Proposta di rapporto collaborativo tra
famiglie in istruzione parentale ed istituzioni preposte all’accertamento
dell’obbligo di istruzione

LAIF intende instaurare con le istituzioni scolastiche ed amministrative un rapporto dialettico e di collaborazione.

Per questo motivo ha provveduto innanzi tutto ad indagare la natura e la struttura concettuale dell’istruzione parentale, delineandone i tratti fondamentali in un documento specifico, e poi ad avviare una fase di dialogo con le istituzioni scolastiche a più livelli, che è ancora in corso.

Ritenendo di tradurre in atti concreti le elaborazioni prodotte e dando seguito alle sollecitazioni pervenute da alcuni Dirigenti Scolastici, proponiamo di dar seguito al momento di studio e a quello conoscitivo e di dialogo mediante una progettualità cooperativa, che coinvolga tanto le famiglie quanto le istituzioni.
A tal fine, in considerazione del fatto che si verificano situazioni di criticità che coinvolgono sia le famiglie in
istruzione parentale, sia le scuole e le amministrazioni, proponiamo di attivare una concreta sperimentazione che coinvolga i soggetti partecipanti in un’ottica risolutiva di avanzamento reciproco nel rispetto della norma vigente.

Assunto che:

1. l’istruzione parentale è un istituto dello stato che consente ai genitori, al pari dell’istituto scuola, di ottemperare al dovere di istruire la prole e che in capo a loro vi è in ogni caso la responsabilità di questa funzione (art.30 della costituzione: “E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire e educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi d’incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”);

2. quanto sancito dall’articolo 33 della stessa costituzione (“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”) è vero per entrambi gli istituti: istruzione parentale e scuola;

3. le due modalità hanno caratteri specifici e differenziati, che configurano pratiche di apprendimento, la cui efficacia nelle fasi intermedie agli esami di stato, non è valutabile sempre e comunque con i medesimi parametri;

4. la legge impone che i genitori comunichino la decisione di procedere all’ottemperanza del dovere di istruzione e che, nel contempo, dichiarino di avere le capacità tecniche o economiche;

5. l’amministrazione statale è chiamata, nell’ambito della sostenibilità pubblica dell’istruzione parentale, a verificare che non vi sia evasione dall’obbligo di istruzione; accertato questo, l’amministrazione ha compiuto la sua funzione;

6. la valutazione sui giovani, come per tutti coloro che frequentano la scuola, avviene con l’esame di stato conclusivo del primo ciclo;

7. la legge impone che i giovani siano impegnati in un periodo di apprendimento della durata di 10 anni dal compimento del 6° anno di età; l’amministrazione statale, nelle sue varie articolazioni, è tenuta a vigilare che ciò avvenga effettivamente,

8. i soggetti pubblici cui è attribuita la facoltà ed il dovere di accertamento in materia sono il sindaco del comune di residenza ed il Dirigente scolastico,

9. gli strumenti a loro disposizione non sono fissati in maniera univoca; ciò comporta che i Dirigenti e i Sindaci si muovano nell’incertezza concettuale e normativa, rischiando di accendere contenziosi dall’esito incerto; dal canto loro, le famiglie si trovano esposte ad una notevole varietà qualitativa e quantitativa di interpretazioni della modalità di accertamento e quindi ad evidenti disparità di trattamento, vedendosi talvolta imposti persino presunti programmi ministeriali del tutto estranei al loro percorso famigliare,

LAIF avanza la seguente proposta,

volta ad attivare una sperimentazione che dia una struttura logico-disciplinare, una coerenza formale e normativa, una sostenibilità amministrativa ed un’equità di approccio alla fase delicata dell’accertamento dell’obbligo di istruzione.

Si tratta di commisurare il diritto/dovere di istruire ed educare la prole, assumendosene la responsabilità di fronte ai figli stessi ed alla legge, da parte dei genitori, che devono dimostrare di poterlo fare nel rispetto degli stessi e per il contesto civile di cui lo Stato è garante e che, per questa funzione, si attiva.

Ipotesi di linee guida della sperimentazione,

(il progetto vero e proprio potrebbe essere costruito in modo cooperativo tra ragazzi, famiglia, DS e/o Amministrazione comunale, all’interno della presente traccia)

Le seguenti note possono rappresentare un punto di avvio della progettazione:

1. I genitori, nel momento della comunicazione di istruzione parentale, allegano un progetto famigliare di apprendimento (curricolo) a dimostrazione della propria capacità tecnica, in cui delineano il percorso che intendono fare con i loro figli.
In esso, verranno indicati i fattori qualificanti, quali: la tipologia di approccio all’apprendimento o all’istruzione che si intende perseguire, i luoghi culturali di transito (ad esempio cultura dei diritti  dell’uomo, dell’ambiente, uso delle tecnologie informatiche indispensabili, cultura della solidarietà e della convivenza, acquisizione di capacità plurilinguistiche, ecc.), anche con riferimento alle Linee Guida per il curriculum del 2012.

2. Verranno inoltre indicate le modalità di accertamento che le famiglie ritengono consone e coerenti con il loro specifico percorso (v. Indicazioni Nazionali per il curricolo). Queste saranno finalizzate, in forma necessaria e sufficiente, all’accertamento che vi è un processo in atto conforme al disposto dell’art. 33 della Costituzione e rispondente ai valori fondamentali dello sviluppo umano contemporaneo nell’individualità e nella socialità.
Il fine ultimo del sistema di istruzione e di educazione è quello di favorire un divenire virtuoso nella realtà attraverso la valorizzazione delle potenzialità di ognuno, in un’azione comunitaria sempre più solidale e cosciente della storia e delle opportunità future. In questo ambito, la trasmissione delle conoscenze e il libero esercizio delle arti e delle scienze sono condizioni necessarie ed imprescindibili.

In un contesto collaborativo, ad esempio, potrebbe essere efficace un contatto informale in più momenti durante l’anno tra sindaco/scuola e famiglia, al fine di poter dimostrare, da parte di questa, l’avanzamento del percorso (ad esempio tramite un portfolio) e poter lasciare concretamente traccia verificabile da inserire nel fascicolo del giovane. Ciò può essere ritenuto concreta attività di accertamento da parte dei funzionari dello stato (sindaco / dirigente / ispettori).
Naturalmente, quando la famiglia ritenesse opportuno o utile richiedere l’esame scolastico tradizionale, questo sarebbe praticabile nelle modalità che la scuola ritenesse congrue.
Oppure, potrebbe essere considerato adeguato un accertamento alla fine di ciascun biennio, attraverso un colloquio con il bambino/a e la famiglia.

Il termine “esame” va contestualizzato ed assunto nella sua profonda valenza concettuale e funzionale più profonda. Non può essere infatti disorganico rispetto al fenomeno giuridico e culturale che gli è anteposto.
“Esame”, nel contesto del sistema dell’educazione e dell’istruzione statale contemporaneo, se vuol mantenersi logicamente significativo, deve necessariamente declinarsi coerentemente, sia in ambito scolastico amministrativo, sia in quello dell’istruzione parentale, sia nel momento in cui questi due sistemi si intersecano. Si vedano ad esempio anche le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2012 al capitolo “Valutazione” (“Le verifiche intermedie e le valutazioni periodiche e finali devono essere coerenti con gli obiettivi e i traguardi previsti dalle Indicazioni e declinati nel curricolo.”)
Nel caso dell’istruzione parentale, “esame” può legittimamente essere inteso come un insieme articolato di azioni che, nel rispetto della natura del fenomeno istruzione parentale, riconosciuta e validata dal progetto famigliare, consentano ad un ente esterno (Sindaco, DS) di accertare e rappresentare che i genitori stanno effettivamente dando corso all’educazione ed all’istruzione della prole, secondo i parametri della civiltà e dell’ecologia, in spirito di solidarietà e nel rispetto dei diritti fondamentali.
Questo non potrà verificarsi senza che vi sia una aperta e disponibile rivisitazione delle componenti virtuose e viziose di cui siamo portatori noi genitori, la scuola, le amministrazioni e quanti altri fanno parte del sistema dell’educazione e dell’istruzione.