
Il profilo dell’homeschooler italiano che segue si basa sui dati raccolti mediante lo studio LAIF sugli approcci all’istruzione parentale del maggio 2024. Detto studio è stato organizzato in vista della partecipazione dell’Associazione alla 3rd International “Scuola Democratica” Conference, in particolare al panel sul Critical Unschooling. Era infatti intenzione dei relatori fornire dei dati attuali sull’Unschooling (e sull’homeschooling) in Italia nella prima metà del 2024, ovvero in periodo ormai post-pandemico.
Il questionario, completamente anonimo, era compilabile esclusivamente in modalità online. Esso è stato aperto a tutte le famiglie italiane in istruzione parentale, sia associate a LAIF che non. E’ stato possibile parteciparvi dal 4 al 19 maggio. Il tipo di campionamento si può quindi definire casuale, anche se va segnalata la diffusione dell’informazione relativa allo studio attraverso i social dell’associazione.
Nei quindici giorni di apertura, sono pervenuti 158 questionari compilati, suddivisi in due grandi approcci principali:
Da questi 158 questionari emerge un insieme di dati che costituiscono quello che si può definire il profilo dell’homeschooler italiano nel 2024 e che riassumiamo di seguito.
Si tratta di dati statistici, che quindi non corrispondono a nessuna situazione particolare. Essi però forniscono uno spaccato che può essere utile a descrivere il fenomeno ed i suoi attori.
In particolare, l’indagine ha mostrato chiaramente che:
- l’homeschooling non è solo la scuola a casa
- l’homeschooling non è solo la scuola parentale
- l’homeschooling non corrisponde alla didattica online
- l’homeschooling non prescinde da una socialità equilibrata.
Sommario
La situazione
Residente in gran parte al Nord, soprattutto in età di primo ciclo di istruzione, l’homeschooler italiano del 2024 ha al massimo 1-2 fratelli o sorelle in obbligo di istruzione. Se li ha, anche loro fanno istruzione parentale.
L’homeschooler italiano della prima metà del 2024 vive al Nord nel 75,3% dei casi e solo nel 8,9% dei casi al Centro (Lazio, Marche, Toscana, Umbria).
In due situazioni su 158 vive abitualmente all’estero.

Nel 90% dei casi, l’homeschooler italiano del maggio 2024 è nei primi otto anni di istruzione obbligatoria (il 62,3% del totale è in età di primaria).
Solo il 10,1% è in età di scuole superiori.

Solo il 13,3% dichiara situazioni con tre o più figli in obbligo di istruzione.
Nella maggior parte dei casi (46,8%), l’homeschooler è l’unica/o figlia/o della sua famiglia in obbligo di istruzione, oppure ha una sorella o un fratello nella stessa situazione.

Nella maggior parte dei casi (il 78,48%), l’istruzione parentale è una scelta che coinvolge tutte le sorelle e i fratelli.
Un buon 80% dei partecipanti ha dichiarato di aver cominciato a dare istruzione parentale durante il periodo emergenziale.
Questo dato corrisponde a quello di chi ha scelto approcci più formali e strutturati (80%).
La percentuale di chi ha scelto l’homeschooling indipendentemente dall’emergenza sfiora il 20%.

La socializzazione dell’homeschooler italiano nel maggio 2024
Dalle nostre rilevazioni emerge una socialità ad ampio spettro, che include famiglie con figli(e) sia che vanno a scuola sia in istruzione parentale, ma anche associazioni locali.
Non manca un ampio spazio riservato anche al gioco libero e alla cura delle relazioni familiari e intergenerazionali.
In particolare, l’indagine evidenzia che le famiglie homeschooler non si frequentano solo fra di loro. Ciò può aiutare a fugare il timore di una socialità ristretta ad una nicchia di simili.
Non è stato tenuto conto delle differenze di età. Perciò il dato è trasversale e comprende le varie forme di socialità dai 6 ai 19 anni, che sono ontologicamente differenti.
La socializzazione con giovani e famiglia del territorio
L’86,1% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di frequentare famiglie con figlie(e) che vanno a scuola almeno una volta al mese.
Nel 66,5% delle situazioni è stata rilevata una frequentazione con famiglie con bambine/i o ragazze/i che vanno a scuola uguale o superiore alle 4 volte al mese.
Nel 16,5% dei casi essa è regolare e assidua.

L’81% degli homeschooler italiani frequenta altre/i bambine/i e/o ragazze/i in istruzione parentale.
In più del 57,1% dei casi la frequentazione è almeno pari o superiore alle 4 volte al mese.
Quasi il 40% dichiara una frequentazione almeno settimanale.

Riguardo alle risposte negative registrate nelle due domande sopra riportate, esse spesso rivelano una forte selettività nelle frequentazioni.
37 risposte su 158 (pari al 23,42%) segnalano una certa disparità. Il 14,56% (pari a 23 situazioni) frequenta solo fanciulle/i che vanno a scuola. Invece lo 0,88% (ovvero 14 situazioni) ha amicizie solo fra homeschooler.
Questo può dipendere sia da una scelta delle famiglie partecipanti al questionario, sia da una situazione ambientale contingente.
Le situazioni in cui è stato dichiarato di non frequentare né fanciulle/i che vanno a scuola né homeschooler sono in tutto sette su 158, pari al 4,43% del totale.
Si tratta di un dato comunque parziale, che suddivide le frequentazioni fra i “pari” in base alle scelte didattico-educative delle famiglie. Esso non tiene conto di ulteriori frequentazioni di gruppi di altro tipo e comunque di una socializzazione aperta sulla comunità educante nel suo insieme. Ad esempio, manca nel sondaggio una domanda sulla frequenza di gruppi sportivi, religiosi o altro.
Il gioco libero è quello che viene pensato, organizzato e gestito senza guida/supervisione da parte degli adulti e senza presenza di dispositivi elettronici. Esso è un potente fattore di socializzazione, oltre che di apprendimento. Infatti sostiene lo sviluppo di relazioni efficaci, la capacità di mediazione, lo sviluppo dell’empatia, la consapevolezza di sé, la gestione delle emozioni e della relazione con l’altro …
L’82,8% dei questionari evidenzia un’abitudine al gioco libero pari o superiore a 7 ore a settimana.
Quasi il 50% dei partecipanti dichiara di dedicare al gioco libero non meno di 15 ore/settimana.
Solo il 5,1% riserva a questa attività 2 ore o meno per settimana.

Le relazioni con realtà del territorio
Il 44,9% delle situazioni ha dichiarato di frequentare almeno una realtà sul proprio territorio (banda cittadina, gruppi di volontariato o altro).
Si tratta di una partecipazione significativa alla vita sociale della propria comunità, considerato soprattutto che si tratta di una partecipazione che richiede impegno.

Da questa indagine sono rimaste escluse le realtà e i gruppi di carattere prettamente ricreativo, come quelle sportive, oppure quelle religiose come gli oratori, ad esempio.
I dati sopra riportati non tengono conto nemmeno delle differenze di età, ma comprendono tutte le situazioni fra i 6 e i 19 anni.
Queste scelte sono state determinate dalla situazione contingente in cui è nato lo studio, che era quella di raccogliere dei dati in vista della partecipazione alla Third International Conference Scuola Democratica, “Education and/for Social Justice“ (Cagliari, 3-5 giugno 2024, panel su ). In particolare in quel momento interessava capire l’incidenza degli approcci informali sul mondo homeschooling.
L’impegno genitoriale per la socializzazione
Oltre il 74% delle situazioni dichiara di perseguire sistematicamente l’obiettivo della socializzazione delle figlie e dei figli in istruzione parentale.
Per un ulteriore 14,6% il perseguimento della socializzazione rappresenta una difficoltà.

Le relazioni familiari dell’homeschooler italiano del 2024
Pur nella consapevolezza che ogni età della vita è diversamente caratterizzata per esigenze sociali, non è stato ancora possibile approfondire lo studio da questo punto di vista. Questo dato si spalma quindi su 13 anni di vita (dai 6 ai 19 anni), con una forte prevalenza (oltre il 62%) della fascia di età fra i 6 e i 10 anni.
In istruzione parentale si registra in genere un cura molto attenta dei rapporti familiari, che si articola in una presenza attenta e di qualità da parte degli adulti e nella partecipazione delle/i giovani alla vita familiare e domestica. Perché il tempo delle relazioni familiari sia significativo per la crescita e l’educazione, deve essere dedicato espressamente/esclusivamente ad esse e deve avere una consistenza di una certa rilevanza.
Abbiamo deciso di indagare la frequenza delle attività figli-genitori di almeno 2-3 ore l’una. Circa la metà degli homeschooler vive pressoché quotidianamente situazioni ludiche, artistiche, culturali o pratiche significative insieme ai genitori. Ciò sostiene lo sviluppo di relazioni familiari (e intergenerazionali) solide e articolate.
Un ulteriore 33,6% dichiara una frequenza di simili attività pari a 3-5 volte la settimana.

Come impara l’homeschooler italiano nel 2024
L’homeschooling non coincide con la scuola parentale e nemmeno con una copia casalinga della scuola. Esistono in homeschooling innumerevoli approcci all’apprendimento, che tendenzialmente si adattano allo stile della persona che apprende e che consentono una personalizzazione sostanziale dei percorsi.
Vista l’impraticabilità di una definizione puntuale delle svariate modalità di homeschooling, è in uso una suddivisione che, per quanto schematica e generica/approssimativa, rende conto dell’adattabilità del percorso alle varie situazioni personali, familiari e della comunità educante. I gruppi fondamentali che si riconoscono solitamente sono tre:
- le forme di apprendimento che prediligono gli approcci informali e non formali (il cosiddetto Unschooling o apprendimento autoguidato, o libero o non eterodiretto). Si tratta delle modalità più innovative rispetto al modello scolastico.
- la modalità in cui prevale un approccio formale, detta “scuola a casa” e che comprende anche la scuola parentale e qualsiasi forma di insegnamento (da parte dei genitori, di tutor/educatori, ecc.)
- le infinite modalità integrate ed ecclettiche.
L’indagine di questi approcci misti non essendo semplice, di è deciso di accorparli alla cosiddetta “scuola a casa”. Di questo è necessario tener conto nell’analisi dei risultati. Come pure è necessario tener conto del fatto che si tratta di un dato trasversale a tutte le età dell’obbligo di istruzione e di formazione, con una prevalenza delle prime. E’ chiaro che ogni età è diversamente caratterizzata per stili, approcci ed esigenze.
Quasi un quinto dei partecipanti ha dichiarato una modalità riconducibile all’ Unschooling o apprendimento autoguidato).
Gli altri si dividono fra gli approcci integrati e le forme di apprendimento prevalentemente formali, che comprendono anche le scuole parentali.

Questo grafico mostra che la divisione fra “scuola a casa” vera e propria e approcci integrati è grossomodo al 50%, con una leggera prevalenza per gli approcci più formali.
Sono pervenute 115 risposte.

Sintetizzando, i due grafici appena sopra mostrano che l’homeschooler italiano del maggio 2024 predilige approcci formali per un 40% di situazioni e approcci integrati (formali, informali e non formali) per un altro 40%. Quasi il 20% predilige approcci prettamente informali.
Abbiamo indagato ulteriormente le varie correnti all’interno del variegato mondo dell’homeschooling.
L’unschooling
Abbiamo quindi chiesto al 17,7% di partecipanti che ha scelto l’Unschooling in quali di questi approcci Unschooling si collocano:
- “Unschooling radicale”. Si tratta di un approccio che non prevede nessuna separazione fra istruzione e vita e che valorizza l’apprendimento attraverso il gioco e l’esperienza; si basa su un ateggiamento fondamentale di fiducia nel bisogno di apprendere dei bambini e nella loro capacità di farlo. Sul piano prettamente didattico, esso si caratterizza per l’assenza di materie e apprendimenti strutturati.
- “Unschooling critico”: Unschooling sia come scelta didattico-pedagogica e di vita (con le caratteristiche di cui sopra), che come lotta collettiva per la liberazione culturale, radicata nei diritti umani, in un’ottica di decolonizzazione culturale.
- altri approcci.
Il 57% si riconosce nel cosiddetto Unschooling radicale e il 31% in quello critico.

La “scuola a casa”
All’82% dei partecipanti (quelli che hanno scelto la “scuola a casa” e gli approcci misti) abbiamo chiesto di definire meglio il proprio approccio.
Le risposte pervenute mostrano:
- il ruolo preponderante dell’apprendimento informale (78,5% delle risposte), che comunque arricchisce i percorsi anche quando si fa “scuola a casa”
- un forte impegno genitoriale anche sul piano didattico: in oltre il 76% dei casi i genitori sono coinvolti sul piano didattico, anche se talvolta sono affiancati da figure professionali o valorizzano l’apprendimento informale
- una presenza molto marginale della scuola parentale tout court: 6,15% delle risposte.

Nel tempo gli approcci e le scelte cono cambiati nel 15% dei casi.

I prossimi grafici rendono conto delle innumerevoli sfaccettature e della ricchezza poliedrica del fenomeno.
Approcci più informali
L’apprendimento informale è quello che avviene senza lezioni ed è autodiretto. E’ molto vicino al concetto di lifewide learning, apprendimento attraverso la vita, e a quello di lifelong learning, apprendimento per tutta la vita (o permanente).
In istruzione parentale si assiste ad una sorta di lifelong lifewide learning, in cui i tempi, gli spazi e gli strumenti dell’apprendimento si estendono fino a comprendere ogni momento, ogni attività o oggetto e ogni luogo della vita. Esso non è organizzato dall’esterno, ma comprende quindi tutte le forme di apprendimento che passano attraverso l’esperienza, la manipolazione, l’attività quotidiana legata alla famiglia, al tempo libero, alle occupazioni varie. In questi contesti l’apprendimento è volontario e scaturisce da un’esigenza interiore molto forte (motivazione endogena). La creatività dell’apprendente è al centro del processo di apprendimento: si parla di ri-creazione del mondo attraverso un procedimento che è stato paragonato al metodo scientifico (v. John Holt, How children learn).
L’apprendimento informale consente lo sviluppo di competenze trasversali, di abilità pratiche e delle cosiddette life skills. Esso sostiene l’autonomia e le competenze imprenditoriali, consente un approccio flessibile e personalizzato, che ben si adatta ai singoli stili di apprendimento.
Le modalità attraverso le quali si attua un’educazione informale, sono innumerevoli e non sempre facilmente descrivibili e/o quantificabili. Nel nostro studio ne abbiamo preso in considerazione solo alcune.
L’apprendimento in famiglia
La partecipazione attiva delle bambine e dei bambini alla vita familiare e a quella domestica è volta, tra l’altro, a favorire lo sviluppo dell’autonomia effettiva della giovane persona, a sostenere la manualità, la capacità organizzativa nel quotidiano, l’iniziativa.
Di solito l’avviamento ad attività partecipative rispetto alla vita domestica (cura della persona, dell’abitazione e/o del giardino) avviene tramite un accompagnamento giocoso che stimola l’autonomia.
Anche l’introduzione alla lettura, alla scrittura, all’arte, alla musica, all’aritmetica, alla geometria, alle lingue straniere avvengono attraverso la partecipazione ad attività comuni, spesso per imitazione.
Pertanto, il coinvolgimento delle giovani persone in attività familiari è molto presente in istruzione parentale. Lo rappresenta il grafico già analizzato per la socializzazione.
Circa il 50% delle delle risposte rileva una frequenza grossomodo quotidiana di attività ludiche, artistiche, culturali e/o di partecipazione al ménage familiare. Queste attività vengano vissute per almeno 2-3 ore al giorno.
Solo il 17,1% dichiara due volte a settimana o meno.

Il gioco libero
Il gioco, si sa, è un potentissimo motore di apprendimento informale. Quello cosiddetto libero lo è a maggior ragione: si tratta di quella forma di gioco che è pensata, organizzata e gestita senza intromissioni adulte né dispositivi elettronici.
Il gioco libero sostiene lo sviluppo delle competenze linguistiche e delle capacità comunicative in generale, delle competenze imprenditoriali e di quelle logico-matematiche, del problem solving, del pensiero critico e di quello divergente, la capacità di orientarsi nel tempo e nello spazio, stimola la fantasia e la creatività e così via.
Per questo riprendiamo qui la domanda già riportata sopra a proposito della socializzazione. E’ degno di nota che questa domanda si riferisce esclusivamente al gioco libero e a nessun altro tipo di gioco. Il dato che ne deriva è, come sempre, trasversale a tutte le età coinvolte nel questionario.
L’82,8% dei questionari rileva che gli homeschooler dedicano al gioco libero almeno 7 ore a settimana.
Nel 50% dei casi, quest’abitudine occupa non meno di 15 ore/settimana.

Il viaggio
E’ certamente superfluo ricordare qui i vantaggi educativi, sociali, cognitivi e culturali del viaggio in sé. Basti ricordare il ruolo del grand tour nell’educazione dei secoli scorsi. In particolare, esso contribuisce a sviluppare la competenza personale, sociale e capacità di imparare a imparare, oltre a alla competenza imprenditoriale, alla resilienza …
L’homeschooler italiano tendenzialmente viaggia (94,3% dei casi). L’organizzazione di viaggi con la famiglia e non solo è infatti vista come un booster di apprendimento.
Quasi il 90% viaggia con una frequenza che va da qualche giorno a 8 settimane all’anno.

Oltre il 58% dei viaggiatori, oltre a visitare l’Italia, va anche all’estero.
Questo contribuisce, tra l’altro, anche allo sviluppo delle competenze multilinguistiche, oltre a quelle di consapevolezza ed espressione culturali.

Approcci non formali
Si tratta di quel tipo di apprendimento correlato ad attività strutturate e pianificate ma non finalizzate esplicitamente all’apprendimento. Esso si realizza presso organismi che perseguono scopi educativi e formativi, come ad esempio nel volontariato e nelle imprese. E’ il caso di un corso di aggiornamento, ad esempio. Anche in questi contesti, l’apprendimento è un processo flessibile, sostenuto da una forte motivazione endogena e implica una visione trasversale. Il punto debole rispetto all’apprendimento informale può essere proprio la struttura eterodiretta.
Abbiamo indagato quanto l’homeschooler italiano fa ricorso ai laboratori nella prima metà del 2024. Si tratta di attività formative fra il ludico e il didattico, che, in alcune situazioni, possono sostenere anche la socializzazione. Il loro limite di essere eterodiretti e relativamente strutturati, oltre che costosi, è però ben chiaro.
L’indagine ha rilevato un 46,2% di partecipanti che fanno ricorso ai laboratori per non più di due ore la settimana mediamente.
Circa il 24% ha dichiarato di frequentare laboratori per più di due ore a settimana.
La percentuale di coloro che non usano affatto laboratori sfiora il 30% dei partecipanti.

Approcci formali
Gli approcci formali sono tutti quelli in cui c’è un insegnamento strutturato, controllato ed eterodiretto: la lezione, il corso, ad esempio. Si tratta in genere di un percorso istituzionalizzato e finalizzato all’ottenimento di una certificazione, di una qualifica o di un diploma. Quest’ultimo aspetto rappresenta spesso la motivazione principale al proseguimento (motivazione esogena).
In istruzione parentale succede che, al fine di garantire ai figli una preparazione adeguata per gli esami, le famiglie facciano ricorso a docenti, tutor, a corsi in presenza o online, a scuole private, o che i genitori rivestano essi stessi il ruolo di docenti.
Abbiamo quindi indagato questo fenomeno. Chi ha dichiarato di fare Unschooling (apprendimento prevalentemente informale o non formale) non è stato coinvolto in domande sulle scuole parentali o simili. Perciò alcuni questionari hanno ricevuto 130 risposte anziché 158. Segnaleremo di volta in volta il numero totale di risposte pervenute.
I corsi online
Contrariamente ad un cliché diffuso sull’homeschooling e a molta iconografia che pretende di rappresentarlo, il nostro studio ha rilevato che il ricorso alle lezioni online in homeschooling è quanto meno raro. Sono pervenute 158 risposte.
Il 75,3% dei partecipanti ha dichiarato di non avvalersi affatto di corsi online.
Un altro 22,2% vi farebbe ricorso per una o due materie.
La percentuale dei partecipanti che usa corsi online per tutte le materie o quasi non raggiunge il 2%.

La scuola parentale
Vanno sotto il termine di scuola parentale tutte le realtà (scuole e progetti) di istruzione private, non statali, non parificate e non iscritte agli albi regionali. A differenza di altri tipi di scuole private nate e gestite al di fuori di contesti di homeschooling (quindi non parentali) con un carattere imprenditoriale, le scuole e i progetti parentali si caratterizzano di solito per un maggiore coinvolgimento genitoriale nella strutturazione e nella gestione, oltre che, talvolta, per un approccio educativo specifico.
Dalla nostra indagine risulta che l’homeschooler italiano nel 2024 non sceglie la scuola parentale in almeno il 69% dei casi. Quando la sceglie, preferisce che si svolga solo al mattino e che sia strutturata secondo principi diversi da quello della sola età. Sul piano didattico, non disdegna le lezioni con i compiti a casa.
Questo aspetto del nostro studio ha riguardato soltanto chi si è dichiarato in una modalità di homeschooling riassumibile nella “scuola a casa” o in approcci integrati. Sono perciò pervenute 130 risposte in tutto.
Nel 70% dei casi, l’homeschooler italiano non pare fare ricorso alla scuola parentale o a progetti di tipo scolastico.
La percentuale dei partecipanti che hanno dichiarato di far ricorso ad una scuola (o ad un progetto) parentale supera di poco il 30%.
Il 22% circa vi lascia le/figli(e) soltanto la mattina.

Il 62% dei partecipanti (40 risposte) ha descritto la scuola parentale scelta per la/il propria/o figlia/o con una struttura diversa da quella scolastica: per pluriclassi (55%) o per gruppi variabili, indipendentemente dall’età (7,5%)

La maggioranza (64,1% delle 39 risposte pervenute) ha scelto una scuola parentale con lezioni e compiti.
Quasi il 36% ha dichiarato un’impostazione didattica meno scolastica: senza compiti o con attività esperienziali.

Le lezioni private con docente esterno alla famiglia
Per questa domanda sono pervenute 130 risposte.
In quasi il 60% dei casi, l’homeschooler italiano del 2024 non fa lezioni private.
Solo il 9% circa ha dichiarato di avere insegnanti privati in quasi tutte le materie.

A questa domanda hanno risposto in 55.
L’87,3% prende lezioni in presenza, a conferma di quanto sopra a proposito della falsità del cliché secondo cui l’homeschooler italiano farebbe lezione online.

Lezioni private con docente genitore
I genitori insegnano ai propri figli e figlie?
L’indagine su questo punto è stata circoscritta a chi ha dichiarato di fare “scuola a casa” o di aver adottato un approccio integrato. Sono pervenute perciò 130 risposte, che rivelano il forte impegno genitoriale sul piano didattico, soprattutto nella fascia di età del primo ciclo.
L’homeschooler italiano prende lezioni soprattutto dai genitori. Il 20% solo per una o due materie.
Il 53,1% riceve invece un insegnamento dai genitori in tutte le materie o quasi.

La maggior parte di questo 53,1% è in età di scuola primaria: quasi il 74%.
In età di secondo ciclo di istruzione, la percentuale si riduce drasticamente (7,2%).
Hanno risposto in 69.

Lezioni di gruppo con docente esterno alla famiglia
Anche questa domanda è stata proposta soltanto a chi ha scelto l’apprendimento più formale. Sono pervenute quindi 130 risposte in tutto.
La maggior parte (il 56,2%) ha dichiarato di non partecipare a gruppi di studio con insegnante privato (o educatore, tutor, ecc.).
Tra chi ha risposto affermativamente, la maggioranza (23% circa) ha dichiarato di ricorrere a lezioni di gruppo per almeno 11 ore a settimana.

Lezioni di gruppo con docente genitore
Anche questa domanda ha avuto 130 risposte.
Nel 76% dei casi, l’homeschooler italiano non fa parte di gruppi di studio con accompagnamento esclusivo dei genitori del gruppo.
Quasi il 17% fa invece parte di gruppi che hanno i genitori in veste di docenti e si incontrano non più di 4 volte al mese.

L’80% di chi ha risposta affermativamente è anche uno dei genitori-docenti del gruppo.
I gruppi di studio in autogestione
Nell’88% delle situazioni, l’homeschooler italiano del 2024 non fa parte di gruppi di studio in autogestione.
L’8,2% vi partecipa per non più di 6 ore a settimana.

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