“In quel momento venne a fiorire ciò che il  suo amico aveva portato nel suo cuore inquieto, testardo e infantile, in quel momento stava crescendo e prosperando una creatura, un piccolo mondo fertile: un gioco, forse, ma certamente non peggiore del gioco con la logica, grammatica e teologia.”

(Hermann Hesse, Narciso e Boccadoro, Suhrkamp Verlag, Pag. 297)

I lavori matematici e le ore di studio gli sembravano come il cammino su una strada piana di campagna; si va sempre avanti, ogni giorno si capisce qualcosa che non si ha capito il giorno prima, ma non si arriva mai su una montagna, dove si apre improvvisamente la vista.

(Hermann Hesse, Sotto La Ruota, Suhrkamp Verlag, Pag. 50)

Tra il genio e gli insegnanti c’è da sempre un profondo abisso, e quel che si vede di queste persone a scuola è un terrore per i professori. Per loro i geni sono quei cattivi che non mostrano rispetto, che a quattordici anni cominciano a fumare, che si innamorano a quindici, che a sedici vanno nelle osterie, che leggono libri proibiti, che scrivono temi impertinenti, che a volte fissano l’insegnante in modo beffardo e che vengono annotati sul diario come rivoltosi e come candidati al carcere. Un maestro preferisce avere in classe alcuni asini invece di un genio, e in senso stretto ha ragione, perché il suo compito non è di formare spiriti stravaganti, ma dei bravi latinisti, calcolatori e galantuomini.        […] noi troviamo conforto nel fatto che nei veramente geniali le ferite quasi sempre guariscono e che diventano persone che, a dispetto della scuola, creano le loro buone opere e che dopo, quando sono morti e avvolti dalla piacevole aureola della distanza, vengono mostrati ad altre generazioni dai loro maestri come esemplari. E così si ripete da scuola a scuola lo spettacolo della lotta tra legge e ingegno, e di nuovo vediamo stato e scuola nello sforzo affannato di piegare alla radice i pochi spiriti più profondi e preziosi che appaiono annualmente. E sempre di nuovo sono quelli odiati dai maestri, quelli spesso puniti, scappati, scacciati che poi arricchiscono il tesoro del nostro popolo. Alcuni però – e chissà quanti – si consumano in silenziosa ostinazione e periscono.

(Hermann Hesse, Sotto La Ruota, Suhrkamp Verlag, Pag. 90-91)

Altri spunti di Hermann Hesse a questo link.

Alcuni asini in classe

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