La ricerca universitaria mostra sempre maggiore interesse per l’homeschooling e la responsabilità genitoriale relativa all’istruzione e all’educazione dei figli.
Mercoledì 30 novembre 2022, alle ore 18, LAIF organizza un incontro online per parlare di istruzione parentale con:
- la prof.ssa Angela Biscardi, antropologa culturale e professore associato dell’Università degli Studi di Milano
- la dott.ssa Anna Chinazzi, dottoranda in Educazione nella società contemporanea presso l’Università Bicocca di Milano
In quest’occasione verrà proposto anche un sondaggio, predisposto dalla dott.ssa Chinazzi e destinato a raccogliere le testimonianze delle famiglie homeschooler italiane.
La partecipazione è aperta a tutti; per collegarsi usiamo il link https://us06web.zoom.us/j/87884638369.
L’incontro verrà condiviso sui nostri canali (facebook, telegram) e registrato in diretta per essere poi messo a disposizione sul nostro canale youtube. Con la tua partecipazione accetti la registrazione e la pubblicazione del tuo contributo.
Per dar corso alla propria mission, la nostra associazione prosegue il lavoro di collaborazione con i centri di ricerca. In passato abbiamo incontrato il prof. Andrea Potestio, dell’Università di Bergamo (registrazione a questo link), il prof. Paolo Mottana (Università Bicocca di Milano) e Giuseppe Campagnoli (registrazione a questo link).
Sono stati anche presentati alcuni libri sull’homeschooling scritti da nostre associate:
- Elena Piffero, Io imparo da solo, Terra Nuova Edizioni
- Cecilia Fazioli, La scuola parentale, Terra Nuova Edizioni
- Giorgia Petrini, La scuola non esiste
- Selima Negro, Pedagogia del bosco. Educare nella natura per crescere bambini liberi e sani, Terra Nuova Edizioni
- Nunzia Vezzola, Apprendimento naturale; Homeschooling e Unschooling, Armando Editore
L’associazione cerca inoltre da sempre il dialogo con le istituzioni. Da diversi mesi organizza webinar e momenti informativi destinati a docenti, dirigenti, DSGA, assistenti sociali, sindaci.
Ho seguito con attenzione la presentazione della proposta.
Mi è piaciuto l’intervento e la puntualizzazione di Sergio, di Nunzia e Cecilia…. Attraverso il quale si è cercato di fare capire cosa sia Istruzione parentale.
Parlo perché, su alcune tematiche, sarei competente (metodologia della ricerca in psicologia, statistica, tecniche di raccolta dati e analisi dei dati)…. Mi chiedo per quale motivo il costrutto ” Istruzione parentale ” venga operativizzato mediante items che sembrano più un censimento mediante il quale raccogliere quei dati che sulla Dichiarazione di istruzione parentale, le istituzioni non riescono a raccogliere. Per quale motivo si pensa che Istruzione parentale inizia a sei anni e termini a sedici? Questo indica che, chi crea la ricerca, non abbia minimamente in mente cosa sia Istruzione parentale. Difatti raccoglie qualsiasi realtà (anche chi si avvale di tutor) ma, allora, cosa vuole studiare? Tutto oppure l’istruzione parentale?
Per quale motivo operativizza il concetto di istruzione parentale col numero di figli che si ha? Quante volte frequentano il parco o via dicendo…
Ma si sono chieste cosa sia socializzazione per le Famiglie Home Education?
E, ovviamente, i genitori, alcuni, finalmente considerati, risponderanno senza leggere PRIMA tutto il questionario, senza riflettere sul “perché mi chiede questo?”
Col questionario si possono raggiungere concetti anche profondi ma bisogna conoscere il costrutto di cui si vuole trattare. Non è solo una raccolta di dati numerici. Ho avuto il pregio di dare l’esame di analisi dati e tecniche raccolta dati con una delle collaboratrici di Ricolfi, a Torino perciò guardo al questionario con una certa “ottica”.
Ormai tutto passa sotto istruzione parentale ma, alcune realtà, sono solo marketing e chi ha fatto e fa un altro percorso di Vita che inizia con il fare Spazio a un Figlio, nel cuore, nel corpo, nella coppia, si vede accomunato a tutto ciò solo per una questione di reazione sociale.
Mi spiace non aver visto prima questo messaggio! La ringrazio per il suo commento e per l’attenzione che ha dedicato alla mia presentazione e al questionario. Apprezzo molto il suo interesse e provo a fornire ulteriori chiarimenti anche se è passato un po’ di tempo.
Il questionario è stato sviluppato con il supporto di esperti sia nel campo della ricerca che nell’ambito dell’istruzione parentale. Il suo scopo non era di tipo censimentario né inferenziale, ma piuttosto, in ottica esplorativa e interpretativista, intendeva offrire una base per ulteriori analisi e comparazioni, anche alla luce del confronto con ricercatori di altri contesti nazionali. Questa raccolta di esperienze delle famiglie non mirava a fare generalizzazioni, ma a comprendere meglio come l’istruzione parentale si concretizza nella pratica.
La definizione temporale di età (inizio a sei anni e termine a sedici) si ispirava ai requisiti normativi relativi all’obbligo di istruzione e serviva per delimitare orientativamente la popolazione di riferimento, senza voler ridurre la complessità dell’istruzione parentale stessa.
Trovo estremamente interessante il suo commento, poiché una parte significativa del mio lavoro (tesi di dottorato) ha affrontato il tema di ciò che è percepito come legittimo nel mondo dell’istruzione parentale, inclusa la questione delle deleghe educative a professionisti a pagamento, come da lei menzionato. Credo che ci sia una certa discontinuità tra il discorso pubblico e la complessità di ciò che accade sotto il cappello normativo dell’istruzione parentale.
La ringrazio ancora per il suo prezioso contributo.
Un cordiale saluto,
Anna