Mamma Antonella condivide con noi alcune riflessioni sull’importanza della vicinanza della famiglia nella crescita dei bambini.

Un pò di teoria..

“Abbiamo ampie prove del fatto che gli esseri umani di ogni età sono più sereni e in grado di affinare il proprio ingegno per trarne un maggiore profitto se possono confidare nel fatto che al loro fianco ci siano più persone fidate che verranno loro in aiuto in caso di difficoltà. La persona fidata, nota anche come figura di attaccamento, può essere considerata come quella che fornisce la sua compagnia assieme a una base sicura da cui operare.”

Questo è quanto scriveva John Bowlby (1907-1990), famoso psichiatra e psicoanalista britannico, nel suo libro Costruzione e rottura dei legami affettivi (tradotto in italiano da S. Viviani e C. Tozzi;

Editore: Cortina Raffaello, 1982). La sua teoria dell’attaccamento è una sintesi originale tra alcune teorie di Freud, i risultati della scuola etologica di Konrad Lorenz, di quella epistemologica di Jean Piaget e di alcune teorie di Charles Darwin.

Attaccamento “sicuro” e “insicuro”

Personalmente ho sempre trovato interessante questa teoria. Essa attribuisce un’importanza fondamentale alla relazione che il bambino sviluppa sin dalla nascita con la sua principale figura di riferimento (di solito la mamma). Da questa relazione dipenderà il suo futuro equilibrio psico-fisico, ma in che modo? Se il “caregiver” soddisferà i suoi bisogni emotivi di VICINANZA, CURA e ATTENZIONE, il bambino svilupperà un attaccamento “sicuro” che gli permetterà di separarsi gradualmente e serenamente per esplorare il mondo circostante. Se, al contrario, il “caregiver” non sarà in grado di soddisfare quei bisogni emotivi, oppure tali bisogni verranno soddisfatti in modo discontinuo, il bambino svilupperà con molta probabilità un attaccamento “insicuro”. Questo tipo di attaccamento renderà più difficile la separazione e la costruzione di una personalità autonoma, nonché di sani rapporti interpersonali.

 

Dalla teoria alla pratica

Questa è solo una breve sintesi del nucleo centrale della teoria di Bowlby (per chi volesse approfondire rimando al libro di cui sopra). Aggiungo inoltre che, come ogni teoria, necessita di essere declinata nelle varie situazioni e circostanze particolari.

Io posso dire che dopo averla studiata all’università, l’ho capita davvero solo dopo esser diventata mamma ed ora che mio figlio ha quasi 8 anni, posso dire che comincio a vederne i primi risultati.

Il concetto di “base sicura”, che Bowlby riferisce principalmente ad una figura di riferimento/attaccamento, dal mio punto di vista e dalla mia esperienza, può riferirsi per esteso a tutta la FAMIGLIA. Quest’ultima, infatti, è il luogo privilegiato in cui ogni bambino riceve quelle cure e quelle attenzioni che contribuiscono alla formazione di una PERSONA serena e sicura di sé, che andrà incontro alla vita con fiducia e determinazione. Per chi sceglie un percorso di istruzione parentale, credo che questo sia ancora più vero nella misura in cui ogni famiglia crea quelle “occasioni” e “opportunità” educative che permettono al bambino/ragazzo di soddisfare i suoi bisogni reali. Tra questi, il bisogno di coltivare i suoi interessi, di seguire le sue inclinazioni, di sperimentare relazioni che vanno aldilà del gruppo dei pari (o della singola classe scolastica).

 

Non delegare

Essere una “base sicura” vuol dire anche non delegare (o quantomeno delegare il meno possibile) persone esterne alla famiglia o istituzioni nella cura dei propri figli. Questo vale soprattutto per i più piccoli, perché è proprio nei primi 3 anni di vita che si creano le basi per un attaccamento “sicuro”. Inoltre, in un percorso di istruzione parentale, scegliere di non delegare vuol dire non solo assumersi la responsabilità di istruire personalmente i propri figli, ma anche essere PRESENTI e poter SCEGLIERE il percorso di apprendimento più adatto alle loro reali esigenze.

Essere una “base sicura” per i nostri figli, in ogni caso, richiede impegno, fatica e spesso rinunce da parte di noi genitori, ma per il loro BENE ne vale sicuramente la pena. Non da meno, abbiamo la possibilità di poter dare il nostro contributo all’educazione di generazioni future più “sane” sia a livello individuale che nei rapporti interpersonali.

 

Prendere il volo

Così quando vi diranno “..e ma prima o poi bisogna lasciarli andare!” rispondete gentilmente che essere una “base sicura” non vuol dire tenerli legati a sé il più possibile o iper-proteggerli, ma piuttosto seguire il loro RITMO NATURALE, che è diverso per ogni bambino, e aggiungerei per ogni famiglia. Oppure rispondete che se la pista per il decollo sarà della GIUSTA MISURA e CURATA nei particolari, LORO prima o poi spiccheranno il volo da soli, manifestando al mondo intero tutto il loro splendore..

Vi auguro (e mi auguro) di essere quella pista di decollo…

Mamma Antonella, socia LAIF e autrice del blog “Percorsi di apprendimento” 

 

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Famiglia “base sicura”

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