Uno  strumento di cui devono dotarsi le famiglie in istruzione parentale è il “villaggio” del noto adagio africano (per educare un bambino ci vuole un villaggio).

Un’immagine suggestiva e dall’interpretazione non semplice.

Cos’è il villaggio?

Il termine “villaggio” può evocare infatti una situazione bucolica, immersa in una dimensione naturale, ma nel contempo circoscritta, richiusa su se stessa e tale da escludere gli “estranei”.
Non credo sia questa la tipologia di “villaggio” utile agli homeschooler.

Il “villaggio” è piuttosto la comunità con cui la famiglia interagisce: gli amici, i vicini, i conoscenti, i negozianti del paese, le associazioni di volontariato, la bibliotecaria, ecc.
E anche l’artigiano che mostra come si realizza un manufatto, che fa provare l’uso di un attrezzo, l’anziano che racconta un aneddoto o svela un segreto, il musicista di strada che regala una melodia e, perché no, altre famiglie homeschooler, oppure l’esperto di un determinato ambito.

Ma non il club dei simili!
Non la cerchia esclusiva dei coetanei, né il gruppetto di chi la pensa come noi.
C’è spazio anche per loro, naturalmente, ma non solo per loro. E’ necessario andar oltre, ben oltre, per chi fa istruzione parentale.

Oggigiorno, il “villaggio” è l’intera rete di rapporti, virtuale e reale, in cui la famiglia è immersa e/o di cui è artefice: gli amici delle vacanze, gli ospiti del couch surfing o quelli dello house sweeping, le ragazze alla pari presenti e passate, gli homeschooler dall’altra parte del mondo.

Il  “villaggio” in senso lato è anche tutta la comunità degli esseri viventi con cui ci relazioniamo: la natura che ci circonda, fatta di animali e di piante, di ecosistemi e di paesaggi, urbani o rurali che siano. E’ una rete potenzialmente infinita di relazioni, in continuo divenire, in espansione.
E’ un villaggio globale, nel senso arricchente del termine.
La famiglia quindi cerca di costruire ponti, anche lunghi, per avvicinare le persone e gli esseri.
Il “villaggio”-recinto simile ad una classe scolastica risulterebbe eccessivamente esclusivo e poco propizio allo sviluppo della persona.

La famiglia deve quindi aprirsi al mondo esterno e, viceversa, deve poter incontrare persone e gruppi che mostrano sensibilità verso le tematiche dell’apprendimento e verso il bambino che sta imparando. Purtroppo non è sempre così nella società attuale, tendenzialmente giudicante e autoritaria, non priva di pregiudizi e di atteggiamenti di esclusione verso i bambini, gli adolescenti e verso chi non si allinea.

Per questo motivo, è necessaria da parte dei genitori un’attenzione particolare alla dimensione sociale, tanto importante quanto delicata. Potrebbe essere opportuno scegliere il tipo di prossimità che si vuole stabilire con le singole persone, alla luce del fatto che l’obiettivo primo dell’istruzione è il benessere del ragazzino.
In questo, spesso i bambini hanno un sesto senso e ci fanno capire se non hanno feeling con qualcuno.

La mia esperienza di mamma di ragazzi in istruzione parentale mi ha insegnato a fidarmi delle loro impressioni o sensazioni e a non forzare la frequentazione dell’uno o dell’altro. Talvolta succede di incontrare qualcuno che avrebbe delle conoscenze o delle abilità da trasmettere; ma se mancano l’empatia e l’apertura, l’interazione con un bambino in apprendimento naturale può diventare difficile.
Si noti che non credo che ciò possa comportare un problema nello sviluppo delle capacità di relazione (socializzazione); gli homeschooler in genere si rapportano bene anche con chi è meno accogliente nei loro confronti.

Se però ci siamo dotati di un “villaggio” globale, sfaccettato e ricco, coinvolgente, disponibile, senza pregiudizi e sensibile, in cui ci sia la condivisione di un atteggiamento di apertura, avremo in mano uno strumento utilissimo per il nostro percorso.

Alcune idee per cominciare

Il villaggio comincia dalla propria comunità, quella in cui si vive: la famiglia (composta di nonni, zii, cugini, ecc.) e il luogo di residenza.
Il proprio paese e quelli limitrofi, il quartiere, offrono certamente numerose risorse umane e culturali: la banda musicale, l’oratorio, gli scout, il cineforum, il gruppo di acquisto solidale o il mercatino dell’usato, la croce rossa o una qualche associazione di volontariato, la festa del paese, il gruppo escursionistico, il centro sociale e la biblioteca con le loro iniziative per grandi e piccoli, l’associazione di rievocazioni storiche, gli amici dell’arte …
In questo tessuto sociale è opportuno inserirsi e diventare parte attiva, in modo da garantire ai ragazzini un sistema di relazioni vario ed articolato, ricco e vitale.

La regione in cui si risiede è sicuramente anche ricca di luoghi naturali

Per coltivare apertura e relazioni più ampie, nonché per favorire lo sviluppo delle competenze comunicative in altre lingue, è opportuno viaggiare e intrattenere relazioni con persone di altri Paesi.

Ci si potrebbe avvalere ad esempio di alcuni strumenti che fornisce anche il web. Esistono delle opportunità per viaggiare e/o per fare degli scambi di ospitalità molto vantaggiosi sul piano economico e nello stesso tempo anche arricchenti dal punto di vista umano e relazionale.
Sto parlando ad esempio del couch surfing o dello house sweeping, che in inglese indicano entrambi lo scambio di ospitalità, anche se con modalità diverse, ma che entrambe possono prevedere la reciproca conoscenza e magari qualche ora trascorsa insieme all’ospite. Questi sono naturalmente solo due delle tante possibilità oggi esistenti per viaggiare spendendo poco o addirittura a costo zero.

 

Nunzia Vezzola, docente e mamma homeschooler

 

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Il villaggio, strumento prezioso per l’homeschooling

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