Uditrice in quinta superiore, una testimonianza

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uditrice

In Italia è possibile assistere “da esterni” alle lezioni e alle attività didattiche, senza iscrizione né obbligo di valutazione finale, senza partecipare alle verifiche e anche senza dover giustificare le assenze. Di solito non si va a lezione tutti i giorni, nè tutte le ore previste dall’orario. Chi fa quest’esperienza viene chiamato uditore o uditrice.
I vantaggi di questa opportunità sono evidenti, soprattutto in vista degli esami di fine ciclo, come la maturità: la/il giovane si avvicina alle dinamiche scolastiche, prende confidenza con il linguaggio e gli approcci dei docenti, assiste a delle spiegazioni/interrogazioni e si rende conto di cosa viene effettivamente richiesto.
Riportiamo di seguito la testimonianza della giovane R.M., che ha fatto l’esperienza dell’uditrice in quinta liceo linguistico.

Sommario

    Il racconto di R. M. sulla sua esperienza come uditrice

    Ciao a tutti!
    Con il seguente articolo vi racconterò la mia esperienza da studentessa uditrice.
    Partiamo dall’inizio, cosa significa?
    In un contesto scolastico, il protocollo uditore (o studente uditore) si riferisce alla possibilità, per persone esterne all’istituto, di frequentare le lezioni senza essere iscritti a scuola.
    Lo studente uditore può frequentare le lezioni, ma non ha obbligo di frequenza. Può sostenere prove di verifica, (scritta o orale), ma queste non hanno valenza “ufficiale”.
    Per quanto riguarda la maturità, lo studente privatista rientra come candidato esterno e deve sostenere due esami: l’esame preliminare (per capirci quello di idoneità) e la maturità,  identica a tutti gli altri, (quindi sono comprese anche le prove Invalsi).

    Fatta questa premessa, ecco la mia storia!

    La quinta superiore fatta in istruzione parentale è una grande prova da affrontare e perciò, nel momento in cui si decide di intraprendere questo percorso è importante essere motivati e sicuri della propria scelta.
    La motivazione e la voglia di raggiungere l’obbiettivo aiutano molto nei momenti di scoraggiamento e tensione, che spesso si incontrano sul cammino.

    All’inizio dell’anno scolastico l’idea era quella di svolgere il protocollo uditore presso un’istituto accanto a casa nostra ma, purtroppo, la proposta non è stata accettata. La dirigente ha infatti risposto che il protocollo non era attivo, e noi potremmo aggiungere che non avevano nessuna voglia di attivarlo.
    Per questo, insieme ai miei genitori, abbiamo deciso di andare in un’altra scuola dove era già previsto tale iter per gli studenti privatisti.
    Unico punto: la scuola era a 80 chilometri da casa nostra.
    Per fortuna una famiglia a noi molto vicina aveva dato la sua disponibilità ad ospitarmi una notte a settimana, permettendomi così di arrivare all’istituto molto più facilmente.

    Una studentessa uditrice deve farsi conoscere

    Dopo aver incontrato la vice-preside ed esserci accordati con lei riguardo la mia frequenza sono stata assegnata ad una classe. A livello burocratico ho solamente dovuto firmare un foglio con carta intestata della scuola dove c’era scritto che intraprendevo il protocollo uditore e pagare una somma per l’assicurazione scolastica.
    Andavo un giorno a settimana, o lunedì o mercoledì, poiché gli altri giorni studiavo e lavoravo.

    Fare lezione in una classe di venti ragazzi e in una scuola tradizionale, dopo quattro anni di istruzione parentale, è stata un’esperienza del tutto nuova.
    Sapevo di stare andando in una situazione in cui davvero poche persone si sarebbero interessate a me: i compagni di classe avevano già tutti le loro amicizie e i professori avevano un sacco di studenti (l’istituto era davvero grande). In più, andando solamente due giorni diversi a settimana non avevo modo di conoscere tutti i docenti.
    Per questo mi sono presentata alla coordinatrice di classe e, dopo essermi fatta dare le mail di tutti i prof, ho iniziato a scrivergli per fare sapere chi ero e come mai mi trovavo lì.

    Se avete intenzione di fare anche voi questo percorso il mio consiglio è uno: fatevi conoscere! Anche se all’inizio può essere davvero difficile.
    Per quanto riguarda i compagni di classe, alcune ragazze sono state davvero disponibili e gentili con me, addirittura una mi ha passato gli appunti di storia dell’arte di metà anno! (Salvandomi all’esame di idoneità)
    Gli amici che riuscirete a farvi sono davvero preziosi.
    Fatevi conoscere, fatevi conoscere!

    La preparazione dell’esame preliminare da uditrice

    Detto questo, settimana dopo settimana, si avvicinava sempre più l’esame preliminare.
    Non sapevamo quale fosse la data precisa, non ci era ancora stata comunicata, avevamo solo un periodo: l'”ultima settimana di maggio”.
    Quindi tutti noi ragazzi esterni (non ero l’unica) avevamo tarato il nostro programma di studi per arrivare preparati a quella settimana.

    Con il (dis)piacere di tutti i ragazzi privatisti, l’8 maggio è uscita la circolare riguardo gli scritti dell’esame di idoneità: per i primi le prove sarebbero iniziate il 15 di maggio (una settimana dopo!), e per gli ultimi sarebbero terminate il 20 del mese.

    È molto importante adoperarsi per seguire tutte le comunicazioni della scuola ospitante.

    Il giorno seguente è uscita la circolare per i colloqui degli esami preliminari, (quindi classe quinta), i quali si sarebbero svolti il 20, il 21 e il 22 maggio.
    Io ero il 20 maggio.
    Panico.
    Avevo dieci giorni per ripassare, rivedere, approfondire ciò che alcuni docenti in classe dovevano ancora presentare, di ben dodici materie differenti.

    È iniziato quindi un periodo di “studio matto e disperatissimo”.
    Sorridevo pensando che nella classe in cui mi trovavo i professori avvisavano un mese prima dicendo quando avrebbero iniziato a interrogare e permettendo ai ragazzi di decidere il giorno della verifica.

    Comunque, gli scritti e l’orale si sono svolti in maniera corretta, le prove erano adeguate.
    Tenendo conto del poco preavviso, sono stata davvero soddisfatta del risultato dell’esame preliminare.
    Uscita da quell’aula sapevo che il grosso era stato fatto!

    Poi mi sono presa dieci giorni di riposo assoluto: avevo davvero faticato per arrivare all’orale.

    La maturità dopo un anno da uditrice

    A giugno ho iniziato a preparami per la maturità.

    Ho fatto il linguistico quindi le mie due prove scritte consistevano in italiano e inglese.
    Mentre le materie del colloquio orale erano: le mie tre lingue, storia, italiano e storia dell’arte.

    Gli scritti li ho svolti serenamente, dopo cinque anni di esami, l’unica cosa che non avevo era l’ansia, che sembrava invece la migliore amica della maggior parte degli altri studenti di quinta.

    All’orale erano presenti i miei genitori, il mio ragazzo e uno dei miei fratelli.
    Ho davvero visto la differenza tra i docenti interni, che mi ero impegnata così tanto a conoscere durante l’anno, e i prof esterni, i quali mi hanno messa davvero in difficoltà. Credo che in questo fatto ci sia la dimostrazione che svolgere il protocollo uditore serva davvero: gli insegnanti che avevano avuto modo di conoscermi durante l’anno si ponevano con me come se fossi stata loro alunna.
    Dopo essere andata a vedere due colloqui di alcune mie amiche studentesse in altre scuole, devo dire che il mio orale non è stato proprio come il loro.  Ma me lo aspettavo.
    In ogni caso ho cercato di dare il massimo.

    Terminato l’orale c’erano fratelli, cugini, amici che mi aspettavano fuori e abbiamo festeggiato tutti insieme.
    Finalmente era fatta!
    La leggerezza e la gioia che avevo nel cuore mentre festeggiavamo fuori dalla scuola è davvero difficile da descrivere.
    Ero felice.

    La valutazione finale

    Quando è arrivato il voto finale quella felicità è venuta un po’ meno.
    Se devo essere precisa, il voto non ci era nemmeno stato comunicato, lo avevano pubblicato su classe viva, piattaforma che ovviamente noi candidati esterni non possediamo. Ancora una volta le amicizie fatte durante l’anno sono state d’aiuto.

    Comunque la tristezza è durata solo una settimana: il tempo che mi ci è voluto per accettare il fatto che effettivamente le persone che mi hanno dato quel giudizio non mi conoscevano, non sapevano i sacrifici che avevo fatto per arrivare lì.
    Sì, è vero, molti dei miei amici con cui avevo intrapreso questo percorso sono tornati a scuola in quinta e hanno avuto una valutazione finale decisamente migliore della mia, eccellente oserei dire.

    Ma, e mi riferisco a tutti i ragazzi che fanno homeschooling, il nostro percorso non è fatto per essere giudicato con un numero, valiamo molto di più.

    Considerazioni conclusive

    Magari vi state chiedendo se valga davvero la pena fare la quinta da studentessa uditrice. Credo che la risposta si trovi nella quantità di impegno che siamo disposti a metterci. Perché è questo che fa la differenza.
    Non consiglio a chiunque di intraprendere questo percorso. É una strada tortuosa che mette alla prova. Se dovessi guardarmi indietro e fare un bilancio del percorso intrapreso vedrei tutte le difficoltà, (trasporti, pregiudizi, scarsa attenzione da parte della segreteria nel comunicare gli avvisi), accompagnate da una sincera soddisfazione personale avuta solamente nel momento del colloquio orale.
    Sicuramente a chi è già indirizzato a svolgere l’ultimo anno delle superiori da privatista consiglio fortemente di seguire il protocollo uditore perché ci avvicina al mondo scolastico. Avere la possibilità di conoscere direttamente i professori che saranno poi quelli della tua idoneità, (e alcuni della maturità), non è per niente scontato; imparare a stare in un mondo così differente dal nostro a livello di istruzione non è semplice, ma può arricchirci tanto. Personalmente ho dei bei ricordi di alcuni professori e compagni.

    Per concludere… credo che sia davvero difficile che un percorso di istruzione come il nostro possa venire giudicato correttamente da persone esterne, di conseguenza la soddisfazione non deve per forza trovarsi nella valutazione finale, ma sicuramente dovete averla nello sguardo ripensando al vostro anno, al vostro percorso, perché è quello il vero traguardo.
    Qualunque scelta decidiate di intraprendere… buon cammino!
    R. M

    Il punto di vista della mamma

    L’unica difficoltà a fare l’uditrice è stata trovare la scuola accogliente. Quest’anno ho chiesto per gli altri figli e nessuna scuola li ha accettati.
    Poi c’è da prendere accordi per i giorni di presenza (noi abbiamo trovato una vicepreside molto disponibile), firmare il modulo di cui ha scritto lei e pagare l’assicurazione. Poi ci sono le comunicazioni soprattutto con la segreteria (per i documenti, il PCTO, ecc.).

    Per il resto, non c’è niente da aggiungere a quello che ha scritto lei: R.M. è una ragazza molto in gamba e, a parte il primo incontro con la vicepreside in cui c’eravamo anche noi genitori e una telefonata con la segreteria, ha fatto tutto da sola.

    Credits: Foto di Tumisu da Pixabay

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