Volentieri pubblichiamo questo lavoro di Marcello sul Vajont.

Ciao a tutti mi chiamo Marcello e vorrei condividere con voi questa ricerca che ho fatto sulla tragedia del Vajont con mia mamma Valentina. Ho anche approfondito alcune caratteristiche della costruzione delle dighe e alcuni temi legati alla lingua e prodotti tipici friulani.

Il disastro del Vajont

La sera del 9 ottobre 1963, nel nuovo bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont (al confine tra Veneto e Friuli), una frana precipitò dal pendio del Monte Toc nelle acque del bacino.

Vista della gola del Vajont prima della costruzione della diga

L’acqua tracimò dalle sponde della diga, inondando dapprima i paesi di Erto e Casso (i più vicini al bacino artificiale). Il superamento della diga da parte dell’onda generata provocò l’inondazione dei paesi a fondovalle, tra cui Longarone, e la morte di 1917 persone tra cui 487 bambini (Altre fonti parlano di 2018 vittime).

Le cause della tragedia

I progettisti della SADE, ente gestore dell’opera, nascosero la non idoneità dei versanti del bacino, a rischio idrogeologico. Infatti, dopo la costruzione della diga, si scoprì che i versanti avevano caratteristiche morfologiche (instabilità e fragilità) non adatte alla costruzione di un bacino artificiale. Nel corso degli anni, mentre si costruiva la diga, l’ente gestore, pur essendo a conoscenza del pericolo, occultò i dati inerenti ai rischi.

Alle 22:39 del 9 ottobre 1963, circa 270 milioni di m3 di roccia scivolarono alla velocità di 110 km orari nel bacino artificiale che conteneva 115 milioni di m3 d’acqua, provocando un’onda che superò di 250 m la cima della diga. L’onda risalì in parte il versante opposto travolgendo i comuni di Erto e Casso, l’altra parte scavalcò la diga e si riversò a valle, distruggendo quasi del tutto il paese di Longarone e i comuni vicini.

La valle del Vajont è di origine glaciale, l’azione erosiva dei ghiacci è stata seguita dall’erosione torrentizia, creando il profondo profilo a V della valle:

geometricamente favorevole per la costruzione di una diga. I lavori di costruzione della diga cominciarono nel 1957; possiamo riassumere le cause del disastro:

– La costituzione geologica del Monte Toc;

– Il disboscamento;

– La progressiva decadenza della base delle rocce;

– Le incisioni provocate dalla costruzione di strade e canali;

– Le piogge abbondanti che peggiorarono la stabilità del versante.

La diga del Vajont oggi

Le frane precedenti nel Vajont

L’area era storicamente “instabile”… Il 4 novembre 1960 si staccarono dal Monte Toc 800 000 m3 di roccia, che provocarono un’onda di 10 metri di altezza: questo era un chiaro avvertimento sulla stabilità dei versanti. Contemporaneamente si aprì una fessura immensa sulla montagna, a forma

di M, lunga oltre 2500 metri. A quel punto venne dato ordine di svaso del bacino e si intensificarono gli studi per comprendere la struttura del luogo. Due anni prima del crollo, la giornalista Tina Merlin, aveva anticipato quello che poteva accadere pubblicando un articolo su “L’Unità” il 21 febbraio 1961. Incoraggiò una campagna di informazione contro la diga per tutta la durata dei lavori, avendo parlato soprattutto con gli abitanti della valle sottostante, ma purtroppo non venne ascoltata e addirittura denunciata per aver diffuso notizie false che turbavano l’ordine pubblico. Dagli abitanti la gola era chiamata “la gola del diaul”, Toc vuol dire “marcio”, Vajont vuol dire “va giù”… sapevano bene a cosa si poteva andare incontro con quel bacino artificiale perché conoscevano le loro montagne, le rispettavano e vivevano in simbiosi con esse, senza andare “contro natura” in nome del progresso.

Le centrali idroelettriche (non solo nel Vajont)

L’acqua in movimento contiene energia per compiere un lavoro, questo principio veniva usato per esempio in passato con i mulini ad acqua. L’energia idroelettrica è un’ energia rinnovabile, cioè non si può esaurire, ed è molto importante in Italia perché abbiamo pochi combustibili fossili. Le centrali idroelettriche sfruttano la caduta delle acque di fiumi e torrenti, raccogliendole in grandi bacini artificiali come le dighe, che sono degli sbarramenti apposti in una valle.

L’impatto ambientale delle dighe

Nel mondo 3700 dighe sono in attesa di essere costruite. Per evitare catastrofi ambientali è fondamentale utilizzare strumenti di valutazione efficienti, che siano un compromesso tra l’esigenza di energia e la protezione dell’ambiente in cui viviamo. Le dighe nel mondo generano circa un sesto dell’energia elettrica consumata e irrigano un settimo dei campi agricoli e sono per questo un elemento necessario per il benessere e lo sviluppo di una società. Allo stesso tempo, però, alterano in modo significativo il sistema naturale del bacino in cui sorgono perché alterano l’idrologia e ostacolano il trasporto verso valle dei sedimenti.

Il Carso

Il Carso è formato prevalentemente da rocce calcaree, cioè rocce costituite da carbonato di calcio. Queste rocce si sono formate per l’accumulo, durato milioni di anni, di fanghi e resti calcarei di organismi marini. Il Carso presenta fenomeni tipici, legati alle caratteristiche chimico-strutturali delle rocce e all’azione di modellamento degli agenti atmosferici sulle rocce. Le rocce calcaree non sono stabili né agli agenti chimici, né a quelli termici. E’ un tipo di roccia sedimentaria. Le argille sono anch’esse rocce sedimentarie, la loro proprietà più importante è la facilità con cui si impregnano di acqua, e sono rocce plastiche: se essicate si induriscono e si contraggono, ma se bagnate ritornano nuovamente plastiche.

La lingua friulana

E’ riconosciuta e tutelata perché è la lingua della “minoranza linguistica storica friulana”, è infatti insegnata anche nelle scuole. La segnaletica stradale è spesso bilingue. E’ in friulano il tipico saluto “MANDI” che significa letteralmente “Ti mando con Dio”.

Prodotti tipici friulani

Per geografia cito i prodotti tipici friulani. Nella città di San Daniele nasce il famoso prosciutto, poi c’è il celebre formaggio Montasio con cui i friulani preparano il piatto tipico regionale chiamato “Frico” (montasio più patate) che viene fatto in diverse versioni: tipo tortino salato oppure friabile, croccante. Verso la città di Cividale corre la strada di Cividale, corre la “Strada dei vini e dei sapori”, nelle varie cantine ci si può fermare per assaggiare i vini locali. Sempre a Cividale del Friuli c’è il famoso Ponte del Diavolo…la leggenda narra che i friulani avessero chiesto al demonio la costruzione del ponte, ma in cambio egli chiese di portarsi via l’anima del primo che avrebbe attraversato il nuovo ponte. Così la gente decise di far attraversare per primo un gatto e il diavolo dovette accontentarsi di prendere l’anima della povera bestiola.

A questo link trovi altri contributi di giovani homeschooler

Ricerca sul Vajont

3 pensieri su “Ricerca sul Vajont

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.