Quale esame in istruzione parentale?

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In istruzione parentale è più importante trovare strumenti idonei ad accertare l’effettivo godimento del diritto all’istruzione da parte dei minori, nel loro superiore interesse e per la loro tutela, che verificare un’improbabile corrispondenza dei loro percorsi di apprendimento con quelli dei loro coetanei che frequentano la scuola.
Per comodità chiameremo accertamento il primo caso e esame di idoneità il secondo.
L’accertamento si configura quindi come quella forma di controllo messa in atto dalle Istituzioni preposte al fine di verificare che le/i minorenni non vengano privati del loro diritto ad essere istruiti adeguatamente. Esso accerta contemporaneamente anche che i genitori non eludano il loro dovere di istruire i figli minorenni. L’accertamento è svincolato dai “programmi scolastici” ed aderisce unicamente alle “norme generali sull’istruzione” che la Repubblica detta, ai sensi dell’art. 33 della Costituzione.
L’esame di idoneità in questo contesto si definisce invece come un esame scolastico finalizzato all’effettivo inserimento di un nuovo alunno in una determinata classe.

Allora, la domanda che si pone è: quale verifica per l’accertamento del dovere di istruzione, in capo ai genitori, e contemporaneamente del diritto d’istruzione a favore dei figli e della conformità ad un grado sufficiente, alle linee generali indicate dalla Repubblica e della personalizzazione nei percorsi di apprendimento, in istruzione parentale?
Il tema dell’esame annuale non è quindi lampante ed univoco, come vorrebbe essere presentato soprattutto dalle istituzioni scolastiche.

Di seguito cercheremo di offrire qualche spunto di riflessione.

Sommario

    Questione di approcci e di strumenti

    La lettura sistemica del dettato costituzionale (in particolare art. 2, 3, 4, 31, 33, 117 della Costituzione, del decreto ministeriale 489/2001, del D.Lgs 62/2017, artt. 1, 2 e 23, del D.M. 5/2021, del D.M. 254 del 2012 con i suoi allegati) induce ed invita senza forzature a progettare modalità di approccio all’accertamento del dovere-diritto di istruzione più appropriate e normativamente coerenti, rispetto a quelle correntemente intese e praticate con l’esame scolastico di idoneità alla classe successiva.

    Il termine esame in sé, maneggiato da professionisti dell’istruzione e dell’apprendimento, può far scaturire forme adeguate al tipo di analisi per cui è utilizzato.
    Un buon medico sa che per misurare la febbre serve un termometro e che per misurare il peso di una persona serve una bilancia, analogica o digitale.
    In altri termini, se si vuol valutare se un giovane in istruzione parentale è omologabile ad un coetaneo frequentante una determinata classe in una determinata scuola, e se i genitori sono capaci di fare gli insegnati, come lo fanno gli esaminatori della commissione con loro relativi pregi e difetti, l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva è uno strumento che può andar bene.
    Ma non è sempre questa la finalità primaria.

    La finalità

    La legge (D.M. 5/2021) dichiara che la finalità dell’esame è quella di accertare il dovere di istruzione in carico ai genitori ed il godimento del diritto correlato per i figli, nei termini delle indicazioni generali dell’istruzione (art. 33 Costituzione) e della personalizzazione dei percorsi. E che la verifica ha “finalità formativa ed educativa …” (D.Lgs. 62/2017 artt. 1 e 2).

    Percorsi formali, non formali e informali

    Le strade dell’istruzione e dell’apprendimento socialmente sostenibile sono innumerevoli e colgono le opportunità di apprendimento ed istruzione consentite sia da approcci formali (prediletti e massimamente applicati a scuola) che non formali come pure informali (v. Indicazioni nazionali per il curricolo del primo ciclo di istruzione).

    L’istruzione bene comune

    Quello per cui la Repubblica mostra interesse e per cui opera in termini di cogenza, è il raggiungimento di uno stadio di apprendimento almeno sufficiente perché i suoi cittadini siano persone libere, consapevoli, dotate di spirito critico, solidali e tendenzialmente pienamente sviluppate (artt. 2, 3, 4 Costituzione), come ribadito nelle Indicazioni nazionali per il curricolo e con le 8 competenze chiave per l’apprendimento permanente indicate dall’Unione Europea, recepite nel nostro ordinamento.

    Occorre rivisitare il termine “esame”

    Per cui, le forme dell’accertamento/esame vanno costruite ogni volta con sagacia e professionalità pedagogica.
    Il contenitore lessicale “esame” va riempito di attrezzi adeguati, atti soprattutto a valorizzare il lavoro e l’impegno che i giovani e le famiglie hanno profuso (v. art. 1 e 2 D. Lgs. 62/2017), oltre che naturalmente in spirito di collaborazione costruttiva, segnalando ulteriori piste di ricerca, magari più proficue di quelle precedentemente percorse.

    Primo: riconoscere il valore dell’altro

    Quello che non può mancare in questo ambito di valutazione è il riconoscimento dell’altro. Quella che deve essere esclusa è l’autoreferenzialità reciproca.

    Si può fare?
    Si può e si deve fare!
    La norma lo richiede, dando voce al buon senso ed alla cultura più aggiornata e rivolta all’innovazione.

    Purtroppo, per vedere onorato questo diritto al riconoscimento, le famiglie spesso sono costrette ad azioni di rivendicazione tenaci e, nonostante tutto, non sempre con buon esito. Ovviamente questa è un’ingiustizia per cui si auspica una correzione, ma intanto…
    Intanto le famiglie, per evitare esperienze semplicemente negative, dovute ad insipienza e mancanza di necessaria adeguatezza da parte degli interlocutori, si trovano costrette ad alimentare il settore turistico da esame, in barba alla gratuità dei servizi scolastici pubblici.

    Rimangono vivi lo spirito e la lettera delle norme art. 1 e 2 D.Lgs. 62/2017 e All. A al D.M. 254/2012 –valutazione che devono guidare la pratica professionale degli esaminatori e le scelte dei genitori.

    Il cosiddetto “esame”, secondo le moderne e provate concezioni pedagogiche, deve rappresentare un momento di crescita, di valorizzazione e quindi di riconoscimento e semmai di miglioramento dei percorsi di crescita della persona. Non può quindi svuotarsi dei motivi generali e ridursi alla mera e sterile somministrazione e correzione di prove avulse da ogni contesto specifico, se non quello del banco scolastico, ed appese concettualmente ad una idea di insegnamento trascorsa, il cui superamento è stato sancito più di un decennio fa.

    Un’alleanza educativa con i genitori

    Dando seguito a quanto espresso nelle Indicazioni nazionali del 2012, anche in questo caso “la scuola perseguirà costantemente l’obiettivo di costruire un’alleanza educativa con i genitori” (“Indicazioni nazionali per il curricolo” del 2012, capitolo “Per una nuova cittadinanza”).

    Lo strumento con il quale questa indicazione normativa si traduce in concreta pratica amministrativa è il progetto didattico-educativo. Nella sua articolazione concettuale, infatti, ha la potenzialità di mettere positivamente a sistema le peculiarità famigliari e la generalità dei contenuti.
    Nel 2021 la normativa ha introdotto il progetto didattico-educativo, da presentare da parte delle famiglie al momento della domanda di esame di idoneità. Nel 2022 una nota del ministero (non pubblicata in Gazzetta) ha teso ad introdurre anche la presentazione del progetto didattico-educativo al momento della comunicazione di istruzione parentale. LAIF ha svolto fondate considerazioni sull’argomento, che trovate a questo link.

    Il progetto didattico-educativo per l’esame e l’accertamento

    Al netto di quanto richiamato sopra, la comparsa del progetto didattico-educativo nell’ordinamento è un avanzamento nel senso del riconoscimento effettivo dell’istruzione parentale. È importante interpretarlo nelle sue massime potenzialità di modulazione del rapporto scuola-famiglia. Infatti si parla di progetto che quindi va relazionato come tale: la caratterizzazione didattica deve riportare le peculiarità della scelta in questo campo, l’aspetto educativo è il più importante in questo ambito e da esso deve discendere l’aspetto didattico, non viceversa.
    Taluni tendono a confondere il progetto didattico-educativo con la programmazione, visione quanto mai anacronistica, impropria e castrante.

    Il progetto didattico-educativo deve essere validato dalla scuola in sede di esame rispetto alla sua coerenza (almeno sufficiente) degli obiettivi e dei traguardi contenuti nelle Indicazioni nazionali. Acquisita tale validazione, le prove d’esame devono essere orientate dal progetto didattico-educativo stesso, quindi anche e soprattutto strutturate sui percorsi personali.

    Se così non fosse, quell’esame sarebbe illegittimo.

    La corretta interpretazione del progetto didattico-educativo consente ai genitori di dimostrare le loro capacità progettuali e la coerenza della loro visione con i principi costituzionali (art.33 Costituzione), dando un responso completo (principio di responsabilità) a fronte della richiesta di prova da parte delle istituzioni scolastiche. Con il progetto didattico-educativo, queste ultime vengono poste nella condizione di perseguire virtuosamente l’obiettivo di costruire un’alleanza educativa con i genitori (v. sopra), ponendosi come entità terza tra gli stessi ed i figli in una dinamica di riconoscimento e di aiuto nel favorire anche processi di autovalutazione e comunque di sussidiarietà (art.118 Costituzione) e rispetto.

    Il necessario dialogo scuola-famiglia in istruzione parentale

    La realtà, in questa fase di sviluppo dell’istruzione parentale, non consente di riscontrare diffusamente pratiche conformi ad una lettura approfondita delle leggi e della natura propria sia della scuola che dell’istruzione parentale.
    Da parte dell’Istituzione scolastico, i ruoli vengono vissuti ed impostati rispetto ad una concezione del sistema dell’istruzione idealizzata, autoreferenziale e non più concreta.
    Fondamentalmente, la tentazione di far coincidere il concetto di istruzione con quello di istituzione scolastica è ancora molto attraente e ciò condiziona ogni azione ed ogni passo verso il dialogo.

    Il dialogo tra scuola e famiglie, in istruzione parentale, può attuarsi in vari modi che, in nome dell’autonomia e della creatività professionale informata, possono coniugare, in serenità, le vere ed importanti istanze educative e di istruzione che la Repubblica ed ogni cittadino consapevole pongono a fondamento della convivenza civile.

    L’impegno e l’entusiasmo dei giovani e dei loro familiari non può essere cassato, o peggio mortificato, perché la sua valutazione in sede istituzionale avviene su basi improprie ed illegittime, che sussistono solo perché sostenute da una prassi scolastica secolare che non ha ancora metabolizzato gli elementi di innovazione e cambiamento, pur presenti e potentemente attivi nella società contemporanea.

    Possibili percorsi di accertamento del dovere di istruzione

    Appare chiaro che le modalità di accertamento del dovere genitoriale di istruire i figli minorenni, e del corrispondente effettivo godimento del diritto all’istruzione da parte dei minori, devono essere rispettose del tipo di percorso svolto in istruzione parentale e quindi devono prima di tutto riconoscere il valore dello stesso, oltre ad aver ben chiare le finalità dell’istruzione e dell’accertamento stesso, che non sono la replicazione del modello scolastico.

    Di seguito indichiamo alcune possibili vie percorribili in modo sostenibile per tutti.

    Progetto famigliare di istruzione e colloqui periodici

    In caso di genuina condivisione ed in spirito di sussidiarietà tra famiglia e scuola, scevra da atteggiamenti di autoreferenzialità, al momento dell’avvio di ogni annualità, o comunque all’inizio dell’esperienza di istruzione parentale anche durante l’anno, la famiglia potrebbe presentare il proprio progetto famigliare preliminare che in fase di prima approssimazione intende attuare.
    Tale presentazione dovrebbe essere chiaramente volontaria.
    Il destinatario dovrebbe essere la scuola presso la quale la famiglia intenderà sostenere l’accertamento/esame, se già individuata, la quale verrebbe chiamata ad una presa d’atto.

    Tale documento potrebbe rappresentare una traccia per coltivare una relazione famiglia-scuola durante lo sviluppo dell’esperienza di istruzione parentale in quella annualità.
    Esso dovrebbe essere massimamente aderente alle peculiarità del nucleo famigliare, prole compresa4.

    Durante l’anno, in accordo con il Dirigente scolastico, si possono organizzare momenti di incontro fra genitori e docenti/dirigente. In queste occasioni, i primi potranno confermare o modificare le linee progettuali iniziali ed i secondi potrebbero operare in termini di colloquio, senza avere l’intento di intervenire nelle scelte, se non assecondando richieste eventuali dei giovani e/o dei genitori.
    Gli incontri potranno avvenire con cadenze indipendenti da quelle dell’anno scolastico, ma consone ai tempi di apprendimento. In tal modo, l’autorità vigilante potrà accertare se la famiglia stia operando responsabilmente per l’educazione e l’istruzione della prole. secondo direzioni organiche alle Indicazioni nazionali ed alla personalizzazione dei percorsi.

    Possibile esito di questo tipo di accertamento

    La sintesi di tale approccio potrebbe essere appunto l’espressione della conformità o meno del percorso di istruzione intrapreso con gli obiettivi delle Indicazioni nazionali per il curricolo. Infatti, coerentemente, non ci sarebbe idoneità al passaggio ad una classe successiva, ma ad un processo di crescita personale globale in cui l’aspetto didattico è una parte dell’insieme. Sarebbe una modalità per effettuare l’accertamento dell’effettivo processo di istruzione a favore del minore, nell’interesse del minore e in un’ottica di tutela del suo diritto a ricevere un’istruzione adeguata alle sue caratteristiche.

    Il fine ultimo dell’impegno educativo e di istruzione/apprendimento, sia delle istituzione scolastiche che dei genitori, è il pieno sviluppo della persona e la rimozione di ogni ostacolo che non lo consenta (art. 3 Costituzione).

    Tale modalità è in uso in paesi come alcuni Stati del Canada e degli Stati Uniti.

    Vantaggi di tale tipo di accertamento

    In tal modo si tenderebbe alla perequazione da parte della Repubblica nel trattamento delle dinamiche valutative che investono le/i giovani italiani in obbligo di istruzione. Esse/i se scolarizzati, non sono chiamati annualmente a sottoporsi ad esami di idoneità. Infatti, non sono previsti accertamenti valutativi sui ragazzi, salvo che la famiglia ne faccia esplicita richiesta, eventualmente al fine di un inserimento in un percorso scolastico, come recita il Decreto Ministeriale 489/2001 all’art. 2, c. 7. Lo Stato effettuerà il controllo valutativo in sede di esame conclusivo del primo ciclo (terza media).

    La famiglia sarebbe anche posta alla stessa stregua di una scuola parentale privata iscritta agli albi regionali (art.10 D.Lgs. 62/2017), ai cui frequentanti non è richiesto di sostenere l’esame scolastico annuale. Infatti, secondo tale schema concettuale, i genitori si presentano con una progettualità esplicita(come accade per la scuola privata di cui sopra), che ne dimostra le capacità educative ed organizzative dell’apprendimento/istruzione.

    L’istituzione scolastica si troverebbe a disposizione la possibilità di accertamento del dovere di istruzione in tutte le fasi del percorso, svolgendo in tal modo il compito istituzionale ad essa assegnato.
    La scuola sarebbe altresì messa nelle condizioni di pianificare le azioni di accertamento in coerenza con il progetto familiare e con il significato portante delle Indicazioni nazionali. Il rapporto scuola-famiglia si porrebbe su un piano di collaborazione e sussidiarietà, dove la prima non si colloca come unico ente depositario della trasmissione delle conoscenze ma come soggetto di raccordo tra i diversi attori del sistema dell’istruzione, a supporto dei genitori, primi responsabili dell’educazione e istruzione dei figli, come solennemente recita l’art. 30 della Costituzione, più volte citato.

    Si prospetterebbe quindi uno scenario dove i personaggi si muovono secondo responsabilità rafforzate e scelte consapevoli.

    Colloqui informali con il Dirigente o un suo delegato

    In un’ottica collaborativa, si programmano con il Dirigente scolastico (o suo delegato) uno o più colloqui da tenersi nel corso dell’anno. In tali occasioni, a riprova delle azioni in atto, possono essere mostrati i materiali che la famiglia ritiene significativi dell’attività svolta e/o in fieri.

    Si sottolinea il riferimento all’oggetto “colloquio”, qui inteso nella sua accezione, più ampia ed estesa, oltre che ordinamentalmente intesa, rispetto a quella correntemente applicata, vale a dire un’interrogazione solo vestita con modi un po’ più graziosi.

    L’accezione di esame di idoneità, nel contesto dell’istruzione parentale acquisirebbe il carattere dovuto di appropriatezza ed il suo “svolgimento” si ammanterebbe del suo carattere proprio, perdendo quelle connotazioni propriamente scolastiche, che al di fuori da quello specifico contesto, non hanno ragioni che le sostengono.

    Elementi che possono concorrere all’accertamento

    Ai fini di un accertamento rispettoso del dovere di istruzione e dell’effettivo godimento del diritto all’istruzione da parte dei fanciulli, si potrebbero concordare fra scuola e famiglia:

    • il riconoscimento di attestati rilasciati da scuole online, da enti certificatori nazionali o internazionali o da enti garanti. Ad esempio:
      – per le lingue straniere, il First, il Cambridge, lo IELTS, il Goethe Institute, il DELF/DALF e così via
      – per le competenze digitali l’ICDL/ECDL
      – per altri ambiti i MOOC o altro
    • l’individuazione di macro-aree tematiche coincidenti con le 8 competenze chiave recepite dalle Indicazioni nazionali e l’organizzazione delle prove e/o dei colloqui sulla base delle stesse
    • l’esame scolastico sulla base di un progetto mediato tra la famiglia e la scuola.

    L’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva

    Se richiesto dalla famiglia, l’accertamento potrà anche assumere il carattere di prova di idoneità per il passaggio alla classe successiva o comunque per una verifica di una coincidenza tra il percorso svolto in istruzione parentale e quello scolastico corrispondente.
    Vi sono infatti famiglie che impostano il loro progetto didattico-educativo in forte coincidenza con la progettazione scolastica o che nel corso della loro attività ritengono utile un confronto di questo tipo con la scuola.
    Si assisterebbe ad un recupero del senso più appropriato della locuzione esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva, che per altro sembra persistere nel nostro ordinamento, non risultando abrogata, fino a prova contraria, il D.M. 489/2001 che circoscrive ed aderisce logicamente alla sostanza di tale esame.

    Anche in questo caso comunque non può venir meno l’attenzione al dato che esso ha la preminente “funzione formativa, di accompagnamento dei processi di apprendimento e di stimolo” (dalle Indicazioni nazionali, cap. Valutazione), dell’evoluzione intellettiva, affettiva e relazionale, a maggior ragione trattandosi, nello specifico, di istruzione in famiglia.

    Le peculiarità dei singoli percorsi di istruzione parentale al centro

    Vive inoltre la considerazione generale, sempre valida, di quanto la dimensione spazio-temporale sia peculiare ed incisiva nell’istruzione parentale, con ritmi aderenti ai bisogni della comunità-famiglia in relazione con quella sociale e quanto l’esplorazione, la ricerca, la scoperta di nuovi saperi non siano separati e racchiusi in ambiti disciplinari a tenuta stagna.

    Tali assiomi, educativo-didattici informano anche il tipo di accertamento attraverso l’esame di idoneità alla classe successiva.
    Quindi, partendo da tale presupposto, l’accertamento avrà una finalità formativa e sarà teso ad individuare (da parte delle istituzioni) e a manifestare (da parte della famiglia) l’esistenza di un processo di apprendimento in atto, che in questo specifico caso si vuole conforme a quello scolastico.

    Non potrà venir meno quell’apertura professionale e culturale ben esposta nell’Allegato A del D.M. 254 del 2012 che induce ad ampliare e ad innovare il concetto didattico ed educativo in atto nella scuola e in tutto il sistema dell’istruzione.

    Si tratterà quindi di accertare che si stanno ponendo

    le basi del percorso formativo dei bambini e degli adolescenti, sapendo che esso proseguirà in tutte le fasi successive della vita, [… che si stanno fornendo] le chiavi per apprendere ad apprendere, per costruire e per trasformare le mappe dei saperi, rendendole continuamente coerenti con la rapida e spesso imprevedibile evoluzione delle conoscenze e dei loro oggetti, [… che si stanno elaborando] gli strumenti di conoscenza necessari per comprendere i contesti naturali, sociali, culturali, antropologici nei quali gli studenti si troveranno a vivere e a operare”,

    come raccomandano le “Indicazioni nazionali per il curricolo” del 2012 , al capitolo “Centralità della persona”.

    La progettualità da mettere in campo da parte della scuola, dei genitori e dei giovani, è maggiormente articolata, ma anche più ricca e corrispondente alla complessità contemporanea.

    L’accertamento/esame potrebbe svolgersi nella maniera consueta, ma non sarebbe improprio pensare a modalità più organiche all’istruzione parentale.

    Ulteriori contributi e approfondimenti

    4 “Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l’obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli”, Art.147 del Codice Civile.


    Credits: Foto di Mohamed Hassan da Pixabay