Annalisa ha individuato nel diario di bordo uno strumento idoneo al suo approccio e utile. Abbiamo qui raccolto la sua testimonianza.

Praticare istruzione parentale ha peculiari aspetti.

A differenza delle ‘normali’ scuole, nelle quali, seppur con un certo margine di personalizzazione, gli insegnanti provvedono a fornire le stesse nozioni agli alunni in modo da uniformare le conoscenze delle varie classi presenti nel Paese, i genitori che praticano educazione parentale tendono a seguire le inclinazioni dei loro figli e programmano l’apprendimento nel rispetto delle loro curiosità.

Pertanto le conoscenze acquisite dai ragazzi che praticano istruzione parentale hanno, spesso, una linea temporale del tutto personalizzata. E non solo. Può capitare che alcune conoscenze non vengano acquisite del tutto, se paragonate a quelle dei coetanei frequentanti la scuola.

Mi spiego meglio. Un bambino che frequenta la prima elementare a Crema, alla fine dell’anno avrà appreso l’alfabeto così come avrà fatto un suo coetaneo che ha frequentato la prima elementare a Sciacca. Nel caso dell’educazione parentale,è possibile che accada la stessa cosa e che i concetti appresi siano sovrapponibili a quelli di un coetaneo che ha frequentato la scuola. Ma può anche accadere che un bambino di 7 anni possa non conoscere ancora l’alfabeto, ma aver scoperto la biologia del fiore. Potrebbe aver appreso l’anatomia dei dinosauri senza aver studiato la preistoria in tutte le sue Ere. Questo come conseguenza dell’aver seguito e assecondato, con il supporto e il sostegno dei genitori, le proprie propensioni e il proprio interesse.

Alla fine di ogni anno “scolastico”, le famiglie che praticano istruzione parentale sono chiamate a sottoporsi ad un accertamento da parte dei dipartimenti scolastici del territorio. Accertamento volto a verificare che il bambino o ragazzo sia stato seguito, che abbia, perciò, accompagnato un percorso di apprendimento così come previsto dalle Indicazioni nazionali per il curriculo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’ istruzione, pubblicate sugli Annali (anno 2012) del MIUR.

Io e mio marito abbiamo scelto l’istruzione parentale per nostra figlia di 6 anni. L’impronta che abbiamo dato all’apprendimento di nostra figlia è molto libera ed estemporanea.

Praticamente questo significa che si approfitta di ogni domanda, interrogativo, esperienza per fornire conoscenze a nostra figlia, senza che queste abbiano, necessariamente, una “logica” scolastica. Ad esempio, con il pretesto di un dono ricevuto, abbiamo approfondito la conoscenza dell’Antico Egitto ben prima di occuparci di Preistoria, su cui la curiosità di nostra figlia si è spostata poco tempo dopo, a seguito della visione di un film.

L’amore per la cucina poi ci ha offerto anche le basi per brevi ‘lezioni’ di chimica quando nel preparare biscotti, la bambina ha notato che questi non necessitavano di lievitazione come invece era accaduto quando avevamo preparato il pane.

Quando si sceglie un sentiero cosi irregolare, può essere complicato ricostruire il percorso di conoscenze stabilito dal MIUR e può essere complesso tradurre tali conoscenze, al momento dell’accertamento, al personale scolastico.

Ecco perché’ io ho iniziato a tenete un “DIARIO DI BORDO”.

Dopotutto chi pratica istruzione parentale seguendo principalmente le attitudini del figlio, secondo me, si sente un po’ come il capitano di una nave di cui si conosce la destinazione, ma per la quale la rotta è stabilita giorno per giorno.

Nel nostro diario di bordo appuntiamo quello che facciamo con nostra figlia, le sue domande e le risposte fornite, ma anche le domande alle quali una risposta non la si è data. Appuntiamo i luoghi dove andiamo, le esperienze che viviamo fuori casa. Conserviamo i biglietti delle rappresentazioni teatrali a cui prendiamo parte, dei musei che visitiamo. Conserviamo i suoi disegni, corredati di data, che nel tempo variano e si arricchiscono. I lapbook che creiamo. Le ricette che realizziamo.

Capita che vi siano giorni in cui nulla viene scritto o inserito nel diario, ma questo è assolutamente previsto nel cammino dell’istruzione parentale. Meravigliosi giorni di ozio o gioco fine a sé stesso.

Ma il diario rimane, per noi, fondamentale.

Oltre ad essere molto prezioso per i ricordi che custodisce, permette di non perdere per strada argomenti che, magari, hanno appassionato nostra figlia e sui quali io e mio marito non eravamo prontamente esaustivi. In questo modo possiamo integrare, completare e arricchire le informazioni.

In prospettiva dell’accertamento annuale, poi, penso si rivelerà un fondamentale alleato nella collaborazione tra noi, dirigente scolastico e insegnanti coinvolti.

 

Annalisa Vincenzi, mamma homeschooler (disegni di Isabella)

 

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