Gli studenti, grandi o piccoli che siano, imparano soprattutto da se stessi.

Se pensiamo all’insegnante o all’educatore come colui che sa e al discente come colui che non sa, è poi naturale che l’unico strumento che riteniamo utile per l’apprendimento è la lezione frontale, dove l’insegnante riempie di contenuti il bambino.

Occorre invece cambiare prospettiva e ricominciare ad abbracciare un approccio socratico, dove il maestro si occupa davvero dei suoi alunni perché parte da loro, per comprendere cosa già sanno, come possono apprendere l’uno dall’altro e poi se ce ne fosse la necessità, immette delle informazioni nuove.

Educare vuol dire allora condurre, facilitare, aiutare a scoprire.

Troppo spesso i bambini e i ragazzi si annoiano a scuola.
Per rendere interessante una lezione si può ad esempio proporre una lezione problema: “Che cosa succederebbe all’impero romano se….” “Che cosa fareste se foste Napoleone?” “Che cos’è l’aria?” vuol dire allora porsi di fronte alla lezione non dando per scontato che l’adulto sia l’unico che sa.
L’insegnante aiuta i bambini o i ragazzi a partecipare al problema, a scoprire le loro conoscenze,  a ricercare le soluzioni, ad utilizzare gli strumenti messi a disposizione per saperne di più.

In sostanza, è più efficace aiutare a comprendere come imparare a imparare ed è questa metacognizione che gli sarà utile per tutta la vita.

 

Dr.ssa Giuditta G. Mastrototaro
Pedagogista
esperta nelle relazioni educative familiari
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Educare vuol dire condurre, facilitare, aiutare a scoprire

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