Da Mestre, via verso Belluno, si scavalca il Piave, il fiume che mormorava calmo e placido e che annegava i colpi di mortaio, ora il suo fiato è corto, pochi rivoli d’acqua solcano il letto arido e ampio.

Le montagne alte e luccicanti di neve verseranno acqua nelle prossime settimane, anche se non in abbondanza.

Isabella dal Magro con Andrea Botteon, Morena Franzin, Federica Sbardelotto con Aldo Cortina, Giulia Pecis Cavagna ed io abbiamo incontrato il dirigente provinciale dell’USP di Belluno, Dr. Gianni De Bastiani.

Appare subito chiaro come ciò che raccontiamo sia una sfaccettatura del pianeta istruzione che non ha ancora grande rilievo, quantomeno quantitativo.

L’esposizione delle caratteristiche salienti della nostra esperienza ha stimolato uno sguardo comparativo nel dirigente, che ha letto i punti di forza e di potenziale debolezza insiti a suo parere nell’homeschooling.

In particolare, è stata segnalata da parte sua la necessità di una metodologia della condivisione di esperienze tra le famiglie di un dato comprensorio. Stimolazioni positive che danno ulteriore forza al lavoro associazionistico.

Abbiamo avuto  modo di sottolineare come la scelta di responsabilità che stiamo compiendo coinvolga anche, ed in modo particolare, la socialità e la partecipazione comunitaria dei nostri figli e delle famiglie.

Ponendo l’accento sui tratti qualificanti dell’homeschooling, si è chiesto che venga perseguita una gestione istituzionale più sostanziale e coerente, meno burocratica, soprattutto nella fase dell’accertamento.

E’ poco sostenibile in termini di dignità di cittadinanza, che i passaggi ambigui nella legislazione, vedi questione esami, siano trattati, da parte delle istituzioni secondo i  parametri più riduttivi e aridi di una visione superficiale  e spesso anche sorda ed “urlante”.

Sul tema specifico dell’esame, si è mostrata l’incoerenza della linea della presunta obbligatorietà; anche qui si è proposto di procedere verso il superamento della fissità statica, ormai confutata anche dalle indicazioni ministeriali, dell’esame canonico: in aula, professori o maestri schierati, scritti, orale, valutazione; promosso/bocciato, idoneo/non idoneo.

Questo non ha portato seduta stante ad una svolta clamorosa, ma un ragionamento nuovo si è avviato. Mi sento di dire che non si sono manifestate contrarietà in questo primo approccio ad un atteggiamento di maggior coerenza disciplinare, professionale ed istituzionale.

Ancora una volta si palesa l’urgenza di colmare quei vuoti di stimolo alle istituzioni che contribuiscono al formarsi di una percezione non realistica ed in alcuni casi molto distante dal suo vero stato. Al livello successivo, oltre quello della dirigenza di istituto comprensivo, spesso non giungono gli “stimoli-informazioni” neanche di casistiche di gravità acuta.

Evidentemente non sempre vi è un efficace scambio di informazioni tra i vari settori istituzionali;  noi come associazione e/o singole famiglie  possiamo interagire contemporaneamente con le diverse figure, contribuendo probabilmente, a mettere in circolo informazioni più approfondite e talvolta risolutive. In questo senso, quindi, c’è del lavoro utile da fare.

Anche al dirigente dell’USP di Belluno come ai funzionari regionali, abbiamo chiesto una collaborazione sui punti della declinazione del termine “esame” e di una possibile sperimentazione, da condividere con le famiglie homeschooler, nell’ambito di istituti comprensivi che vogliano porsi all’avanguardia nell’innovazione del sistema dell’educazione e dell’istruzione.

C’è ancora strada da fare, ma il cammino procede e, su strade di montagna, si arriva insieme con le proprie gambe ed aiutandosi l’un l’altro.  La nostra strada è ancora in salita, ma con la robustezza e l’entusiasmo che abbiamo incontrato a Belluno penso che ce la faremo.

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