Quando le scelte di vita diventano centrali nel dialogo con i figli nell’età adolescenziale, si inizia a nutrire un sano desiderio di AUTODETERMINAZIONE.

Nel nostro percorso niente è stato lasciato al caso, i lavori scelti, il desiderio di avere sempre più tempo per sé, l’attenzione al cibo, al corpo, alla salute e all’educazione.
Questo è avvenuto poiché negli anni abbiamo drasticamente ridotto le spese di gestione della casa, del nostro luogo e successivamente del cibo, grazie alla autoproduzione, alla trasformazione del cibo, sempre mantenendo alta la qualità degli alimenti e bassa la quantità di cibo industriale trasformato acquistata.
Abbiamo imparato a condividere un’automobile, ad ottimizzare i percorsi. Quando ci si muove in auto, e qui in aperta campagna è il mezzo principale dopo le biciclette, tra cui la bici elettrica utilizzata dai figli, lo si fa gestendo nel viaggio più impegni…per es. la spesa mentre i figli fanno atletica.
Spesso in questa gestione il caso non esiste!!!
Ma esiste tanto tempo per sé rispetto ad un popolo completamente dedito al lavoro.

Ciò che oggi riteniamo rivoluzionario, è che questo modo di vivere sia ormai un vero e proprio movimento di massa critica, collegato alla storica e tanto derisa decrescita; un movimento silente ma fatto di azioni concrete, volte a non alimentare un sovraconsumo e a mantenere uno stile di vita rispettoso per sé e per il pianeta.
Ecco infatti arrivare il termine coniato per descriverlo: semplicità volontaria, che italianizza il DOWNSHIFTING, definito dall’Oxford Dictionary come lo “Scambio di una carriera economicamente soddisfacente con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante”.
Diversi anni fa nel libro” Ufficio di Scollocamento” di Simone Perotti trovammo le azioni concrete volte ad aiutare le persone a liberarsi dal peso di una vita destinata a non lasciare il minimo spazio di autonomia decisionale.

Crediamo che l’esempio più incisivo sia rappresentato dalla necessità sociale di programmare in anticipo di mesi il proprio tempo libero con prenotazioni a minor prezzo, legate ad una effimera sensazione di libertà collegata solo ai giorni di ferie.
La libertà non può esistere solo quando il sistema sociale lavorativo, scolastico etc. ha deciso di offrircela, la libertà deve essere presente quotidianamente almeno per diverse ore.
Tutti siamo passati da periodi difficili economicamente, come per esempio il pagamento di un mutuo, ma l’intoppo si è presentato nella società attuale non appena il sistema ha colto al balzo l’occasione di collegare le entrate economiche di una famiglia ad uscite regolari, per es. mutui, da estinguere addirittura in tempi biblici trentennali .
Se poi consideriamo la gestione dei figli collegata al sistema educativo messo a disposizione, diventerà necessario per tutti prevedere un’entrata fissa di centinaia di euro per ogni figlio,per gli obblighi imposti…come ad esempio il servizio mensa scolastico, che oltretutto difficilmente appaga per la sua qualità mancata.
Certo se vediamo la società in quest’ottica, non rimane che scegliere un lavoro fisso e sicuro.

Ma la crisi economica ha destabilizzato proprio negli ultimi 10 anni queste certezze. Ed è stato nell’ultimo decennio che molte famiglie, per nulla supportate da uno Stato assente con chi ha dei figli, uno Stato però che impone obblighi educativi a pagamento, si sono viste più rappresentate da una scelta collegata alla riduzione delle entrate economiche, affiancata immediatamente da una diversa gestione del proprio tempo.
Più tempo per occuparsi di cibo, di qualità della vita, di relazioni più incisive nell’educazione dei figli, un tempo fatto di appagamento ma anche di una profonda necessità di ricordare, quasi in modo continuo, che ciò rappresenta una scelta fortemente voluta e non una lassità di intenti.

Il lavoro, non è quasi mai un lavoro continuo, ma fatto di periodi intensi e tanta dedizione al tempo per l’ascolto di sé e dei propri famigliari, senza dimenticare il tempo meravigliosamente speso per le letture di libri che portano a questa consapevole autodeterminazione.
Ma siccome l’essenza della vita è il cambiamento e questo spesso è accompagnato da periodi intensi che mettono alla prova la solidità delle scelte, proprio negli ultimi anni ci siamo imbattuti nelle incomprensioni collegate all’adolescenza del primo figlio.

E come potevamo immaginare, visto che il pensiero è in linea con il superficiale giudizio sociale, questo stile di vita viene interpretato come una vita povera, senza soldi, fatta di sacrificio.
E proprio per un adolescente che la vive in modo inconsapevole, costretto dalle scelte di chi governa per lui, questa vita si trasforma in sacrificio.
Poiché un giovane immerso nella bellezza delle migliaia di possibilità di consumo offerte dal sistema economico attuale non può accettare che si decida di starne lontani; a differenza di un adulto che ha sbattuto la testa per decenni buttando via tempo e denaro, un adolescente non conosce ancora la fatica di un lavoro poco in linea con le proprie passioni o ambizioni per mantenere consumi ossessivi ormai alla portata di tutti.
I giovani inoltre sono i principali obiettivi e le prime vittime di una concezione del tempo che non solo non è ciclica e lenta, ma non è nemmeno più lineare e veloce, ormai, come i propri genitori, i giovani si perdono in una concezione del tempo puntinista, colma di un’energia ansiosa indotta dall’urgenza dei consumi: consumi nel Qui ed Ora.

Un desiderio di soddisfare il prima possibile bisogni indotti, un desiderio che richiede disponibilità di danaro e di tempo contemporaneamente.
Ma spesso se c’è uno manca l’altro e noi che abbiamo scelto il TEMPO CIRCOLARE e LENTO, attendiamo con autodeterminazione il TEMPO della COMPRENSIONE e ancora oltre il TEMPO della CONSAPEVOLEZZA SOCIALE.

 

Alda Maccaferri

 

Riflessioni già pubblicate a questo link, nel blog “liberi in terra

Sufficiente Denaro e Tempo per sé, alleati incompresi!!!

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