All’interno del progetto “LAIF fa rete” intervistiamo Sybille Tezzele Kramer, artista, storica mamma homeschooler famosa in Italia, che ora sta scrivendo il suo quinto blog (https://sybilletezzelekramerartblog.wordpress.com/) su cui si trovano tanti spunti e materiali creativi insieme ai suoi capolavori artistici.  Sybille ha già collaborato con l’associazione LAIF nella giuria per il concorso per il logo di LAIF (https://www.laifitalia.it/concorso-marchio-laif/).

Partiamo da te: dove trai ispirazione per i tuoi lavori artistici e per i materiali didattici che prepari?

Ho la fortuna di non avere mai perso il contatto con la mia “Io-bambina” interiore. Semplicemente, cerco dunque di collegarmi a questa bambina piena di fantasia e immaginazione ma anche piena di voglia di comprendere, di capire come funzionano le cose nella vita, di scoprire come sono collegate tra di loro e partendo da qui mi viene abbastanza facile decidere come poter trasformare un contenuto in un materiale didattico, un gioco, un esercizio che diverte e emoziona. Anche i libri di testo fatti male mi ispirano in un certo senso perché quando li sfoglio penso quasi in automatico: Oh no, che disastro… qui farei così… oppure così… Infatti anche questo fa parte del mio lavoro, mi capita regolarmente di “tradurre” argomenti da libri di testo per insegnanti, trasformando i contenuti in materiali didattici, disegni, schede ecc.

Quale genere di lavoro e quali accortezze sono necessarie per realizzare e preparare del materiale stimolante per i propri figli?

Esistono molti materiali bellissimi da acquistare ma ho scoperto che è meglio non esagerare nel proporre ai bambini materiali già pronti. Molto meglio trovare un equilibrio aggiungendo materiali da costruire insieme. Che siano carte con disegni fatti insieme dove aggiungere a mano le parole o i numeri, che siano lapbooks o materiali per creare linee del tempo, credo che uno degli “ingredienti segreti” per un apprendimento soddisfacente (sia per chi accompagna l’apprendimento sia per chi sta imparando) sia la partecipazione attiva dei bambini già nella creazione del materiale, non solo nell’utilizzo. Ci spostiamo in questo modo dall’essere “consumatore” di contenuti e materiali progettati da altri verso il diventare “creatori” dei materiali che noi stessi andremo ad utilizzare per imparare e approfondire. Questo è anche uno dei concetti di base dei materiali didattici che creo per famiglie, homeschoolers e insegnanti; cerco sempre di sottolineare che si tratta di proposte e spunti di partenza che vogliono invitare alla personalizzazione, alla modifica, alla trasformazione. È poi ogni volta una grandissima emozione e soddisfazione per me vedere i capolavori che nascono (ad esempio lapbooks) ed i nuovi giochi didattici inventati da chi utilizza le mie proposte …

Parlaci dell’importanza del lavoro multidisciplinare nell’educazione a casa come nella scuola.

Secondo me è il modo più naturale per imparare. La nostra mente non ha dei files come un computer dove ogni cosa va memorizzata in un contenitore a parte e anche la concentrazione non viene facilitata quando puntiamo tutto su un solo aspetto dell’argomento, un solo modo di affrontarlo, anzi! Più riusciamo a coinvolgere tutti i sensi e a collegare ciò che studiamo con altri argomenti, interessi, attività, e più diventa facile per la mente comprendere e memorizzare senza troppa fatica. Con questo tipo di approccio è anche più semplice presentare argomenti che al bambino interessano insieme ad argomenti che magari invece gli sembrano noiosi. Un esempio concreto:  tempo fa mi è stato chiesto un consiglio per una bambina di 10 anni, il problema era come fare per affrontare con più entusiasmo la geografia. Quando ho scoperto che la bambina è appassionatissima di cani ho proposto di studiare, insieme agli stati europei, anche le razze tipiche di ogni Paese… è stato un vero successo!

Come sta cambiando in questi anni il panorama homeschooler in Italia?

Da quello che posso osservare, mi sembra di capire che le famiglie sono sempre più connesse tra di loro, si confrontano su esperienze, idee e contenuti. Ma anche il mondo della scuola (insegnanti, educatori, esperti) guarda con interesse sempre più grande verso questa realtà. Infatti tra le famiglie homeschoolers, molti genitori di mestiere fanno gli insegnanti o educatori. Mentre venti o quindici anni fa c’era forse più diffidenza da parte della scuola verso le famiglie che sceglievano questo percorso, oggi mi sembra di vedere invece spesso una maggiore apertura e un autentico interesse verso le possibilità che l’Homeschooling offre e la curiosità di capire se ci sono aspetti dell’homeschooling che potrebbero essere inseriti nel lavoro a scuola. Basta pensare all’esempio del lapbook che ha le sue origini nell’homeschooling americano: oggi in molte scuole le insegnanti propongono questo strumento perché ne hanno scoperto le potenzialità e l’utilità. Giusto la settimana scorsa ho avuto come ospiti sei docenti della Facoltà di Scienze della Formazione che mi avevano chiesto un incontro per conoscere meglio il mio lavoro e poter sapere di più sulla nostra homeschooling-esperienza.

Voi vivete nell’Alto Adige, quali differenze trovi nel fare homeschooling in una provincia autonoma rispetto al resto dell’Italia?

Per le famiglie altoatesine di madrelingua e cultura tedesca la differenza più grande è sicuramente che – appunto per motivi linguistici – loro si orientano molto di più al mondo di lingua tedesca, ad esempio molto spesso frequentano siti e gruppi di Homeschooling di lingua tedesca invece che partecipare ai gruppi italiani. Dunque c’è forse un collegamento e una condivisione più grande con famiglie homeschoolers (o che vorrebbero diventarlo) in Austria, Germania e Svizzera. Anche perché in effetti siamo a pochi passi da questi Paesi, perciò è anche facile partecipare ad incontri.
Le famiglie altoatesine di madrelingua italiana invece spesso condividono percorsi ed esperienze con le famiglie ed i gruppi homeschoolers trentini, appunto soprattutto per motivi linguistici. Vivere in una provincia bilingue è interessante e stimolante ma è un’illusione credere che tutti quelli che vivono qui siano perfettamente bilingui e si sentano a loro agio sia in tedesco che in italiano. In questo senso, una certa “divisione” per gruppo linguistico esiste.
Per il resto, non credo che ci siano altre differenze. Come in tutte le province e regioni, ci sono famiglie e stili diversi: c’è chi tende verso uno stile Unschooling, c’è chi segue un approccio montessoriano, c’è chi invece segue abbastanza in dettaglio le linee guida provinciali (che da noi sostituiscono le indicazioni ministeriali sugli obiettivi) e c’è chi costruisce un percorso molto individuale. E, come ovunque, troviamo dirigenti scolastici “elastici”, aperti e interessati a percorsi di questo tipo, mentre ce ne sono anche di più “rigidi” che non vedono volentieri questa scelta.
Una differenza c’è invece rispetto alla situazione giuridica perché la provincia autonoma può gestire alcuni aspetti in modo diverso rispetto alle altre province e regioni. Ad esempio, in provincia di Bolzano c’è l’obbligo di essere regolarmente iscritti ad una scuola, anche quando si fa Homeschooling.

Cosa pensi del lavoro che facciamo come LAIF e che direzioni ci consigli?

Colgo l’occasione per esprimere i miei complimenti per l’impegno con il quale portate avanti LAIF. Noto con piacere che LAIF è molto presente online, ad esempio su facebook, con articoli e testimonianze sempre interessanti. Personalmente sono una fan della sezione “Origami & Co” del giovane Matteo che conosco da diversi anni, è un vero piacere seguire in questo modo le sue passioni e la sua bravura ma anche lo spirito con il quale mette a disposizione le sue capacità per condividere i suoi interessi con tutorial e materiali.

“LAIF fa rete” è un progetto neonato. Come lo vedi? Cosa vorresti che diventasse?

“Fare rete” è una delle parole-chiavi per affrontare bene non solo le piccole e grandi soddisfazioni che regalano le proprie scelte nella vita, ma anche e soprattutto i problemi e le sfide che richiedono impegno e determinazione. Battersi insieme per obiettivi comuni aiuta a non sentirsi soli e piccoli. Dunque auspico che la rete di LAIF diventi sempre più grande e più colorata.

Ci colpisce tanto il tuo grande entusiasmo. Hai una frase ispirante che vuoi lasciare ai nostri lettori?

Il mio entusiasmo nasce dalla felicità e la soddisfazione di poter fare ciò che amo fare. Vorrei incoraggiare tutti a credere nelle loro passioni e nei loro talenti e di dedicare spazio e tempo per coltivare queste passioni: ne vale sempre la pena perché per tutta la vita avrai una cosa “tutta tua” che ti sa rendere felice e ti offre non solo soddisfazione nei periodi buoni ma anche consolazione nei momenti più difficili che fanno parte della vita e che prima o poi si bisognerà affrontare.

LAIF fa rete: intervista a Sybille Kramer

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