Finite le vacanze?

Finite le vacanze certo, si riprende la scuola, le mamme e i papà riprendono il lavoro ma, strano a dirsi, ci sono bambini che non sanno cosa sia esattamente una vacanza.

Questi bambini pare non terminino mai le vacanze. Perché sono sempre in vacanza o perché pare non ci vadano mai?

Dipende dai punti di vista.

Le giornate per loro hanno altri ritmi, i tempi e i modi del loro apprendimento sono scanditi da altre abitudini:

sono i piccoli homeschooler italiani.

Dunque, con l’arrivo delle vacanze, cosa succede per loro?

Praticamente poco o niente poiché loro apprendono principalmente in un contesto famigliare ed ogni famiglia ha le sue regole e le sue personali abitudini.

Ci sono famiglie che amano programmare ogni singolo giorno, quelle che si attengono ai testi scolastici e tentano di ripetere a casa quanto si è sempre fatto a scuola.

Alcune famiglie invece amano creare gruppi di lavoro, ritrovarsi periodicamente, organizzare uscite didattiche, seguire un percorso in autonomia per poi confrontarsi.

Ci sono quelle famiglie che meglio si ritrovano nella terminologia di unschooling e che seguono i ritmi delle stagioni, del tempo, l’organizzazione degli spazi. Si può dire che il loro apprendimento sia più naturale, spontaneo, segue e coglie le inclinazioni e le passioni del momento. Questo tipo di apprendimento è meno strutturato ma non perde mai di vista quelli che sono gli obiettivi da perseguire e raggiungere -le 8 Competenze Europee (vedi anche video 1video 2 , video 3)-  obiettivi che sono gli stessi per tutti come da indicazioni nazionali.

Tante sono le modalità di istruzione parentale quante sono le famiglie che la attuano. Spesso, nello stesso nucleo familiare, si differisce l’approccio modellandolo sui singoli piccoli individui in crescita.

Mare, montagna, lago, collina vengono vissute costantemente durante tutto l’anno.

Non è raro che si sia appreso a scrivere proprio giocando in riva al mare, modellando le lettere e i numeri col dito sulla sabbia, aspettando l’onda che ripulisse il tutto per ricominciare a scrivere d’accapo e, stanchi, si è divisa la torta fatta a casa, contando gli amici e frazionando in parti uguali per tutti.  Rientrare a casa soddisfatti del bottino raccolto fatto di foglie, conchiglie, piume, sassi, bacche, ghiande… è il lavoro impagabile di fine giornata.

Il tutto vissuto sempre con gli occhi colmi di stupore e la mente piena di domande a cui dare risposte.

Un bambino in homeschooling non si chiede mai se è momento di imparare o tempo di riposo.

Piccoli apprendisti curiosi la sera annaffiano le piantine che hanno visto germogliare dai semi sputati dai frutti mangiati. E hanno scoperto che ogni pianta ha le sue stagioni, che le ciliegie e le fragole le mangi in primavera e le mele e le arance le raccogli d’inverno. Hanno atteso con gioia l’autunno per andare a castagne e l’estate per gustare le angurie in spiaggia in riva al mare.

Questi bambini hanno scrutato il mondo e voluto guardare e leggere sui libri come fossero classificati gli insetti osservati. Non di rado hanno ripreso la nonna che ha definito il pipistrello un uccello. Questo lo sanno perché hanno atteso che i pipistrelli abitassero la casetta che gli hanno costruito. Così d’estate gli amici pipistrelli possano tenere lontane le zanzare e non serve nient’altro, neanche lo spray appiccicoso sulla pelle del quale hanno letto l’etichetta e la composizione prima di decidere che fosse da riporre.

Certo queste son cose che fanno un po’ tutti i bambini, per loro apprendere è naturale e non solo al mare.

Non ci sono vacanze o momenti in cui imparare, anche la noia va rispettata. I momenti in cui si ciondola per casa tra il divano e la finestra, sono momenti importanti, sono quelli in cui le loro testoline assimilano e organizzano tutto quanto si è appreso.

Qui parliamo di bambini e famiglie che vivono fuori dal contesto scolastico. Sono famiglie che non vi hanno mai messo piede, arrivate pian piano a questo tipo di consapevolezza.

L’inizio è un po’ destabilizzante per tutti. La scuola è stata da sempre parte integrante del nostro vissuto, lì abbiamo passato tutta la nostra infanzia e ne siamo usciti fuori oramai “cresciuti e pasciuti”.

Tutti (o quasi) cominciano la settimana il lunedì per riposare nei weekend e vedere nelle vacanze la lunga pausa. Pausa attesa e agognata tutto l’anno, fare homeschooling vuol dire anche risettare i singoli ritmi individuali.

Intraprendere un percorso in homeschooling è come cucirsi addosso un abito sartoriale modellato sui propri ritmi e sulle proprie necessità poiché coinvolge l’intero nucleo famigliare.

Le famiglie che vivono questa scelta si assumono la totale responsabilità di istruire i propri figli.

Nulla è delegato e questo sempre 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno, anche quando gli altri vanno in vacanza.

Per una famiglia in istruzione parentale l’inizio del nuovo anno scolastico coincide con il cominciare ad appuntare, in un una sorta di diario di bordo, tutto quanto si fa per predisporre e poi redigere quello che sarà il loro piano didattico  educativo così da non dimenticare quanto si è appreso in funzione di quella che sarà la  verifica annuale  che ci metterà burocraticamente in pausa.

“Perché l’apprendimento qui è sempre in vacanza” (vai all’articolo)
Finite le vacanze?

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