Anche per gli homeschooler il “diario di bordo” si rivela uno strumento prezioso, flessibile e adattabile alle proprie esigenze di tempo e di spazio.

Usato originariamente dai capitani dei vascelli, oggigiorno di per sé questo termine può indicare di volta in volta o un quaderno personale in cui si registrano avvenimenti, incontri, successi, oppure un calendario delle attività svolte, o un diario in cui si raccolgono delle riflessioni personali.

Il mondo dell’istruzione non è nuovo a tale concetto: il registro di classe altro non è che un diario di bordo, come pure il diario scolastico personale degli allievi, tanto per fare solo alcuni esempi.

Anche nell’homeschooling questo strumento può trovare impiego proficuo.

Perché usarlo?

Si tratta di utilizzare una tecnica che permetta al contempo di lasciar traccia e di prendere coscienza dei processi che sono in atto.
Il diario di bordo svolge infatti la triplice funzione di:

  • stimolare l’osservazione da parte del genitore dei temi sui quali il ragazzino si concentra, delle curiosità che lo agitano, degli interessi che risveglia in lui la vita e il mondo in cui è immerso, nonché delle attitudini e propensioni che manifesta.Tale osservazione è un momento fondamentale per il genitore: essa gli fornisce gli indizi necessari sul percorso di apprendimento del proprio figlio e da qui egli prenderà le mosse per sostenerlo.Esiste un approccio all’istruzione parentale che si chiama “project based unschooling” e che consiste proprio in una progettualità fondata appunto sull’osservazione sistematica del percorso personale. Lo stesso John Holt e molte madri blogger e autrici di libri nel mondo anglosassone hanno utilizzato questa tecnica.Indipendentemente dalla tipologia di homeschooling adottata (o delle tipologie), questo atteggiamento di ascolto, empatia, osservazione, resta comunque basilare in istruzione parentale.
  • prendere coscienza del valore dei processi in atto ed attivare un processo di elaborazione degli stessi: giocare a battaglia navale a 5 ½ anni significa conoscere le letterine (almeno le prime dell’alfabeto) nel loro ordine convenzionale, saperle usare con disinvoltura, conoscere almeno i primi numeri, e riconoscerli scritti, sapersi orientare su un piano strutturato come quello cartesiano, con le ascisse (l’asse delle x) e le ordinate (asse delle y). Significa anche fare un gioco di strategia e logica. Giocarci con i genitori implica aspetti relazionali pure importanti per l’apprendimento.Una ricetta di cucina è un testo regolativo, contenente indicazioni sulle quantità, i pesi, le proporzioni, la ricerca degli ingredienti migliori, la loro lavorazione.Uno dei nostri figli ha sentito il bisogno di fissare su carta la ricetta del dolce inventato da lui, e l’ha voluto fare quando non sapeva ancora scrivere: ha fatto ricorso al disegno e ha tracciato delle vignette, semplici ma inequivocabili. Un esempio di problem solving nella realizzazione di un testo regolativo.Fermarsi a fissare su un diario le caratteristiche di un gioco, di una conversazione, di un fatto, significa andare oltre la superficie ed approfondirne la portata didattica, educativa e umana, significa coglierne il valore intrinseco.
  • testimoniare il processo di apprendimento nel tempo, mettendolo al riparo dalla selezione della memoria e raccontarlo a chi non lo conosce e lo vuole capire o vuole/deve svolgere un accertamento.Il “diario di bordo” sarà sicuramente un bel ricordo, ma sarà anche utilissimo in fase di dialogo con il Dirigente scolastico e i docenti. Esso consente persino di intrattenere un dialogo in itinere , fatto di appuntamenti regolari durante l’anno per una forma di accertamento meno invasiva nei confronti del ragazzino. Può anche costituire il punto di partenza di un buon portfolio.In alcuni Stati del Nordamerica, le scuole di riferimento individuano una figura per la relazione con ciascuna famiglia in apprendimento parentale. Tale figura ha il compito di accompagnare la famiglia; non valuta, ma è a disposizione dei genitori per fornire consigli e suggerimenti. Il diario di bordo è un utile strumento di dialogo fra la famiglia e queste figure.

Come fare un diario di bordo?

La prima cosa che viene in mente è quella di scrivere quotidianamente in un quaderno, registrando anche brevemente avvenimenti e riflessioni.

Ma il diario di bordo può anche consistere nella semplice datazione e archiviazione sistematica di tutti quegli elementi che accompagnano e scandiscono il processo di apprendimento: disegni, foto, biglietti del treno, ingressi ai musei, cinema, teatro, titoli di libri letti, film/video visti, corsi frequentati, risultati raggiunti, materiali audiovisivi, oggetti realizzati, o altro.
Si chiama “diario” soprattutto perché consiste in una serie di registrazioni in ordine cronologico. Questa è forse la principale differenza con il portfolio, che invece è organizzato per competenze, o abilità acquisite. Ma non richiede necessariamente la scrittura di resoconti da parte del genitore. Il bello di questa nostra scelta è la possibilità di personalizzare le tecniche e le modalità.

Teoricamente la tenuta del diario di bordo può essere molto semplice: si mette la data ad un disegno, ad una foto o ad un biglietto e li si archivia.
Oppure può essere più elaborata e comprendere la redazione di un breve resoconto più o meno giornaliero, e può anche arrivare alla lettura in un’ottica didattica dei fatti registrati.

 

Nunzia Vezzola, docente e mamma homeschooler

Trovi ulteriori approfondimenti su queste tematiche in:

Il diario di bordo, uno strumento utile in istruzione parentale

Un pensiero su “Il diario di bordo, uno strumento utile in istruzione parentale

  • 2 Maggio 2021, 15:23 alle
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    Il diario di bordo è molto intelligente perché ti permette di capire quante cose si possono fare in un determinato periodo. Come in questo caso l’istruzione parentale.

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