Quadro normativo generale di riferimento per l’istruzione parentale

In tema di diritto all’istruzione, la gran parte dei testi normativi, sia a livello nazionale che internazionale, concordano nel porre in capo ai genitori il diritto-dovere di operare le migliori scelte inerenti all’educazione e all’istruzione dei propri figli, nel migliore interesse degli stessi.

 

PRINCIPI  INTERNAZIONALI

Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1949:

Art. 26: 
1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli.

 

Dichiarazione dei Diritti del fanciullo, 1929-1959:

Principio settimo:
Il fanciullo ha diritto ad un’istruzione che deve essere gratuita e obbligatoria, almeno ai livelli elementari, e che deve contribuire alla sua formazione generale e consentirgli eguaglianza di possibilità di sviluppare le sue doti, il suo spirito critico, la consapevolezza delle responsabilità morali o sociali e di diventare un membro utile della società. L’interesse superiore del fanciullo deve essere la guida di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento; questa responsabilità ricade in primo luogo sui genitori. Il fanciullo deve avere ogni possibilità di dedicarsi a giuochi e ad attività ricreative orientate verso i fini che l’educazione si propone; la società e le pubbliche autorità devono impegnarsi ad agevolare il godimento di questo diritto.

 

Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza:

Art. 18
1. … La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori oppure, se del caso ai suoi tutori legali i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo.
2. Al fine di garantire e di promuovere i diritti enunciati nella presente Convenzione, gli Stati parti accordano gli aiuti appropriati ai genitori e ai tutori legali nell’esercizio della responsabilità che incombe loro di allevare il fanciullo e provvedono alla creazione di istituzioni, istituti e servizi incaricati di vigilare sul benessere del fanciullo.

 

NORME  COSTITUZIONALI

Costituzione della Repubblica Italiana

Art 30:
E’ dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire e educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi d’incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.
(…).

Art. 33
L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.(…)
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.(….)

 

NORME  ORDINARIE

Codice Civile:

Art. 147 
Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire, educare e assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni, secondo quanto previsto dall’articolo 315-bis.

Art. 315-bis Diritti e doveri del figlio
Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.  Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.

 

Legge 27 maggio 1991, n. 176

Art. 18
1. … La responsabilità di allevare il fanciullo e di provvedere al suo sviluppo incombe innanzitutto ai genitori oppure, se del caso ai suoi tutori legali i quali devono essere guidati principalmente dall’interesse preminente del fanciullo.
2. Al fine di garantire e di promuovere i diritti enunciati nella presente Convenzione, gli Stati parti accordano gli aiuti appropriati ai genitori e ai tutori legali nell’esercizio della responsabilità che incombe loro di allevare il fanciullo e provvedono alla creazione di istituzioni, istituti e servizi incaricati di vigilare sul benessere del fanciullo.

 

Quadro normativo di riferimento sugli adempimenti di chi assolve all’obbligo mediante l’istruzione parentale

Testo Unico del Decreto legislativo n. 297 del 16 aprile 1994:

Art. 111 – Modalità di adempimento dell’obbligo scolastico
1. All’obbligo scolastico si adempie frequentando le scuole elementari e medie statali o le scuole non statali abilitate al rilascio di titoli di studio riconosciuti dallo Stato o anche privatamente, secondo le norme del presente testo unico.
2. I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità.

 

Decreto legislativo n. 76 del 15 aprile 2005:

Art. 1, comma 4:

I genitori, o chi ne fa le veci, che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dei propri figli, ai fini dell’esercizio del diritto-dovere, devono dimostrare di averne la capacità tecnica o economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità, che provvede agli opportuni controlli.

 

Quadro normativo di riferimento sui contenuti degli esami di fine ciclo

“… nel rispetto della libertà di insegnamento, della libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e del diritto ad apprendere …” la legge 59 del 15/03/1997, all’art. 21, stabilisce che i programmi di insegnamento non sono più dettati dal Ministero, ma devono essere costruiti sulla base delle Indicazioni nazionali per il curricolo.

Queste ultime, infatti, indicano il quadro generale di traguardi e obiettivi (conoscenze, abilità e competenze) previsti al termine di ciascun ciclo. All’interno di detto quadro indicativo, ciascun insegnante/educatore/genitore è tenuto a definire il percorso più idoneo ai propri discenti.

Le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2012  riportano, tra l’altro, anche:

  • L’inquadramento delle singole materie nel percorso educativo-formativo:

arte e immaginegeografiainglese e seconda lingua comunitariaitalianomatematicamusicascienzestoriatecnologia

 

  • I traguardi e gli obiettivi per la scuola primaria (primo ciclo di istruzione). E’ senz’altro degno di nota il fatto che le Indicazioni nazionali riportino i traguardi e gli obiettivi alla fine della classe quinta della scuola primaria (solo in alcuni casi anche per la classe terza), ma non alla fine delle altre classi, per le quali è prevista, evidentemente, ampia flessibilità:

arte e immagine 1

educazione fisica 1

geografia 1

inglese e seconda lingua comunitaria 1

integrazioni relative all’insegnamento della religione cattolica

italiano 1

matematica 1

musica 1

scienze 1

storia 1

tecnologia 1

 

  • I traguardi e gli obiettivi per la scuola secondaria di primo grado (scuola media). Anche in questo caso sono riportati gli obiettivi ed i traguardi alla fine della terza media; per le altre classi la flessibilità è ancora più grande:

arte e immagine 2

educazione fisica 2

geografia 2

inglese e seconda lingua comunitaria 2

integrazioni relative all’insegnamento della religione cattolica

italiano 2

matematica 2

musica 2

scienze 2

storia 2

tecnologia 2

 

Le Indicazioni nazionali per il curricolo del 2018 introducono delle precisazioni e qualche integrazione, ma confermano la sostanza delle Indicazioni precedenti.

 

Quadro normativo di riferimento per l’accertamento della non evasione

Ci scusiamo per il disagio temporaneo, la pagina è in fase di costruzione!

Quadro normativo di riferimento per lo svolgimento degli esami di fine ciclo

Il Decreto legislativo 16 aprile 1994, N° 297  norma, tra l’altro, gli esami di fine ciclo (quinta primaria e terza media):

Art. 148 – Esame di licenza elementare

1. (omissis)
2. L’esame si sostiene in unica sessione; esso costituisce il momento conclusivo dell’attività educativa e tiene conto delle osservazioni sistematiche sull’alunno operate dai docenti di classe.
3. La valutazione dell’esame è fatta collegialmente dai docenti di classe e da due docenti designati dal collegio dei docenti e nominati dal direttore didattico.
4. Gli alunni provenienti da scuola privata o familiare sono ammessi a sostenere l’esame di licenza elementare nell’unica sessione di cui al comma 2.
5. Le prove suppletive degli esami di licenza elementare per i candidati assenti per gravi e comprovati motivi devono concludersi prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo.
6. Con decreto del Ministro della pubblica istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, sono stabilite le prove e le modalità di svolgimento degli esami di idoneità e di licenza.
7. Per le prove di esame sostenute da alunni handicappati sono adottati i criteri stabiliti dall’articolo 318.

Art. 183 – Ammissione all’esame di licenza

2. All’esame di licenza sono ammessi anche i candidati privatisti che abbiano compiuto o compiano nel corso dell’anno solare il quattordicesimo anno di età, purché siano in possesso della licenza elementare. Sono inoltre ammessi i candidati che detta licenza abbiano conseguito da almeno un triennio e i candidati che nell’anno in corso compiano 23 anni di età.

Art. 184 – Sede e sessione unica dell’esame di licenza

1. Sono sedi di esame di licenza di scuola media le scuole medie statali e pareggiate nonché, per i soli alunni interni, le scuole medie legalmente riconosciute, salvo quanto previsto dall’articolo 362, comma 3, per le scuole medie legalmente riconosciute dipendenti dall’autorità ecclesiastica.
2. L’esame di licenza media si sostiene in un’unica sessione con possibilità di prove suppletive per i candidati assenti per gravi e comprovati motivi.
3. Le prove suppletive devono concludersi prima dell’inizio delle lezioni dell’anno scolastico successivo.

Art. 185 – Esame di licenza e commissione esaminatrice

1. Sono materie di esame: italiano; storia ed educazione civica; geografia; scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali; lingua straniera; educazione artistica; educazione tecnica; educazione musicale; educazione fisica.
2. (omissis)
3. La Commissione esaminatrice dell’esame di licenza é composta di tutti i docenti delle terze classi della scuola che insegnino le materie di cui al primo comma; nonché i docenti che realizzano forma di integrazione e sostegno a favore degli alunni portatori di handicap; il presidente della commissione é nominato dal provveditore agli studi, il quale lo sceglie dalle categorie di personale indicate dal regolamento.
4. (omissis)
5. Il candidato privatista che non ottenga la licenza e che non abbia la idoneità alla terza classe della scuola media, ha facoltà, a giudizio della commissione, di iscriversi alla terza classe.

Art. 186 – Valore della licenza

1. L’esame di licenza media é esame di Stato.
2. Il diploma di licenza media dà accesso a tutte le scuole ed istituti di istruzione secondaria di secondo grado.

Art. 197 – Esami di maturità

(omissis)
4. Possono sostenere gli esami di maturità gli alunni degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore statali, pareggiati o legalmente riconosciuti, che abbiano frequentato l’ultimo anno di corso ovvero l’anno integrativo o l’ultimo degli anni integrativi istituiti presso gli istituti professionali o gli istituti d’arte statali, pareggiati o legalmente riconosciuti, previa ammissione deliberata motivatamente dal consiglio di classe con almeno la metà dei voti, sulla base di uno scrutinio finale inteso a valutare il grado di preparazione del candidato nelle singole materie di studio dell’ultimo anno di corso, con la formulazione di un giudizio analitico sul profitto conseguito in ciascuna di dette materie. Agli alunni non ammessi è comunicata, a loro richiesta, la motivazione del giudizio negativo risultante dallo scrutinio.
5. Qualsiasi cittadino che abbia compiuto il diciottesimo anno di età entro il termine prescritto per la presentazione della domanda di ammissione e dimostri di avere adempiuto all’obbligo scolastico può chiedere di essere ammesso all’esame di maturità. I candidati non considerati nel comma 4 sono sottoposti, per le materie per le quali non è prevista specifica prova negli esami di maturità, a prove orali integrative dinanzi alla stessa commissione esaminatrice, tenendo conto del titolo di studio di cui il candidato è provvisto. La commissione esaminatrice terrà altresì conto di eventuali altre maturità o abilitazioni precedentemente conseguite.
6. L’esame di maturità ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato, considerata con riguardo anche ai suoi orientamenti culturali e professionali.
7. L’esame consta di due prove scritte e di un colloquio. (omissis)

 

Il Decreto Legislativo 13 aprile 2017 N° 62 modifica alcuni aspetti:

L’Articolo 7 norma le Prove INVALSI:

1. L’INVALSI, nell’ambito della promozione delle attivita’ di cui all’articolo 17, comma 2, lettera b) del decreto legislativo 31 dicembre 2009 n. 213, effettua rilevazioni nazionali attraverso prove standardizzate, computer based, volte ad accertare i livelli generali e specifici di apprendimento conseguiti in italiano, matematica e inglese in coerenza con le indicazioni nazionali per il curricolo. Tali rilevazioni sono effettuate nella classe terza della scuola secondaria di primo grado, come previsto dall’articolo 6, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 2013, n. 80, come modificato dall’articolo 26, comma 2, del presente decreto.

2. (omissis)

3. Per la prova di inglese, l’INVALSI accerta i livelli di apprendimento attraverso prove di posizionamento sulle abilita’ di comprensione e uso della lingua, coerenti con il Quadro comune di riferimento europeo per le lingue, eventualmente in convenzione con gli enti certificatori, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

4. Le prove di cui al comma 1 si svolgono entro il mese di aprile e la relativa partecipazione rappresenta requisito di ammissione all’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione. Per le alunne e gli alunni risultati assenti per gravi motivi documentati, valutati dal consiglio di classe, e’ prevista una sessione suppletiva per l’espletamento delle prove.

 

L’Articolo 10 contiene indicazioni riguardanti l’esame di stato conclusivo del primo ciclo (terza media):

1. L’accesso all’esame di idoneità’ per le classi seconda, terza, quarta e quinta della scuola primaria e per la prima classe della scuola secondaria di primo grado e’ consentito a coloro che, entro il 31 dicembre dello stesso anno in cui sostengono l’esame, abbiano compiuto o compiano rispettivamente il sesto, il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo anno di eta’.

2. L’accesso all’esame di idoneità per le classi seconda e terza di scuola secondaria di primo grado e’ consentito a coloro che, entro il 31 dicembre dello stesso anno in cui sostengono l’esame, abbiano compiuto o compiano rispettivamente l’undicesimo e il dodicesimo anno di età.

3. In caso di frequenza di una scuola del primo ciclo non statale non paritaria iscritta negli albi regionali, i genitori dell’alunna e dell’alunno, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Le alunne e gli alunni sostengono l’esame di idoneità al termine del quinto anno di scuola primaria, ai fini dell’ammissione al successivo grado di istruzione, oppure all’esame di Stato conclusivo del primo ciclo d’istruzione, in qualità di candidati privatisti presso una scuola statale o paritaria. Sostengono altresì l’esame di idoneità nel caso in cui richiedano l’iscrizione in una scuola statale o paritaria.

4. L’esito dell’esame e’ espresso con un giudizio di idoneità ovvero di non idoneità.

5. Sono ammessi a sostenere l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione in qualità di candidati privatisti coloro che compiono, entro il 31 dicembre dello stesso anno scolastico in cui sostengono l’esame, il tredicesimo anno di eta’ e che abbiano conseguito l’ammissione alla prima classe della scuola secondaria di primo grado. Sono inoltre ammessi i candidati che abbiano conseguito tale ammissione alla scuola secondaria di primo grado da almeno un triennio.

6. Per essere ammessi a sostenere l’esame di Stato i candidati privatisti partecipano alle prove INVALSI di cui all’articolo 7 presso una istituzione scolastica statale o paritaria.

7. In caso di frequenza di una scuola del primo ciclo straniera in Italia riconosciuta dall’ordinamento estero, fatte salve norme di maggior favore previste da Accordi ed Intese bilaterali, le alunne e gli alunni sostengono l’esame di idoneità ove intendano iscriversi ad una scuola statale o paritaria.

 

Cenno storico

Nel 1877, la Legge Coppino, che elevava l’obbligo di frequenza a tre anni, precisava che detto obbligo valeva solo per i figli delle famiglie cui i genitori non potevano/volevano provvedere direttamente o per mezzo di scuole private o di precettori; si parla quindi di “orfani, fanciulli senza famiglia accolti negli istituti di beneficienza”.

Lo stesso articolo della legge prevede inoltre gli adempimenti di chi si avvale dell’istruzione parentale e le modalità di verifica, distinguendo fra l’istruzione impartita privatamente e quella impartita direttamente in famiglia. Per quest’ultima erano sufficienti le “dichiarazioni dei genitori o di chi ne tiene il luogo, colle quali si giustifichino i mezzi dell’insegnamento.”

Ecco uno stralcio del testo:

Art. 1. I fanciulli e le fanciulle che abbiano compiuta l’età di sei anni, e ai quali i genitori o quelli che ne tengono il luogo non procaccino la necessaria istruzione, o per mezzo di scuole private ai termini degli articoli 355 e 356 della legge 13 novembre 1859, o coll’insegnamento in famiglia, dovranno essere inviati alla scuola elementare del comune.
L’istruzione privata si prova davanti all’autorità municipale, colla presentazione al sindaco del registro della scuola, e la paterna colle dichiarazioni dei genitori o di chi ne tiene il luogo, colle quali si giustifichino i mezzi dell’insegnamento.
L’obbligo di provvedere all’istruzione degli esposti, degli orfani, e degli altri fanciulli senza famiglia, accolti negli Istituti di beneficienza, spetta ai direttori degli istituti medesimi: quando questi fanciulli siano affidati alle cure di private persone, l’obbligo passerà al capo di famiglia che riceve il fanciullo dall’istituto.