Coltiviamo l’empatia, anche nell’insegnare.

Nessuna intelligenza è più importante di quella interpersonale.
Se non si è consapevoli del proprio sentire e delle proprie competenze e difficoltà, se non si coltiva la sensibilità per il sentire dell’altro, rischiamo di non dare sufficiente considerazione agli aspetti relazionali ed emotivi dell’apprendimento, perdendo un’importante porta di accesso all’altro che può fare la differenza nel suscitare interesse o disinteresse, curiosità o noia, gioia o frustrazione.

Allora insegnare vuol dire donare empatia e attenzione alla persona nella sua interezza e accogliere i suoi vissuti.

Apprendere con l’ansia da prestazione non è la stessa cosa che apprendere con interesse e con piacere.

L’emozione più frequente cui il bambino sarà esposto di fronte al compito lo segnerà o gli sarà di esempio per tutta la vita. Per questa ragione non credo all’etichetta che spesso è data ai bambini o ai ragazzi. “E’ pigro”, “Non ha voglia di studiare” ecc.
Non ci sono bambini che non hanno voglia di imparare perché imparare è un processo biologico scritto nei nostri geni; è grazie all’avere imparato che ci siamo evoluti dalle caverne ad oggi.

Credo invece che spesso le persone, piccole o grandi che siano, stiano fuggendo dall’emozione spiacevole che lo studio evoca in loro.

Dr.ssa Giuditta G. Mastrototaro
Pedagogista
esperta nelle relazioni educative familiari
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Insegnare con empatia

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