Unità d’intenti: superare le divisioni per concorrere tutti insieme ad un fine comune, non solo all’interno del mondo dell’istruzione parentale.

 

C’è un tema che sento particolarmente importante di questi tempi, ma comunque lo è sempre stato per me.

Vi è una distinzione essenziale tra mezzi e fini, e trovo estremamente importante non confondere l’uno con l’altro, e arrivo subito al dunque.

Quando in istruzione parentale si usano termini che definiscono qualcosa di tipico di questo mondo, questo quasi sempre è un mezzo che è possibile utilizzare per arrivare ad un fine, ma c’è il rischio che venga confuso con il fine stesso.
Faccio un esempio.
Spesso sento parlare in istruzione parentale di “DESCOLARIZZAZIONE”, termine che si contrappone a scolarizzazione, la quale è comunemente intesa in senso negativo come impostazione strutturata che tende a formare la mente di un bambino in un certo modo.

Ma se noi coniamo un termine uguale e contrario, non rischiamo di creare “un’altra religione” solo all’opposto?
La contrarietà alla scolarizzazione non è essa stessa una cosa che può strutturare la mente del bambino ad opporsi a tutto ciò che appartiene alla scuola? Non è questa forse un altro tipo di strutturazione?
Questo atteggiamento (che riscontro non poco nel mondo homeschooling) è per me pericoloso, oltretutto dal momento che tutti gli HS affermano di “NON ESSERE CONTRO LA SCUOLA”.
Ma è proprio vero?

Spesso, quando ci troviamo in una condizione tale nella nostra famiglia da voler lasciare i nostri figli più liberi dallo studio nella sua modalità più diffusa, facciamo inconsciamente ricorso al GIUDIZIO per poter confermare la nostra idea (soprattutto se non ne siamo veramente sicuri), vederla bene e isolarla da tutto quello che fanno gli altri in modo diverso dal nostro. Questo ci fa sentire più forti nel nostro modo di procedere.
Il giudizio è una trappola, perché sembra una cosa che dà più sicurezza, in realtà crea divisione.
Io lo vedo questo meccanismo, come lo riconosco in me stessa anche lo sento nei discorsi degli altri HS.
La stessa cosa vale per termini come UNSCHOOLING contrapposto ad HOME SCHOOLING: perché mai c’è bisogno di contrapporre? Non facciamo tutti la stessa cosa? Cioè come genitori stiamo dando tutti noi stessi per ciò che consideriamo il meglio per i nostri figli.
Le parole sono dei mezzi, il fine ultimo è il bene dei nostri figli.
Io farei attenzione al gergo che usiamo fra noi famiglie home schooling, io vorrei una stessa parola per tutti, quella che volete non mi importa, purché non ci sia il rischio di creare divisioni.

L’utilizzo di questi ed altri termini secondo me ha senso nel momento in cui un’associazione come LAIF si fa carico di dialogare con l’esterno a livello nazionale, in questo caso è utile, perché può dare l’idea maggiormente di cosa sia l’istruzione parentale, può aiutare a presentare una carta di identità più dettagliata in particolare nei confronti delle Istituzioni scolastiche, per le quali l’apprendimento o l’esame vengono normalmente intesi in un unico modo.

LAIF secondo me sta facendo un grande lavoro nel tentare di aprire la mente istituzionale e uniformarla magari di più alle stesse indicazioni Ministeriali, che sono di per se stesse di larghe vedute sull’educazione.

Ma al di là di questo farei attenzione a mantenere uniti e saldi i rapporti tra famiglie homeschooling.

Di recente mi è capitato di parlare con una nuova mamma HS i cui figli finora sono andati a scuola, e li ha definiti con atteggiamento autogiudicante e svalorizzante “figli scolarizzati”.
“E allora? Cosa c’è di male? Attenzione! Quante esperienze positive possono invece aver fatto fin’ora?”
Io guarderei alle persone, non al fatto che siano dentro o fuori la scuola.

Proprio da quando ho scelto l’istruzione parentale ho incontrato maestre ed insegnanti di enorme valore, tanti dei quali contrari all’home schooling, ma talmente devoti alla loro missione e ai bambini, che se avessi una scuola fatta di queste persone, io potrei anche mandarci subito le mie figlie.
Se un ragazzo va a scuola e incontra persone così meravigliose (come secondo me ce ne sono tante) cosa potrebbe ricevere se non Amore, Dedizione, Passione per la Conoscenza e tanto altro che cerchiamo di dare noi genitori quando siamo in istruzione parentale?
Un insegnante, quando nasce per fare questo lavoro, a volte gli verrà difficile comprendere una scelta come la nostra, (perché magari sa la fatica che fa ogni giorno, tutta la formazione che magari ha fatto in tanti anni e con il cuore), o forse sì, la comprende (come le insegnanti/home schooler che abbiamo in LAIF).
Ma che differenza fa? Tutti stiamo credendo nel rispetto dei bambini e nei semi che portano con sé.

Ecco cosa intendo per unità di intenti, lo scopo è unico, è davvero unico.
Vorrei chiudere lasciando la parola ad un professore di prima media e ai “compiti” che ha lasciato quest’anno ai suoi ragazzi.

Un abbraccio a tutti
Michela Bellia

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