Genitori insegnanti? No, grazie!
John Holt, il padre dell’homeschooling, riflette su quale sia il ruolo del genitore nell’apprendimento in famiglia.
Non insegnare, ma consentire ai figli di accedere ai luoghi, agli oggetti, alle persone … alla vita reale.

“Nel processo di apprendimento, l’unico vantaggio che abbiamo sui bambini […] è che siamo qui da più tempo. Sappiamo molto di più. Abbiamo fatto molta più esperienza. Sappiamo dove sono le cose. Abbiamo mappe stradali del mondo, non solo mappe reali, ma diverse mappe mentali del mondo intorno a noi.

Ciò che l’adulto può fare per i bambini è rendere sempre più accessibile e trasparente questo mondo e la gente in esso. La parola chiave è accesso: alla gente, ai posti, alle esperienze, ai luoghi in cui lavoriamo, alle altre località in cui ci rechiamo – città, Paesi, strade, palazzi. Possiamo anche mettere a disposizione strumenti, libri,registrazioni, giochi e altre risorse. In generale, i bambini sono più interessati alle cose che gli adulti usano realmente che alle cosette che compriamo appositamente per loro.

Intendo che chiunque abbia osservato dei bambini piccoli in cucina sa che giocherebbero con pentole e padelle molto più volentieri che con qualsiasi cosa fatto da Fisher-Price o Lego o chiunque altro.

Possiamo aiutare i bambini anche rispondendo alle loro domande. Comunque, tutti gli adulti devono fare attenzione a questo aspetto perché abbiamo la tendenza a rispondere troppo, quando un bambino fa una domanda. “Aha”, pensiamo, “adesso abbiamo la possibilità di insegnare un pochino” e quindi forniamo una relazione di 15 minuti per una risposta.[…]

La cosa migliore che possiamo fare è di rispondere alla domanda specifica e se non si conosce la risposta, dire “Non so, ma forse riusciamo a trovarlo da qualche parte o tal dei tali potrebbe saperlo.”

Non solo […] l’insegnamento non richiesto non produce apprendimento, ma – e questo per me è stato perfino più difficile da imparare – nella maggior parte dei casi, un tale insegnamento previene l’apprendimento. […] Il 99% delle volte, l’insegnamento di ciò che non è stato richiesto, non darà come risultato l’apprendimento, ma lo impedirà. Con un minimo di osservazione, i genitori lo vedranno confermato in tutte le situazioni. […]

Tutte le volte che tentiamo di insegnare qualcosa a qualcun altro senza essere stati invitati a farlo o averne ricevuto richiesta, che ne siamo consapevoli o no, trasmettiamo all’altra persona un doppio messaggio. La prima parte è: ti sto insegnando qualcosa di importante ma tu non sei abbastanza intelligente  per capire quanto è importante. […] Il secondo messaggio […] è: ciò che ti sto insegnando è così difficile che se non te lo insegnassi, non riusciresti ad impararlo.

Questo doppio messaggio di sfiducia e di sospetto è percepito dai bambini molto chiaramente perché loro sono estremamente sensibili ai messaggi emozionali. […]

Il problema è che noi esseri umani amiamo insegnare. Siamo animali insegnanti, esattamente come siamo animali imparanti. Dobbiamo ridurre l’impulso, l’abitudine, il bisogno di spiegare le cose a tutti … a meno che non ce lo richiedano.”

I genitori sono quindi facilitatori, nel senso che accompagnano i propri figli nelle strade della vita, permettendo loro di usufruire di spazi e cose “da grandi”, evitando di circoscrivere la loro attività esplorativa a luoghi, cose, libri o esperienze “da piccoli”, ed evitando di dare spiegazioni non richieste.

John Holt, Learning all the time, How small children begin to read, write, count and investigate the world, without being taught, Da Capo Press, 1989, pag.127

 

Tradotto dall’Inglese da Nunzia Vezzola

Primo, non insegnare! (John Holt tradotto per LAIF)

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