Come possono essere verificati i percorsi in istruzione parentale?

Home » Come possono essere verificati i percorsi in istruzione parentale?
accertamento

Il tema dell’accertamento del dovere-diritto all’istruzione, a carico dei genitori ed a beneficio dei figli, è centrale nella configurazione di un quadro attuativo dell’istruzione parentale, nelle sue varie declinazioni.

La legislazione attualmente in vigore prevede tre momenti-chiave per la verifica dell’assolvimento del dovere genitoriale di istruire i figli minorenni:

Segui questi link;

Di seguito verranno svolte delle argomentazioni che prendono avvio dalla considerazione della contraddittorietà, su alcuni aspetti cruciali, riscontrabili nel tessuto normativo.

In esso traspare una rappresentazione dell’istruzione parentale ridotta a fenomeno parascolastico e noncurante della ricchezza delle connotazioni educativo-didattiche che la sostanziano come categoria ordinamentale e culturale.

Verranno avanzate proposte nell’intento di cogliere meglio, anche nella fase dell’accertamento, le qualità dell’istruzione parentale affinché le verifiche del dovere di istruzione siano davvero coerenti con il percorso formativo (v. Indicazioni nazionali), in un quadro di sostenibilità normativa e fattibilità concreta, sia per le scuole che per le famiglie.

Sommario

    La verifica in istruzione parentale

    Per la salvaguardia del diritto del fanciullo ad essere istruito, lo Stato attua un’azione di controllo affinché i genitori, o chi ne fa le veci, diano effettivamente corso ad attività di apprendimento/istruzione educazione nelle modalità previste dalla legge, in ottemperanza al dovere-diritto che la Repubblica ha collocato in capo a loro.
    Tale azione di controllo statale avviene secondo dei dettati normativi, in particolar modo da parte dell’istituzione scolastica e dell’istituzione civica.
    Le modalità di accertamento del diritto all’istruzione si differenziano, rispetto al percorsi prescelti, in scolarizzazione o in istruzione parentale.

    Percorsi con caratteristiche ontologiche diverse da quelle della scolarizzazione

    Si segnala che, se le norme e la lettura sistemica dei provvedimenti indurrebbero a strutturare le azioni di accertamento in maniera tendenzialmente organica al senso giurisdizionale delle due categorie (scolarizzazione e istruzione parentale), nella prassi tale articolazione non è sviluppata. Si assiste, nel concreto, all’applicazione dei paradigmi scolastici anche nel campo dell’istruzione parentale; condizione quanto mai impropria e foriera di ingiustizie e tensioni tra istituzioni scolastiche ed istituzione famiglia.

    Per un corretto sviluppo di questo percorso, un elemento essenziale è il rispetto dei diritti-doveri di tutti coloro che partecipano, a vario titolo, al fenomeno dell’istruzione parentale.
    Un ulteriore dato è la consapevolezza che l’accertamento del dovere di istruire i/le figli(e) minorenni in istruzione parentale deve tener conto delle diversità ontologiche rispetto al contesto scolastico. L’istruzione parentale si attua legittimamente anche con dinamiche affatto diverse da quelle scolastiche, che in un corretto sviluppo dei rapporti istituzionali, ed in particolare nella fase di accertamento/esame, devono essere tenuti in debito conto dalla scuola ed essere fatti valere e rivendicati con consapevolezza dai genitori. Non risultano evidenze di una maggiore probabilità di negligenza rispetto alle categorie dello studio, della ricerca e delle educazioni nei casi di istruzione parentale rispetto ai casi di scolarizzazione.
    Vi sono invece delle differenziazioni di approcci che mettono in evidenza i caratteri dei due percorsi, in un ambito pienamente organico all’ordinamento.

    Nuovi paradigmi di valutazione per accertare il diritto-dovere all’istruzione nei percorsi di istruzione parentale

    Gli accertatori-esaminatori dovrebbero declinare le loro competenze in materia di valutazione in modo coerente anche al paradigma dell’istruzione parentale, essendo chiamati ad accertare il dovere-diritto all’istruzione, non la coincidenza pedissequa con le risultanze dei processi di istruzione che si verificano a scuola.
    E’ cosa risaputa che il concetto di programma ministeriale è stato abolito, come pure il carattere prescrittivo e perentorio che lo stesso aveva indistintamente per ogni scuola.

    L’accertamento/esame è uno dei momenti in cui viene richiamata la responsabilità genitoriale per l’effettivo rispetto del diritto all’istruzione dei figli1.
    Considerando che l’istruzione parentale agisce nella dialettica tra personalizzazione e Indicazioni nazionali per il curricolo (come del resto dovrebbe parimenti accadere in ambito scolastico), l’accertamento del diritto-dovere di istruzione deve essere impostato in modo da valorizzare entrambi i termini.

    Capacità tecniche o economiche?

    La responsabilità dell’istruzione e dell’educazione dei giovani è in capo ai genitori1, i quali, quindi, sono chiamati a risponderne a fronte degli accertamenti che la Repubblica predispone.

    La suddetta responsabilità genitoriale sussiste sia nell’ambito della scolarizzazione sia in quello dell’istruzione parentale; nel primo caso è mitigata dalla delega che i genitori operano nei confronti delle istituzioni scolastiche, nel secondo è diretta.

    Per quanto concerne la verifica a carico dei genitori in istruzione parentale, nella norma e nella prassi, si rinvengono indicazioni equivoche e con un non pieno grado di coerenza logico-normativa. La declinazione del dettato costituzionale (art.30 comma 2) in merito alla non incapacità genitoriale appare necessitante di ulteriori sviluppi.

    Tuttavia nella pratica amministrativa si richiedono ai genitori dimostrazioni di capacità tecniche o economiche contestualmente alla dichiarazione di istruzione parentale, in una presunta ottemperanza alla legge che, ad onor del vero, nei suoi sviluppi più recenti e gerarchicamente predominanti (art.23 D.Lgs. 62/2017) non fa richiesta di tale dimostrazione.

    In considerazione della sostanza concettuale contenuta nelle categorie capacità tecniche o economiche, si rileva come le stesse siano da porre in termini relativi.

    Capacità tecniche?

    In istruzione parentale la capacità tecnica eventualmente da rinvenire non è quella propria di un operatore della scuola, la quale è appunto coerente con questo specifico paradigma dell’insegnamento. Ma semmai è quella legata alla presenza delle attitudini articolate e speciali necessarie per l’attività di istruzione parentale.

    Nello scenario attuale, dove la percezione dell’istruzione parentale, a più livelli, è ancora parziale e poggiata su concezioni, in tanti casi, impropriamente impostate sul paradigma scolastico, risulta problematico, in sede di verifica delle capacità, trovare misure e parametri coerenti.
    Pertanto, in attesa di necessari sviluppi culturali nella percezione del fenomeno istruzione parentale, la dimostrazione delle capacità tecniche si presenta come una scatola vuota, che può essere riempita con qualsiasi oggetto che soddisfi le eventuali premure burocratiche dell’istituzione scolastica. La condizione che si impone è che ciò non travalichi i limiti del buonsenso e della proporzionalità amministrativa, anche in analogia all’indicazione delle note ministeriali, che annualmente ribadiscono il perimetro di tale richiesta, raccomandando di evitare la raccolta di dati “eccedenti e non pertinenti”. L’esempio che la nota riporta è quello dei dati relativi ai titoli di studio dei genitori ed alla loro professione, appunto in considerazione della problematicità di tale richiesta sopra illustrata.

    Alla luce della recente normativa (art.23 D.Lgs 62/2017), appare non censurabile una disapplicazione di una norma superata da quella, per l’appunto, sopravvenuta.
    Le famiglie in ultima battuta operano la scelta più confacente alla propria situazione generale.

    Capacità economiche?

    In merito al tema delle capacità economiche, il suo sviluppo si pone in termini ancora più relativi, fino alla insostenibilità concettuale.

    Il patrimonio materiale della famiglia potrebbe essere interpretato sia come fattore limitativo della educazione ed apprendimento-istruzione, sia come fattore propulsivo. La forte dedizione all’arricchimento materiale da parte dei genitori può comportare un loro grande impegno e la loro fondamentale assenza dalla vita di figli. In tal modo, esso può ostacolare un equilibrato sviluppo di rapporti significativi diretti tra genitori e figli. Carattere, questo, imprescindibile per un virtuoso processo di crescita solidale e personale.

    D’altro canto, una condizione economica non florida, può collocarsi ad esempio in un contesto di comunità educante, dove prevalgono aspetti di cooperazione solidale e di umanità che possono nutrire esperienze di istruzione parentale di grande valore.
    Infatti, l’istruzione parentale tendenzialmente supera le barriere del denaro, mettendo in campo qualità di natura comunitaria ed umana.

    Pertanto, e peraltro, la richiesta di produrre la dichiarazione dei redditi, per poter essere “autorizzati” da un dirigente scolastico, all’istruzione parentale è scarsissimamente persuasiva, se non offensiva dei principi costituzionali dell’eguaglianza e del sostegno istituzionale e materiale che la Repubblica deve garantire alle famiglie e, se del caso, in misura ulteriore a chi si dimostra capace e meritevole negli studi, anche se privo di abbondanti risorse materiali.
    Pertanto ai fini della verifica delle potenziali capacità dei genitori rispetto al dovere di istruzione la richiesta del dato reddituale/patrimoniale è ridondante e scarsamente significativa.

    L’autocertificazione

    Anche in questo caso la considerazione già svolta rispetto ad una lettura comparata della norma (l’art. 23 del D.Lgs. 62/2017 non prevede dimostrazione di capacità tecniche o economiche) ha una valenza nella gestione amministrativa sia per i genitori che per la scuola, i quali si trovano a scegliere se applicare l’ultima norma superiore (l’art. 23 del D.Lgs. 62/2017) o norme precedenti di segno diverso.
    Ogni soggetto ha la responsabilità della scelta di percorrere una strada o l’altra. Comunque dovrebbe prevalere sempre la proporzionalità dell’azione amministrativa e la sua sensatezza.

    Considerata la sostanziale evanescenza della pretesa di dimostrazione preventiva della capacità tecnica oppure di quella economica attraverso richieste, ad esempio, della esibizione di titoli di studio o certificazioni ISEE, il tema attualmente ha un rilievo formalistico ed in questi termini si sostanzia in una autocertificazione da parte dei genitori, o di chi ne fa le veci, di essere in possesso delle capacità tecniche oppure, in alternativa, di quelle economiche. Detta dichiarazione è attualmente sostenuta dalla nota ministeriale N° 40055 avente per oggetto “Iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2024/2025”.

    C’è esame e esame

    Esami conclusivi di un ciclo di istruzione

    E’ previsto dalla Costituzione (art. 33) un esame di Stato a conclusione di ciascun ciclo di studi.
    Il primo in ordine di tempo è quello che di solito si sostiene dopo 8 anni di istruzione, l’esame conclusivo del primo ciclo, o esame di terza media. Ad esso sono parimenti sottoposti scolari e giovani in istruzione parentale; non è prevista una scadenza perentoria per il superamento di detto esame.

    L’altro esame di Stato previsto è l’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione, l’esame di maturità.

    Esami intermedi: esami di idoneità ed accertamento del dovere di istruzione

    Anche su questo punto esistono non poche criticità nella normativa vigente.

    Esami di idoneità ad una specifica classe

    Sono tesi a verificare l’idoneità del candidato all’inserimento in quella specifica classe e sono orientati quindi ad un approccio scolastico all’istruzione.

    Ai sensi del D.M. 13 dicembre 2001 n° 489, art. 2, c. 7,gli esami di idoneità si sostengono o alla conclusione del periodo di obbligo di istruzione2 o per il rientro nei percorsi scolastici, al fine quindi di verificare che il fanciullo possieda i requisiti (l’idoneità, appunto) per essere inserito nella classe alla quale aspira.

    Il Decreto Legislativo 62 del 13 aprile 2017, all’art. 23, con una formulazione ambigua, parla di un esame di idoneità annuale per il passaggio alla classe successiva.

    Accertamento del dovere di istruzione

    E’ volto alla verifica della non elusione del dovere di istruire i propri figli e tiene ad orizzonte l’obiettivo della tutela del diritto all’istruzione dei minorenni. Concettualmente, non richiede un approccio scolastico ed è prioritario rispetto alla verifica di un’improbabile aderenza ai programmi scolastici.
    In istruzione parentale, l’azione di accertamento del dovere di istruzione che le istituzioni scolastiche sono chiamate a svolgere ha una doppia finalità: la verifica del dovere di istruzione a carico dei genitori e quella dell’effettivo godimento del diritto all’istruzione, da parte dei giovani, nei termini previsti dalla norma.(art. 33 Costituzione, capoversi 1, 2 e Indicazioni nazionali).

    La verifica sia del dovere di istruzione, in capo ai genitori, che del diritto d’istruzione a favore dei figli e della conformità ad un grado sufficiente alle linee generali indicate dalla Repubblica e della personalizzazione dei percorsi di apprendimento è focalizzata nel cosiddetto esame di idoneità annuale per il passaggio alla classe successiva per la verifica del dovere di istruzione ( D.M. 5/2021, D.Lgs. 62/2017 art. 23, D. M. 489 del 2001).

    Se l’articolo 23 D. Lgs. 62/17, in maniera equivocabile, ha introdotto la cadenza annuale di un esame per il rientro in una determinata classe (innestandosi sul dettato del D. 489/2001), il D.M. 5/21 ha precisato la finalità dell’esame, tesa appunto alla verifica del dovere di istruzione.

    Il tema dell’esame di idoneità annuale non è quindi lampante ed univoco, come vorrebbe essere presentato soprattutto dalle istituzioni scolastiche.

    Quale esame?

    Se è vero che una risposta contiene la sua domanda, l’esame di idoneità annuale per la classe successiva ai fini della verifica del dovere di istruzione, è una risposta che non corrisponde ad una domanda che abbia un senso compiuto nell’ambito dell’istruzione parentale.
    La domanda che la lettura sistemica induce dall’articolazione normativa è la seguente: quale verifica per accertare sia il dovere di istruzione, in capo ai genitori, che il diritto d’istruzione a favore dei figli, nonché una conformità sufficiente alle linee generali indicate dalla Repubblica e la personalizzazione nei percorsi di apprendimento in istruzione parentale?
    Asserito che l’istruzione parentale, ontologicamente, può far riferimento a modalità di apprendimento affatto diverse da quelle scolastiche, ne deriva infatti che le valutazioni che vengono ad essa rivolte debbano essere organiche in tutte le proprie articolazioni alle caratteristiche specifiche dell’istruzione parentale stessa. Così dettano infatti le Indicazioni nazionali per il curricolo al cap. Valutazione e gli artt. 1 e 2 del D. Lgs. 62/17.

    L’esame di idoneità alla classe successiva può essere adeguato per l’accertamento del dovere di istruzione in quelle forme di istruzione parentale che si pongono in parallelo al paradigma scolastico. Tuttavia lo stesso tipo di esame di idoneità può risultare del tutto estraneo a percorsi lecitamente meno formali.
    Ovvero, l’istituzione scolastica non è chiamata a verificare che un giovane ed i suoi genitori stiano ripercorrendo l’esperienza scolastica svolta in una determinata e precisa classe, corrispondente per categoria anagrafica a quella del giovane in istruzione parentale e coincidente con quella di competenza degli insegnanti della commissione preposta.
    Infatti in quella determinata classe i docenti hanno perseguito una loro personale declinazione delle Indicazioni nazionali, tarandola sulla realtà della loro classe, con tutte le considerazioni che si possono trarre dalla complessità del caso.

    Indicazioni nazionali, otto competenze-chiave e progetto didattico-educativo: piste per ridurre le criticità dell’accertamento in istruzione parentale

    Dal 2012 non si parla più di programmi ministeriali, con tutte le conseguenze positive ed innovative che questo comporta.

    Le Indicazioni nazionali si pongono come piattaforma generale dell’istruzione in Italia ed il loro carattere balza in piena luce: non rappresentano delle linee programmatiche di univoca e perentoria adesione, ma un canovaccio sul quale gli attori istituzionali dell’istruzione, la scuola e la famiglia, devono tessere lo svolgimento della loro opera, cioè devono predisporre il proprio curricolo, in virtù del principio dell’autonomia, della valorizzazione e del pieno sviluppo delle giovani persone, alunni/e, studenti, giovani in istruzione parentale.

    Sono del tutto evidenti le stridenti discrepanze che risiedono in un rapporto scuola-istruzione parentale impostato su termini che non tengono conto di questa evoluzione del sistema.

    L’applicazione fondamentale e dovuta delle Indicazioni nazionali e dei presupposti insiti nello strumento introdotto nell’ordinamento dal D.M. 5/2021, il progetto didattico-educativo, offrono già la piena opportunità a famiglie ed istituzioni scolastiche di affrontare il tema dell’accertamento annuale con buona adesione sia ai presupposti ordinamentali che culturali dell’istruzione parentale e parimenti delle istituzioni medesime.
    Si può riscontrare una ragion d’essere nella cadenza annuale dell’accertamento legata a quella che sostiene la comunicazione annuale di istruzione parentale. Si tratterebbe della volontà/necessità di monitorare gli sviluppi dei percorsi di istruzione parentale in tempi congrui per eventuali interventi sostitutivi in casi di inadempienza.

    Per approfondire

    Ovviamente se questo in astratto “fa poche pieghe”, nella realtà quotidiana si riscontrano atteggiamenti di autoreferenzialità spiccata che sfocia in taluni casi in genuino autoritarismo ingiustificato e censurabile, da parte delle istituzioni scolastiche e civiche che interpretano l’azione di accertamento non in termini di collaborazione e sussidiarietà (art.118 Costituzione), ma come azione di “investigazione” che scaturisce direttamente da una concezione “a prescindere” che l’istruzione parentale è un fenomeno di devianza sociale, se non di pericolo pubblico.
    Al di là di questo scorcio neorealistico, un tavolo d’intesa esiste e può essere proficuo per tutti, senza che si apportino modifiche sconvolgenti alle norme.

    Approfondisci a questo link la tematica dell’esame/accertamento per la tutela del diritto all’istruzione dei fanciulli.

    Su questo tema si vedano anche i seguenti contributi e approfondimenti:

    Note:

    1Gli altri momenti-chiave sono: la dichiarazione di istruzione parentale ed il progetto didattico-educativo.

    2L’obbligo di istruzione comincia a sei anni di età e si conclude dopo il decimo anno di istruzione e a 16 anni di età.

    Credits: Foto di Devils Apricot da Pixabay