Chi fa istruzione parentale non manca mai di originalità! Filippo, 14 anni, ci offre questo bellissimo contributo creativo incontrando “il me del passato”!

Buona lettura!

Non mi ricordo se quello che sto per raccontare sia stato un sogno o la realtà, però lo ricordo perfettamente quindi tanto vale raccontarlo.

Che cosa sarà quella cosa strana?

Un giorno mi svegliai alzandomi di scatto dal letto, ebbi uno sbalzo di pressione tale da non vedere nulla per una decina di secondi; quando mi tornò la vista vidi un “qualcosa” di non definito: era come un taglio ma non sul muro o da qualche altra parte, era esattamente in mezzo alla stanza e faceva un rumore strano.

Avrei voluto chiedere che cosa fosse ai miei genitori o a mio fratello, ma ero da solo in casa. Pensai che fossero usciti prima che mi svegliassi, quindi provai a capire cos’era questo…coso. Provai a toccarlo e la mia mano ci passo attraverso, però dalla parte opposta la mia mano non c’era. Provai a metterci la testa e vidi un tunnel enorme, quasi psichedelico. A quel punto la curiosità sopraffò la paura e ci saltai dentro. Venni trasportato via, fino a quando non uscii da quel tunnel passando da un altro squarcio che si chiuse dietro di me dopo il mio passaggio.

Incontro con il me del passato!

Vidi la mia camera, la mia casa era vuota e vidi entrare dalla porta me stesso con uno zaino sulle spalle. Ci guardammo molto confusi per almeno tre minuti, però mi accorsi che non era proprio me stesso: lui era leggermente più basso ma per il resto era tale e quale a me. Dopo aver avuto entrambi una crisi esistenziale, cominciammo a farci delle domande del tipo: ”Come fai ad essere me?”, “Come ci sei finito qui?”. Fino ad arrivare alla domanda più importante: “Che anno è questo?” Era il 2019. Non mi venne in mente di raccontargli della pandemia ma non credo avrebbe cambiato le cose. Invece gli dissi che ero ben tre anni più grande di lui e quindi lui mi chiese che scuola facessi e quindi glielo spiegai.

Io faccio homeschooling

Io non vado a scuola, faccio homeschooling. Non è mai facile spiegare qualcosa a qualcuno totalmente ignaro sull’argomento, perché la vedrà sempre come una cosa strana e aliena.

Gli spiegai che facevo homeschooling, ovvero, invece di dovermi svegliare la mattina e andare ad ascoltare un professore che cerca di spiegare, mi svegliavo per studiare quello che dovevo studiare ma nel modo e nell’ordine che preferivo. Lui storse il naso e mi disse che secondo lui facendo una cosa del genere i suoi amici lo avrebbero visto come uno strano che fa qualcosa di ancora più strano; invece io gli spiegai che i suoi amici (ovvero i miei) non l’avrebbero presa male e se qualcuno la prende male …ci sta! Non tutti pensano che se una cosa è fuori dal proprio stile di vita o da quello che sono abituati a fare la cosa stessa sia per forza sbagliata, perché anche io ero rimasto con questa mentalità. Mi disse che allora avrebbe dovuto dire addio alla sua vita sociale ma io gli spiegai che non sarebbe mai stato da solo ma sarebbe stato in un gruppo con persone disposte ad aiutarlo a studiare.

Questione di mentalità

Mi disse che lui non la avrebbe fatta comunque una scelta del genere, perché è una cosa nuova e a chiunque avesse spiegato i motivi della sua scelta lo avrebbe preso per un “caso umano”. Gli spiegai che la parte più difficile può anche essere il dover spiegare cosa fai (perché ancora oggi quando devo spiegare cosa faccio mi rispondono con un: “ah” o un: “originale” per niente convinto) ma perché questo è un problema per la mentalità tipica italiana che è abituata alla scuola tradizionale e basta e tutto quello che è nuovo o fuori dalle abitudini per gli italiani è strano, è anormale, e pensano che non può funzionare, mentre in America o nei paesi anglosassoni è una cosa più che nella norma.

Gli spiegai che non aveva nulla di cui preoccuparsi perché sapevo che la scuola in generale non mi era mai piaciuta ma ero obbligato dalla società a frequentarla perché è una cosa che fanno tutti.

Che viaggio sorprendente!

Dopo questa chiacchierata lo vidi sollevato ma ancora un po’ sospettoso. Quindi tornammo in camera “sua” e cercammo di riaprire lo squarcio. Dopo vari tentativi, lui si cercò di riaprirlo con due mani. Quando vidi che ce la stava facendo cercai di aiutarlo. Insieme lo aprimmo e in quel momento sentimmo come un’onda d’ urto. Lo guardai un’ultima volta e lo salutai, presi la rincorsa e ci saltai dentro.

Mi ritrovai in camera mia e lo squarcio sparì completamente; sentii il rumore della porta che si apriva: erano i miei genitori. Mi rimisi a letto stravolto e mi riposai ancora un po’ prima di risvegliarmi a mezzogiorno.

Come già detto, non so se sia stato un sogno o no. Però è stato sicuramente molto strano.

Filippo, quattordicenne in istruzione parentale

***

Il 15 settembre si parlerà di esperienze di apprendimento autoguidato alle superiori.

Seguirà un’altra serata online di condivisione dedicata ai ragazzi che si svolgerà in data da definire (maggiori informazioni prossimamente).

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Il me del passato

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