Ecco alcuni concetti base che possiamo tenere presente quando riflettiamo sull’educazione e lo sviluppo delle competenze dei bambini.

Il fondamento dell’educazione è allontanare gli ostacoli che impediscono al bambino di crescere e sviluppare le sue autonomie.
Sin dalla più tenera età molti adulti pensano che occorra insegnare ai bambini a parlare, a camminare,
a stare composti a tavola e a studiare. In realtà il bambino imparerà queste competenze non quando lo decidiamo noi, ma quando il suo sviluppo neurobiologico sarà pronto a raccogliere i segnali che gli provengono dall’ambiente. Non s’insegna a parlare, a camminare a stare composti a tavola, perché questi comportamenti si manifesteranno naturalmente, quando sarà pronto a farlo e grazie al nostro esempio, quando ci sentirà parlare con lui, quando ci vedrà camminare e proverà a farlo lui stesso, quando ci imiterà a tavola.

Anche per lo studio vale la stessa cosa, se immergiamo il bambino in un ambiente stimolante e nel quale può scoprire come montare o smontare un oggetto oppure quale parola corrisponde alla realtà che lo circonda, imparerà a leggere. Se lasceremo che giochi spontaneamente con le lettere, apprenderà a scrivere. Si può apprendere a studiare in innumerevoli modi.
Nei bambini nella fascia pre-scolare e fino ai sette anni fare esperienze concrete e stare all’aria aperta sono modi piuttosto efficaci di studiare il mondo che li circonda.
Maria Montessori spiega: “E’ l’ambiente che accoglie le energie, perché offre i mezzi necessari a svolgere le attività che da esse derivano. Ora dell’ambiente fa parte anche l’adulto: l’adulto deve adattarsi ai bisogni del bambino e renderlo indipendente per non essere di ostacolo per non sostituirsi a lui”. Quindi anche l’adulto fa parte dell’ambente e come un oggetto si fa duttile nelle mani del bambino come presenza attenta e in ascolto che si pone come sfondo nel suo apprendimento, non come protagonista e che si modella in base ai suoi bisogni. Per questa ragione non esiste una modalità di apprendimento che vada bene per tutti, ma appunto ogni bambino è importante che abbia più modalità di accesso al sapere, perché possa scegliere quello che va meglio per lui.
Osservare un bambino è una delle qualità più importanti per chi desidera non ostacolare la fiducia in se stesso. E’ in base al livello di competenza del bambino che possiamo modellare le esperienze di apprendimento per lui.
Protrarci in lunghe spiegazioni molto spesso non è efficace ai fini dell’apprendimento perché in realtà ogni volta che spieghiamo qualcosa,  impediamo alla persona di scoprirlo da solo. Più importante che spiegare è allora osservare. Che cosa sa fare il bambino? Come posso far diventare il suo interesse, un apprendimento? E se sta svolgendo un compito, non anticipiamo, non parliamo, non ostacoliamo con i nostri ragionamenti. Il vero maestro, diceva la Montessori, è quello che sta dietro gli alunni, non davanti. Se un bambino sta imparando a fare qualcosa, lasciamogli il tempo di farlo, lasciamo che sbagli e ci riprovi. Ecco che Maria Montessori diceva: “Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo”. L’esperienza del successo è elemento incredibilmente potente nell’apprendimento, l’avercela fatta da solo è davvero qualcosa di molto importante per il bambino perchè gli donerà soddisfazione e autostima.
Il bambino che viene lascito libero di esplorare il suo ambiente, che può sporcarsi, che può esprimere il suo dissenso è un bambino che presto diverrà sicuro delle sue capacità.

I bambini sono venuti al mondo per ricordare agli adulti che ognuno di noi è spinto a fare o non fare delle esperienze perché guidato dalla sua guida interna. Quando nostro figlio non fa quello che desideriamo, non lo fa per farci un dispetto ma per seguire se stesso, i propri interessi e rispondere alla sua fame di conoscenza.
Possiamo chiamare questo spirito primitivo come bisogno di esplorazione, curiosità, mettersi alla prova, che lo spinge a conoscere i suoi limiti e quelli della realtà che lo circonda, che lo fa agire in base a quello che sente giusto dentro di sé. Infatti, scrive Maria Montessori: “Ciò che muove il bambino all’attività è un impulso interiore primitivo, quasi un vago senso di fame interna, ed è la soddisfazione di questa fame che lo conduce a poco a poco ad un complesso e ripetuto esercizio dell’intelligenza nel comparare, giudicare, decidere un atto, correggere un errore.”
L’adulto è un facilitatore dell’apprendimento è colui che lo lascia apprendere soprattutto da se stesso.

Il motto di Maria Montessori è “Aiutami a fare da solo”ossia la qualità educativa di cui il bambino ha bisogno è di
qualcuno che non si sostituisca a lui, ma che fornisca tutti gli strumenti necessari per farcela da solo e apprendere dall’esperienza.

Quando davvero abbiamo imparato qualcosa nella nostra vita? Forse solo quando l’abbiamo fatta davvero? E’così anche per i nostri figli. Non si può imparare dall’esperienza di un altro, ognuno occorre che faccia la propria.
Infatti Maria Montessori diceva: “Imparo se faccio.”
Le lezioni frontali non sono sufficienti perché un bambino apprenda nuovi contenuti, è l’esperienza concreta di quell’operazione matematica o della scrittura che insegna al bambino a diventare abile in quella competenza.

In conclusione, come facciamo a sapere se il bambino sta dando frutto a tutte le sue competenze e sta crescendo nel suo apprendimento?
E’ semplice Maria Montessori sintetizza così la risposta a questa domanda: “Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino.” Ogni volta che sofferenza, privazioni e fatica fanno capolinea nelle nostre famiglie è il momento di chiedersi se stiamo in qualche modo contribuendo a minare il rapporto di fiducia: con sgridate, rimproveri e conflitti, oppure se non è così, occorrerà scoprire qual è l’ostacolo che gli impedisce di provare piacere nell’apprendere, perché ogni bambino naturalmente desidera imparare e
crescere.

Le emozioni sono importanti segnali dell’apprendimento e ci dicono se siamo sulla strada giusta. La felicità è il sentimento che muove l’interesse ad apprendere. Non s’impara senza interesse. Entrare in connessione con il vissuto del bambino vuol dire porre l’attenzione sull’efficacia del percorso pedagogico scelto.

Vivere l’apprendimento come un atto di felicità o frustrazione fa la differenza. Ecco perché anche nell’apprendimento l’empatia è elemento imprescindibile.

Giuditta G. Mastrototaro, Pedagogista ed Esperta nelle relazioni educative familiari.
Sito web

Bibliografia:
Giuditta Mastrototaro. Nascere e crescere alla luce dell’educazione empatica. StreetLib 2015
Helbert Frantae Anna Rita Cosanti. L’arte dell’incoraggiamento. Nuova Italia Scientifica 1991
Justine Mol. Crescere nella fiducia. Uno editori 2012
Maria Montessori. Come educare il potenziale umano. Garzanti Editore 2007
Maria Montessori. Il segreto dell’infanzia. Garzanti editore 1999
Sura Hart e Victoria Kindle Hodson. A scuola con empatia. Edizioni Esserci 2014

Maria Montessori: l’educazione e lo sviluppo delle competenze nei bambini

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