Dai programmi ministeriali alle Indicazioni nazionali

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indicazioni nazionali

Il sistema dell’istruzione italiano negli ultimi trent’anni ha conosciuto un’evoluzione, graduale ma decisa, contemporaneamente verso:

  • l’autonomia delle istituzioni educative, cui è richiesto di adeguare la propria offerta all’utenza e al territorio
  • la personalizzazione dei percorsi, i quali sempre più sono chiamati a porre al centro la persona che apprende.

Sommario

    La storia

    La legge 59 del 15/03/1997, all’art. 21 comma 9, stabilisce che

    L’autonomia didattica è finalizzata al perseguimento degli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione, nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere. Essa si sostanzia nella scelta libera e programmata di metodologie, strumenti, organizzazione e tempi di insegnamento, da adottare nel rispetto della possibile pluralità di opzioni metodologiche, e in ogni iniziativa che sia espressione di libertà progettuale, compresa l’eventuale offerta di insegnamenti opzionali, facoltativi o aggiuntivi e nel rispetto delle esigenze formative degli studenti.

    La legge 28 marzo 2003, n. 53 attribuisce al governo l’incarico di adottare le norme generali in materia di istruzione,

    Al fine di favorire la crescita e la valorizzazione della persona umana, nel rispetto dei ritmi dell’eta’ evolutiva, delle differenze e dell’identita’ di ciascuno e delle scelte educative della famiglia, nel quadro della cooperazione tra scuola e genitori, in coerenza con il principio di autonomia delle istituzioni scolastiche e secondo i principi sanciti dalla Costituzione …

    Il primo di questi decreti legislativi è il decreto Legislativo 19 febbraio 2004 n. 59: i suoi allegati A, B, C e D contengono le prime Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati.

    Segue poi il Decreto del Ministero della Pubblica istruzione del 31 luglio 2007, i cui allegati contengono ulteriori Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.

    Infine, il Decreto 16 novembre 2012 n. 254, sostituisce, con i suoi allegati, le Indicazioni precedenti. Queste ultime sono quindi le norme generali sull’istruzione attualmente vigenti, previste dall’art. 33 della Costituzione.

    Cosa è cambiato con le Indicazioni nazionali?

    Il risultato di questo travaglio è che non esistono più i cosiddetti “programmi ministeriali”, ovvero delle direttive centralizzate da seguire indipendentemente dalla situazione concreta in cui l’istruzione avviene.

    Invece, i responsabili dell’istruzione/educazione (a scuola i docenti; dell’istruzione parentale i genitori) sono chiamati a costruire di anno in anno un percorso educativo e didattico-formativo idoneo ai suoi destinatari (la propria classe o i propri figli).

    Questo progetto deve tener conto del punto di partenza degli allievi, dei loro interessi, delle capacità, insomma delle loro specificità1. Ogni docente presenta infatti tanti piani di lavoro quante sono le sue classi (se ha due terze, presenta due programmazioni distinte).

    Nella sua attività di pianificazione, il docente (o il genitore) deve muoversi fra due poli: le Indicazioni nazionali per il curricolo e le caratteristiche dei fanciulli destinatari (o protagonisti) del percorso di apprendimento in questione2.

    Quali conseguenze concrete per gli homeschooler?

    Se questo lavoro creativo di contestualizzazione è previsto esplicitamente per gli insegnanti all’interno del sistema scolastico, tanto più esso è logicamente consequenziale e doveroso per chi sceglie un percorso all’esterno della scuola.

    In classe, ciascun insegnante dà un taglio diverso al percorso didattico. Un esempio: la geografia delle regioni d’Italia si può incentrare sullo studio di tutti i capoluoghi di provincia, oppure sulle tradizioni gastronomiche regionali o ancora sulle maschere tipiche. Non solo, ma il docente in classe può dare informazioni, richiedere riflessioni, fare considerazioni che chi è al di fuori non conosce. E’ inevitabile però che ciascun docente durante l’esame faccia riferimento a ciò che lui/lei ha detto/fatto con la sua classe.

    In altre parole, per quante competenze ed esperienza un genitore/tutor possa avere, accettare di svolgere il programma di un altro tutor equivale a mettersi fin dall’inizio in una situazione di fuori gioco.

    E’ molto più congruo invece, per gli homeschooler, presentare e proporre una propria pianificazione, anche se di massima, rispettosa delle peculiarità del fanciullo, in sintonia con le risorse famigliari generali disponibili e che tenga d’occhio le Indicazioni nazionali per il curricolo.
    Questo è ciò che fanno i docenti annualmente per le loro classi e che dovremmo fare anche noi.
    E’ un’occasione per dare spazio alle proprie peculiarità come famiglia, alla propria libertà e responsabilità.
    E’ inoltre anche un modo per mostrare di possedere le competenze tecniche per portare avanti la scelta dell’istruzione parentale: facciamo vedere che abbiamo scelto (e continuiamo a scegliere) in modo consapevole, informato e sensato e che sappiamo portare avanti questo lavoro creativo di contestualizzazione previsto esplicitamente dal Ministero.

    Se ti interessa una panoramica sui contenuti delle Indicazioni Nazionali e/o se vuoi scaricarle, segui questo link.

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    Credits: Foto di Gerd Altmann da Pixabay


    Note

    2. Indicazioni nazionali, cap. “Dalle Indicazioni al curricolo”:

    1. Indicazioni nazionali, cap. “Centralità della persona”:
      “Le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali. La definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche devono sempre tener conto della singolarità e complessità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e delle sue fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e di formazione. Lo studente è posto al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. In questa prospettiva, i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato. ↩︎
    2. Indicazioni nazionali, cap. “Dalle Indicazioni al curricolo”:
      “Nel rispetto e nella valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, le Indicazioni costituiscono il quadro di riferimento per la progettazione curricolare affidata alle scuole. Sono un testo aperto, che la comunità professionale è chiamata ad assumere e a contestualizzare, elaborando specifiche scelte relative a contenuti, metodi, organizzazione e valutazione coerenti con i traguardi formativi previsti dal documento nazionale. Il curricolo di istituto è espressione della libertà d’insegnamento e dell’autonomia scolastica e, al tempo stesso, esplicita le scelte della comunità scolastica e l’identità dell’istituto. La costruzione del curricolo è il processo attraverso il quale si sviluppano e organizzano la ricerca e l’innovazione educativa. Ogni scuola predispone il curricolo all’interno del Piano dell’offerta formativa con riferimento al profilo dello studente al termine del primo ciclo di istruzione, ai traguardi per lo sviluppo delle competenze, agli obiettivi di apprendimento specifici per ogni disciplina. A partire dal curricolo di istituto, i docenti individuano le esperienze di apprendimento più efficaci, le scelte didattiche più significative, le strategie più idonee, con attenzione all’integrazione fra le discipline e alla loro possibile aggregazione in aree, così come indicato dal Regolamento dell’autonomia scolastica, che affida questo compito alle istituzioni scolastiche.” ↩︎

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