FAQ sui libri di testo

1)  E’ necessario utilizzare libri di testo se si sceglie l’istruzione parentale?

No, i libri di testo sono pensati per i percorsi scolastici.
Le criticità dei libri di testo sono evidenti già all’interno del contesto scolastico, dove nel periodo delle adozioni, si sviluppano discussioni di tipo ideologico-politico, sociologico, economico, ecc.
Si pensi ad esempio all’annosa questione economica che accompagna le adozioni e che ha indotto il Ministero a stabilire dei tetti di spesa massima, cui le scuole devono attenersi (http://1.flcgil.stgy.it/files/pdf/20090210/circolare-ministeriale-16-del-10-febbraio-2009-adozioni-libri-di-testo-a.s.-2009-2010-4226311.pdf). Diversi gruppi spontanei e associazioni di consumatori si sono attivati per avviare forme di prestito, riuso, ecc.
Anche i problemi legati al peso ed al trasporto dei libri hanno determinato prese di posizioni a vari livelli.
O si pensi ancora alla presenza di contenuti e informazioni non pluralisti e imparziali.
O anche al limite intrinseco di alcuni testi, come ad esempio quelli di geografia, così velocemente suscettibili di essere superati dagli eventi di un mondo in rapida evoluzione. O al limite evidente dei libri destinati all’apprendimento delle lingue, dove lo sviluppo delle competenze comunicative è giocoforza demandato a registrazioni asettiche e artificiali. Per questi ed altri motivi, gli stessi docenti sono invitati ad integrare i libri di testo in adozione con materiali e sussidi di altro tipo, per favorire una formazione più completa, attiva e critica. I docenti sono inoltre tenuti ad adottare libri cosiddetti “misti”, cioè corredati da una parte digitale. Ma, ahimé, talvolta questa si riduce alla mera riproduzione digitale del libro cartaceo e non rappresenta un’integrazione interattiva dello stesso.
Il Ministero è dovuto intervenire anche per contenere il rapido turnover di “nuove adozioni” che si era generato per vari motivi e produceva l’effetto di un superamento anticipato dei vari testi.
La trasposizione all’esterno dell’uso di questi strumenti rischia di portarsi dietro le criticità che li accompagnano, se non di accentuarne la portata. Primo fra tutti, l’aspetto economico: chi è iscritto a scuola, ad esempio, ha diritto a contributi a cui i non iscritti non sempre hanno accesso.

2)  Perché i libri di testo non sono in sintonia con l’istruzione parentale?

Chi sceglie l’istruzione parentale non è tenuto ad usare alcun libro di testo, per diversi motivi (oltre al fatto che questi libri sono criticati anche nelle scuole per le loro criticità):

  • perché chi fa istruzione famigliare non è obbligato a seguire nessun “programma” o percorso predefinito, ma può/deve seguire un percorso personale;
  • perché ha a disposizione un’infinità di altri e svariati strumenti di apprendimento, decisamente più vivi, autentici, attuali, pluralisti e aggiornati dei libri di testo; e spesso anche più economici. Stiamo parlando di tutte le occasioni di apprendimento fornite dalla comunità, dalla società, dall’ambiente in cui si vive, compreso naturalmente anche internet. Le biblioteche, i gruppi di volontariato, le associazioni, i dibattiti e gli incontri pubblici, la natura, i musei e le mostre … sono tutte occasioni di apprendimento reale e concreto di tutte le conoscenze e di acquisizione delle competenze che servono nella vita reale. A tal proposito, si vedano le risorse del sito (https://www.laifitalia.it/materiale-didattico/), ma anche altri materiali su altri siti e blog. Sarà poi il bambino/ragazzo a scegliere e indicare gli strumenti di apprendimento che più gli si confanno;
  • perché la categoria “libri per studenti” è fittizia e artificiosa. Come ben dice John Holt (si veda “Learning all the time”), i bambini/ragazzi hanno un rifiuto naturale e comprensibile per tutti i materiali “per piccoli” o “destinati all’apprendimento” (https://www.laifitalia.it/2018/07/21/materiali/): amano invece approcciare materiali autentici, vivi e veri, richiedono l’accesso al mondo dei grandi, quindi ai libri e alle fonti di informazione dei grandi;
  • perché la ricerca delle fonti, la loro valutazione, selezione, interpretazione, comunque il libero accesso alle stesse rientrano fra gli obiettivi di apprendimento principali; si tratta di quella competenza chiamata “imparare ad imparare” che oggi viene auspicata e valorizzata a tutti i livelli;
  • perché la disponibilità di fonti diverse consente una pluralità di punti di vista che arricchisce il pensiero e sviluppa la riflessione comparativa e lo spirito critico. Essa fornisce inoltre una rappresentazione più reale e articolata dei vari ambiti.

3)  I libri di testo possono avere un’utilità per gli homeschooler?

I libri di testo possono tuttavia inserirsi, eventualmente, ma non necessariamente, ad esempio in un approccio di scuola a casa.
Possono servire da “riassunto”, di un possibile percorso, che però certamente non può essere esaustivo, né l’unico.
Possono fornire un’esemplificazione di alcuni aspetti tematico-contenutistici o lessicali e della loro trattazione.
Possono servire da traccia per un’eventuale prova finale.
Oppure possono essere utilizzati per esercitazioni da far poi correggere a qualcuno (anche se esistono numerose piattaforme gratuite di esercizi online, che presentano il vantaggio di essere interattivi, quindi di fornire la correzione e/o la soluzione).
Possono avere una relativa utilità, a condizione che siano usati con prudenza.

4)  La scuola può spingermi ad usare i libri che sono in adozione nelle sue classi?

No.
La scelta degli strumenti di apprendimento è centrale per il processo stesso dell’apprendimento e riveste perciò un’importanza vitale. Questa libertà di scelta è la conseguenza diretta della libertà di insegnamento sancita dalla costituzione (“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”) e dalle norme vigenti.
Nelle scuole, l’adozione di un libro di testo è il frutto di un lavorio complesso, che coinvolge, oltre all’insegnante (o agli insegnanti) della materia, anche i consigli di classe, i rappresentanti dei genitori e degli alunni (ove presenti), il consiglio di istituto, il collegio dei docenti. Questo conferma il carattere di libertà dell’adozione. Tanto è vero che il libro adottato in una scuola non sempre lo è anche in quella vicina.
A maggior ragione, chi sceglie di riappropriarsi del diritto di istruire i propri figli ha il diritto-dovere di optare per gli strumenti di apprendimento che più si addicono al proprio percorso.

5)  Chi fa istruzione parentale ha diritto a “cedole” o comunque contributi per l’acquisto di libri di testo?

La risposta è NI …
Questa materia è regolata dai Comuni e/o dalle Provincie, nella loro autonomia. Essi infatti predispongono il piano per il diritto allo studio, il quale può (non deve!) prevedere l’erogazione di contributi anche a chi non è iscritto a scuola e può stabilire le condizioni di tale erogazione.
Per informarsi, ci si deve rivolgere al Comune di residenza, richiedendo il piano per il diritto allo studio ed eventualmente come accedere al contributo.