Educazione e sfide tecnologiche nell’era digitale

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Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione di Grazia sulle sfide educative, etiche e giuridiche legate alle nuove tecnologie.

sfide

Divenire più consapevoli allenando la conoscenza attraverso lo spirito critico

Come genitore consapevole e ragionevole, che sin dal principio adotta uno stile di vita in armonia con il tutto, rispettando Madre Natura in primis, ed i suoi processi evolutivi naturali, credo sia molto importante affrontare questo tema assai controverso come le tecnologie di nuova generazione. Sempre più bambini, quasi ignari del senso e utilità, smanettano, finché questa abitudine diventa poi una dipendenza compulsiva e poco consona al momento e luogo.

Credo sia un argomento necessario per comprendere i potenziali rischi e benefici ulteriori, cercando di descriverli attraverso una mia ricerca personale basata su documenti e relazioni scientifiche, per comprendere il futuro che sta avanzando con la nostra stessa umanità.

Sommario

    Un pò di storia

    Il telefono cellulare

    Il 3 aprile 1973 Martin Cooper, ricercatore ed ex-vicepresidente della Motorola, inoltra la prima chiamata “mobile” da un prototipo di Motorola DynaTAC mentre si trova a New York, sulla Sixth Avenue, di fronte all’Hilton. La telefonata era diretta a Joe Engel, che lavorava presso i Bell Laboratories AT&T ed era impegnato su un progetto simile; Cooper informava l’amico e rivale che ce l’aveva fatta: alla Motorola erano riusciti a tradurre il sogno in realtà. Nel 1983 Motorola produce il primo modello
    commerciale
    ” (1)

    L’evoluzione di tali tecnologie sia dal punto di vista di segnale trasmissivo, che dal punto di vista estetico si sono evolute
    notevolmente, basta pensare al design, dove mostrano continuo avanzamento estetico, dunque la moda influenza notevolmente
    ciò che il telefono appare come il “bello”, e sempre raggiungibili.

    Nel documento “Tecnologie e bambini. Rischi ed opportunità” si legge, tra l’altro:

    Le tecnologie digitali hanno influenzato qualsiasi ambito della società. Infatti secondo una ricerca dell’AVG, famosa azienda che realizza antivirus, più del 50% dei bambini tra 2 e 5 anni hanno una conoscenza base dei giochi dei tablet, mentre solo l’11% sa allacciarsi le scarpe.”

    Nell’articolo “Come le nuove tecnologie ci stanno cambiando”: la iGeneration, viene spiegato come le tecnologie hanno portano grossi cambiamenti sia in campo negativo che positivo.

    Purtroppo hanno portato all’alterazione di elementi paraverbali, forme di dipendenza e diminuzione dell’attenzione. (…) Le tecnologie digitali sono anche pericolose per la mente perché portano a fenomeni di peggioramento della concentrazione, memoria, creatività e capacità critica, portando inoltre a manifestazioni di insonnia, aggressività e isolamento sociale.(…) .

    I computer stanno appassionando sempre di più bambini e ragazzi con la possibilità di divertirsi con giochi, musica e internet. Purtroppo può portare a condizioni spiacevoli come: mal di schiena, per la postura scorretta; danni alla vista, anche se non ci sono studi che lo provano in definitiva, ma comunque gli schermi dei pc fanno sgranare meno gli occhi e ciò porta a sensazioni di fastidio; mancanza di sonno, perché attirano l’attenzione di bambini e ragazzi anche durante la notte per ore, quindi è importante porre dei limiti (…).

    In conclusione i genitori devono creare nei figli sin da piccoli l’interesse per altre attività come la lettura, la musica, l’arte e lo sport.(…)

    Un altro rischio importante, è l’analfabetismo emotivo, termine coniato da Daniel Goleman, con il quale si intende la mancanza di consapevolezza delle proprie emozioni, delle ragioni e l’incapacità di relazionarsi con le emozioni altrui, conseguenza della comunicazione mediata da computer, che manca di elementi metalinguistici(…)“2

    Oggi sopra ogni cosa è da considerare anche l’aspetto su citato come “analfabetismo emotivo”, oltre il resto. Infatti si è persa considerevolmente l’espressione dello stato emotivo, oltre l’incapacità di apprendere l’espressione stessa; quasi come degli automi. Invece credo sia questo un punto importante da valutare nell’educazione poichè essa stessa è la vera identità, fonte di espressione e personalità che si trasmette e riceve.

    La robotica

    Sul significato della parola Robòt, l’enciclopedia Treccani riporta la definizione (3):

    robòt (o ròbot) dal cèco Robot 〈ròbot〉, nome proprio, der. a sua volta di robota «lavoro», con cui lo scrittore cèco Karel Čapek denominava gli automi che lavorano al posto degli operai nel suo dramma fantascientifico R.U.R. del 1920

    inoltre riporta come primo significato della parola robot

    apparato meccanico ed elettronico programmabile, impiegato nell’industria, in sostituzione dell’uomo, per eseguire automaticamente e autonomamente lavorazioni e operazioni ripetitive, o complesse, pesanti e pericolose (…)

    Obbiettivo di tale tecnologia robotica, secondo alcune aziende è il supporto all’uomo. Per cui uno dei valori fondamentali dell’analisi etica è la sicurezza. Le nuove sfide etiche della robotica sono sociali e i pericoli psicologici.

    L’etica della ricerca è spesso disciplinata da meccanismi di controllo istituzionali, come quelli definiti nel programma di ricerca europeo Horizon 2020 (per esempio la procedura di consenso informato, le norme sulla raccolta, conservazione e protezione dei dati, ecc.). La dimensione del prodotto invece, nell’ambito della robotica, non ha ancora un meccanismo di controllo preposto, fatta eccezione per l’aspetto della sicurezza, disciplinato da alcune private organizzazioni internazionali per la standardizzazione” (4).

    Nel campo della robotica, la preoccupazione per le questioni etiche, che spesso riguarda anche le implicazioni sociali e filosofiche,
    oltre che gli aspetti normativi, ha iniziato a consolidarsi negli anni 2000 (Operto,2013).

    Oggi è possibile individuare almeno tre significati principali di etica della robotica: in primo luogo, la roboetica è definita come l’etica degli umani che progettano e usano i robot (Asaro, 2006). La condotta morale riguarda il comportamento degli agenti umani (Riek & Howard, 2014). Un secondo significato riguarda un ambito di ricerca a cavallo tra l’intelligenza artificiale e la robotica, solitamente definito “etica della macchina” (Anderson & Anderson, 2011). In questo caso, la condotta morale riguarda il robot, attraverso complessi programmi di controllo e apprendimento sviluppati dagli umani per disciplinare il comportamento dei robot. La sicurezza è uno dei valori determinanti nella valutazione etica di una ricerca o prodotto, sebbene non sia l’unico. La sicurezza nell’interazione tra le persone e i robot comprende sia i pericoli fisici, sia i pericoli psicologici. Definiamo un pericolo fisico la possibilità che si verifichi un danno al corpo di una persona, come per esempio una lesione, uno schiacciamento o un trauma in seguito alla collisione con un robot. Per pericolo psicologico intendiamo invece la possibilità che si verifichi un danno alla salute mentale della persona, con conseguente compromissione delle facoltà psichiche, durante l’interazione con un robot. Il danno può interessare la sfera cognitiva, ma anche la sfera sociale e quella emotivo-affettiva. e i robot oltre a diventare sempre più intelligenti stanno diventando anche sociali (vedi la crescente presenza di interfacce antropomorfe, come la testa nel robot Buxter (Simon, 2018), progettate per facilitare e “umanizzare” l’interazione con gli operatori) – sia in quello domestico, dove il mercato spinge per introdurre nelle famiglie surrogati robotici di assistenti o compagni personali, sempre più intelligenti e dotati di comportamenti sociali. Recentemente, il Parlamento europeo ha pubblicato delle raccomandazioni sull’uso dei robot e tra i vari pericoli evidenziati, i parlamentari hanno messo in guardia dal pericolo che si possa instaurare un legame affettivo tra l’utente umano e il robot. Di seguito riportiamo il passo integrale della raccomandazione: “un’attenzione particolare dovrebbe essere prestata al possibile sviluppo di una connessione emotiva tra umani e robot – in particolare nei gruppi vulnerabili (bambini, anziani e persone con disabilità) […] e al grave impatto emotivo o fisico che questo attaccamento emotivo potrebbe avere sugli umani” (Raccomandazione 2015/2103/INL) e l’etimologia della parola robot, che deriva dal termine slavo “robota”, che significa “lavoro forzato” (3 Vocabolario Treccani).
    Tuttavia, la parola su cui vorremmo concentrare l’attenzione del lettore, in questo caso è “sostituzione”. Sostituire significa “mettere una persona o una cosa al posto di un’altra” (Ibid.). Come descritto da Norbert Wiener, la prima grande sostituzione operata dalle macchine a scapito degli umani riguardava la forza umana. Le macchine erano considerate “puramente come alternativa alla forza muscolare umana”. In seguito, con l’avvento della “rivoluzione informatica”, anche le capacità cognitive sono state replicate e le macchine hanno iniziato a essere considerate come “alternative all’intelligenza umana” (Wiener, N. (1988 [1954]). Tuttavia, i progressi della tecnologia non si sono limitati alla replicazione dei muscoli e dell’intelligenza umana. Oggi, stiamo assistendo ad una terza rivoluzione, quella “sociale-emozionale”, che riguarda la riproduzione delle capacità sociali degli esseri umani (incluse quelle emotive), attraverso tecnologie che sono in grado di replicare fedelmente l’aspetto e il comportamento umano (e anche animale) e di rilevare lo stato emotivo delle persone.
    (4)

    Chi pensa che un robot un giorno possa davvero assumere lo status di membro della famiglia, dovrebbe ripassare il significato profondo della parola “famiglia”, cioè “un gruppo di persone legate dal sangue o dal matrimonio” e di “compagno”, cioè: “Una persona o un animale con cui trascorre molto tempo o con cui viaggiare”. Mentre in pratica abbiamo esteso il significato di parole come “famiglia” e “amico/compagno” agli animali, che dire di un robot?
    In una relazione con una persona o un animale c’è una sorta di accordo implicito: “tu ti prendi cura di me e io mi prendo cura di te”.
    Con un robot sociale è possibile instaurare lo stesso rapporto di reciprocità? Anche se a quanto pare una persona potrebbe pensare che il robot si stia prendendo cura di lui / lei, in realtà il robot sta semplicemente eseguendo quanto è stato scritto nel suo programma. La psicologa americana Sherry Turkle da tempo studia la relazione tra le persone e gli agenti digitali, internet e di recente anche i robot. In uno studio di Sherry Turkle, la psicologa sostiene che non solo siamo portati ad interagire con i robot di nuova generazione, ma che i giovani tendono a preferire questo tipo di interazione rispetto alle persone e agli animali veri. In altre parole i robot sociali agiscono “come se” provassero delle emozioni, “come se” ascoltassero e comprendessero il loro interlocutore, eppure questo “come se” nel tempo non solo ha cominciato ad essere accettato come un’alternativa in mancanza d’altro, ma addirittura tende sempre più a essere interpretato come meglio in assoluto, perché in qualche modo sottrae alla complessità e alla delusione dei rapporti umani (Turkle, 2012) La preoccupazione qui è che il robot abbia sostituito un vero amico, in un’attività fondamentale per la sua crescita secondo il quale anche lo psicologo statunitense Peter Kahn riflette il correlato tecnologico sta diventando cronico e potrebbe portare ad una amnesia generazionale dell’ambiente naturale creando, ciò genererebbe un degrado ambientale ovvero per il bambino ciò diverrebbe naturale avere come compagno di gioco un umanoide
    “. (4)

    Un esempio potrebbe essere anche la televisione: con l’avvento della televisione nel XX secolo molti aspetti comunicativi sono cambiati: la comunicazione di massa è cresciuta in modo esponenziale, le immagini la fanno da padrone e, attraverso sceneggiati, porta direttamente in casa l’informazione sostenendo specialmente in principio i ceti più poveri.

    Oggi è stata adottata quasi ovunque, una fattispecie di baby sitter o contenitore informativo, distorcendo la realtà e creando fin ai più piccoli disagi
    cognitivi.

    “(…)L’esposizione precoce alla televisione è associata a problemi di attenzione all’età di 7 anni. Gli sforzi per limitare la visione della televisione nella prima infanzia potrebbero essere giustificati e sono necessarie ulteriori ricerche.” (5)

    Certamente l’abuso di dispositivi tecnologici sommati, creerà determinate criticità.

    Ritornando al discorso nell’era digitale, provare a programmare creativamente potrà anche sviluppare altre capacità creative, divertendosi, ai fini
    esclusivamente didattici come il Coding e la Robotica Educativa.

    Il coding

    Ora nella robotica educativa si inserisce il coding, ma cos’è?

    Quando parliamo di coding intendiamo quella disciplina che ha come base il pensiero computazionale, cioè tutti quei processi mentali che mirano alla risoluzione di problemi combinando metodi caratteristici e strumenti intellettuali. Aiutare i più giovani ad apprendere fin da subito le nozioni base della programmazione è fondamentale per lo sviluppo di un pensiero computazionale che potrà trasformarsi in futuro in competenze specifiche sempre più richieste dal mondo del lavoro” (6).

    A Pisa, ad esempio, lo scorso anno si è tenuto un incontro di laboratori didattico-ludici per tutti, volti ad avvicinare il pubblico in maniera pratica alle attività di robotica educativa. Si vedano a proposito gli articoli:

    Oggigiorno la programmazione informatica, elettronica e robotica è ritenuta la quarta abilità di base, fondamentale per la corretta alfabetizzazione delle nuove generazioni, native digitali, ai linguaggi delle nuove tecnologie. Si tratta, infatti, di strumenti indispensabili per lo sviluppo di competenze trasversali e di processi logici e creativi, funzionali nel mettere al centro del processo di apprendimento lo studente. (9)

    Sempre riflettendo su importanti aspetti legati al tema dell’apprendimento e aspetti cognitivi, utile ritornerà certamente approfondire anche da questo estratto:

    Dopo un brevissimo excursus sull’evoluzione dell’IA, questo articolo discute alcuni aspetti cruciali dell’IA in relazione agli ambienti di apprendimento. Partendo da una domanda posta da Miglino che si concentra sul dilemma dell’IA se imitare i processi cognitivi umani o promuovere nuovi processi, si discutono i vantaggi di una maggiore interazione tra AI e psicologia dell’educazione. Infine, vengono presentate alcune possibili linee di ricerca future volte a valorizzare il ruolo dei docenti e a formare competenze digitali negli studenti finalizzate all’avanzamento della conoscenza.“(10)

    E’ degno di nota l’articolo “Coding per infanzia e primaria obbligatorio” (9).

    Intelligenza artificiale e diritto: le sfide giuridiche in ambito pubblico


    Il contributo si propone di esaminare le principali sfide giuridiche legate all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella sfera pubblica. In questo contesto, le problematiche risultano peculiari in conseguenza della natura pubblica del soggetto coinvolto, della complessa governance e delle rilevanti implicazioni etiche e sociali. Le soluzioni di intelligenza artificiale in ambito pubblico devono rispettare la normativa di riferimento e possono comportare criticità nella definizione della proprietà e nell’identificazione delle relative responsabilità; il rispetto delle norme sulla protezione dei dati necessarie a tutelare la persona può risultare particolarmente problematico. L’analisi mira a mostrare che l’approccio tecnologico da solo non è sufficiente, ma deve essere guidato dalla capacità di indirizzare la tecnica attraverso il diritto e da un approccio etico solido, basato sulla responsabilità, sulla trasparenza e sull’apertura” (11)

    Ora le mie domande: se l’essere umano è sempre più precario in umanità, e non solo, come possono inserirsi tali tecnologie nonostante tutto ciò, visto che il contatto umano è divenuto sempre più precario anche in ciò che riguarda l’educazione/istruzione?
    Non sarebbe più utile investire in attività rivolte verso il pensiero umano per migliorare l’apprendimento e le capacità naturali o innate? Investendo anche nella creatività non competitiva?
    In una società pervasa dallo sviluppo tecnologico, con limitato spirito critico, non sarebbe per l’appunto opportuno soffermarsi sui valori umani e molteplici fattori educazionali?
    Inoltre non si rischierebbe una dipendenza per le nuove generazioni con i Robot, come gli smartphone attualmente in uso spropositato da molti, visto che questi sistemi si vanno a sostituire ai veri rapporti umani e certamente più dignitosi? Quali sfide future ci attendono concretamente?

    Si fanno presenti anche questi articoli:

    Conclusioni

    Tutto ciò con un racconto tratto “The Bicentennial Man” scritto da Asimov nel 1976 in occasione dei 200 anni dalla nascita degli Stati Uniti e trasferito, poi, nel romanzo “The Positronic Man”, in collaborazione con Robert Silverberg descrive una sorta di processo inverso, ovvero il robot desidera fortemente divenire un essere umano per poi essere accettato dalla società.

    Suggerisco la visione del film: “L’uomo bicentenario” (1999) Un elettrodomestico dall’anima straordinaria. Un film di Chris Columbus con Sam Neill, Robin Williams.

    Ma non si tratta di un semplice elettrodomestico. NDR-114 è un robot per uso domestico che Richard Martin decide di regalare alla sua famiglia. Andrew è il nomignolo che le due figlie di Martin attribuiscono al nuovo arrivato, un robot tuttofare che riempie la casa con il suo strano stridore di lamiera. Impeccabile nello svolgimento delle sue mansioni domestiche, Andrew mostra, però, atteggiamenti particolari, come se al di là della sua impenetrabile corazza palpitassero bagliori di personalità. Anche se alcuni suoi tratti sono fortemente antropomorfi, due sono gli elementi che separano Andrew dal mondo degli uomini: il tempo (non invecchia) e la libertà (non può gestire autonomamente la propria esistenza come “diverso”). Ma Andrew rinuncerà all’eternità in nome dell’amore e troverà così il vero se stesso. Quella dell’ Uomo bicentenario è un’ operazione complessa. L’azione, rallentata da un autocompiacimento eccessivo, lotta con lo scorrere degli anni per star dietro alla storia osservando l’evolversi dei personaggi con la più assoluta passività” (14) .

    Lascio a voi ulteriori riflessioni.

    G. Matteucci

    Ringraziamenti: Grazie in particolar modo a P. Salvini. referente robotica educativa per avermi inoltrato alcune delle ricerche come parte integrante di questo articolo.
    Ringrazio la mia famiglia, l’Associazione LAIF per la divulgazione, affinché possa essere di utilità e relativo discernimento per chi desidera leggere e fare ulteriori valutazioni.



    Fonti bibliografiche:

    1. L. Gheno Vera, Telefono Cellulare, https://www.treccani.it/90anni/parole/1985-telefono-cellulare.html
    2. Quinti Giulio, Tecnologie e bambini. Quali rischi, quali opportunità?, Università degli studi di Firenze (online), https://el.unifi.it/pluginfile.php/463802/mod_forum/attachment/55901/Tecnologie%20e%20bambini.%20Rischi%20ed%20opportunit%C3%A0.docx?forcedownload=1
    3. Vocabolario Treccani. “Robot” (online). http://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/robot/
    4. Salvini, P. (2019). The new ethical challenges of robotics. Social robots and psychological hazards. Form@re – Open Journal Per La Formazione in Rete (online), 19(1), https://oaj.fupress.net/index.php/formare/article/view/3807/3807 328–338. https://doi.org/10.13128/formare-25047
    5. Christakis DA, Zimmerman FJ, DiGiuseppe DL, McCarty CA. Early television exposure and subsequent attentional problems in children. Pediatrics (online). 2004 Apr;113(4):708-13. doi: 10.1542/peds.113.4.708. PMID: 15060216. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15060216/
    6. Tecnologia, Il coding, RAI SCUOLA, https://www.raiscuola.rai.it/tecnologia/articoli/2021/03/Il-coding-a47858ec-3be0-4295-bb37-63828243c4a4.html
    7. Robotica educativa, a Pisa laboratori didattici- ludici per tutti, ANSA (online), https://www.ansa.it/toscana/notizie/2023/05/15/robotica-educativa-a-pisa-laboratori-didattici-ludici-per-tutti_91439caa-e74d-442b-bdea-c5ea03acf1ff.html,
    8. Laboratori di robotica educativa, Festival della Robotica Pisa 2023 (online), https://roboticafestival.it/laboratori-di-robotica-educativa
    9. Orizzontescuola.it, https://www.orizzontescuola.it/coding-per-infanzia-e-primaria-obbligatorio-dal-2022-come-insegnare-le-basi-della-programmazione-informatica-e-stimolare-lo-sviluppo-del-pensiero-critico/
    10. Ligorio Maria Beatrice, Intelligenza Artificiale e apprendimento, Rivisteweb, la piattaforma italiana per le scienze umane e sociali (online), Sistemi Intelligenti/ a.XXXVI, n.1, aprile 2022, https://www.rivisteweb.it/doi/10.1422/103844
    11. Faini Fernanda, Intelligenza artificiale e diritto: le sfide giuridiche in ambito pubblico, Rivista di BioDiritto – BioLaw Journal (online), 28/02/2019, https://teseo.unitn.it/biolaw/article/view/1348
    12. Corlazzoli Alex, Dipendenza da internet e social, nasce il primo servizio di disintossicazione in Italia. Ecco tutte le malattie e i rimedi, Il fatto quotidiano (online), 28 Giugno 2019, https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/28/dipendenza-da-internet-e-social-nasce-il-primo-servizio-di-disintossicazione-in-italia-ecco-tutte-le-malattie-e-i-rimedi/5283449/
    13. Pisapia Nicola, La creatività è innata o si può allenare?, UniTrentoMagl’informazione dell’Università di Trento (online), 26 marzo 2018, https://webmagazine.unitn.it/formazione/36700/la-creativit-innata-o-si-pu-allenare
    14. Un elettrodomestico dall’anima straordinaria, https://www.mymovies.it/pdf/?recensione=123134

    Credits: Foto di Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

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