“Questo luogo testimone della strage  terroristica del 2 Agosto 1980 è stato inserito nel programma UNESCO 2001-2010. Patrimoni messaggeri di una cultura di pace e non violenza, affinchè il dolore non sia immobile nel ricordo ma viva  testimonianza  della volontà di costruire le difese della pace nella mente dei giovani.”

Si arriva, si scende dal treno, trascinati dal flusso , si transita presi in se stessi, si esce dalla stazione e si va.

Solo avendo il tempo e dovendo aspettare il treno che arriverà più tardi, vagando curiosi delle sorprese che può offrire una grande stazione ferroviaria  e camminando pericolosamente a naso in su, ci si imbatte nella piccola lapide con la scritta di cui sopra.

Stavo tornando dall’incontro con il Dirigente generale dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia Romagna.

Con altri genitori abbiamo parlato dei nostri giovani, delle nostre preoccupazioni e dei nostri doveri verso di loro. Come già detto in altra sede, con il Dirigente non ci siamo trovati sintonizzati su tutte le frequenze.

La realtà di una società  che sempre più s’allontana  dal’idea della pace, necessita di veder nascere e crescere nel proprio organismo le difese immunitarie che le consentano di guarire e riprendere il cammino. Costruire la pace vuol dire anche educare alla pace, vuol dire anche  raccontare la storia dell’uomo e della terra individuando le spinte pacifiche che hanno portato ai grandi cambiamenti e pensare  alle guerre , alle bombe come a degli incidenti che hanno rallentato questo processo virtuoso.

Spesso invece con bencelata benevolenza avviene il contrario  e sui libri di scuola non si arriva a dire che un certo Stato non ha esitato in un recente passato  a far brillare bombe, treni e bambini, donne, uomini , anziani, per creare quel clima di terrore che consentisse di ridurre le libertà e che inducesse a frenare od arrestare i processi di cambiamento  che erano in atto in quel periodo.

Fare istruzione familiare vuol dire anche poter camminare col naso all’insù per veder quello che nella folla non si può vedere.

Le tracce dei  disastri che la bramosia di potere, di dominio e di denaro, produce (non solo che ha prodotto), se pur impolverate e nell’ombra  alzano la mano e chiedono di raccontare la loro storia.

Ogni volta che scendo alla stazione di Bologna  mi reco in quel luogo perché non è giusto dimenticare ed è giusto far capire ai miei figli  che quello squarcio nel muro non è il capriccio di un qualche architetto arredatore.

Quella mattina del 2 agosto nel 1980 più di 80 persone che stavano pregustando il sapore del sale di una breve vacanza  sono morte con la valigia in mano pronte per un viaggio che prevedeva il ritorno e invece  ora  “sono nel vento”.

Sergio Leali

Bologna, 2 agosto 1980

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