Le varie leggi che regolano l’istruzione parentale in Italia prevedono che i genitori dichiarino di possedere le capacità tecniche o economiche per occuparsi direttamente dell’istruzione dei propri figli. In realtà, il Decreto Legge 62/2017 non ne parla, limitandosi a prevedere solo una comunicazione preventiva.
Considerato che le norme precedenti non sono abrogate dal DL più recente e che alcuni DS continuano a richiedere l’autocertificazione delle capacità genitoriali, vale la pena di soffermarci sulla questione.

Le capacità economiche risultano sufficientemente chiare: con questa espressione si intende la possibilità di sostenere le spese derivanti, per esempio, dalla frequenza di una scuola parentale, o dall’intervento di un precettore, o dai viaggi frequenti (per chi fa travel schooling) o dall’uso di materiali particolarmente costosi.

La legge richiede che i genitori dimostrino di possedere tali capacità.
Come vengono verificate? Questa domanda non trova risposta nella norma vigente e la prassi che tende a instaurarsi, talvolta, è al limite della violazione della privacy.
La dichiarazione dei redditi, infatti, non solo non è dovuta per vari motivi, ma non è nemmeno sufficiente, né utile a garantire l’espletamento del diritto-dovere di istruire i figli: una certa disponibilità economica sul conto corrente (o di altro tipo) non corrisponde necessariamente all’intenzione di spendere quel denaro per l’istruzione.

E ancora: quali sono i limiti entro cui tale capacità economica risulta effettivamente dimostrata? Quando non lo è? Perché? Chi lo valuta? Su quali basi?
A tutte queste domande la legge non dà risposta.

Ancora più difficile è definire le capacità tecniche.
In cosa consistono? Nella capacità di insegnare?
Pensare che solo gli insegnanti possano fare istruzione parentale sarebbe in contraddizione con il principio costituzionale che riconosce a tutti i genitori (indipendentemente dal titolo di studio e dalla professione) il diritto-dovere di provvedere all’educazione e all’istruzione della prole (art. 30).

Possiede le capacità tecniche chi ha una laurea? O basta il diploma?
Certamente non è sufficiente né l’uno né l’altro: di per sé, nessun titolo di studio dimostra il possesso della capacità di istruire, di educare e di suscitare l’apprendimento.
Come si dimostrano le capacità tecniche? Chi è autorizzato a verificarle? Sulla base di quali parametri? La legge lascia spazio al buon senso.

Un’interpretazione interessante può essere quella di intendere per competenze tecniche la capacità di formulare un progetto di educazione e di istruzione personalizzato, calato interamente sulle specificità del bambino, che tenga conto delle sue potenzialità e aspirazioni (ai sensi delle norme e delle Indicazioni nazionali per il curriculum), oltre alle peculiarità della famiglia e nel quadro dei principi fondamentali del vivere civile nel mondo di oggi.

In concreto, potrebbe essere un indice di possesso delle capacità tecniche il fatto di saper operare scelte consapevolicoerentiinformate e fondate sull’istruzione e l’educazione della prole. In tal caso, il genitore sarebbe chiamato, per esempio, a:

  • riconoscere lo stile (o gli stili) di apprendimento del proprio figlio, quindi a fare una scelta di massima rispetto ai materiali e agli stimoli più idonei (libri, viaggi, visite a musei, biblioteche, mostre, uso di materiali digitali ecc.);
  • esplicitare la tipologia di istruzione parentale che meglio si addice alle caratteristiche famigliari e del ragazzo: la famiglia può decidere se fare apprendimento libero o seguire un curriculum standard, o se appoggiarsi a una scuola parentale, o se integrare vari tipi di approcci e tipologie.
  • capire l’orientamento che potrà avere il percorso di apprendimento; in altre parole, fare una previsione di quelle che potrebbero essere le attitudini che risulteranno centrali per la formazione del bambino (che posto avranno le lingue nella sua istruzione? e la matematica? le abilità manuali? l’arte?)
  • monitorare costantemente l’evoluzione della situazione ed eventualmente modificare gli aspetti (approcci, stili ecc.) non più rispondenti alle necessità del momento.

Non è forse ciò che fanno le scuole di ogni ordine e grado, statali e non, nelle varie forme di programmazione ai vari livelli (piano dell’offerta formativa, piano annuale del docente ecc.)?


di Nunzia Vezzola

Articolo già pubblicato a questo link nella rubrica “Io faccio homeschooling” del blog del bambino naturale de Il leone verde Edizioni.

Capacità tecniche?

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