Digitale e educazione

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digitalizzazione

Essere genitori nell’epoca digitale è una grande sfida.
Da un lato, la tecnologia digitale offre innumerevoli opportunità, il sistema dell’istruzione l’ha individuata come strumento educativo e didattico imprescindibile ed ha fissato l’educazione digitale tra i propri obiettivi.

Dall’altro, sono molti i campanelli d’allarme provenienti da medici, pediatri, neurobiologi, neuropsichiatri, pedagogisti, che mettono in guardia da un uso indiscriminato di dispositivi elettronici e schermi, soprattutto nella primissima infanzia ma non solo. Particolari criticità riguardano l’impatto del digitale sui processi di apprendimento e sulle relazioni sociali.

Gli stessi genitori, educatori e anche i docenti sono chiamati a farsi una preparazione specifica in merito.

Sommario

    Alcuni termini intorno al digitale

    Digitizzazione

    La digitizzazione è il processo di trasformazione di un unico documento dalla forma analogica a quella digitale, la sua “traduzione in bit e byte”, cioè la creazione di una versione codificata del documento originario (foto, testo, suono, o altro), senza alterarne il contenuto. Un esempio può essere la scansione.

    Digitalizzazione e trasformazione digitale

    Il termine digitalizzazione in senso stretto è un concetto tecnico, che comprende quello di digitizzazione, tanto da essere spesso usato come suo sinonimo. Esso prevede l’uso di tecnologie digitali avanzate per la gestione di tutto un sistema di dati, ad esempio di un’azienda.
    Si tratta di un processo complesso che può tradursi in nuovi modelli aziendali, economici, produttivi e sociali e passa sotto il nome di trasformazione digitale.
    Pensiamo solo a quanto hanno modificato le nostre abitudini la diffusione dell’e-commerce, dell’uso della messaggeria o dei navigatori satellitari.

    Con il tempo, il significato del termine digitalizzazione ha superato il mero ambito tecnico e si è esteso fino a comprendere tutte le opportunità offerte dalla tecnologia digitale, compreso internet.
    Esso è spesso usato come sinonimo di modernizzazione della vita professionale e privata, di semplificazione e di accessibilità diretta a processi economici e amministrativi. Ne sono esempi l’automazione nella produzione e nei servizi, la dematerializzazione dei documenti, le app, lo smart working, l’e-learning, il pagamento senza contanti, il controllo remoto degli elettrodomestici e dei dispositivi di casa.

    E’ fuori dubbio che il digitale offra molti vantaggi anche all’istruzione.
    Ad esempio, esso consente un accesso diretto a molti documenti, a corsi gratuiti e di elevato livello (i MOOC), ad una vasta gamma di fonti della conoscenza e di punti di vista. Una relativa autonomia dello studente, una certa flessibilità nello studio ed una maggiore personalizzazione sono rese più raggiungibili grazie all’uso di nuove tecnologie.

    Una vera e propria rivoluzione economica e socio-culturale, che non ha tardato però a mostrare anche i suoi lati oscuri: la riduzione dei posti di lavoro, la raggiungibilità h24, il rischio della dipendenza, le criticità legate alla sicurezza dei dati sensibili, tanto per citarne solo alcuni.

    Competenza digitale

    Con il tempo, si è visto che la trasformazione digitale delle imprese e amministrazioni e la gestione dei contenuti digitali, l’interazione con internet e sui social, la diffusione dell’intelligenza artificiale ad ambiti sempre più vasti richiedono delle competenze specifiche per nulla scontate ed in continua evoluzione, dunque che necessitano di un aggiornamento costante.
    Ed il mondo dell’istruzione è stato chiamato a dare una risposta a questa nuova esigenza, soprattutto per offrire ai giovani maggiori opportunità da spendere nella vita privata, sociale e professionale.

    Ecco che entra in gioco la competenza digitale

    Essa viene così definita nella Raccomandazione del Parlamento e del Consiglio dell’Unione Europea del 18 dicembre 2006:

    La competenza digitale consiste nel saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione (TSI) per il lavoro, il tempo libero e la comunicazione. Essa è supportata da abilità di base nelle TIC: l’uso del computer per reperire, valutare, conservare, produrre, presentare e scambiare informazioni nonché per comunicare e partecipare a reti collaborative tramite Internet

    Nel testo delle Raccomandazioni del Parlamento e del Consiglio dell’Unione Europea del 2018 la stessa competenza viene così descritta:

    La competenza digitale presuppone l’interesse per le tecnologie digitali e il loro utilizzo con dimestichezza e spirito critico e responsabile per apprendere, lavorare e partecipare alla società. Essa comprende l’alfabetizzazione informatica e digitale, la comunicazione e la collaborazione, l’alfabetizzazione mediatica, la creazione di contenuti digitali (inclusa la programmazione), la sicurezza (compreso l’essere a proprio agio nel mondo digitale e possedere competenze relative alla cibersicurezza), le questioni legate alla proprietà intellettuale, la risoluzione di problemi e il pensiero critico.

    Conoscenze, abilità e atteggiamenti essenziali legati a tale competenza
    Le persone dovrebbero comprendere in che modo le tecnologie digitali possono essere di aiuto alla comunicazione, alla creatività e all’innovazione, pur nella consapevolezza di quanto ne consegue in termini di opportunità, limiti, effetti e rischi. Dovrebbero comprendere i principi generali, i meccanismi e la logica che sottendono alle tecnologie digitali in evoluzione, oltre a conoscere il funzionamento e l’utilizzo di base di diversi dispositivi, software e reti. Le persone dovrebbero assumere un approccio critico nei confronti della validità, dell’affidabilità e dell’impatto delle informazioni e dei dati resi disponibili con strumenti digitali ed essere consapevoli dei principi etici e legali chiamati in causa con l’utilizzo delle tecnologie digitali.
    Le persone dovrebbero essere in grado di utilizzare le tecnologie digitali come ausilio per la cittadinanza attiva e l’inclusione sociale, la collaborazione con gli altri e la creatività nel raggiungimento di obiettivi personali, sociali o commerciali. Le abilità comprendono la capacità di utilizzare, accedere a, filtrare, valutare, creare, programmare e condividere contenuti digitali. Le persone dovrebbero essere in grado di gestire e proteggere informazioni, contenuti, dati e identità digitali, oltre a riconoscere software, dispositivi, intelligenza artificiale o robot e interagire efficacemente con essi.

    Interagire con tecnologie e contenuti digitali presuppone un atteggiamento riflessivo e critico, ma anche improntato alla curiosità, aperto e interessato al futuro della loro evoluzione. Impone anche un approccio etico, sicuro e responsabile all’utilizzo di tali strumenti.

    Cittadinanza digitale

    Il cittadino digitale è una persona che padroneggia le competenze per la cultura democratica al fine di essere in grado di impegnarsi in modo competente e positivo con le tecnologie digitali in evoluzione; di partecipare attivamente, continuamente e responsabilmente alle attività sociali e civiche; di essere coinvolto in un processo di apprendimento permanente (in contesti formali, informali e non formali) e impegnarsi a difendere continuamente i diritti e la dignità umani”

    Questa è la definizione che il Consiglio d’Europa ha usato nella Recommendation CM/Rec(2019)10 of the Committee of Ministers to member States on developing and promoting digital citizenship education nel 2020.
    Secondo questa definizione, le competenze digitali paiono al servizio delle competenze per la cultura democratica. Queste ultime vengono così definite, sempre nello stesso documento:

    Competences” refer to a set of 20 competences defined by the Council of Europe as competences for democratic culture. The 20 competences are subdivided into four clusters: 1. values, 2. attitudes, 3. skills, and 4. knowledge and critical understanding. These are competences that individuals should acquire in order to function as democratically and interculturally competent citizens.”

    Di seguito, il documento del Consiglio d’Europa che declina tutte le 20 competenze per la cultura democratica (2016):

    Secondo la Commissione europea, la cittadinanza digitale è “un insieme di competenze che determinano il modo in cui agiamo ed interagiamo online. Esse comprendono i valori, gli atteggiamenti, le abilità, conoscenze e la comprensione critica necessari per navigare in modo responsabile nel mondo digitale in continua evoluzione e per indirizzare la tecnologia in modo che essa incontri i nostri bisogni invece di lasciarci modellare da lei”.

    Nella normativa italiana il termine di cittadinanza digitale assume una pluralità di significati.
    Da un lato, la “cittadinanza digitale” viene intesa come l’insieme dei diritti/doveri dei cittadini rispetto all’Amministrazione pubblica nell’accesso a dati, documenti e servizi in modalità digitale. Il termine comprende, ad esempio, l’identità digitale, la firma digitale, la carta d’identità elettronica, l’autenticazione elettronica.
    Il decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 contiene il cosiddetto Codice dell’amministrazione digitale. La sezione II del suo Capo I è considerata al Carta della cittadinanza digitale.
    Ma fin qui siamo in un momento anteriore ai sopra citati documenti della Commissione Europea e del Consiglio d’Europa, entrambi del 2020.

    D’altro lato, nelle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica (allegati A, B e C al Decreto 22 giugno 2020 n. 35) il termine di “cittadinanza digitale” pare molto vicino a quello di “competenza digitale”:

    CITTADINANZA DIGITALE

    Per “Cittadinanza digitale” deve intendersi la capacità di un individuo di avvalersi consapevolmente e responsabilmente dei mezzi di comunicazione virtuali. Sviluppare questa capacità a scuola, con studenti che sono già immersi nel web e che quotidianamente si imbattono nelle tematiche proposte, significa da una parte consentire l’acquisizione di informazioni e competenze utili a migliorare questo nuovo e così radicato modo di stare nel mondo, dall’altra mettere i giovani al corrente dei rischi e delle insidie che l’ambiente digitale comporta, considerando anche le conseguenze sul piano concreto.

    L’approccio e l’approfondimento di questi temi dovrà iniziare fin dal primo ciclo di istruzione: con opportune e diversificate strategie, infatti, tutte le età hanno il diritto e la necessità di esserne correttamente informate. Non è più solo una questione di conoscenza e di utilizzo degli strumenti tecnologici, ma del tipo di approccio agli stessi; per questa ragione, affrontare l’educazione alla cittadinanza digitale non può che essere un impegno professionale che coinvolge tutti i docenti contitolari della classe e del Consiglio di classe.

    Pare che il termine di cittadinanza digitale sia quindi piuttosto complesso ed in evoluzione. E questa è già di per sé una sfida.

    Il digitale nel sistema dell’istruzione

    Digitalizzazione nella scuola non significa solo introdurre l’uso di tecnologie digitali per l’apprendimento, ma anche porsi dei traguardi di educazione digitale.

    L’uso delle tecnologie digitali nell’apprendimento

    Questo è il piano che apre senz’altro spazi prima insperati per l’azione, l’interazione, il confronto, la ricerca, l’apprendimento permanente, e così via. Il beneficio è innanzi tutto a livello cognitivo.
    Si pensi soltanto alla possibilità di esposizione alla lingua parlata (video, film, telegiornali, musica, teatro) per lo sviluppo delle competenze multilinguistiche. Oppure si pensi alla disponibilità di documenti autentici per la lettura e la ricerca di informazioni. Si considerino le opportunità offerte dai viaggi virtuali in realtà lontane (geografia, arte e architettura tramite google view e google earth, tanto per citare solo alcuni strumenti mediatici). Oppure si pensi alla possibilità di partecipare a webinar o a riunioni online, di fare videochiamate, di interagire e condividere in tempo reale a distanza per collaborare con qualcuno ad un progetto comune.
    Ma anche alla disponibilità di un’enorme quantità di informazioni a tutti i livelli, nonché di corsi online.

    Naturalmente, senza dimenticare le opportunità a livello socio-relazionale per lo sviluppo della comunicazione e di una connettività multiculturale e multilinguistica.

    Sul piano dello sviluppo psicologico, tutto ciò favorisce l’autonomia nello studio.

    Educazione alla cittadinanza digitale

    Sono nati i concetti di educazione digitale e di educazione alla cittadinanza digitale, parte dell’educazione civica.

    Nel Digital Citizenship Education Handbook, il Consiglio d’Europa ha così definito il cittadino digitale e l’educazione alla cittadinanza digitale:

    A digital citizen is someone who, through the development of a broad range of competences, is able to actively, positively and responsibly engage in both on and offline communities, whether local, national or global. As digital technologies are disruptive in nature and constantly evolving, competence building is a lifelong process that should begin from earliest childhood at home and at school, in formal, informal and non-formal educational settings.


    Digital citizenship and engagement involves a wide range of activities, from creating, consuming, sharing, playing and socialising, to investigating, communicating, learning and working. Competent digital citizens are able to respond to new and everyday challenges related to learning, work, employability, leisure, inclusion and participation in society, respecting human rights and intercultural differences.”

    La Commissione Europea ha così definito le aree di competenza che costituiscono l’educazione alla cittadinanza digitale:

    Le aree sono riassunte di seguito:

    1. Alfabetizzazione dell’informazione e dei dati: Per articolare le esigenze di informazione, per individuare e recuperare dati, informazioni e contenuti digitali. Giudicare la rilevanza della fonte e del suo contenuto. Archiviare, gestire e organizzare dati digitali, informazioni e contenuti.
    2. Comunicazione e collaborazione: Interagire, comunicare e collaborare attraverso le tecnologie digitali, pur essendo consapevoli della diversità culturale e generazionale. Partecipare alla società attraverso servizi digitali pubblici e privati e cittadinanza partecipativa. Gestire la propria presenza digitale, identità e reputazione.
    3. Creazione di contenuti digitali: Creare e modificare contenuti digitali Per migliorare e integrare informazioni e contenuti in un corpus esistente di conoscenze, comprendendo al contempo come devono essere applicati i diritti d’autore e le licenze. Per sapere come dare istruzioni comprensibili per un sistema informatico.
    4. Sicurezza: Proteggere dispositivi, contenuti, dati personali e privacy in ambienti digitali. Proteggere la salute fisica e psicologica ed essere consapevoli delle tecnologie digitali per il benessere sociale e l’inclusione sociale. Essere consapevoli dell’impatto ambientale delle tecnologie digitali e del loro utilizzo.
    5. Risoluzione dei problemi: Identificare i bisogni e i problemi e risolvere i problemi concettuali e le situazioni problematiche in ambienti digitali. Utilizzare strumenti digitali per innovare processi e prodotti. Per rimanere aggiornati sull’evoluzione digitale.

    Queste aree sono state meglio descritte nel Digital Competence Framework for Citizens (2022):

    In Italia, la legge 20 agosto 2019, n. 92, “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica” dedica l’intero articolo 5 all'”Educazione alla cittadinanza digitale”:

    “almeno le seguenti abilita’ e conoscenze digitali essenziali, da sviluppare con gradualita’ tenendo conto dell’eta’ degli alunni e degli studenti:

    a) analizzare, confrontare e valutare criticamente la credibilita’ e l’affidabilita’ delle fonti di dati, informazioni e contenuti digitali;

    b) interagire attraverso varie tecnologie digitali e individuare i mezzi e le forme di comunicazione digitali appropriati per un determinato contesto;

    c) informarsi e partecipare al dibattito pubblico attraverso l’utilizzo di servizi digitali pubblici e privati; ricercare opportunita’ di crescita personale e di cittadinanza partecipativa attraverso adeguate tecnologie digitali;

    d) conoscere le norme comportamentali da osservare nell’ambito dell’utilizzo delle tecnologie digitali e dell’interazione in ambienti digitali, adattare le strategie di comunicazione al pubblico specifico ed essere consapevoli della diversita’ culturale e generazionale negli ambienti digitali;

    e) creare e gestire l’identita’ digitale, essere in grado di proteggere la propria reputazione, gestire e tutelare i dati che si producono attraverso diversi strumenti digitali, ambienti e servizi, rispettare i dati e le identita’ altrui; utilizzare e condividere informazioni personali identificabili proteggendo se stessi e gli altri;

    f) conoscere le politiche sulla tutela della riservatezza applicate dai servizi digitali relativamente all’uso dei dati personali;

    g) essere in grado di evitare, usando tecnologie digitali, rischi per la salute e minacce al proprio benessere fisico e psicologico; essere in grado di proteggere se’ e gli altri da eventuali pericoli in ambienti digitali; essere consapevoli di come le tecnologie digitali possono influire sul benessere psicofisico e sull’inclusione sociale, con particolare attenzione ai comportamenti riconducibili al bullismo e al cyberbullismo.”

    E ancora, leggiamo nell’Allegato B della succitata legge, che integra, nello specifico dell’educazione civica, le competenze al termine del primo ciclo di istruzione (terza media) previste dalle Indicazioni Nazionali per il curricolo (D.M. n. 254/2012):

    L’alunno …

    È in grado di distinguere i diversi device e di utilizzarli correttamente, di rispettare i comportamenti nella rete e navigare in modo sicuro. È in grado di comprendere il concetto di dato e di individuare le informazioni corrette o errate, anche nel confronto con altre fonti. Sa distinguere l’identità digitale da un’identità reale e sa applicare le regole sulla privacy tutelando se stesso e il bene collettivo. Prende piena consapevolezza dell’identità digitale come valore individuale e collettivo da preservare. È in grado di argomentare attraverso diversi sistemi di comunicazione. È consapevole dei rischi della rete e come riuscire a individuarli.”

    Ed infine, nell’Allegato C, Integrazioni al Profilo educativo, culturale e professionale dello studente a conclusione del secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e di formazione (D. Lgs. 226/2005, art. 1, c. 5, Allegato A), riferite all’insegnamento trasversale dell’educazione civica:

    Esercitare i principi della cittadinanza digitale, con competenza e coerenza rispetto al sistema integrato di valori che regolano la vita democratica.

    Esiste anche un Piano Nazionale Scuola Digitale, che, alla pagina del Ministero, è definito

    un pilastro fondamentale de La Buona Scuola (legge 107/2015), una visione operativa che rispecchia la posizione del Governo rispetto alle più importanti sfide di innovazione del sistema pubblico: al centro di questa visione, vi sono l’innovazione del sistema scolastico e le opportunità dell’educazione digitale.

    Alcune criticità

    L’uso prolungato dei dispositivi elettronici

    Non c’è educazione digitale senza uso di nuove tecnologie, di schermi, di internet.
    E sono noti i rischi legati ad un’esposizione precoce e/o prolungata ai dispositivi elettronici di qualsiasi tipo ed al web.
    Essi vanno dalla miopia ai disturbi muscolo-scheletrici, dall’isolamento sociale alla dipendenza e al cyberbullismo, dall’aumentata difficoltà di concentrazione ai disturbi di attenzione e di memoria. Coinvolgono la sfera fisica, quella psicologica, biologica, neurologica, socio-relazionale, affettiva. Comprendono la difficoltà di gestione di una quantità eccessiva di informazioni, una nuova idea di tempo libero e delle attività correlate, nuove forme di comunicazione.
    La preoccupazione riguarda anche l’impatto del digitale sullo sviluppo cognitivo, sulle modalità di interazione fra le persone, oltre all’aumentato divario sociale.
    L’uso delle tecnologie nell’istruzione rischia inoltre di impoverire ulteriormente il rapporto docente-discente, che da sempre è una delle basi di qualsiasi processo di insegnamento/apprendimento.

    Ci eravamo già occupati di questo aspetto in passato, segnalando in questo articolo l’appello della Società Italiana Pediatri.

    E’ interessante notare che l’allarme è arrivato anche dal Senato della Repubblica, dalla settima Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali). Essa ha prodotto il documento sotto riportato, conclusivo di un’indagine conoscitiva, che ha compreso anche l’audizione di professionisti con specializzazioni diverse. L’elenco delle persone audite è reperibile seguendo questo link.

    La nostra Mamma Antonella ha dato vita ad un’attenta riflessione sul tema, dal titolo “Educare nell’era digitale“. La riflessione è estesa e dettagliata, perciò è suddivisa in quattro parti, tutte di elevata qualità, ed é corredata di spunti di letture per l’approfondimento.

    Lo stato attuale dello sviluppo delle competenze digitali

    L’esperienza della didattica a distanza massiccia ai tempi del lockdown ha mostrato che l’introduzione del digitale nell’istruzione richiede esperienza, consapevolezza ed una preparazione specifica prima di tutto da parte dei docenti. E che queste sono mancate nella maggior parte dei casi.
    Una scarsa competenza digitale e/o una sostanziale impreparazione a livello di approcci didattici rischiano infatti di generare riduzione degli apprendimenti e talvolta anche il loro rifiuto: gli studenti diventano letargici.

    La scuola dovrebbe quindi innanzi tutto migliorare le competenze digitali e la preparazione dei docenti, alzare il loro livello di digitalizzazione e dotarli di approcci didattici specifici.
    Senza queste componenti, si rischia di fare più danni che benefici.

    E’ doveroso segnalare lo studio pubblicato da Save the Children nel “XIV Atlante dell’infanzia (a rischio) – Tempi digitali” del novembre 2023 (scaricalo qui). Esso denuncia il gravissimo ritardo dell’Italia nello sviluppo delle competenze digitali, malgrado l’aumento notevole dell’uso di dispositivi elettronici fra i bambini ed i giovani:

    In Italia il 78,3% di bambini tra gli 11 e i 13 anni utilizza internet tutti i giorni e lo fa soprattutto attraverso lo smartphone. Si abbassa sempre di più l’età in cui si possiede o utilizza uno smartphone, con un aumento significativo di bambini tra i 6 e i 10 anni che utilizzano il cellulare tutti i giorni dopo la pandemia: dal 18,4% al 30,2% tra il biennio 2018­-19 e il 2021­-22.

    Nonostante questo utilizzo diffuso, nella mappa europea sulle competenze digitali dei 16­-19enni, l’Italia si posiziona quart’ultima: la quota di giovanissimi con scarse o nessuna competenza è del 42%, contro una media europea del 31%. 

    Ad un utilizzo diffuso delle nuove tecnologie non corrisponde quindi un’altrettanto diffusa competenza in materia. Nonostante gli sforzi e le dichiarazioni di intenti, siamo quindi ben lungi dall’aver raggiunto una competenza digitale di livello.
    Ciò mostra che la competenza digitale non si sviluppa semplicemente usando uno smartphone. Anzi, un uso incompetente dei dispositivi elettronici ha solo ricadute negative sulla persona (giovane o no). L’educazione digitale non si esaurisce nell’abilità di uso del tastierino o dei social ma va ben al di là.
    Urge pertanto un cambio di rotta.

    Qui trovi la mappa europea delle competenze digitali dei 16-19enni del 2019.
    Questo studio ha trovato spazio sul sito istituzionale del Dipartimento delle Politiche per la Famiglia (Presidenza del Consiglio dei Ministri) a questo link.

    Il piano d’azione per l’istruzione digitale

    Viste le difficoltà registrate nell’attuazione di un’educazione digitale, nel 2020 è stato adottato dalla Commissione Europea un Piano d’Azione per l’istruzione digitale che mira a

    un’istruzione digitale di alta qualità, inclusiva e accessibile in Europa e punta a sostenere l’adeguamento dei sistemi di istruzione e formazione degli Stati membri all’era digitale

    “… prospettare opportunità per la comunità dell’istruzione e della formazione (insegnanti e studenti), i responsabili politici, il mondo accademico e i ricercatori a livello nazionale, europeo e internazionale.”

    Il documento sottolinea che:

    • uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) del 2018 ha rilevato che meno del 40% degli educatori si sente pronto a utilizzare le tecnologie digitali nell’insegnamento, con ampie differenze all’interno dell’UE
    • più di un terzo dei giovani di 13 e 14 anni che hanno partecipato allo studio internazionale sull’alfabetizzazione informatica e dell’informazione (ICILS) nel 2018 non possedeva il livello di competenza più elementare in materia di competenze digitali
    • un quarto delle famiglie a basso reddito non dispone di computer e dell’accesso alla banda larga, con forti differenze all’interno dell’UE in funzione del reddito delle famiglie (Eurostat, 2019)
    • il 95% dei partecipanti alla consultazione pubblica aperta sul piano d’azione per l’istruzione digitale ritiene che la pandemia di COVID-19 rappresenti un punto di svolta per l’utilizzo della tecnologia nell’istruzione e nella formazione (piano d’azione per l’istruzione digitale, consultazione pubblica aperta, 2020).

    Nel febbraio 2023 l’UNESCO ha pubblicato un interessante documento sul rapporto fra educazione/istruzione e nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale.
    In esso si auspica, non che siano le nuove tecnologie a modellare il mondo dell’istruzione, ma che sia invece quest’ultimo a regolarle e a decidere come e quanto permettere alla digitalizzazione di influenzare noi e il nostro ambiente. Il ruolo dell’istruzione non è tanto quello di incorporare il nuovo in modo acritico, bensì quello di sostenere scelte informate.

    The question is: How will education shape our reception and steer the integration of new technology – both technology that is here today and technology that remains on the horizon? Our education systems can define a trajectory and establish norms for how we understand world-changing technology – and, by extension, how we allow it to influence us and our world. This is perhaps the ‘raison d’être’ of education: to help us make informed choices of how we want to construct our lives and our societies. The central task for education at this inflection moment is less to incorporate new and largely untested AI applications to advance against the usual targets for formal learning. Rather, it is to help people develop a clearer understanding of when, by whom, and for what reasons this new technology should and should not be used. AI is also giving us impetus to re-examine what we do in education, how we do it, and, most fundamentally, why.

    Alcune sfide

    Inclusione versus esclusione

    Il mondo è sempre più permeato di digitale ad ogni livello, tanto da saturare tutti gli ambiti della nostra vita privata, sociale, professionale. Ciò lascia sempre meno spazio all’obiezione, alla resistenza, alla lentezza nell’aggiornamento. Il rischio che queste comportano è inevitabilmente una nuova forma di emarginazione, subdola e bieca.
    Una prima sfida è dunque quella di conoscere ed abitare lo spazio digitale, di farlo proprio senza esserne travolti, anzi mantenendo il corretto distacco fisico, psicologico, emozionale, affettivo che ci consente di averne il controllo senza esserne controllati. Si tratta, tra l’altro, di usare lo spazio digitale per i propri scopi, di piegarlo ai propri obiettivi, siano essi professionali, personali e sociali.

    Responsabilità

    Il mondo diventa ciò che ne fanno i suoi abitanti, anche a livello digitale. E’ pensabile quindi usare il digitale con l’obiettivo di contribuire ad un’umanità migliore.
    Il digitale infatti offre la possibilità di potenziare la partecipazione e l’interazione, di alimentare la diffusione delle idee, dei saperi e dei valori, di condividerli. Il mondo del web offre una dimensione multilinguistica, multiculturale e multietnica, pluralistica e transnazionale. La costruzione della cittadinanza digitale è un cantiere aperto ed è compito di ognuno lavorare a questa costruzione.
    Questa ulteriore sfida riguarda quindi la responsabilità: è necessario operare per la difesa dei valori e del pluralismo delle idee. E’ urgente vigilare sulle politiche relative ai dati personali e sulla tutela dei diritti in generale, perché il passaggio al digitale non rappresenti un regresso della civiltà. Si tratta di un modo nuovo di partecipazione alla vita democratica ed al dibattito sociale.
    La cittadinanza digitale diventa un aspetto della cittadinanza attiva, un’occasione per dare corpo all’appartenenza ad una comunità sociale e politica.

    Competenze, educazione, aggiornamento

    Quelli elencati fin qui sono tutti aspetti che implicano ottime competenze in materia. Usare un dispositivo elettronico per chattare o per guardare video o fare giochi non significa conoscere e padroneggiare i rischi e le opportunità che quello schiude ed implica.
    E’ invece necessario un sistema di conoscenze, abilità, competenze sul piano tecnico, cognitivo, metacognitivo, emotivo, sociale, giuridico.
    Quest’altra sfida riguarda l’apprendimento e l’educazione. Bisogna continuare ad imparare per tutta la vita perché le tecnologie diventano sempre più evolute e sofisticate e richiedono aggiornamento continuo.
    E bisogna anche continuare ad insegnare e ad educare, a tutti i livelli.

    In particolare, l’ultima sfida menzionata coinvolge tutti i genitori, ma soprattutto quelli in homeschooling, che accompagnano i propri figli in un mondo sempre più digitalizzato.

    Digitale e homeschooling

    Per cominciare, cerchiamo di sfatare un mito: l’homeschooling non equivale a didattica a distanza.
    Certo, ci sono famiglie che la interpretano in questo modo, delegando una parte dell’istruzione dei propri figli a “esperti”, che interagiscono a distanza.

    Ma altri approcci di istruzione parentale valorizzano invece la vita all’aperto, l’apprendimento esperienziale, tempi, percorsi e dinamiche di apprendimento personali. Tante famiglie, infatti, adottano approcci molto vicini all’outdoor education, alla slow education, e così via.
    In generale, lo spirito dell’homeschooling è piuttosto quello di una forte personalizzazione dei percorsi di apprendimento, i quali tutti spaziano nell’enorme varietà di approcci e possibilità, a partire dalla persona che apprende (come peraltro previsto dalle Indicazioni nazionali per il curricolo al capitolo Cultura scuola persona).

    Il digitale è quindi uno strumento utile, ma non certo l’unico e, soprattutto, non sufficiente.

    Molti genitori che hanno scelto l’homeschooling si pongono, piuttosto, delle domande.
    Come proteggere i figli dai rischi legati al digitale, senza perdere i benefici delle nuove tecnologie? Come muoversi nel quadro delle “norme generali sull’istruzione” di cui all’art. 33 della Costituzione della Repubblica italiana senza interferire in un processo di apprendimento informale/naturale?

    Una possibile risposta può venire dall’esame delle norme.
    La norma vigente non prevede un addestramento all’uso del tastierino o degli emoticon, nemmeno all’uso dei social.
    Pare di cogliere l’invito, non ad un’esposizione tout court ai dispositivi elettronici, bensì ad un’attenzione specifica per lo sviluppo di un atteggiamento responsabile e di un approccio critico alle nuove tecnologie, finalizzato a formare e a rafforzare la consapevolezza dei rischi e delle possibili conseguenze delle azioni che si compiono nel mondo virtuale.
    Con l’obiettivo, innanzi tutto, della sicurezza personale, sia fisica (quindi di conoscere ed adottare le necessarie precauzioni per salvaguardare la propria salute), che sociale (quindi tutte le tematiche legate all’identità, alla proprietà intellettuale, al cyberbullismo) e psicologica (con particolare attenzione al benessere della persona nell’esperienza digitale).
    Un altro obiettivo è quello della sicurezza dei dati reperiti ed elaborati, della loro affidabilità, della loro protezione e gestione.

    Sempre, ma soprattutto in homeschooling, l’educazione in generale e le educazioni particolari (digitale, alimentare, alla salute, all’affettività, ecc.) hanno luogo prioritariamente in famiglia.
    L’homeschooling ha la caratteristica che la consapevolezza, la responsabilità, il pensiero critico stanno a monte della scelta di istruzione/educazione e quindi la permeano costantemente.

    Tanto per far qualche piccolo esempio, il genitore consapevole e responsabile usa già lui stesso i dispositivi elettronici con moderazione e spirito critico. Li spegne lui per primo regolarmente e soprattutto nei momenti di condivisione della vita familiare. Non scatta al trillo delle notifiche, mettendo in standby figli, conversazione e tutto il resto, ma si mostra capace di discernere i momenti in cui dare spazio al virtuale. Non usa lo smartphone mentre fa altro, ma tutela la propria salute fisica e mentale attraverso la scelta di posizioni e situazioni adeguate. Quando fa una ricerca non si accontenta del primo risultato che viene visualizzato, ma verifica l’attendibilità esplicitamente delle informazioni rinvenute. Fa un uso rispettoso dei social, magari impegnandosi in campagne di sensibilizzazione e di informazione, senza lasciarsi trasportare dalle emozioni.

    Il legislatore raccomanda anche la gradualità nell’approccio ed il riferimento all’età degli studenti, vale a dire al loro personale grado di maturazione.
    Ai genitori spetta quindi l’arduo compito, per non dire la sfida, di individuare esattamente il momento più opportuno per l’approccio al digitale per ciascun(a) figlia/o, di valutare l’intensità, la qualità e la modalità dell’esposizione, di scegliere i contenuti, i siti, gli ambiti di studio e di ricerca, di graduare l’accompagnamento.
    Ricordiamo a questo proposito che J.J. Rousseau, da molti considerato uno dei primi teorici della pedagogia illuminista, nel suo Émile ou De l’éducation, sottolinea che fino ai 12 anni di età i bambini non dovrebbero prendere in mano libri, ma crescere nella natura e nella società. Evidentemente, secondo lui era fondamentale che i fanciulli vivessero un contatto esclusivo e diretto con la realtà per un periodo sufficientemente lungo e che la rappresentazione del vero (i libri, ma oggi potrebbe essere la realtà virtuale) fosse rimandata ad un momento di maggiore maturità.
    Se questo può avere una sua validità, si può supporre che almeno nei primi anni di vita i bambini non necessitino di un’esposizione al digitale e nemmeno agli schermi.

    L’azione educativa deve sempre prendere le mosse dalla persona che apprende, come auspicato dalle Indicazioni nazionali per il curricolo. E’ a partire da questa che i genitori formulano i percorsi di apprendimento, soprattutto in homeschooling. Ed è a partire dalla persona che apprende che essi valutano tempi, forme, modalità e contenuti dell’educazione al digitale ed alla cittadinanza digitale.

    C’è uno strumento di cui dispongono oggi i genitori in homeschooling per comunicare le proprie scelte all’istituzione scolastica in cui il fanciullo sosterrà l’esame: il progetto didattico-educativo. Esso deve contenere il dettaglio delle azioni educative e, di conseguenze, di quelle didattiche operate nel quadro delle Indicazioni nazionali a partire dalle caratteristiche della persona che apprende.
    E’ questo il luogo nel quale esplicitare ed argomentare tutte le scelte di educazione digitale, le quali, se svolte nell’ambito delle “norme generali sull’istruzione”, non possono esser messe in discussione.


    Credits: Foto di Rosy / Bad Homburg / Germany da Pixabay

    Per ulteriori approfondimenti sul progetto didattico educativo, si rimanda ai precedenti articoli:

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