Chi è già addentro alle tematiche legate all’apprendimento in famiglia sa bene che l’analogia fra la didattica a distanza e l’istruzione parentale è solo apparente, cioè sta solo nel mezzo utilizzato e non nella sostanza dell’approccio.
Ho già avuto modo di esprimermi su alcune delle principali differenze fra i due approcci nel mio articolo pubblicato a questo link nella rubrica che curo “Io faccio homeschooling” del blog del “bambino naturale” (Il leone verde Edizioni).
Ma il tema è così articolato e importante che necessita di approfondimenti.

Se anche si fa scuola a casa, cioè istruzione parentale secondo un curriculum (programma) precostituito, magari appoggiandosi ad un “precettore” esterno alla famiglia, o ad un corso a distanza, anche in questo caso, così simile alla dimensione scolastica, le differenze sono grandi.
Innanzi tutto, il rapporto numerico docente-allievi dell’istruzione famigliare è decisamente vantaggioso rispetto a quello della scuola pubblica (spesso 1:20, ma anche 1:30). Infatti, anche quando le famiglie si riuniscono in gruppi per organizzare forme cooperative di istruzione della prole, ad esempio attraverso le scuole parentali o mediante sistemi di scambio di competenze genitoriali o altro, i numeri sono sempre decisamente ridotti.
Ma molto spesso noi mettiamo in atto un tutoraggio ad personam con un rapporto docente-allievo pari a 1:1 oppure 1:2, raggiungendo il massimo livello di vantaggio per il giovane.

Questo è certamente un grosso punto a favore, anche se “soltanto” sul piano della produttività, cioè un rapporto docente-allievo vantaggioso per quest’ultimo consente di ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo. Tutti noi abbiamo fatto esperienza di come poche ore di studio bastino per ottenere risultati almeno comparabili a quelli della scuola. Ma non è certamente la motivazione più forte per chi sceglie questo tipo di percorso.

Nella scuola a distanza la lezione è ancora più frontale che in classe, dove l’interazione docente-discenti è maggiore e più fluida: nella sua versione virtuale, la lezione vede accentuato il divario fra il discente e il docente, “gestore” della riunione, unico ad avere accesso ad alcune funzionalità (dare/togliere la parola, registrare, visualizzare, ecc.), che in alcune piattaforme troneggia sullo schermo, mentre gli alunni compaiono come piccoli corollari anonimi.
Invece gli homeschooler riducono l’insegnamento ex cathedra al minimo indispensabile: è risaputo infatti quanto questo tipo di approccio sia sfavorevole ad un apprendimento che sia attivo e dinamico, duraturo ed efficace nel tempo, vale a dire utilizzabile dal ragazzo in modo creativo e personale, andando al di là della mera ripetizione di parole.

Inoltre, per noi la scuola non è mai totalizzante; anche chi fa istruzione con curriculum prestabilito si ritaglia lo spazio per apprendimenti di tipo diverso da quello diretto dall’esterno. In altre parole, ci sono molte occasioni di apprendimento outdoor e/o esperienziale, di learning by doing, ecc.
La didattica a distanza è ancora scuola nel senso tradizionale del termine: purtroppo sempre di più succede che il tempo dell’apprendimento si riduca a quello dello studio o delle lezioni e che dopo ci si disconnetta dall’atteggiamento dell’apprendere, magari per rinchiudersi nella propria stanza e annientarsi davanti ad uno schermo o in uno sballo fra amici nel week end.

Quando l’istruzione avviene in ambito famigliare, l’apprendimento è costante, 24/24h e 7/7, solo con stili di volta in volta diversi.
Chi fa scuola a casa dedica alcuni momenti ad uno studio di tipo formale e poi impara con modalità proprie.
Per chi ha scelto un approccio di apprendimento autoguidato, centrato sul ragazzo, il più possibile personalizzato, lo studio scolastico è ridotto al minimo necessario per soddisfare le curiosità del ragazzo; il resto del tempo lo si trascorre imparando attraverso esperienze, letture personali, viaggi, attività quotidiane, contatti con altre famiglie o con la comunità in cui si vive.
La cosa bella è che spesso le famiglie in istruzione parentale scelgono approcci misti, oppure hanno la flessibilità di adottare alternativamente l’uno o l’altro approccio a seconda delle esigenze. E questa duttilità è una grande ricchezza.

La maggiore disponibilità di tempo è una grossa risorsa per i ragazzi in istruzione parentale e per le loro famiglie.
Il conseguente abbattimento dello stress favorisce l’apprendimento, sostiene la salute personale e l’autostima, oltre a consentire relazioni intrafamigliari di qualità.
La didattica a distanza ha, sì, favorito il sonno perché le lezioni dalle 8 alle 9 sono un ricordo (nella maggior parte dei casi), ma ha finito per riproporre gli appuntamenti formali, le note disciplinari, le verifiche con valutazione, i compiti a casa, spesso anche in maggiore quantità. L’ansia da prestazione non è certo calata, né da parte dei docenti che da parte dei ragazzi. Senza entrare nel merito delle criticità di un’esposizione precoce e/o prolungata agli schermi, soprattutto nei più giovani, per le quali rimando ad un altro articolo.

Un’altra differenza sostanziale fra didattica a distanza e istruzione famigliare sta nella relazione, sia all’interno della famiglia che al di fuori.
Infatti, avendo più tempo, il ragazzo homeschooler ha anche maggiori opportunità di accesso al mondo, nelle sue varie e ricche sfaccettature. Questo significa arricchire i propri stili di apprendimento, potenziare le possibilità di imparare, stabilire una rete di relazioni interpersonali stratificata e complessa, con ruoli sociali articolati e di volta in volta diversi: nel gruppo pluri-età degli amici faranno contemporaneamente da guida per i piccoli, da supporto per i coetanei e da esecutori responsabili rispetto ai più grandicelli. Nella didattica a distanza, come nella scuola tradizionale, loro restano, fin dopo il compimento del diciottesimo anno, i “piccoli” deresponsabilizzati che ascoltano, studiano, obbediscono, rispettano l’adulto e si sforzano di piacergli. All’interno della classe potranno avere il ruolo del secchione, o quello del rompiscatole, o quello del lecchino, ma sempre solo un ruolo, cui corrisponderà un’etichetta. In questi contesti vengono a mancare la modulazione, la varietà e la complessità dei rapporti della società reale.
La didattica a distanza non ha introdotto modifiche sostanziali, se non per il fatto di aumentare le distanza fisiche fra le persone e di diradare i rapporti, rendendoli sempre più virtuali, perciò meno articolati.

Il genitore che decide di non mandare il figlio a scuola ma di provvedere direttamente alla sua educazione e istruzione (art. 30 della Costituzione), rifiuta di delegare questo compito fondamentale e accetta di farsene carico completamente, sceglie di essere lievito vitale nella crescita del proprio figlio, di diventarne parte attiva. Si mette in gioco in prima persona, lavora su se stesso per smantellare gli schemi preconcetti ed aprirsi alla realtà di quest’altra persona che è suo figlio e di accoglierlo così com’è, con i suoi punti di forza e con le sue fragilità.
E lo fa in un’ottica di amorevolezza. Si sa infatti che i bambini hanno bisogno di una famiglia accogliente e di un’infanzia serena, prima ancora di una buona scuola.
Gli esperti di neuroscienze hanno dimostrato che l’apprendimento avviene dentro ad una relazione amorevole.
Il tecnico dell’insegnamento tradizionale è inefficace se non c’è un rapporto fatto di empatia, di supporto incondizionato (non di protezionismo), di amore. Nella didattica a distanza la relazione tra docente e discente c’è una mediazione (da parte del mezzo mediatico) molto forte, che allontana le persone rendendole incorporee e che amplifica le opportunità di falsificazione.
D’altro canto, nell’istruzione famigliare, l’insegnamento frontale inteso in modo tradizionale potrebbe non essere necessario se il fanciullo è messo nella condizione di apprendere per moto proprio e con piacere, in un ambiente ricco e amorevole.

Nunzia Vezzola (docente di scuola media superiore dal 1992 e mamma homeschooler dal 2011)

Per ulteriori riflessioni sull’apprendimento, seguite questo link.

Racconti di esperienze e pratiche di istruzione parentale si trovano a questo link.

Didattica a distanza è homeschooling?

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