esisteva.
Ma non c’è comunque un nesso tra mancato esame e violazione dell’obbligo di istruzione. Io posso istruire mio figlio e rifiutare di presentarlo all’esame.
La norma di cui all’art 731 c.p., come tutte le norme penali, ha il carattere della tassatività: risponde del reato solo chi attua la condotta descritta nella norma e cioè chi omette di impartire o far impartire al figlio l’istruzione. Tutto il resto non conta.
Anche se fosse vero che vi è l’obbligo dell’esame scolastico annuale, non è prevista alcuna sanzione per la violazione di questo obbligo. Quindi la norma è brutta, ma da ridimensionare nella sua portata. Brutta perché pretende di appiattire il diritto alla libertà dei processi formativi (troppo riduttivo ormai parlare solo di istruzione) costringendo l’istruzione famigliare sul binario dei programmi scolastici. Si pretende che a giugno di ogni anno  un bambino che fa homeschooling  sia tenuto a svolgere le stesse prestazioni di uno che frequenta la scuola. Questo non ha senso. Perfino all’interno della stessa scuola si svolge una programmazione differenziata e individualizzata in funzione, ad esempio, dei cosiddetti bisogni educativi speciali. Allora bisognerebbe che i bambini che provengono dall’istruzione parentale fossero sottoposti ad esame per una verifica del loro percorso individualizzato, che è frutto della libera scelta dei genitori. Questo significherebbe aprire un dialogo tra agenzia formative: istituzione scolastica e famiglia, su un piano di pari dignità.

E’ giusto che lo Stato controlli, ma il modo deve essere rivisto.
Per fare un esempio: i genitori hanno il dovere di garantire ai figli, tra le varie cure materiali, un adeguata alimentazione, ma questo non significa che si possa imporre alle famiglie il rispetto delle tabelle della asl per le mense scolastiche.

Intervista all’avvocato Francesco Pisano, difensore della famiglia di Pescara

2 pensieri su “Intervista all’avvocato Francesco Pisano, difensore della famiglia di Pescara

  • 15 Febbraio 2019, 16:36 alle
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    Buongiorno, mi chiamo Alessandra e mio figlio Federico di 13 anni, pratica l’homeschooling da due anni

    Sostenere l’esame ogni anno ci pesa non poco, perchè Federico è un bambino molto libero e in perenne movimento Finora l’abbiamo sostenuto, ma , mi chiedevo, cosa potrebbe accadere se ci rifutassimo di darlo

    Grazie,

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    • Sergio Leali
      16 Febbraio 2019, 22:09 alle
      Permalink

      Ciao Alessandra,
      Come LAIF stiamo sostenendo modalità di accertamento diverse dall’esame e ci sono già segnali molto incoraggianti in questo senso.
      Abbiamo formulato una proposta di progetto famigliare di istruzione, studiamo le Indicazioni nazionali, ecc. Ci sono alcune famiglie in fase di trattativa con il DS per mettere a punto modalità diverse dall’esame.
      E’ importante però circostanziare bene ogni singola situazione; se vuoi, puoi chiamarmi al telefono: 3356851926.
      Saluti.
      Sergio.

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