Ciao a tutti,
oggi un argomento doveroso: la questione degli esami.

I bambini che fanno istruzione parentale devono fare un esame ogni anno? Come funziona?
Queste sono le domande che mi chiede chiunque parli con me di homeschooling nei mesi di maggio e giugno (ma anche in altri periodi dell’anno).

Io ritengo che questo argomento sia il più ostico e controverso al momento attuale per quanto riguarda l’istruzione famigliare in Italia. Soprattutto perché anche tra gli homeschooler vedo molta confusione e incertezza. Ma soprattutto molta insoddisfazione.

Qual è il problema? Forse i bambini homeschooler non apprendono abbastanza e non sono pronti ad affrontare un esame all’anno?

Il problema legato all’esame, che viene a volte chiesto agli homeschooler, è molto complesso e coinvolge tematiche quali la personalizzazione del curriculum, la legge italiana, che non è ben definita, il fatto che l’istruzione parentale in Italia è un fenomeno ancora di nicchia (anche se in aumento) e tanti altri argomenti.

Per cercare di spiegare meglio le mie idee, maturate in anni di confronti e approfondimenti, andrò per punti.

  • L’istruzione parentale serve per adempiere all’obbligo di istruzione.
  • Le famiglie si prendono la responsabilità dell’istruzione della propria prole, portando avanti il loro impegno con serietà e fatica, oltre che con molta soddisfazione, in questo percorso che è pienamente previsto e supportato dalla legge italiana.
  • Ogni famiglia ha un percorso diverso. Infatti fare homeschooling ha maggiormente senso quando la famiglia declina sulla base dei propri bisogni, priorità, interessi e propensioni il percorso di apprendimento.
  • Anche nella scuola non esiste più il programma uguale per tutti. Questo è stato sostituito con le indicazioni ministeriali del curriculum del 2012, che forniscono dei traguardi entro la fine del ciclo di studi e delle competenze generali da raggiungere, senza indicare degli obiettivi annuali universali.
  • La legge della buona scuola ha anche abolito l’esame di quinta elementare e la bocciatura per i fanciulli iscritti alle scuole. Questo significa o che nelle scuole il livello è estremamente abbassato per permettere a tutti di superare l’anno senza problemi, oppure che è permesso ai bambini di non avere buoni risultati scolastici, ma proseguire comunque di anno in anno il corso degli studi, oppure ancora che improvvisamente tutti sono diventati dei bravi scolari e la bocciatura è diventata obsoleta…
  • Comunque sia, il fatto che le scuole richiedano ai bambini homeschooler un esame di idoneità ogni anno è scorretto dal mio punto di vista.
  • Per prima cosa l’esame di idoneità serve per verificare il livello di apprendimento dell’alunno che vuole entrare in una classe, proveniendo da un percorso diverso, per capire se è compatibile con la nuova classe. E questo non è il nostro caso, perché noi vogliamo continuare a fare homeschooling anche l’anno prossimo.
  • Seconda cosa: gli argomenti che affrontiamo nel nostro percorso di apprendimento in famiglia sono quasi sempre diversi da quello che fanno i coetanei in classe. Gli esami di idoneità che le scuole somministrano agli homeschooler poche volte rispettano i programmi svolti presentati dalle famiglie, ma si riferiscono quasi sempre ai programmi svolti nelle classi della scuola vigilante.
  • Terza cosa: lo Stato è chiamato a vigilare sull’adempimento dell’obbligo di istruzione e non sull’apprendimento dei bambini. Ovvero lo Stato deve vigilare sui genitori, per verificare che abbiamo fornito ai loro figli gli strumenti e il contesto adatto alla loro istruzione, e non sui fanciulli, per sapere se hanno imparato le stesse cose che fanno i coetanei a scuola.
  • Il senso generale della normativa è chiaro: non deve esserci dispersione scolastica, ovvero la popolazione deve essere istruita. Ma l’applicazione è poi lacunosa, per via di numerose circolari che usano termini e strumenti inadatti al percorso di una famiglia in istruzione parentale.
  • Di fatto la maggioranza degli homeschooler che conosciamo stanno seguendo un percorso di qualità, che permette loro di avere un apprendimento di alto livello o almeno entro la norma e soprattutto una grande gratificazione e molto piacere nei propri studi e progressi.
  • Le famiglie che si sottopongono all’esame annuale lo fanno solitamente per due motivi: alcuni hanno bisogno o piacere nello stare in pari con la scuola di riferimento e scelgono di seguire il percorso scolastico a casa, riservandosi poi di far svolgere ai figli un esame di fine anno, per verificare l’andamento del loro percorso. Altri invece non hanno fatto le stesse scelte e nemmeno le stesse considerazioni, ma si vedono richiesto e imposto l’esame di idoneità come strumento di vigilanza sulla famiglia. Forse per quieto vivere o forse per rassegnazione, molto spesso si accettano queste condizioni, ma il risultato non è gradevole.
  • Le esperienze che sento raccontate sono spesso piene di stress, delusione e insoddisfazione. Le scuole abusano del loro potere giudicando a priori la scelta dell’homescholing, le scelte pedagogiche delle famiglie (molto spesso senza nemmeno conoscerle) e valutando la quantità di nozioni a discapito della qualità dell’apprendimento. Le famiglie soffrono di questa situazione, perché non è rispettosa del loro percorso. Non viene quasi mai riconosciuto il grande lavoro che stiamo facendo per crescere, educare ed istruire i nostri figli, nel rispetto delle loro inclinazioni e predisposizioni, come vuole la legge italiana.
  • La maggioranza delle persone si aspetta che tutto sia già predisposto (in anticipo da qualcun altro) e che ci sia una procedura giusta da applicare per ogni caso. Nel nostro caso la procedura non è prevista in modo chiaro, e nemmeno coerente, dalla legge e il fenomeno dell’homeschooling in Italia non è ancora emerso a sufficienza per necessitare di una corretta strumentazione da parte dello Stato. Credo che dobbiamo riconoscere questa situazione. E credo anche che sia importante far emergere la nostra insoddisfazione di fronte a questi esami. Ogni anno si ripresenta il solito problema, ma se non facciamo niente per affrontarlo le cose non cambieranno mai…

Con queste mie riflessioni mi piacerebbe stimolare una discussione, perché la questione è senza dubbio ancora aperta e secondo me abbiamo da lavorare per farci spazio nella nostra Italia contorta ma bella. Alcuni parlano di obbligo di esame annuale, ma io non sono d’accordo. Se la legge non è chiara e non corrisponde alla linea di principio e al senso di questo nostro percorso, vuol dire che bisogna fare qualcosa per cambiare la situazione.
Non a caso abbiamo fondato LAIF – L’Associazione Istruzione Famigliare – perché è bello fare rete e confrontarsi, ma c’è anche molto da fare portare avanti la nostra scelta, con coerenza, rispetto e dignità.
L’associazione LAIF è per la libertà di scelta: che l’esame sia possibile per chi lo richiede, ma non obbligatorio per tutti. E infatti ci sono famiglie che non lo fanno.

Per quel che ci riguarda, abbiamo sempre cercato di dialogare con la scuola per concordare una verifica fatta in un modo diverso: con l’intera famiglia, al di fuori dell’edificio scolastico, presentando i nostri materiali… ma da parte della scuola non abbiamo mai avuto molto ascolto. Abbiamo trovato molta rigidità e difficoltà a comprendere un percorso alternativo, nonostante tutta la buona volontà degli insegnanti.
Dall’anno prossimo cercheremo delle nuove strade.

Vi terremo aggiornati.
Alla prossima!

 

Articolo già pubblicato nel blog “La scuola naturale“.

Sul problema annuale degli esami

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.