Tra le mie varie passioni c’è anche la scrittura. Leggendo tanti romanzi, mi immagino un giorno di poter diventare una scrittrice, anche se so che dovrò aspettare ancora un po’ e lavorare molto per realizzare questo sogno. Intanto mi diverto a fare delle prove e oggi vorrei proporvi un estratto di un piccolo romanzo che ho iniziato a scrivere.

Si tratta del primo capitolo di un libro che ho intitolato “If Nothing Last”. Ho scelto un titolo in inglese perché in questo periodo della mia vita sono molto attratta dalla lingua inglese e dal mondo anglosassone. Spero un giorno di riuscire ad andare in Inghilterra o negli Stati Uniti per vedere con i miei occhi come sono quei paesi e farmi una mia opinione!

E’ un romanzo stile New-Adult, dunque per adolescenti. L’estratto che vi propongo è tra quelli più “tranquilli” accessibile a tutti…

Anche i nomi dei protagonisti sono di origine anglosassone! Lo so in questo momento va così. Ve li presento:

  • Lexy, protagonista principale, giovane ragazza di 20 anni che ama la boxe e farà di tutto per migliorare la sua vita. Ha perso la mamma e non hanno molti soldi. E’ una ragazza forte che si occupa meravigliosamente della sua sorellina.
  • Penny (Penelope), la sorellina di 5 anni di Lexy
  • Curtis, il padre (purtroppo non sta prendendo bene la morte della moglie)
  • Coach Joahnsson, proprietario e allenatore della palestra dove si allena
  • Danny, amico di Lexy che si allena a boxe
  • Logan (Lo), amico di Lexy, sarà il secondo principale protagonista (in questo capitolo ancora non c’è). Sarà Lexy ad allenarlo per le sue competizioni di boxe…

Siccome sono una persona piuttosto timida… per me non è sempre facile presentare ciò che faccio e spero di migliorare su questo punto in futuro. Anche scrivere qui per me è un grande passo!

Ecco una citazione che mi ha trasmesso mia mamma e mi piace molto, perché credo sia un buon incoraggiamento per osare lanciarsi!

“L’aspetto essenziale della creatività è non preoccuparsi di fare errori”

Edwin H. Land
(è stato un inventore e imprenditore statunitense, fondatore della Polaroid)

 

Nota: il romanzo è strutturato in modo che ogni capitolo presenti un POV diverso (Point Of View – punto di vista) dei due principali protagonisti. In questo capitolo, per esempio, sarà la protagonista LEXY a parlare e esprimere le proprie emozioni. Nel successivo sarà Logan, il secondo protagonista.

La copertina del libro l’ho elaborata con Photoshop che sto sperimentando ultimamente e imparando ad usare da autodidatta.

 

 

CAPITOLO 1

LEXY

Salgo sul mio letto e mi siedo a gambe incrociate, lascio un pò di spazio dietro di me così che Penny possa farmi le trecce, anche lei prende posto sul letto e si siede dietro di me. Inizia ad intrecciarmi i capelli in una treccia alla francese. Il suo profumo di fragola mi avvolge i sensi, porta sempre quello. Gliel’ha regalato la mamma e ogni volta lo usa senza sprecarne troppo, ma si sente comunque tantissimo. Sento che sospira dietro di me.

“Pensi che l’anno prossimo potrò lavorare anch’io come fai te?” Chiede con quella sua innocenza da bambina che spero nessuno le porterà mai via. Volto la testa di lato e la osservo da sopra la mia spalla con un sorriso ad incorniciarmi le labbra.

“Penny, hai cinque anni. Devi aspettare di averne almeno diciotto per trovarti un lavoro,” le rispondo io con delicatezza, lei alza la testa dai miei capelli, ma non sorride. Il suo sguardo pieno di tristezza mi dice che l’ha fatto di nuovo mentre non c’ero.

“Lo so, ma papà dice che dovrei andare a lavorare anche io come te.” Ci risiamo. La deve smettere di metterle in testa queste cose! Ovviamente però, non posso fargliene una colpa. È perennemente ubriaco, anche quando sembra che non lo sia. Il senso di colpa per lasciarla ogni mattina sola in casa con una persona che non sa neanche dove si trova e che potrebbe farle del male, mi attanaglia lo stomaco ogni volta che devo lasciare questa casa. Ma devo lavorare sodo se voglio guadagnare abbastanza per poter pagare le bollette e riuscire a lasciarci alle spalle questa vita.

Più mi alleno, più divento brava. Più divento brava, più incontri vinco. Più incontri vinco, più soldi porto a casa. È così che funziona, che ha sempre funzionato, da quando la mamma è morta. Avevo quindici anni quando è successo. Da quel momento, Curtis ha iniziato a bere, e non ha più smesso.

Non mi importa di lui, o di questa maledetta casa dalle pareti piene di muffa. L’unica persona di cui mi importa qualcosa al mondo, è Penny. Voglio che possa vivere come una bambina normale, che possa giocare spensierata, non che si debba preoccupare di guardarsi sempre le spalle per paura che suo padre ubriaco le faccia del male.

“Devi smetterla di badare a quello che dice Curtis, d’accordo?” Sospiro mentre sento che ha legato l’ultimo elastico sulla treccia. Mi giro rimanendo a gambe incrociate davanti a lei, che ora ha il capo chinato. Le afferro delicatamente il mento così da portarla a guardarmi negli occhi. Ma quando alza la testa, ai lati dei suoi bellissimi occhi castani ci sono due grosse lacrime pronte a scendere, ma non lo fanno.

E in quell’esatto momento, mi si spezza in due il cuore. Ce ne andremo presto da qui. Vorrei dirle. Devi essere forte, perché prima o poi tutto questo finirà. Ma non dico niente. Sto semplicemente in silenzio lasciandoci comunicare senza dire una parola, con i suoi occhietti puntati nei miei. Le prendo le manine delicate con le mie e le stringo per darle conforto, con quel groppo in gola, che cerco di mandare giù. Se non lo facessi mi farebbe scoppiare a piangere. Mando giù ancora il grosso groppo che ho in gola.

Le accarezzo delicatamente le guance paffute di pelle caffellatte così diversa dalla mia, bianca e chiara. Le prendo la testa tra le mani e le bacio la fronte calda. Ci guardiamo ancora negli occhi e proprio attraverso quelli, cerco di trasmetterle tutto il mio amore.

Nei suoi, invece,non vedo solo l’amore per me, ma anche l’amore per una persona che non lo merita. Curtis non meriterebbe l’amore di nessuno, per come la tratta, sempre assente anche quando c’è.

Ma ce la faremo.

Devo solo vincere un altro pò di incontri e potrò pagare un appartamento solo per lei e per me. Lasceremo qui Curtis a morire da quanto beve e vivremo finalmente una vita normale. Lei potrà vivere la vita che una bambina dovrebbe vivere.

Con le dita le tolgo tutte le lacrime che stavano per scendere. Mi sento un peso sul cuore quando mi rivolge un sorrisino tirato, lo ricambio lo stesso. Mi alzo dal letto di camera mia e mi avvicino allo specchio, mi osservo e faccio un altro sorriso tirato. “Grazie,” dico a Penny con la gratitudine nella voce e lei non risponde, ma so che lo apprezza.

Mi vesto con i soliti abiti che porto ormai da mesi, consumati da quanti volte li lavo. Un top nero da ginnastica e pantaloni della tuta grigi slavati. Preparo il borsone, infilo all’interno i guantoni sbiaditi, l’asciugamano e una bottiglietta d’acqua. Guardo ancora Penny che è rimasta per tutto questo tempo sul mio letto, mi metto il borsone in spalla.

“Io devo andare, resta chiusa qui e non uscire. Hai i tuoi giochi e…” guardo in un cassetto del mio armadio e trovo quello che cerco: un quaderno con stampate sopra due fatine sorridenti e luccicanti di rosa. “…e il tuo quaderno. Tornerò per mezzogiorno e mezzo, se hai bisogno di qualcosa sai il mio numero e c’è il telefono fisso sul mio comodino,” Indico il telefono e lei annuisce.

“Si, tranquilla Lexy,” mi rassicura lei.

Sospiro lentamente “A dopo fatina,” do un’ultimo sguardo a Penny e esco dalla porta di camera mia chiudendola silenziosamente alle spalle. Lancio uno sguardo al salotto e la puzza di alcool mi investe i sensi, ancora abituati al profumo di fragola. Curtis sta ancora dormendo sulla poltrona.

Un ultimo sguardo alla porta della mia camera e esco di casa. Il caldo soffocante di Miami mi scalda la pelle chiara, siamo all’inizio Luglio. Esco dal vialetto di casa e cammino lungo i bordi della strada per arrivare al Vechter, una palestra dove mi alleno ogni mattina il cui proprietario è un grande uomo pelato con spalle larghe.

Una volta arrivata alla grande entrata dell’edificio spingo con forza la porta vetrata. Appena entrata l’odore di sudore del posto mi riempie le narici. Alzo lo sguardo per poi notare Danny, che si sta allenando con coach Joahnsson che è anche il proprietario; il rumore dei colpi che Danny sferra con aggressività e tutti i rimproveri che il coach gli ringhia contro.

Ci insegna a combattere con forza e concentrazione, non con aggressività e rabbia, Danny ha molto da imparare su questo.

“Hey,” li saluto quando vedo che si fermano per una piccola pausa. “Ciao, Lexy,” mi saluta il coach. “Lexy,” mi saluta Danny e vedo che i suoi occhi si illuminano. “Vai ad appoggiare le tue cose e mettiti i guantoni, iniziamo subito,” mi avverte il coach. Annuisco e entro nello spogliatoio, appoggio il borsone e mi avvolgo le mani nelle fasce consumate, mi infilo i guantoni rossi sbiaditi e li allaccio.

Esco dallo spogliatoio e salgo sul ring, oltrepasso le corde rosse e raggiungo il coach in mezzo alla piattaforma rialzata. “Pronta per l’allenamento? Oggi ti disintegro,” mi fa un occhiolino e io ridacchio. Si capirebbe anche da un miglio di distanza che non è un ridacchiare spensierato, ma chissà perché, lui non lo nota.

“Si, sono pronta.”

 

Nota: il nome della palestra Vechter significa combattente in tedesco (ho cercato un nome originale e non per forza inglese come molte palestre!)

 

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