Sommario

FAQ su …

… l’istruzione parentale (o famigliare) / homeschooling

1)  Cosa è l’istruzione parentale (o famigliare), detta anche homeschooling?

L’istruzione parentale/famigliare (o homeschooling) è la scelta genitoriale di assolvere e organizzare in ambito famigliare il diritto-dovere di istruire la prole, in attuazione dell’Articolo 30 della Costituzione italiana, dell’art. 26 della Carta dei diritti dell’Uomo e del principio settimo della Dichiarazione dei diritti del fanciullo.

A tal fine, dando corso all’Articolo 33 della Costituzione, in ambito famigliare si attiva un sistema di azioni educative e di istruzione che vengono poste in essere a partire dalla persona che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale attivo e aperto, inserito nella rete di relazioni che i vari ambiti sociali offrono.

L’istruzione parentale/famigliare implica la piena e diretta assunzione di responsabilità dei papà e delle mamme nell’esercizio di una genitorialità consapevole, socialmente ricca, nel perseguimento dell’art. 2 della Costituzione italiana, nel rispetto dell’ambiente esterno generale.

 

2) Che differenza c’è fra i vari termini che descrivono questo fenomeno?

Homeschooling è il nome inglese che definisce questa realtà, nata negli USA e da lì diffusasi in tutto il mondo. Pur con tutte le sue ambiguità, ancora oggi questo è il termine che identifica il fenomeno a livello internazionale.

La legge italiana, ai vari livelli, lo definisce “istruzione parentale”. Tale è il termine in uso in ambito istituzionale e amministrativo.

Si sono diffusi anche altri nomi, quali ad esempio “educazione parentale”, introdotto da blog privati.

Il termine “istruzione famigliare” sottolinea l’aspetto relazionale di tale approccio all’apprendimento e la centralità del ruolo della famiglia. LAIF ha voluto prediligere quest’ottica.

 

3) Perché scegliere l’istruzione parentale/famigliare?

Perché una famiglia sceglie di ottemperare direttamente all’obbligo naturale e normativo di istruire la prole tramite l’homeschooling?

Ogni famiglia ha peculiarità che la caratterizzano, di conseguenza le motivazioni socio-psico-pedagogiche sono di volta in volta diverse. Senza pretesa di esaustività, se ne indicano di seguito le più ricorrenti:

  • questo approccio consente di creare le condizioni affinché i figli possano, attraverso variegate esperienze individuali e sociali, senza barriere spazio-temporali o di età, porre in essere le proprie creative potenzialità ed aspirazioni, coltivare interessi e passioni, valorizzare inclinazioni e talenti; tutte motivazioni che spingono genitori e figli ad agire per soddisfare il naturale bisogno di conoscenza e ricerca di orizzonti di senso e significato, il quale caratterizza ogni essere umano, indipendentemente dall’età.
  • si tratta di un rinnovato approccio educativo, aderente al nuovo scenario storico-culturale e antropologico, che ha radici lontane, ultima tappa del filo rosso che attraversa la storia, da Socrate, Platone, Montaigne, Rousseau, Illic a tanti altri.
  • Inoltre tale approccio si pone in linea, dal punto di vista cognitivo, affettivo e relazionale, con le recenti scoperte delle neuroscienze, con le innumerevoli opportunità, anche di spostamento, che i nuovi mezzi e le nuove tecnologie offrono per accedere alle fonti della conoscenza tipiche del mondo contemporaneo. Possiamo vederlo come un tassello all’interno di un grande mosaico che oggigiorno ha come sfondo un importante e necessario, quindi doveroso, intento: la piena realizzazione degli esseri umani appartenenti ad un’autentica comunità per riequilibrare la presenza umana nel sistema naturale.
  • attraverso questa esperienza, le relazioni famigliari e sociali hanno modo di svilupparsi ed arricchirsi in misura e qualità ottimali per vivere il presente ed orientare il futuro con concreto e fiducioso sguardo verso una umanità realizzata e quindi “…per un nuovo umanesimo…” come riportano le Indicazioni nazionali del 2012.
  • la validità di tale approccio è dimostrata da diversi studi ed osservatori internazionali sugli esiti, sia a livello professionale, sia a livello accademico e non, degli homeschooler; in particolare, tali studi evidenziano uno sviluppo equilibrato della persona nella sua globalità e un elevato “… indice di soddisfazione nella vita … ”.

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4)  Come si attua l’istruzione famigliare?

Ogni famiglia individua modalità e procedure conformi alle caratteristiche, all’originalità ed alla articolata identità della prole, in sintonia con quelle genitoriali, nel rispetto dei principi della Dichiarazione dei diritti del fanciullo.

La particolarità che ne emerge è la dinamicità nella ricerca ed individuazione di approcci di istruzione-apprendimento, nonché la flessibilità nell’adattamento ad personam.

Il termine di istruzione in famiglia (dove le componenti spazio/tempo e le modalità incidono in maniera determinante sui fondamenti dell’apprendimento), inteso come formazione  nell’ambito famigliare, al di fuori della scuola, risulta essere il macro-concetto che ne racchiude altri, che, per necessità di analisi, si è ritenuto di raggruppare nelle seguenti tipologie:

  • Scuola a casa, con curriculum standard: studio curricolare canonico, prevalentemente di tipo scolastico, svolto in famiglia, ad esempio, con tutor, con insegnante o con iscrizione a scuole o corsi online. Tutte quelle situazioni in cui il bambino segue un percorso prestabilito con la guida di uno o più adulti, i quali si ispirano a vari principi pedagogici.
  • Apprendimento naturale, detto anche spontaneo, o autoguidato (aspetto che caratterizza l’homeschooling), cioè senza un curriculum standard. Apprendimento come scoperta, senza insegnamenti ex cathedra, una formazione che segue le leggi biologiche dell’apprendimento, così come sono riconosciute dalla letteratura scientifica. Questa tipologia di istruzione famigliare riconosce tra i suoi principali teorici John Holt, Sandra Dodd, John Taylor Gatto; essa si ispira inoltre a diverse pedagogie più o meno recenti, tra cui vale la pena di citare Maria Montessori, Rudolph Steiner, o Waldorf, la outdoor education, la slow education, il open-ended learning, il learner-centered learning.
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  • Istruzione con curriculum personale: apprendimento che parte dalle esperienze e dalle motivazioni della prole, guidata alla rielaborazione e realizzazione di un percorso/curricolo personale. Le pedagogie di riferimento possono essere le più diverse.
    Su questo tema puoi leggere anche l’articolo Navigando nell’istruzione parentale: il diario di bordo

Si fa presente come tale rappresentazione non vada letta come rigida separazione tra le varie tipologie, infatti le testimonianze e le esperienze raccolte dimostrano interessanti forme di combinazione, nonché occasioni di cooperazione tra famiglie che praticano istruzione famigliare e non, fino ad arrivare a momenti di incontro e scambio all’interno degli istituti scolastici.
Forse ti può interessare anche l’approfondimento a questo link.

 

5) Com’è regolata l’istruzione parentale/famigliare?

L’istruzione parentale è regolata mediante la legislazione vigente che conferma i fondamenti dell’istruzione famigliare in Italia, come esposti nella concatenazione di norme.

E’ rimasto in uno stato di indeterminatezza, sostanziale e formale, l’aspetto legato all’accertamento dell’ottemperanza da parte delle famiglie che non intendono inserire i propri figli in un percorso scolastico. Ne è la riprova il fatto che anche nell’anno scolastico 2017-18 la vigilanza da parte dei Dirigenti scolastici, è avvenuta con modalità estremamente diverse su tutto il territorio nazionale, anche tra realtà geograficamente vicine.
A questo link trovi un inquadramento normativo dettagliato ed a questo alcuni approfondimenti della normativa.

 

6) Come può essere verificata l’istruzione parentale/famigliare?

Per la salvaguardia dei diritti del fanciullo, lo Stato svolge il compito di vegliare a che il bambino che non frequenta la scuola non sia in realtà oggetto di abusi o sfruttamenti rispetto ai quali l’istruzione famigliare potrebbe far da paravento. Tale vigilanza è auspicabile che avvenga nel rispetto dei diritti-doveri di tutti coloro che partecipano, a vari titoli, al percorso di istruzione.

Inoltre, considerando che l’istruzione in famiglia ha come peculiarità la personalizzazione delle modalità di apprendimento delle quali sono responsabili i genitori e che l’esame di Stato è quello conclusivo del primo ciclo di studi della durata di otto anni (esame di terza media), si ritiene necessario evidenziare che l’accertamento da parte dell’istituzione scolastica, nel corso degli otto anni, dovrebbe essere rivolto ai genitori, come da dettato legislativo, mentre la verifica e la valutazione delle conoscenze e competenze acquisite dalla prole dovrebbe avvenire con l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo. Questo per evitare un trattamento discriminatorio rispetto ai coetanei.

Per dar voce alle testimonianze raccolte, si reputa importante fare i seguenti approfondimenti sulle modalità di accertamento, distinguendo quella sui genitori e quella sulla prole, con una breve premessa: le esperienze positive hanno un denominatore comune e cioè l’accordo tra Dirigente scolastico e genitori nello scegliere la procedura rispondente al progetto famigliare di istruzione/apprendimento, attuando concretamente le Indicazioni nazionali del 2012 “…la scuola perseguirà l’obiettivo di costruire un’alleanza educativa con i genitori.”

Ed è ciò che vivamente auspichiamo.

L’accertamento sui genitori è teso alla verifica della “capacità tecnica ed economica” di cui all’Art. 111, comma 2, Testo Unico D.L. 297 del 16.04.1994 e può concretizzarsi in una delle seguenti modalità:

  • Il progetto famigliare di istruzione/apprendimento: al momento della comunicazione annuale di istruzione famigliare, la famiglia presenta un progetto preliminare di apprendimento/istruzione per i propri figli, aderente alle peculiarità del nucleo famigliare, prole compresa, come già accade, ad esempio, nella provincia autonoma di Trento.
    Durante l’anno, non necessariamente quello scolastico, in accordo con il Ds, si possono organizzare momenti di incontro durante i quali i genitori potranno confermare le linee progettuali iniziali o segnalarne le eventuali variazioni. In tal modo, l’autorità vigilante potrà accertare che responsabilmente la famiglia sta operando con capacità per l’educazione e l’istruzione della prole, in coerenza con il D.L del ’94 di cui sopra.
    Non sono previsti accertamenti valutativi sui ragazzi, salvo che la famiglia ne faccia esplicita richiesta. Lo stato effettuerà il controllo valutativo in sede di esame conclusivo del primo ciclo (terza media).

    In tale modo la famiglia è posta alla stessa stregua di una scuola parentale riconosciuta, ai cui frequentanti non è richiesto di sostenere l’esame scolastico annuale.

  • Colloqui informali con il Dirigente o un suo delegato: in un’ottica collaborativa, si programmano con il Ds uno o più colloqui da tenersi nel corso dell’anno. In tali occasioni, a riprova delle azioni in atto, possono essere mostrati i materiali che la famiglia ritiene significativi dell’attività svolta e/o in fieri.

In alternativa, se richiesto dalla famiglia, l’accertamento potrà anche vertere sui bambini/e o ragazzi/e.
In questo caso, se è caratterizzato da un approccio pedagogico che cura la centralità e l’identità della persona nella sua globalità e complessità, senza valutazioni quantitative/qualitative e giudizi di merito, esso ha la preminente “funzione formativa, di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo”, dell’evoluzione intellettiva, affettiva e relazionale, a maggior ragione trattandosi, nello specifico, di istruzione in famiglia.

Inoltre si rimarca quanto la dimensione spazio-temporale sia peculiare ed incisiva nell’istruzione famigliare, con ritmi aderenti ai bisogni della comunità-famiglia in relazione con quella sociale e quanto l’esplorazione, la ricerca, la scoperta di nuovi saperi non siano separati e racchiuse in ambiti disciplinari.

Quindi, partendo da tale presupposto, l’accertamento avrà una finalità formativa e sarà teso ad individuare (da parte delle istituzioni) e a manifestare (da parte della famiglia) l’esistenza di un processo di apprendimento in atto. Si tratterà di accertare che si stanno ponendo “le basi del percorso formativo dei bambini e degli adolescenti, sapendo che esso proseguirà in tutte le fasi successive della vita, [… che si stanno fornendo] le chiavi per apprendere ad apprendere, per costruire e per trasformare le mappe dei saperi, rendendole continuamente coerenti con la rapida e spesso imprevedibile evoluzione delle conoscenze e dei loro oggetti, [… che si stanno elaborando] gli strumenti di conoscenza necessari per comprendere i contesti naturali, sociali, culturali, antropologici nei quali gli studenti si troveranno a vivere e a operare”, come raccomandano le “Indicazioni nazionali per il curricolo” del 2012.

L’accertamento sui bambini si potrebbe attuare mediante uno o più colloqui, non soggetti a valutazione, da tenersi nel corso dell’anno (non necessariamente quello scolastico), alla presenza dei genitori e/o di altri collaboratori. In tali occasioni saranno i bambini/e – ragazzi/e a presentare le esperienze fatte e le rielaborazioni, anche attraverso materiali realizzati. Tali colloqui saranno preferibilmente tenuti nell’ambiente domestico dove la famiglia vive.
Se richieste dalla famiglia, possono essere previste anche altre forme di accertamento, come ad esempio:

  • il riconoscimento di attestati rilasciati da scuole online o da enti certificatori nazionali o internazionali (ad esempio per le lingue straniere il First, il Goethe, ecc. Per l’informatica l’ECDL, oppure per altri ambiti i MOOC o altro),
  • la presentazione di macroaree tematiche (linguistica, logico-matematica ed artistica),
  • esame scolastico sulla base di curricolo personale progettato dalla famiglia,
  • esame scolastico sulla base di curricolo mediato tra la famiglia e la scuola,
  • esame scolastico su curricolo scolastico.

Su questo tema si vedano anche i seguenti articoli:

 

… l’esame scolastico

1) E’ obbligatorio sostenere l’esame scolastico annuale?

Una lettura attenta e circostanziata della normativa vigente consente di rispondere negativamente a questa domanda.

L’esperienza di alcune famiglie (anche successivamente al 2018) ha confermato che è possibile praticare legalmente l’istruzione parentale (homeschooling) senza per questo dover ricorrere ad un legale, né provocare l’intervento degli assistenti sociali o l’apertura di un processo, o dar corso ad altri provvedimenti.

E’ opportuno assumere un atteggiamento collaborativo e motivare con cura la propria scelta. Naturalmente per il buon esito della fase dialettica deve esserci una convergenza di fattori.

Siamo a conoscenza di un unico procedimento penale sul tema esame a carico di una famiglia in istruzione parentale: il processo si è concluso favorevolmente per la famiglia. Nel corso della trattazione è emersa la distinzione fra assolvimento dell’obbligo di istruzione e esame di idoneità: l’assenza del secondo non  corrisponde necessariamente al mancato assolvimento del dovere di istruire la prole.
Su questo tema vedi ad esempio anche gli articoli:

 

2) Cosa succede a chi non sostiene l’esame?

Per chi non sostiene l’esame di idoneità non sono previste sanzioni.
Per i trasgressori dell’obbligo di istruzione esiste invece una sanzione di 30 € (art. 731 del Codice penale), anche se non sono escluse ulteriori conseguenze.

 

3) E’ vero che bisogna rivolgersi ad un avvocato per far valere il proprio diritto a non sostenere l’esame?

Non è necessario. Nelle situazioni di cui siamo a conoscenza una semplice lettera protocollata accompagnata ad un approccio dialogante sono stati sufficienti.

 

4) E’ vero che le famiglie che non sostengono l’esame sono quelle di cui l’Amministrazione si è “dimenticata”?

Al contrario, in numerose situazioni il Dirigente scolastico ha interpellato direttamente le famiglie sollecitandole a sostenere l’esame.
Le famiglie però hanno argomentato in modo rigoroso la loro scelta ed è stato possibile trovare un accordo.

 

5) Quando bisogna presentare la domanda d’esame?

Per prassi, si considera il 30 aprile come data di presentazione della domanda d’esame.

 

… i “programmi” di studio

1) E’ necessario adeguarsi ai “programmi ministeriali” se si sceglie l’istruzione parentale?

Nel 2003, con la Legge 53 del 28 marzo, i “programmi ministeriali” sono stati aboliti e sostituiti con le “Indicazioni nazionali per il curricolo” (link interno). Il DL 59 del 19 febbraio 2004 precisa ulteriormente questi aspetti normativi.

Cosa vuol dire questo?

Significa che i docenti (nel nostro caso i genitori o i tutor) non esistono direttive dal Ministero, ma i docenti/tutor sono chiamati a costruire di anno in anno un percorso didattico-formativo idoneo ai suoi destinatari (la propria classe o i propri figli), cioè che tenga conto del punto di partenza degli allievi, dei loro interessi, delle capacità, insomma delle loro specificità[1]: ogni docente presenta infatti tanti piani di lavoro quante sono le sue classi (se ha due terze, presenta due programmazioni distinte). Nella sua attività di pianificazione, il docente (o il genitore) deve muoversi fra due poli: le indicazioni nazionali per il curricolo e le caratteristiche dei fanciulli destinatari (o protagonisti) del percorso di apprendimento in questione[2].

Se questo lavoro creativo di contestualizzazione è previsto esplicitamente per gli insegnanti all’interno del sistema scolastico, tanto più esso è logicamente consequenziale e doveroso per chi sceglie un percorso all’esterno della scuola.

[1] Indicazioni nazionali, cap. “Centralità della persona”:

“Le finalità della scuola devono essere definite a partire dalla persona che apprende, con l’originalità del suo percorso individuale e le aperture offerte dalla rete di relazioni che la legano alla famiglia e agli ambiti sociali. La definizione e la realizzazione delle strategie educative e didattiche devono sempre tener conto della singolarità e complessità di ogni persona, della sua articolata identità, delle sue aspirazioni, capacità e delle sue fragilità, nelle varie fasi di sviluppo e di formazione. Lo studente è posto al centro dell’azione educativa in tutti i suoi aspetti: cognitivi, affettivi, relazionali, corporei, estetici, etici, spirituali, religiosi. In questa prospettiva, i docenti dovranno pensare e realizzare i loro progetti educativi e didattici non per individui astratti, ma per persone che vivono qui e ora, che sollevano precise domande esistenziali, che vanno alla ricerca di orizzonti di significato.”

E ancora:

“La scuola deve porre le basi del percorso formativo dei bambini e degli adolescenti sapendo che esso proseguirà in tutte le fasi successive della vita. In tal modo la scuola fornisce le chiavi per apprendere ad apprendere, per costruire e per trasformare le mappe dei saperi rendendole continuamente coerenti con la rapida e spesso imprevedibile evoluzione delle conoscenze e dei loro oggetti. Si tratta di elaborare gli strumenti di conoscenza necessari per comprendere i contesti naturali, sociali, culturali, antropologici nei quali gli studenti si troveranno a vivere e a operare.”




[2]  Indicazioni nazionali, cap. “Dalle Indicazioni al curricolo”:

“Nel rispetto e nella valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche, le Indicazioni costituiscono il quadro di riferimento per la progettazione curricolare affidata alle scuole. Sono un testo aperto, che la comunità professionale è chiamata ad assumere e a contestualizzare, elaborando specifiche scelte relative a contenuti, metodi, organizzazione e valutazione coerenti con i traguardi formativi previsti dal documento nazionale. Il curricolo di istituto è espressione della libertà d’insegnamento e dell’autonomia scolastica e, al tempo stesso, esplicita le scelte della comunità scolastica e l’identità dell’istituto. La costruzione del curricolo è il processo attraverso il quale si sviluppano e organizzano la ricerca e l’innovazione educativa. Ogni scuola predispone il curricolo all’interno del Piano dell’offerta formativa con riferimento al profilo dello studente al termine del primo ciclo di istruzione, ai traguardi per lo sviluppo delle competenze, agli obiettivi di apprendimento specifici per ogni disciplina. A partire dal curricolo di istituto, i docenti individuano le esperienze di apprendimento più efficaci, le scelte didattiche più significative, le strategie più idonee, con attenzione all’integrazione fra le discipline e alla loro possibile aggregazione in aree, così come indicato dal Regolamento dell’autonomia scolastica, che affida questo compito alle istituzioni scolastiche.”

2) Se decido di far sostenere l’esame, sono obbligato a svolgere il programma della scuola/classe di riferimento?

Sarebbe come decidere di scrivere un libro sulla scalata dell’Everest perché se ne sono viste alcune foto: inevitabilmente ne risulterebbe una brutta copia.

In classe, ciascun insegnante dà un taglio diverso al percorso didattico. Un esempio: la geografia delle regioni d’Italia si può incentrare sullo studio di tutti i capoluoghi di provincia, oppure sulle tradizioni gastronomiche regionali o ancora sulle maschere tipiche. Non solo, ma il docente in classe può dare informazioni, richiedere riflessioni, fare considerazioni che noi al di fuori non conosciamo. E’ inevitabile però che ciascun docente durante l’esame faccia riferimento a ciò che lui/lei ha detto/fatto con la sua classe.

In altre parole, per quante competenze ed esperienza un genitore/tutor possa avere, accettare di svolgere il programma di un altro tutor equivale a mettersi fin dall’inizio in una situazione di svantaggio.

E’ molto più vantaggioso invece presentare e proporre una propria pianificazione, anche se di massima, rispettosa delle peculiarità del fanciullo, in sintonia con le risorse famigliari generali disponibili e che tenga d’occhio le Indicazioni nazionali per il curricolo. Questo è ciò che fanno i docenti annualmente per le loro classi e che dovremmo fare anche noi. E’ inoltre anche un modo per mostrare di possedere le competenze tecniche per portare avanti la scelta dell’istruzione parentale: facciamo vedere che abbiamo scelto (e continuiamo a scegliere) in modo consapevole, informato e sensato e che sappiamo portare avanti questo lavoro creativo di contestualizzazione previsto esplicitamente dal MIUR.

3) E’ necessario presentare un “programma svolto”?

In caso di esame, i bambini/ragazzi in istruzione parentale vengono spesso assimilati ai “candidati esterni” o i “privatisti” e perciò per prassi molte scuole chiedono che si presenti il “programma svolto”. Teniamo presente che la scuola (il consiglio di classe o la commissione d’esame) in questi casi ha anche il diritto di richiedere delle integrazioni o delle modifiche, o addirittura di respingere il “programma svolto” presentato dalla famiglia, e di esigere che sia la famiglia ad adeguarsi al lavoro svolto in classe dai singoli docenti.

In realtà,  i programmi ministeriali non esistono più, né all’interno della scuola, né al suo esterno. Il riferimento sono gli Annali – Indicazioni nazionali per il curriculum del 2012 (aggiornati il 2018), per la scuola del primo ciclo.

Il consiglio: anziché un “programma”, si potrà presentare un “portfolio delle conoscenze e delle competenze acquisite”, un “curriculum” o un “percorso di apprendimento”. Queste categorie consentono di uscire dallo schema del programma inteso in senso scolastico, con la divisione delle conoscenze in materie ed una progressione prestabilita nella loro acquisizione.

Qui trovi un approfondimento sul portfolio.
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4) Cos’è il piano famigliare di istruzione proposto da LAIF?

LAIF ha riflettuto ampiamente su queste tematiche, ha formulato una proposta che ha sottoposto ai vari funzionari dell’Istituzione scolastica che ha incontrato (al MIUR a Roma, nei vari Uffici scolastici Regionali e Provinciali): il consenso è stato unanime e l’idea ha sempre suscitato interesse e una condivisione di massima. La Provincia autonoma di Trento ha già introdotto un’idea analoga in una norma (link).

Forte di questi presupposti, LAIF propone alle famiglie che fanno istruzione parentale di costruirsi una progettualità e di formularla in modo esplicito, quindi esporla al DS affinché egli possa prendere atto della consistenza delle “competenze tecniche”. In altre parole, la famiglia potrebbe:

  1. Chiarirsi fin dall’inizio i propri riferimenti di massima:
    1. le proprie scelte educative di fondo (ad esempio, apprendimento autoguidato, oppure scuola a casa, ecc. o ancora una tipologia integrata di homeschooling, ecc.),
    2. i propri approcci (Steiner, Waldorf, scuola nel bosco, Montessori, John Holt, ecc.),
    3. gli strumenti che utilizza (libri, internet, biblioteche, viaggi, ecc.)
    4. altre caratteristiche del proprio percorso, in base delle caratteristiche della prole.
  2. Formulare un progetto preventivo contenente le informazioni di cui sopra, da consegnare al DS al più presto, ad esempio contestualmente alla dichiarazione di istruzione parentale oppure ad inizio anno scolastico.
    Sarà opportuno precisare esplicitamente che detta pianificazione si intende come di massima ed è soggetta quindi a possibili modifiche anche sostanziali in corso di svolgimento, in base alle esigenze del ragazzo.
    In tale contesto, la famiglia potrà chiedere che la verifica del percorso di istruzione venga fatta sulla base del proprio progetto famigliare come previsto anche dal primo capoverso del capitolo “Valutazione” delle Indicazioni nazionali per il curricolo (“Le verifiche intermedie e le valutazioni periodiche e finali devono essere coerenti con gli obiettivi e i traguardi previsti dalle Indicazioni e declinati nel curricolo. La valutazione precede, accompagna e segue i percorsi curricolari. Attiva le azioni da intraprendere, regola quelle avviate, promuove il bilancio critico su quelle condotte a termine. Assume una preminente funzione formativa, di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo al miglioramento continuo.”).
  1. Corredare la richiesta di verifica/accertamento o di esame di idoneità (eventualmente) con il resoconto del percorso svolto dal proprio figlio, in riferimento al progetto preventivo presentato e chiedere che l’accertamento avvenga su questo.

5) E’ opportuno trovare una soluzione di compromesso con la scuola?

Certamente, il dialogo è sempre auspicabile. E può anche essere utile.

In questo momento, LAIF sta avviando (e proporrà ai DS e ai Provveditori, nonché al MIUR di Roma) una sperimentazione di modalità di accertamento coerenti con il percorso di ogni bambino e famiglia. I soci LAIF possono aderire a questo progetto ed avvalersi di queste modalità individuate da LAIF.

 

… i libri di testo

1)  E’ necessario utilizzare libri di testo se si sceglie l’istruzione parentale/famigliare?

No, i libri di testo sono pensati per i percorsi scolastici.
Le criticità dei libri di testo sono evidenti già all’interno del contesto scolastico, dove nel periodo delle adozioni, si sviluppano discussioni di tipo ideologico-politico, sociologico, economico, ecc.
Si pensi ad esempio all’annosa questione economica che accompagna le adozioni e che ha indotto il Ministero a stabilire dei tetti di spesa massima, cui le scuole devono attenersi (http://1.flcgil.stgy.it/files/pdf/20090210/circolare-ministeriale-16-del-10-febbraio-2009-adozioni-libri-di-testo-a.s.-2009-2010-4226311.pdf).
Diversi gruppi spontanei e associazioni di consumatori si sono attivati per avviare forme di prestito, riuso, ecc.
Anche i problemi legati al peso ed al trasporto dei libri hanno determinato prese di posizioni a vari livelli.
O si pensi ancora alla presenza di contenuti e informazioni non pluralisti e imparziali.
O anche al limite intrinseco di alcuni testi, come ad esempio quelli di geografia, così velocemente suscettibili di essere superati dagli eventi di un mondo in rapida evoluzione. O al limite evidente dei libri destinati all’apprendimento delle lingue, dove lo sviluppo delle competenze comunicative è giocoforza demandato a registrazioni asettiche e artificiali. Per questi ed altri motivi, gli stessi docenti sono invitati ad integrare i libri di testo in adozione con materiali e sussidi di altro tipo, per favorire una formazione più completa, attiva e critica. I docenti sono inoltre tenuti ad adottare libri cosiddetti “misti”, cioè corredati da una parte digitale. Ma, ahimé, talvolta questa si riduce alla mera riproduzione digitale del libro cartaceo e non rappresenta un’integrazione interattiva dello stesso.
Il Ministero è dovuto intervenire anche per contenere il rapido turnover di “nuove adozioni” che si era generato per vari motivi e produceva l’effetto di un superamento anticipato dei vari testi.
La trasposizione all’esterno dell’uso di questi strumenti rischia di portarsi dietro le criticità che li accompagnano, se non di accentuarne la portata. Primo fra tutti, l’aspetto economico: chi è iscritto a scuola, ad esempio, ha diritto a contributi a cui i non iscritti non sempre hanno accesso.

 

2)  Perché i libri di testo non sono in sintonia con l’istruzione parentale/famigliare?

Chi sceglie l’istruzione parentale non è tenuto ad usare alcun libro di testo, per diversi motivi (oltre al fatto che questi libri sono criticati anche nelle scuole per le loro criticità):

  • perché chi fa istruzione famigliare non è obbligato a seguire nessun “programma” o percorso predefinito, ma può/deve seguire un percorso personale;
  • perché ha a disposizione un’infinità di altri e svariati strumenti di apprendimento, decisamente più vivi, autentici, attuali, pluralisti e aggiornati dei libri di testo; e spesso anche più economici. Stiamo parlando di tutte le occasioni di apprendimento fornite dalla comunità, dalla società, dall’ambiente in cui si vive, compreso naturalmente anche internet. Le biblioteche, i gruppi di volontariato, le associazioni, i dibattiti e gli incontri pubblici, la natura, i musei e le mostre … sono tutte occasioni di apprendimento reale e concreto di tutte le conoscenze e di acquisizione delle competenze che servono nella vita reale. A tal proposito, si vedano le risorse del sito, ma anche altri materiali su altri siti e blog. Sarà poi il bambino/ragazzo a scegliere e indicare gli strumenti di apprendimento che più gli si confanno;
  • perché la categoria “libri per studenti” è fittizia e artificiosa. Come ben dice John Holt (si veda “Learning all the time”), i bambini/ragazzi hanno un rifiuto naturale e comprensibile per tutti i materiali “per piccoli” o “destinati all’apprendimento”: amano invece approcciare materiali autentici, vivi e veri, richiedono l’accesso al mondo dei grandi, quindi ai libri e alle fonti di informazione dei grandi;
  • perché la ricerca delle fonti, la loro valutazione, selezione, interpretazione, comunque il libero accesso alle stesse rientrano fra gli obiettivi di apprendimento principali; si tratta di quella competenza chiamata “imparare ad imparare” che oggi viene auspicata e valorizzata a tutti i livelli;
  • perché la disponibilità di fonti diverse consente una pluralità di punti di vista che arricchisce il pensiero e sviluppa la riflessione comparativa e lo spirito critico. Essa fornisce inoltre una rappresentazione più reale e articolata dei vari ambiti.

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3)  I libri di testo possono avere un’utilità per gli homeschooler?

I libri di testo possono tuttavia inserirsi, eventualmente, ma non necessariamente, ad esempio in un approccio di scuola a casa.
Possono servire da “riassunto”, di un possibile percorso, che però certamente non può essere esaustivo, né l’unico.
Possono fornire un’esemplificazione di alcuni aspetti tematico-contenutistici o lessicali e della loro trattazione.
Possono servire da traccia per un’eventuale prova finale.
Oppure possono essere utilizzati per esercitazioni da far poi correggere a qualcuno (anche se esistono numerose piattaforme gratuite di esercizi online, che presentano il vantaggio di essere interattivi, quindi di fornire la correzione e/o la soluzione).

 

4)  La scuola può spingermi ad usare i libri che sono in adozione nelle sue classi?

No.
La scelta degli strumenti di apprendimento è centrale per il processo stesso dell’apprendimento e riveste perciò un’importanza vitale. Questa libertà di scelta è la conseguenza diretta della libertà di insegnamento sancita dalla costituzione (“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”) e dalle norme vigenti.
Nelle scuole, l’adozione di un libro di testo è il frutto di un lavorio complesso, che coinvolge, oltre all’insegnante (o agli insegnanti) della materia, anche i consigli di classe, i rappresentanti dei genitori e degli alunni (ove presenti), il consiglio di istituto, il collegio dei docenti. Questo conferma il carattere di libertà dell’adozione. Tanto è vero che il libro adottato in una scuola non sempre lo è anche in quella vicina.
A maggior ragione, chi sceglie di riappropriarsi del diritto di istruire i propri figli ha il diritto-dovere di optare per gli strumenti di apprendimento che più si addicono al proprio percorso.

 

5)  Chi fa istruzione parentale ha diritto a “cedole” o comunque contributi per l’acquisto di libri di testo?

La risposta è NI …, anche se negli ultimi tempi si registrano sempre più esperienze positive in questo senso.
Puoi leggerne una a questo link.

Questa materia è regolata dai Comuni e/o dalle Provincie, nella loro autonomia. Essi infatti predispongono il piano per il diritto allo studio, il quale può (non deve!) prevedere l’erogazione di contributi anche a chi non è iscritto a scuola e può stabilire le condizioni di tale erogazione.
Per informarsi, ci si deve rivolgere al Comune di residenza, richiedendo il piano per il diritto allo studio ed eventualmente come accedere al contributo.

 

… la dichiarazione annuale

1)  Che cos’è la dichiarazione annuale?

E’ uno dei doveri basilari per chi sceglie la scuola familiare.
È una comunicazione in carta semplice nella quale si esplicita la decisione dei genitori (o di chi esercita la patria potestà) di provvedere all’istruzione dei figli autonomamente, avvalendosi dell’istituto dell’istruzione familiare. Va consegnato a mano (facendosi rilasciare il numero di protocollo), oppure tramite lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure via PEC (Posta Elettronica Certificata).

Qui trovate un facsimile da scaricare, adattare alle proprie caratteristiche e compilare: Dichiarazione-Istruzione-Famigliare.

 

2)  È considerata una comunicazione o una domanda?
È vero che bisogna avere l’autorizzazione dal Dirigente Scolastico per poter istruire i propri figli a casa?

E’ una comunicazione, non una domanda. Quindi non è necessaria l’autorizzazione del DS.

La scelta di adempiere l’obbligo di istruzione dei propri figli tramite l’istruzione familiare è un diritto che deriva direttamente dalla previsione costituzionale dell’art. 30 e dalle norme che tutelano l’istruzione parentale, d.lgs 76/2005, art.1 comma 4, e dal TU art. 111 comma 2 (si veda questo link).
I genitori che esercitano tale diritto sono tenuti a darne comunicazione all’autorità competente, non a richiederne il permesso, per cui al Dirigente Scolastico non è dato accettare o rifiutare tale comunicazione.
Il diritto di istruire i propri figli è garantito dalla Costituzione Italiana quindi una circolare ministeriale non può cambiare questo fatto utilizzando la parola “autorizza” in maniera inopportuna. Non esistono normative che danno competenza né al Dirigente Scolastico né al Sindaco di autorizzare i genitori ad istruire personalmente i propri figli. Nella CM n. 96/2012 sull’obbligo scolastico si legge che “il dirigente dell’istituzione scolastica autorizza l’assolvimento dell’obbligo di istruzione nella modalità dell’istruzione parentale.”
Il termine “autorizza” è stato usato in maniera impropria e lo stesso MIUR lo conferma con la Nota n. 253/2013 precisando che “la scuola non esercita un potere di autorizzazione in senso stretto, ma un semplice accertamento della sussistenza dei requisiti tecnici ed economici.”

 

3)  A chi deve essere indirizzata?
È da comunicare al Sindaco, al Dirigente Scolastico o ad entrambi?

Secondo il D. Lgs. 297/1994, Art. 114, commi 1 e 2 e il D. Lgs. 76/2005, Art.5, commi 1 e 2 la comunicazione va indirizzata al Sindaco (che è il primo responsabile della vigilanza sull’adempimento dell’obbligo d’istruzione) del Comune in cui risiede il minore.

Secondo il D. Lgs. n.62 del 13 Aprile 2017, art. 23, la “comunicazione preventiva” va presentata annualmente “al dirigente scolastico del territorio di residenza”.

Il consiglio è quello di provare sempre a instaurare un rapporto di persona con il Dirigente Scolastico così da condividere le aspettative della scelta e instaurare un dialogo su diritti e doveri delle due parti.

 

4)  Entro quale data va effettuata?
È una data che cambia di anno in anno?
È possibile iniziare l’istruzione parentale a metà anno scolastico?
Come bisogna procedere se lo studente è già iscritto in una scuola pubblica (o parificata)?

E’ necessario distinguere due situazioni diverse: quella di chi comincia l’istruzione famigliare interrompendo la frequenza scolastica ad un momento qualsiasi dell’anno scolastico e quella di chi invece non ha mai frequentato la scuola o prosegue nell’istruzione parentale.

La legge prevede solo che la comunicazione vada effettuata “annualmente”: le norme non indicano alcun termine entro il quale presentarla.
Nonostante questo, si è instaurata la prassi di inviare la comunicazione con largo anticipo: entro la fine di gennaio di ogni anno, per comunicare “preventivamente” la scelta di istruzione famigliare per l’anno scolastico successivo (quello che comincia nel successivo mese di settembre e si concluderà nel mese di giugno dell’anno dopo).

Perciò chi non interrompe la frequenza di una scuola per passare all’istruzione parentale, ma prosegue nel percorso o lo comincia da zero; ad esempio, nella comunicazione che verrà protocollata nel gennaio 2019, i genitori informano il Dirigente scolastico che dal settembre 2019 al giugno 2020 il loro figlio/a verrà istruito a loro cura e spese.

Per quel che riguarda il caso di genitori che scelgano l’istruzione familiare interrompendo la frequenza presso una scuola statale o paritaria, la CM 35/2010 riporta che
“coloro che si ritirano prima del 15 marzo, a seguito di comunicazione formale che la scuola frequentata acquisisce al proprio protocollo, hanno l’obbligo di completare la formazione con istruzione familiare. In caso di ritiro, i genitori, o coloro che ne fanno le veci, devono dimostrare, alla scuola statale frequentata, di avere capacità tecnica od economica per l’istruzione parentale; se quella frequentata è una scuola paritaria, la comunicazione del ritiro, integrata dalla detta dimostrazione, deve essere inviata anche al dirigente scolastico di una delle scuole statali del territorio di residenza che provvede agli opportuni controlli (art. 111 D.L.vo n. 297/1994; art. 1, comma 4, D.L.vo 15 aprile 2005, n. 76)”.
Qui il nostro approfondimento sulla Validità dell’Anno Scolastico per chi si ritira dalla scuola.
In questo caso (ritiro con comunicazione di istruzione parentale ad anno inoltrato) è obbligatorio comunicare nuovamente la decisione di proseguire con l’istruzione familiare entro settembre per l’anno scolastico successivo.

Per riassumere:

  • i genitori dei bambini che non sono mai stati iscritti in una scuola pubblica o paritaria o che proseguono il percorso di istruzione parentale presentano e rinnovano la dichiarazione di istruzione familiare solitamente in gennaio di ogni anno per l’anno scolastico successivo,
  • i genitori dei bambini che vengono ritirati dalla frequenza scolastica presentano la dichiarazione di istruzione parentale in quello stesso momento per comunicare la decisione di concludere l’anno scolastico mediante l’istruzione parentale, poi presenteranno la stessa comunicazione per l’anno scolastico successivo, che comincia in settembre. Dovranno poi rinnovare la comunicazione di anno in anno, nel mese di gennaio per l’anno scolastico che inizierà il 1° settembre successivo, come gli altri.

 

5)  Di chi è la responsabilità di richiedere e inviare le notifiche?

La responsabilità dell’adempimento dell’obbligo scolastico è dei genitori dei minori (o di chi ne fa le veci) quindi sta a loro la responsabilità di richiedere e inviare la comunicazione. La scelta della istruzione familiare è da dichiarare e comunicare annualmente all’autorità competente da parte di entrambi i genitori dei minori. Questo significa che, anche se la scuola non vi contatta per ricordarvelo, è sempre di vostra responsabilità comunicare anno per anno il vostro intento di continuare con l’istruzione familiare, come previsto dalle norme sopracitate.

 

6)  Si può mandare un email alla scuola per comunicare la scelta di praticare l’istruzione famigliare?

No. Essendo un documento di tenore legale, è molto importante che questa dichiarazione venga fatta con la dovuta lettera di comunicazione d’intenti, scritta su carta semplice e consegnata a mano (trattenendo una copia con indicato numero di protocollo), attraverso una raccomandata con ricevuta di ritorno o tramite Posta Elettronica Certificata.
Sicuramente non hanno valore legale gli accordi verbali tra la famiglia e il Dirigente Scolastico o la Segreteria della scuola.
Se manca questa comunicazione scritta, l’istruzione parentale non è legalmente avviata.

 

7)  Cosa succede se non ricevo nessuna comunicazione da parte del Dirigente Scolastico o del Sindaco?

È essenziale che i genitori si facciano dare e conservino la copia protocollata della dichiarazione di istruzione parentale ovvero il numero di protocollo della comunicazione consegnata.
La ricevuta di ritorno del documento inviato per raccomandata attesta comunque che questo è stato ricevuto.

Il Dirigente Scolastico è tenuto, secondo la Circolare Ministeriale n.10 del 15/11/2016, a fare memoria della normativa e dei diritti/doveri dei genitori che scelgono l’istruzione famigliare.

In ogni caso, se non ci fossero contatti di alcun tipo, i genitori non sono tenuti ad altri passaggi burocratici.

Tuttavia, è sempre meglio essere i primi ad intraprendere un dialogo costruttivo con il Dirigente scolastico.

 

… i requisiti per la pratica dell’istruzione parentale

1) E’ necessario un titolo di studio di un certo livello per fare homeschooling?

No.
Il possesso di un determinato titolo di studio non è garanzia della sussistenza di requisiti necessari all’istruzione parentali, quali la capacità, la voglia e il tempo di trasmettere conoscenze/competenze ai figli. Viceversa, un genitore, anche privo della licenza media, potrebbe avere molto tempo, entusiasmo e curiosità ed essere un grado di accompagnare la prole nel proprio personale percorso di apprendimento.

Potrebbe interessarti anche l’articolo I genitori sono in grado di insegnare ai propri figli?

 

2) E’ necessario un reddito elevato?

No. Il fatto di vivere in condizioni agiate non garantisce che una parte dei beni venga destinata all’istruzione dei figli.
Oggi la conoscenza è disponibile anche a basso costo: sul web, nelle biblioteche, nella natura, in tv, ecc.

 

3) Cosa si intende per “competenze tecniche”?

Si possono leggere come la capacità di accompagnare i propri figli nel percorso di apprendimento e non si possono certificare con nessuna qualifica. L’unico modo per dimostrare di possedere delle competenze tecniche è quello di predisporre un progetto famigliare di istruzione, contenente l’indicazione del tipo di percorso, modalità, sussidi e materiali che caratterizzano le scelte della famiglia.

Ti può interessare l’approfondimento sul concetto di capacità tecniche.

 

4) Cosa è necessario per fare istruzione parentale/famigliare?

L’homeschooling presuppone curiosità e amore insaziabile per la conoscenza, umiltà e capacità di mettersi in gioco, piacere nel vivere la vita famigliare e nel condividere esperienze con i propri figli, oltre ad un atteggiamento di paziente fiducia.

Se siete persone che hanno voglia di continuare ad imparare ed hanno l’umiltà di mettersi in discussione, se lo stare con i vostri figli vi procura gioia e piacere, se non avete ancora perso la capacità di stupirvi per ognuna delle loro seppur minime conquiste, se siete almeno un pochino informati ed avete la certezza che si impara sempre e sapete tenere un atteggiamento di fiduciosa attesa della visibilità dei risultati di questo processo, se siete disposti ad investire nell’istruzione dei vostri figli buona parte del vostro tempo ed energie, nonché a confrontarvi con lo scetticismo di parenti, amici e conoscenti, se sussiste almeno il 90% di queste condizioni, allora l’homeschooling fa per voi.

 

5) Fino a che grado di istruzione si può fare istruzione parentale/famigliare?

Fino alle superiori comprese. Forse ti può interessare anche l’approfondimento sull’homeschooling alle superiori, a questo  link.

 

… come cominciare a fare istruzione parentale/famigliare

1) Come si comincia a fare istruzione parentale?

Ci sono due livelli di questo inizio: uno burocratico-amministrativo e l’altro personale e familiare.

A livello burocratico-amministrativo, la legge prevede infine che l’istruzione parentale inizi con una dichiarazione di assunzione della responsabilità di istruzione della prole, indirizzata al Dirigente Scolastico del proprio Istituto comprensivo e/o al Comune di residenza.
Tale dichiarazione andrà ripetuta poi annualmente prima dell’inizio dell’anno scolastico di competenza.

A livello personale/familiare, è opportuna una buon lavoro di ascolto e osservazione dei propri figli e delle esigenze della propria famiglia, di informazione (letture, studio), di riflessione e di incontri con altre famiglie che già la praticano da tempo.
Un suggerimento è quello di far precedere le attività di istruzione parentale vere e proprie da una buona fase di descolarizzazione degli adulti (prima che dei bambini), se necessario, di cambiamento di prospettive e di riorganizzazione interna. Questa fase si alimenta mediante delle buone letture, una vasta informazione e mediante la condivisione con altre famiglie, meglio se con esperienza.

Ti può interessare anche l’approfondimento a questo link.

 

2) Come si fa ad informarsi? Dove si possono reperire informazioni sull’istruzione parentale?

Esistono buone biblio-sitografie, articoli a tema (pedagogia , homeschooling, apprendimento) e vari blog di famiglie homeschooler, oltre naturalmente ad un’associazione nazionale (www.laifitalia.it).
I gruppi sui social non sempre sono una risorsa efficace, visto che sono facili prede di allarmismi, o vittime di fake, e non esiste una reale corrispondenza fra la quantità di consigli elargiti e l’esperienza personale.
Meglio l’incontro di persona e il riferimento a chi possiede comprovata esperienza e conoscenza in materia di homeschooling.

A seconda dei casi, all’inizio del percorso di istruzione famigliare può essere utile una ri-organizzazione degli spazi e dei tempi domestici: lo spazio-tempo libero per il gioco in autonomia e vuoto per il non far-niente o per fantasticare sono sacri.
Altrettanto fondamentale è l’accessibilità ai materiali disponibili per la soddisfazione della curiosità del bambino/ragazzo.
Non da ultimo, devono essere attenzionate le attività quotidiane da svolgere insieme e lo sviluppo delle competenze sociali attraverso la frequentazione libera di ambienti, luoghi, gruppi della società civile.

 

… l’apprendimento autoguidato (unschooling)

1) Cosa si intende per apprendimento unschooling (in italiano chiamato apprendimento autoguidato/autodiretto, oppure apprendimento naturale/spontaneo/non strutturato)?

L’unschooling è un tipo di approccio che muove dal presupposto che il bambino possiede tutto ciò che gli è necessario per apprendere ciò di cui ha bisogno. Questo concetto oggigiorno è ampiamente condiviso anche fra gli specialisti dell’apprendimento e delle neuroscienze.

Fare unschooling significa quindi rinunciare a un approccio di tipo scolastico, strutturato e formale; a un percorso prestabilito a cui il bambino deve conformarsi, che lo vede come una tabula rasa mentre l’adulto è l’autorità che detiene il sapere.

In altre parole, si tratta di accompagnare il bambino nella sua scoperta del mondo, senza interferire nel processo di crescita e di apprendimento, creandogli le condizioni per accedere alla realtà.

 

2) E le regole?

Le regole sono nel mondo, nella società. Sono ineludibili.
Non è necessario imporle: il bambino le respira e le acquisisce per imitazione e emulazione.

La famiglia e la comunità di cui questa fa parte non sono forse gruppi sociali che implicano regole di convivenza imprescindibili?

 

3) I bambini in unschooling non studiano?

I bambini in unschooling studiano tutto ciò che è degno di essere studiato per loro.
Certo che studiano! Leggono, fanno ricerche, si documentano, analizzano, approfondiscono.

Può interessarti l’articolo Fare unschooling significa crescere senza regole?