All’interno del progetto “LAIF fa rete” intervistiamo Alda e Max, genitori homeschooler dell’Emilia Romagna, che scrivono le loro riflessioni di vita e homeschooling sul blog “Liberi in Terra” (http://liberinterra.blogspot.com/).

Iniziamo da voi: come ha cambiato la vostra vita la scelta di fare homescholing?

Sinceramente era una tentazione che avevamo fin da quando Tommaso, che ora ha 16 anni, era piccolo.  Anche perché, visto che ora si parla dell’homeschooling anche nella fascia di età precedente alla scuola dell’obbligo, noi con tutti e 3 i figli abbiamo scelto la casa e la campagna come loro habitat ideale di crescita fino ai 6 anni, età in cui l’istruzione e non la scuola diventa obbligatoria.
Certo la nostra scelta di vita collegata all’autoproduzione di cibo sano, fondamentalmente verdura e frutta, aiuta in questo senso, poiché il lavoro si svolge nel terreno agricolo in cui viviamo.
Per 6 anni Tommaso ha frequentato la scuola fino alla prima media e Sebastiano fino alla seconda elementare e, nonostante la tentazione di provare l’istruzione famigliare, ci siamo impegnati seriamente nel seguire i ritmi imposti dalla società, collegati soprattutto alle esigenze della maggior parte dei genitori lavoratori che hanno orari fissi.
L’abbiamo vissuta come una forzatura che limitava la nostra libertà se ci aggiungiamo anche il fatto che viviamo ad 8 km da Molinella, senza alcun servizio di trasporto scolastico, questa forzatura era anche collegata ad un disservizio inaccettabile ben oltre gli anni 2000.
Poi conoscendo, grazie ad internet, alcune famiglie intenzionate a proseguire il percorso educativo in modo autonomo ed altre che già praticavano da qualche anno l’istruzione famigliare, si è deciso insieme a loro di iniziare un percorso condiviso.
Parliamo di una scelta non semplice poiché abitavamo sparsi tra le province di Bologna, Ravenna e Cesena.  Sicuramente una caratteristica in comune era quella di essere persone intraprendenti e reattive, in grado di cambiare qualità e direzione alla propria vita.
Si decise di trovarsi un giorno alla settimana, in modo itinerante soprattutto tra le case di Bologna e Imola, se non ricordo male.  Questo agli inizi.
E’ stata un’esperienza certo impegnativa, non semplice e scontata, ma molto molto stimolante e divertente. Nel percorso faceva parte anche la famiglia di Marzia e Alessandro che ora vivono in Irlanda.
Dopo qualche tempo ognuno ha continuato il proprio percorso in modo autonomo, chi è rientrato a scuola e chi invece continua tutt’ora ad educare a casa.
Ad oggi Tommaso il più grande è rientrato alle superiori, Sebastiano continua il percorso a casa ed ha quasi 12 anni e Cloe che quando iniziammo era ancora piccola, ora sta imparando a leggere, scrivere e le prime basilari operazioni con i numeri.
Certo negli ultimi anni non si può negare che le mattine non siano impegnate, anzi sempre occupate.
Abbiamo dovuto rivedere l’organizzazione della giornata, tempi più morbidi nell’alzarsi ma sempre uno dei 2 genitori a disposizione per seguire Sebastiano e Cloe.
I primi passaggi dalla scuola allo studio libero sono i più impegnativi poiché i bambini o ragazzi sono abituati ad avere un adulto che dirige in modo continuo il loro tempo , quindi si aspettano di essere guidati in continuazione e non sono abituati a scegliere e ad essere autonomi, poiché l’autonomia di gestione nella scuola pubblica è vista come una possibilità di fuga dal controllo.
Eppure rappresenta la chiave di svolta per cui vale la pena provare!!!
Imparano, con enorme pazienza da parte del genitore (pazienza che non essendoci sempre diventa una chiave di crescita anche per noi adulti !!), che studiare significa anche scegliere ed approfondire ciò che più li appassiona.
L’obiettivo dell’autonomia nello studio credo sia la parte che richiede più impegno da parte di chi li accompagna alla ricerca delle proprie passioni, lasciando spazio alla creatività e riducendo al minimo le imposizioni.
Si costruisce così un rapporto in cui il genitore viene percepito finalmente come l’educatore di riferimento, perché, che lo si voglia ammettere o meno, prima di tutto il genitore deve trovare gli spazi e il tempo necessario per educare i figli.
Ma il valore di questo tempo non lo si può paragonare al tempo perso, richiesto dalla scuola, per far svolgere i compiti a casa.
I compiti sono un’imposizione per tutta la famiglia, lo studio invece comporta ricerca e piacere, e può essere svolto secondo i propri ritmi e senza subire un giudizio, purtroppo quasi mai obiettivo, da parte dell’educatore scolastico, giudizio che negli ultimi anni attraverso i voti numerici si è trasformato in una triste competizione ansiosa tra bambini.

Ci sono molti modi di istruire ed educare. Quali sono i principi che ispirano il vostro stile pedagogico?

Nessuno in particolare, direi piuttosto che siamo liberi di scegliere ed educare.
Certo utilizziamo gli strumenti didattici di alcuni metodi.
Per i primi anni di Cloe stiamo utilizzando il Metodo Analogico che offre interessanti spunti sia per la lettura che per il calcolo numerico.  Ho utilizzato anche molto all’inizio Sillabandia il gioco di Creativamente. Utilizziamo anche libri scolastici ma senza fissarci con un metodo o l’altro.
A Cloe ultimamente interessa un libro di una collana per bambini che si chiama “Imparo a leggere e scrivere” delle edizioni Del Borgo.
Per le lingue oltre a guardare film in lingua originale con sottotitoli, utilizzano piattaforme come Duolingo e Babbel, questo intendo per Sebastiano.
Sempre nella fascia delle medie, non seguiamo il programma scolastico in modo lineare, per esempio con la matematica usiamo i supporti video di Khan Academy e la affrontiamo quest’anno utilizzando il metodo della Matematica Vedica.
Praticamente ogni mattina ci si dedica allo studio, ma la scelta del percorso in base alla materia avviene cercando di smussare le resistenze quando la noia sopraggiunge e la curiosità si spegne.
Non è facile e richiede una libertà di scelta. La Matematica Vedica è proprio stata una scelta conseguente ad una resistenza alla noiosa matematica scolastica.

Quali sono le difficoltà a cui andate incontro con la scelta di fare istruzione parentale?

Con 3 figli, di età differente uno dall’altro, la principale difficoltà sta nell’accettare che il tempo dedicato all’educazione faccia parte delle proprie giornate per più di un decennio.
Ma questo accadrebbe comunque con i ritmi scolastici, quindi, mettiamola giù in un altro modo….
La difficoltà sta nel conciliare il tempo da dedicare al proprio lavoro, che per noi significa anche passione, e il tempo da dedicare allo studio.
Ma avendo il lavoro che circonda la casa, Max per esempio stamattina ha portato con sé Cloe nei campi ed ha affrontato le somme in colonna mentre si dedicava alla semina degli ortaggi.
Sicuramente oggi l’immagine è un’immagine bucolica ma non è così ogni giorno.
Durante l’inverno si studia, scrive, ricerca in casa con il caldo del fuoco ma non c’è paragone con il piacere di stare all’aria aperta!!!!
Una difficoltà forte l’ho riscontrata nell’affrontare le linee scolastiche per esempio con l’esame di stato di terza media, poiché, come ho spiegato nell’articolo che ho scritto sulla Matematica Vedica, la matematica della scuola statale è veramente poco piacevole e quindi occorre costringere i figli ad uno studio per nulla accattivante. Qui, sono pienamente sincera, prende anche a me un rifiuto collegato all’imposizione.
Questo perché avviene?? Perché le istituzioni pretendono che il bambino o ragazzo che studia in modo autonomo debba attenersi alle stesse regole e giudizi di un bambino/ragazzo scolarizzato.
Ecco che si percepisce profondamente la diffidenza e la chiusura istituzionale e sociale nei confronti di chi sceglie un altro percorso, un percorso in antitesi.
Ma noi siamo abituati a questo giudizio sociale che si manifesta appieno quando il singolo sceglie nuove strade!!  Certo, siamo abituati, e me ne dispiace…..perché scegliere di produrre biologico usando soprattutto coadiuvanti naturali per il trattamento delle infezioni (l’utilizzo della propoli per esempio) smuove diffidenze e incredulità da parte della persona comune, invece di smuovere curiosità e di vedere nuove possibilità di vita.
Questo soprattutto accadeva 15 anni fa, oggi va meglio con il biologico…. Ma mai stupirsi del singolo che dice…il biologico non esiste!!!
Purtroppo, nella maggior parte dei casi, invece di cercare un confronto si preferisce non credere ed ostacolare.
Ma siamo fiduciosi…occorre tempo come ne è servito per far comprendere l’importanza di produrre senza utilizzo della chimica per il benessere del pianeta e per la salute dell’essere umano che lo abita!

Quali vantaggi porta vivere in campagna per chi fa homeschooling?

Come spiegavo sopra, i vantaggi sono collegati al lavoro che circonda l’abitazione, quindi il lavoro collegato al luogo di vita e si trasmette anche un concetto diverso di vita collegata al lavoro. Pare un gioco di parole ma è un principio cardine!!!
Il lavoro viene vissuto dai figli come una passione, uno strumento per accrescersi dal punto di vista umano e non puro sacrificio per necessità economica.
Inoltre nel caso specifico dell’agricoltura il lavoro diventa una necessità fondamentale che accresce il livello qualitativo : produrre cibo sano per ottenere un livello di salute il più ottimale possibile.

Vivere isolati ha degli svantaggi tangibili, soprattutto la necessità di utilizzare sempre la macchina, ma un vantaggio inestimabile: il continuo e diretto contatto con la natura, i suoi suoni, il suo silenzio, gli animali selvatici a portata di sguardo, i tempi che si dilatano e la calma che entra a far parte della propria quotidianità.
La vita in campagna, intendo di chi vive grazie alla campagna, collegato alla sussistenza, non è certamente una vita ansiosa!  E questa caratteristica profonda risulta evidente a tutti gli amici e persone che ci frequentano. Percepiscono la nostra scelta come una scelta in antitesi alla direzione intrapresa dalla società attuale collegata all’economia neoliberista.
Attenzione perché anche l’agricoltura vissuta in una forma puramente economica diventa stress e rischio, il principio cardine rimane quello di vivere grazie ad un’agricoltura di sussistenza.

Come vedete l’associazione LAIF nel panorama homeschooler italiano del giorno d’oggi?

Noi crediamo molto nel vero spirito associativo, poiché anche nell’ambito dell’agricoltura biologica fondare un’associazione locale ci ha permesso di essere riconosciuti presso le istituzioni dapprima solo nel territorio provinciale di Bologna poi anche in ambito regionale e nazionale con progetti su tutto il territorio nazionale.
Inoltre l’associazione pone tutti i soci allo stesso livello, vi è una reale democrazia in cui nessuno domina.
Certo è che siamo ancora in pochi , anzi pochissimi a praticare l’homeschooling e quindi partecipare alle assemblee dei soci significa andare in un’altra regione.
Il limite è rappresentato dalla difficoltà di essere continuativi nella partecipazione.
Per noi è stato molto importante sentirci parte di un gruppo quando con Sergio Leali, a dicembre 2018, ci siamo confrontati con il provveditorato regionale dell’Emilia Romagna sulla questione attuale e spinosa degli esami annuali che ci pone distanti dalle istituzioni.

“LAIF fa rete” è un progetto neonato. Come lo vedi? Cosa vorresti che diventasse?

Credo che sia il frutto tangibile dello spirito associativo.
Creare una rete di esperienze collegate all’istruzione famigliare permette, non solo a noi di entrare in comunicazione, ma anche a chi è estraneo di entrare in contatto con realtà solo immaginarie.
Poiché nell’immaginario collettivo chi sceglie l’homeschooling viene visto come scollegato dalla realtà; io e Max invece crediamo che queste realtà siano embrioni di una nuova società…..una società in cui la parte creativa dell’essere umano viene rispettata e stimolata ad esprimersi e non a sopprimersi.
In sintesi ci si sente meno isolati e fuori dal coro, con la speranza che questo coro non venga vissuto come una critica anticonformista ma sia un invito all’ascolto di quella pulsione autentica collegata alla creatività e alle passioni.

Vuoi lasciare un tuo messaggio per i nostri lettori?

Suggeriamo di trovarsi con altri homeschoolers, come facciamo noi, anche solo 1 volta al mese, e di fare tante uscite tra musei, mostre e quant’altro…  questo è il bello dell’homeschooling… c’è molto più tempo per uscite, sport e condivisioni!

LAIF fa rete: intervista a Alda e Max, Liberi in Terra

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