“Educare nell’era digitale: opportunità e rischi” (prima parte)

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Vi proponiamo la prima di quattro puntate proposte da mamma Antonella sull’argomento molto interessante dell’uso del digitale. Buona lettura!

Questa volta ho scelto di condividere alcune riflessioni su un argomento con il quale tutti noi genitori dovremo confrontarci prima o poi.

L’avanzare spedito della tecnologia, con tutti i benefici e i rischi che comporta, ci può trovare entusiasti o diffidenti… ma quando si tratta dei nostri figli, siamo chiamati ancora di più ad approfondire l’impatto che il “digitale” può avere sulle loro vite.

Io appartengo al gruppo dei “diffidenti” anche se nel tempo ho maturato la consapevolezza che non si può escludere a-priori qualcosa che permea così profondamente la società odierna.

Così ho iniziato a leggere, su consiglio di un’amica, il libro di Alberto Pellai e Barbara Tamborini “VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI. Sai davvero quando è il momento giusto per dare lo smartphone ai tuoi figli?” pubblicato da De Agostini nel settembre 2021.

Nota sugli autori

Alberto Pellai nasce nel 1964 in provincia di Varese. E’ medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso il dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli studi di Milano.

Barbara Tamborini è co-autrice del libro e moglie di Pellai. E’ psicopedagogista e scrittrice.

Insieme hanno pubblicato diversi libri per bambini, ragazzi e soprattutto genitori, come “L’età dello tsunami” dedicato al tema della pre-adolescenza.

Il libro: un’analisi della situazione relativa all’uso del digitale

Il libro si legge agevolmente ed è ricco di esperienze/testimonianze di genitori alle prese con quello che accade prima e dopo il “momento zero”, cioè il momento in cui si decide di dotare la propria figlia o il proprio figlio di un dispositivo connesso alla rete ad uso personale.

A partire dall’analisi della situazione relativa all’uso di smartphones, videogiochi e social da parte di bambini e ragazzi, i due autori mettono in evidenza l’impatto negativo che “l’iper-connessione” può avere sull’aspetto corporeo, emotivo e relazionale, soprattutto nei casi di utilizzo precoce.

Senza trascurare le opportunità offerte dalla digitalizzazione, si sottolinea inoltre che nella maggior parte degli studi scientifici sull’argomento (in particolare nel campo delle neuroscienze), i rischi superano di gran lunga i benefici quando parliamo di “giovani menti” in fase di crescita.

Personalmente ho trovato il libro molto interessante e ricco di spunti, sia per genitori “entusiasti” che per genitori “diffidenti”! Ciò che conta (come sempre nel nostro mestiere di educatori) è la consapevolezza che guida le nostre azioni e le nostre scelte: il “così fan tutti” dovrebbe essere sempre sottoposto al tribunale della ragione..

Opportunità del digitale…

In realtà nel libro si parla molto poco di come la tecnologia ha (presumibilmente) migliorato le nostre vite e in particolare dei benefici che se ne possono trarre in ambito educativo. Gli autori infatti hanno ritenuto più importante porre l’accento sui “rischi” per indurre noi genitori ad una riflessione più profonda.

Per iniziare la riflessione, vi propongo questa semplice domanda: cosa ci permette di fare oggi un computer o uno smartphone collegato alla rete che prima non potevamo fare?

 Innumerevoli cose! Anzi, sempre di più… dalla ricerca immediata di un’informazione di cui abbiamo bisogno (sia essa una ricetta o un argomento di scienze) all’acquisto dei biglietti per il treno; dalla videochiamata con la nonna che vive lontano da noi alle chat nei diversi gruppi whatsapp e telegram; per non parlare del mondo dei social che ci permette di ritrovare amici d’infanzia o incontrare (virtualmente) persone che abitano in Nuova Zelanda…

In ambito educativo, per noi famiglie in istruzione parentale, la rete può essere (per esempio) fonte inesauribile di contenuti; così come a scuola può essere uno strumento (tra i tanti possibili) per approfondire un argomento.

Scusate l’eccessiva semplificazione, ma l’elenco sarebbe davvero troppo lungo… aggiungete voi tutte le “opportunità” offerte dalla digitalizzazione che vi vengono in mente!

Adesso spostiamo l’attenzione sui nostri figli, e proviamo a porci le seguenti domande, che riporto dal libro di Pellai:

“..questi dispositivi migliorano o peggiorano la loro vita? E come?”

– “..possiamo sul serio affermare che la dotazione di strumenti tecnologici prima dei quattordici anni faccia davvero la differenza nel successo scolastico di un alunno?”

Nativi digitali

Rispetto ai nostri figli, noi adulti conosciamo il mondo “prima” e il mondo “dopo” l’introduzione di questa “grande rete” che ci connette tutti. Indipendentemente da come la pensiate (meglio “prima” o meglio “dopo”), noi adulti possiamo sempre compiere una scelta, in base alla consapevolezza che abbiamo raggiunto, in base alla nostra coscienza ed esperienza.

I bambini e i ragazzi di oggi, invece, si sono trovati immersi nell’era digitale indipendentemente dalla loro volontà e senza poter compiere una scelta vera e propria. Ecco perchè il nostro ruolo di genitori/educatori, rispetto a questo argomento, è ancora più importante.

Come in altri contesti educativi, il nostro agire è sempre guidato dal nostro pensare… e a tal proposito riporto dal libro quelle che vengono definite “Tre posizioni possibili” rispetto al tema “Preadolescenti e tecnologie” . (I virgolettati in corsivo sono degli autori che hanno sintetizzato queste posizioni da innumerevoli testimonianze dirette avute durante incontri e confronti con diversi genitori).

Le tre posizioni possibili di fronte al digitale:

“I nativi lo sanno fare”: a questa posizione appartengono i genitori che la pensano più o meno così… “I nostri figli nascono con il cellulare in mano e riescono ad usarlo meglio di noi, già da piccolissimi..noi non possiamo vietare loro di usare le tecnologie perchè ci fanno paura.”

“La rete è un pericolo e va vietata”: “Sono convinto che ci accorgeremo troppo tardi delle conseguenze di questa delega automatica che abbiamo concesso alla rete..E’ necessario mettere limiti e confini chiari e vietare ai bambini di perdersi, incantati dagli schermi”

“Basta fare educazione digitale”: “Con una buona preparazione e un dialogo continuo possiamo essere vicini ai nostri figli anche nel guidarli al miglior uso della tecnologia”

Qual è la vostra posizione?

Come si afferma nel libro: “..c’è del vero in tutti i profili..nessuno può credere di avere la verità in tasca..Nell’arte di educare, la rigidità non è mai un valore assoluto..Il fine primo, anche in tema digitale, è quello di nutrire una relazione educativa solida e stimolante”.

Emozioni in gioco

Se è vero che il pensiero guida le nostre azioni, è anche vero che spesso alcune emozioni possono orientare le nostre scelte. Nel paragrafo “Perchè è così difficile dire no a un figlio” mi hanno colpito in particolare due emozioni di cui parlano gli autori: il senso di impotenza e la paura.

Senso di impotenza

Di fronte all’immersione continua nel mondo tecnologico che tutti sperimentiamo quotidianamente, può effettivamente insorgere negli adulti un senso di impotenza rispetto al fatto che prima o poi la rete ingloberà anche i nostri figli. E questo nostro sentire probabilmente ci spingerà a cedere più facilmente alle loro richieste sull’uso precoce di smartphones e quant’altro. Al contrario, potrebbe suscitare in noi una determinazione ancora più forte a resistere per rimandare l’uso di quei dispositivi in una fase della loro crescita che riteniamo più adatta.

Paura

Un’altra emozione frequente è la paura che senza un telefonino connesso alla rete, un tablet o la playstation, nostro figlio cresca isolato dal mondo “reale”..per non parlare del fatto che noi genitori finiremmo per essere etichettati quanto meno come retrogradi. Come fare allora per scacciare questa paura? La ragione ci viene in soccorso: il mondo reale è fatto di incontri reali, scambi verbali, guardarsi negli occhi, uscire fuori a giocare o a fare una passeggiata. Il mondo “virtuale” non consente tutto questo e vorrebbe farci credere che la sua “realtà” è migliore della nostra..

Ma allora perchè questa “realtà virtuale” è così accattivante ed è così difficile resisterle per una giovane mente in crescita? Per rispondere a questa domanda, secondo gli autori del libro in questione, bisogna intraprendere un viaggio in quella giovane mente, per capirne i meccanismi e le dinamiche…

Alla prossima puntata!

La trovate a questo link:

Seconda parte

Mamma Antonella

Mamma homeschooler, socia LAIF e autrice del blog “Percorsi di apprendimento”

Nell’attesa della seconda puntata sul tema del digitale:

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