Il più importante contributo che la pedagogia basata sull’empatia può dare è quello di restituire fiducia alla relazione e all’importanza dei sentimenti.

In passato gli insegnati usavano scrivere sulla lavagna da una parte il nome dei bambini bravi e dall’altra quelli dei cattivi.
Ora i bambini vengono classificati in moltissimi modi diversi in base alla loro modalità di apprendimento: dislessico, disortografico, discalculico, disgrafico ecc. oppure in base al loro comportamento: iperattivo, oppositivo, aggressivo ecc.

Forse cambiano i nomi con cui identifichiamo le problematiche ma non cambiano i vissuti di inadeguatezza e allo stesso modo non si riesce ancora una volta a vedere che dietro il problema che riscontriamo c’è sempre una relazione che non sta funzionando.

Tutto ciò con cui il bambino si relaziona: le aspettative, lo spazio, gli strumenti, le modalità didattiche e l’insegnante possono ostacolare o facilitare i processi apprenditivi.

Per questa ragione è sempre più importante avere cura del clima di apprendimento e della qualità della relazione piuttosto che trovare che cosa c’è che non va nel bambino, perché è la relazione educativa che fa la differenza.

Dr.ssa Giuditta G. Mastrototaro
Pedagogista
esperta nelle relazioni educative familiari
A questo link si trovano altri articoli su temi collegati
Smettiamo di classificare i bambini: è la relazione che fa la differenza

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.