L’attenzione rivolta all’istruzione parentale spesso è concentrata, giustamente, sugli aspetti dell’apprendimento, delle educazioni e su quello della socializzazione.
Ci sono però anche delle sfaccettature di carattere organizzativo generale che avrebbero una significativa incidenza sulla creazione di nuove opportunità lavorative anche all’interno del sistema istituzionale dell’istruzione pubblica.

Ponendo come presupposto che il tema dell’istruzione e dell’educazione è da approcciare in termini di sistema o addirittura di sistemi, ne deriva che si debba perseguire una dinamica di interrelazione tra i vari attori che intervengono in esso.
Scuole, famiglie, amministrazioni alle varie scale, agenzie culturali ecc. dovrebbero cercare e trovare equilibri migliori nelle loro inter-azioni. L’obiettivo non dovrebbe essere, come effettivamente non è, quello di eliminare dalla scena taluni soggetti.

E’ proprio nella fase di relazione tra i vari soggetti che scaturiscono nuove necessità di competenze adeguate al raggiungimento di livelli di risultato più avanzati.

Nessuno, che abbia un sufficiente grado di consapevolezza, può negare che nel Paese Italia, o anche nel mondo intero, abbiamo la necessità di assumere capacità e sensibilità molto più avanzate di quelle di cui stiamo dando prova di avere.
Nello stesso tempo è pure difficile negare che i sistemi dell’istruzione e delle educazioni siano in profonda crisi, prima di identità e poi di efficacia. Assistiamo a scontri laddove dovrebbero dispiegarsi sinergie (art. 118, comma 4, della Costituzione della Repubblica italiana).
Nel concreto, famiglie contro scuole e viceversa, amministrazioni, servizi sociali pro-tesi ad affermare prevalenze ecc.

Gli effetti di tale situazione stanno incominciando a presentarsi nella loro natura virale per gli individui e per la società nel suo complesso; e non è che l’inizio.

Forme innovative  che presentano evidenze di notevole rilievo positivo si stanno consolidando; hanno il carattere della libera iniziativa, quindi come tali devono avere una fase di raccordo con la dimensione collettiva istituzionale.
Questa fase di raccordo ha bisogno di essere gestita da soggetti con competenze adeguate alla specificità ed alla novità dell’approccio educativo e di istruzione.
Quindi si parla di nuove figure con competenze aggiornate impiegate in ambiti di forte creatività e responsabilità, dove la prassi lavorativa è ricca di novità e foriera di gratificazioni professionali, esercitandosi infatti in campi dove interessi ed energie giovanili hanno opportunità di manifestarsi.

La fase dell’accertamento ad esempio, del dovere di istruzione da parte dei genitori, (il famigerato “esame”?!?), potrebbe essere svolta con modalità professionalmente aggiornate da soggetti che abbiano acquisito competenze consone ed all’altezza della complessità; quindi si tratterebbe o di valorizzare ulteriori docenti o di rifunzionalizzarne altri già inseriti nella struttura amministrativa.

L’aspetto più didattico potrebbe essere effettivamente valorizzato ed incrementato, già solo dal semplice fatto che uno dei presupposti di tante forme di istruzione parentale è quello della personalizzazione reale dei percorsi di apprendimento. Ne deriva necessariamente una maggior articolazione e richiesta di prestazioni qualificate, quest’ultima caratteristica di primaria importanza per vari motivi, conseguentemente al fatto che la volontà dei giovani di apprendere è più forte e tenace con i sistemi praticati con l’istruzione parentale rispetto a quelli messi in atto nelle scuole.

Un rinnovato rapporto con le famiglie porterebbe ad una collaborazione pratica con le varie specializzazioni presenti nel sistema scolastico che potrebbero esser messe a disposizione per alcuni segmenti del progetto familiare di istruzione. Istruzione parentale non significa che i genitori sono necessariamente gli insegnanti per i propri figli. Un progetto familiare potrebbe comprendere l’apporto per alcuni argomenti di maestri o professori  facenti parte del servizio statale. Come pure alcune strutture didattiche potrebbero essere a disposizione (opportunamente gestite) di chi segue percorsi di istruzione parentale.

La collaborazione tra famiglie ed istituzioni ed agenzie potrebbe avvenire con tempi modulati con maggior flessibilità, consentendo sia ai prestatori d’opera, maestri, professori ecc. che alle famiglie di coltivare con molto miglior profitto sia la resa dell’apprendimento, e quindi anche della soddisfazione dal lavoro, sia la possibilità di condurre delle relazioni familiari più commisurate ed umane.

Una maggior diffusione dell’istruzione parentale, un miglior rapporto tra i soggetti protagonisti (famiglie, scuole, amministrazioni ecc.), un ragionevole entusiasmo per le capacità di trovare soluzioni possibili, potrebbe portare, non semplicemente nuove opportunità lavorative, ma anche qualità e quantità nuove di lavoro qualificato nel vasto campo dell’istruzione e dell’educazione introducendo miglioramenti e nuovi orizzonti di senso in campi professionali che stanno soffrendo in maniera acuta e preoccupante.

Sergio Leali

L’istruzione parentale può creare nuove opportunità lavorative

Un pensiero su “L’istruzione parentale può creare nuove opportunità lavorative

  • 24 Febbraio 2020, 18:52 alle
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    Sono un insegnante (precario) di primaria e penso anch’io che il sistema scolastico istituzionale sia spesso inadeguato, anche se ho il sospetto che lo siano anche altre realtà paritarie o parentali. Accolgo con favore l’idea di un approccio sinergico tra le varie realtà educative, finora ho vissuto l’approccio alla questione semplicemente come “O le statali O le altre”, senza cioè pensare possibile qualsiasi forma di contatto, dialogo o collaborazione.
    Soprattutto di questi tempi in cui l’emergenza sanitaria tiene chiuse le scuole varrebbe la pena di osare.
    Io sono a disposizione!

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