Quale tipo di verifica?

Home » Per i soci » Quale tipo di verifica?

Ci pare che ad ogni tipo di percorso di apprendimento in famiglia possa corrispondere almeno una forma di verifica del diritto/dovere di istruzione, coerente con il percorso e liberamente scelta dalla famiglia, anche diversa di anno in anno.

Cosa pensi delle seguenti tipologie di verifica? Che vantaggi/svantaggi intravedi in ciascuna? Ne vuoi proporre altre?

  1. relazione scritta dei genitori sotto la propria responsabilità, sui percorsi e progressi del bambino;
  2. colloqui periodici dei genitori e/o del bambino con figura di riferimento all’interno dell’amministrazione scolastica, da svolgersi presso il domicilio del bambino o in luogo convenuto;
  3. colloquio informale del bambino su programma personalizzato;
  4. costituzione di “un comitato di verifica” misto fra autorità scolastica e genitori in apprendimento famigliare;
  5. esame formale con programma standard, sostenuto presso una scuola italiana o straniera, o a conclusione di un corso online;
  6. nessuna verifica.

Condividi il tuo parere nei commenti qui sotto.

16 commenti su “Quale tipo di verifica?”

  1. Parto SEMPRE con il presupposto che (dopo aver iniziato il mio percorso da Legale Rappresentante) non riconosco il modo in cui questa società privata chiamata STATO si intromette e in qualche modo limita e viola la vita di ogni essere umano.
    Non siamo persone (dal greco MASCHERA) siamo solo ed esclusivamente esseri umani incarnati in questa vita (o anche in altre) per fare esperienze.
    Tali esperienze non devono a mio avviso, in alcun modo essere sottoposte a verifiche, controlli, imposizioni da parte di chi ci vuole schiavi, pagatori, lavoratori, sudditi.
    Nonostante questo capisco che viviamo in una fase transitoria, una sorta di limbo nel quale occorre “sopravvivere” e dal quale occorre uscire a testa alta, vincitori nel concetto di “espressione totale e consapevole” del proprio Sè. E questo, mio malgrado, avviene oggi solo attraverso un confronto. Magari reciproco, non aggressivo, in ogni caso biunivoco con le cosidette istituzioni.
    La scelta che preferisco, tra le indicate, è quella della redazione di una relazione annuale, consapevole e totalmente responsabile del genitore che segue il figlio con inserimento dei pensieri delle persone che insieme ad esso si preoccupano della crescita del ragazzo.

    Rispondi
  2. La scelta che preferisco è la numero uno
    La seconda scelta sarebbe un comitato di verifica misto (genitori/”autorità scolastica” se volontaria) che proceda alla verifica con un colloquio informale su programma personalizzato.
    Grazie per l’impegno che ci mettete tutti!!! Io se c’è bisogno mi metto a disposizione

    Rispondi
  3. La prima opzione sarebbe la cosa migliore, magari anche mensile o trimestrale.
    Un colloquio informale se il bambino se la sente, potrebbe essere positivo.
    Parlo di Leonardo che non ha nessun imbarazzo a parlare di ciò che sa, anzi ama divulgare le sue conoscenze a chiunque lo voglia ascoltare.
    Un comitato di verifica , così come un esame standard , non lo vedo come una soluzione, in quanto ci sono troppe sfumature in ogni famiglia che fa scuola parentale e volere l’uguale per tutti o qualcuno che verifica su basi teoriche e soggettive( insegnanti o genitori homeschooler)non mi sembra una soluzione auspicabile.
    Nessun controllo è un arma a doppio taglio, se da un lato sarebbe bello e libertario, dall’altra al primo caso di fallimento di educazione parentale o figli maltrattati, abusati etc, avremmo creato un mostro.
    grazie CHIARA

    Rispondi
  4. Quello che noi riteniamo giusto ed auspicabile sarebbe la prima opzione, ossia un processo di valutazione basato su una relazione dei genitori che accompagna in invio periodico del percorso sviluppato, dove emergono gli argomenti trattati e magari anche le competenze acquisite durante il tempo. Non siamo contrari a momenti di incontro con un tutor individuato dalla scuola, con cui confrontarsi e dialogare circa
    Il processo in essere per favorire l’esercizio del Ds del suo dovere di vigilanza.
    Pensiamo ad ogni modo che il momento dell’esame così come oggi è strutturato, sua uno strumento incapace di esprimere un giudizio reale e verosimile delle competenze del bambino o ragazzo.

    Rispondi
  5. Dovendo scegliere uno strumento di verifica, la relazione scritta dai genitori sotto la propria responsabilità, elemento fondante dell’istruzione famigliare, la consido quella più funzionale a tale approccio educativo…ed aggiungo, da presentare a fine anno e non prima, nel rispetto dei naturali tempi di maturazione intellettiva del bambino/a.
    Dico “dovendo scegliere” poichè l’impostazione dell’istruzione famigliare, cosi come noi l’abbiamo vissuta e la stiamo vivendo, anche nel confronto con altri genitori con cui condividiamo tale percorso, prevede una modalità differente rispetto a quella scolastica:
    con l’istruzione famigliare non c’è anno scolastico, è un unicum, una crescita, un apprendimento continuo…in estate come in inverno, la domenica così come durante le “vacanze” … con rielaborazioni orali, scritte, manipolative, artistiche…verifiche dell’esperienza.
    Ecco perchè sarei favorevole ad un colloquio a fine quinquennio, durante il quale il bambino/a presenta il lavoro svolto nei cinque anni ed il DS verifica le abilità e le competenze acquisite, assolvendo al suo dovere di vigilanza e nel caso in cui il DS non lo ritenesse sufficiente, la proposta potrebbe essere quella di effettuare colloqui periodici con i genitori allo scopo di precisare l’evoluzione dell’apprendimento.
    Il colloquio, a mio avviso, è un eccellente strumento!
    Per il triennio successivo stessa procedura e solo a fine triennio si verificano e si certificano le competenze con l’esame istituzionale, prove scritte e colloquio orale, come previsto per gli alunni iscritti agli istituti scolastici.

    Rispondi
  6. 1) relazione scritta dei genitori sotto la propria responsabilità, sui percorsi e progressi del bambino;
    L’approccio n1 secondo il mio avviso sarebbe la strada migliore visto e considerato che l’istruzione é sotto la responsabilità dei genitori.
    3)colloquio informale del bambino su programma personalizzato;
    E per quanto riguarda il punto n3 anche questo sarebbe un ottimo punto di partenza visto e considerato che da la possibilità di basarsi su un programma di studio personalizzato.

    Rispondi
  7. Ciao a tutti,
    per prima cosa devo dire che dovremmo chiedere che la verifica dell’assolvimento dell’obbligo d’istruzione non venga confusa con una valutazione o un giudizio sul percorso dei bambini e dei ragazzi o sulle ideologie della famiglia. La verifica deve essere oggettiva. Questo non è poco, visto il clima dittatoriale in cui viviamo in Italia oggi.
    Secondo me deve anche essere messo bene in chiaro che non è assolutamente la stessa cosa dell’esame di idoneità per entrare nelle scuole.
    Bisogna anche pensare alle conseguenze della valutazione: se le scuole iniziano a dire che quello che facciamo non va bene, cosa succede???
    Sarebbe quindi opportuno poter scegliere una possibilità che non porti a quel tipo di domanda…

    Ma ecco la mia analisi di quanto proposto dal testo in cima alla pagina:

    1) relazione scritta dei genitori sotto la propria responsabilità, sui percorsi e progressi del bambino;
    Trovo questo metodo molto interessante, non lo avevo mai considerato. Ora che ci penso credo sia il più corretto, date le molteplici differenze di metodo che le famiglie possono attuare. Da fare una volta all’anno?
    Vantaggi: altamente personalizzabile, aumenta il grado di responsabilità dei genitori, aumenta la fiducia della scuola verso le famiglie (ovvero è possibile solo in presenza della fiducia). Essendo scritto non è suscettibile di essere messo in soggezione. Ovvero si può scrivere senza avere vergogna o problemi comunicativi.
    Svantaggi: temo che la scuola non darebbe fiducia ai genitori, ma questo non sarebbe giusto, è solo una ingiustizia che vedo possibile in questo scenario. Un altro problema è che i genitori che temono di non aver fatto molto o temono il giudizio della scuola potrebbero scrivere cose non vere, ma a questo punto non so cosa dire. Di solito mi piace dare fiducia alle persone, che anche se sbagliano poi imparano.

    2) colloqui periodici dei genitori e/o del bambino con figura di riferimento all’interno dell’amministrazione scolastica, da svolgersi presso il domicilio del bambino o in luogo convenuto;
    Anche questo è carino, da concordare con le scuole, laddove ci sia la possibilità di dialogo costruttivo. Da sottolineare che i colloqui devono essere informali.
    Vantaggi: il fatto che le persone nella scuola vedono con i loro occhi la famiglia e il loro lavoro.
    Svantaggi: dipende da quanto spesso avviene. Io direi non più di due o tre volte all’anno, altrimenti è troppo impegnativo. Il rischio è quello che la scuola voglia influenzare le scelte della famiglia e non semplicemente osservare lo stato delle cose.

    3) colloquio informale del bambino su programma personalizzato;
    simile al precedente, da sottolineare che la presenza dei genitori è caldamente consigliata e favorita.
    Vantaggi: la possibilità di far vedere i propri lavori
    Svantaggi: per chi non ha un programma anticipato questo metodo non va bene. A meno di non presentare in anticipo il programma e fare semplicemente vedere i propri lavori a fine anno alla scuola.

    4) costituzione di “un comitato di verifica” misto fra autorità scolastica e genitori in apprendimento famigliare;
    questa idea la conosco, mi era venuta in mente tempo fa… =) Pensavo ad un certo ente che possa certificare che Homeschooling è qualità, come per il bio nel settore alimentare.
    Vantaggi: il certificato dovrebbe alleggerire il lavoro delle scuole nei nostri confronti e semplificare il lavoro delle famiglie nei confronti delle scuole.
    Svantaggi: il lavoro per costituire tale ente certificatore è notevole e quindi questa soluzione non è fattibile nell’immediato. Bisognerebbe che l’ente o il comitato sia davvero riconosciuto, altrimenti non funziona. Ovviamente si può procedere per gradi, per cercare di raggiungere questo obiettivo.

    5) esame formale con programma standard, sostenuto presso una scuola italiana o straniera, o a conclusione di un corso online;
    Questa soluzione va bene solo per chi vuole un attestato o comunque segue il programma standard delle scuole.
    Vantaggi: possibilità di ricevere un attestato scolastico.
    Svantaggi: non ne vedo. se uno vuole questo esame lo può fare tranquillamente.

    6) nessuna verifica.
    Questa possibilità è interessante……. =)
    Visto che ci prendiamo la responsabilità dell’istruzione dei nostri figli, che ci lascino in pace!
    Vantaggi: maggiore serenità delle famiglie e delle scuole, ognuno fa le sue cose.
    Svantaggi: È possibile che qualcuno possa far finta di prendersi cura dei propri figli e che la passi liscia senza essere colto in flagrante… Ma personalmente non sono per le punizioni, sono affari suoi.

    Ne vuoi proporre altre?

    Sì: Fornire alle scuole una griglia di valutazione semplificata e standardizzata che si basi su concetti base di apprendimento e responsabilità, nonché concetti base come le competenze di cui parla il ministero, griglia da utilizzare in un colloquio informale con i genitori o la famiglia intera.
    Questo serve per evitare che la scuola travisi il suo dovere. Gli si fornisce una linea guida per la verifica dell’obbligo di istruzione.
    Può anche essere un passo verso la creazione del comitato del punto n. 4, la creazione di una griglia di valutazione che poi l’ente può utilizzare al suo interno (se/quando ci sarà l’ente). Ovviamente bisogna che la scuola accetti di partecipare al progetto e usare la griglia da noi fornita. Credo che solo tramite un progetto dell’associazione LAIF si possa osare di fare questa proposta alle scuole.

    Ultime considerazioni:
    Credo che tutti questi metodi possano essere raggruppati in una lista di possibilità che LAIF mette a disposizione di famiglie e scuole per risolvere il problematico intrico di casistiche e varianti presenti sul territorio nazionale.
    Credo che si dovrebbe stilare un documento ufficiale che le equipara tutte e le rende tutte valide, magari anche spiegandone le motivazioni e le caratteristiche per ognuna, se si vuole.

    Vi ringrazio di cuore per questo importante lavoro!
    Phoebe

    Rispondi
  8. Altra idea:
    invece di fare riferimento alla scuola soltanto,
    così come possiamo fare comunicazione di istruzione famigliare presso il comune,
    non potremmo fare presso di loro anche la verifica di assolvimento di obbligo scolastico?
    Magari ancora proponendo come associazione una breve e semplice griglia di valutazione, che identifichi un paio di parametri per cui poter considerare lo sforzo della famiglia nel prendersi cura dell’istruzione della propria prole, e identificare nei comuni una figura che possa essere di riferimento in questo rapporto.
    Oppure poter proporre a loro una qualsiasi delle diverse opzioni che stiamo valutando insieme.

    Ciao!
    Phoebe

    Rispondi
  9. Mi piacerebbe nessuna verifica a dire il vero, perché per la legge siamo noi genitori che abbiamo la responsabilità di educare ed istruire i propri figli, però capisco che per dialogare meglio con le istituzioni bisogna proporre una qualche forma di verifica, allora fra tutte le soluzioni proposte propendo di più per la relazione del genitore magari a fine anno scolastico. Volendo si potrebbe stilare una linea guida con i punti da trattare nella relazione per meglio aiutare le famiglie nello stenderla, ma questa relazione non deve essere pretesa per adeguare il percorso dei bambini homeschoolers agli scolari che seguono un programma standarizzato e ci dovrebbe essere il massimo rispetto anche per chi ad esempio vuole fare apprendimento naturale e unschooling, senza programmi da seguire e lezioni imposte.

    Rispondi
    • Anche io sono per nessuna verifica. Così come ė avvenuto con Sebastiano in 3 e 4 ..in 5 abbiamo fatto la verifica lui era pronto ma in sintesi dopo alcuni mesi sono uscite le solite criticità del sistema. Le maestre, sempre con quel sorriso aggiungo io, non mi aiutavano..ha detto.
      Gli hanno fatto un vero e proprio esame sul programma da lui svolto.
      Ovvio che alle medie a Sebastiano non interessa sostenere neanche un esame.
      E quando gli dico vedremo con quello di terza media..ci penseremo, lui rispetto a prima di fare l’ esame di 5 elementare, ora ė demotivato.
      Quindi risultato e semplice constatazione…ottenuto effetto opposto ;-)
      Noi andiamo avanti con Cloe a pensare solo ad esami fine ciclo eventualmente…ma viviamo anno per anno e l’ esame non lo vogliamo fare perché se paragono Seba ad altri che hanno sostenuto esami annuali, lui ha vissuto l’ esperienza educativa in modo più sereno e più appassionato.
      Altri bambini subivano la pressione dei genitori per l’ esame annuale..chiamiamola anche oppressione in certi casi

      Rispondi
      • Ciao Alda,
        Sono pienamente d’accordo con te!
        Anche noi abbiamo esperimentato che gli esami non portano altro che stress e pressioni sui bambini. Quindi da alcuni anni non li facciamo più.
        Neanche nel 2018: abbiamo motivato ben bene la nostra scelta e la Dirigente ha capito che non poteva obbligarci. La nostra lettera alla dirigente si trova in area soci, in “Lettere alle istituzioni” (“Assolvimento obbligo di istruzione”).
        Anche se sparsi per l’Italia, siamo un gruppetto a non averli fatti nel 2018 e a non aver ricevuto richieste di ulteriori verifiche da parte della scuola o del comune. Dobbiamo stare uniti e farci forza.
        Un saluto.
        Nunzia.

        Rispondi
  10. Penso che sia importante distinguere la finalità dell’esame. Se l’esame è un momento di verifica da parte delle istituzioni, in un’ottica di tutela del minore, cioè che non lo mandiamo a lavorare, allora sono d’accordo con Andrea e con chi preferisce una relazione da parte dei genitori sul percorso e sulle competenze raggiunte. Se invece l’esame è fatto per ottenere l idoneità ad una determinata classe, in vista magari di un rientro, allora credo che debba essere fatto in linea di massima sul programma della scuola, in modo anche da accompagnare il bambino al reinserimento scolastico.
    Forse dovremmo partire dal chiederci perché vorremmo o non vorremmo fare gli esami. E dopo eventualmente riflettere su come li vorremmo.
    Mi sembra che il problema da quest’anno sia l’imposizione e che si cerchi un modo per scansarla.
    Io non ho fatto esami fino allo scorso anno, esame di quinta. Dico Io e non mia figlia, perché l’esame mi metteva ansia, e non lo facevo, prima, per scansare l’ansia. È un meccanismo di difesa che in psicologia chiamiamo di evitamento.
    Ed è inevitabile che così come trasmettiamo l’ansia, potremmo trasmettere anche il meccanismo di difesa… Inconsciamente.
    Ora l’ansia non mi è passata e quest’anno ne farò due di esami, uno di quinta e uno di prima media.
    Ma come si dice, fatto uno, poi passa la paura.
    Se c’è un problema, o una difficoltà, o un ostacolo, beh, proviamo ad affrontarlo.
    Sicuramente sono stata fortunata perchè ho incontrato persone intelligenti e non oppositive per partito preso. Però anch’io mi sono posta in maniera intelligente, e non oppositiva a priori.
    Vorrei spezzare una lancia in favore di quelle persone che lavorano nelle istituzioni scolastiche e che non sanno quasi nulla dell’istruzione familiare, quindi la temono perché non sanno che farci e si attengono a delle circolari confuse e pasticciate. Gli viene detto di controllare, ma non come. E allora usano quello che hanno, come gli invalsi, i test di competenze, o gli esami. E gli esami li possono fare solo come sono abituati, cioè come si fanno a scuola.
    Andare a dire agli insegnanti come devono valutare i nostri figli, che peraltro non conoscono, o criticare il modo in cui lo fanno, temo possa avere lo stesso effetto che hanno su di noi quelli che ci dicono come dobbiamo educare i nostri figli, o che ci mostrano dove sbagliamo lasciandoci intendere che loro saprebbero fare di meglio. È un atteggiamento competitivo che chiude al confronto.
    Forse più che confrontarci con i vari presidi dislocati qua e là, buoni o cattivi che siano, dovremmo cercare un interlocutore territoriale, magari in assessorato, cui spiegare il mondo del l’homeschooling con tutte le sue sfaccettature e differenze. E stilare con lui una sorta di metodologia da proporre poi ai presidi, a seconda che si tratti di una verifica a tutela del minore, o una verifica di idoneità.
    Perché una cosa è vigilare sul fatto che il minore riceva un’istruzione, altro è dare l idoneità ad una classe. Trattandosi di due cose molto diverse, hanno bisogno di metodologie diverse. Secondo me.

    Rispondi
  11. Ecco il riassunto del “dibattito” e dalla votazione scaturiti dalla pagina facebook LAIF Italia su questa tematica:

    LAIF Italia ha creato un sondaggio.
    13 marzo alle ore 15:50 •
    ESAMI SI’? – ESAMI NO? Partecipa al sondaggio:
    Torneremo in Provveditorato con le proposte dei nostri associati!
    Partecipa al progetto associandoti a LAIF per formalizzare il tuo parere ed essere rappresentato (www.laifitalia.it), oppure su facebook per esprimere la tua opinione, che sarà comunque un prezioso contributo.
    LAIF si è data la scadenza del 30 marzo per il lavoro di studio e proposta su due temi centrali.
    Il primo, la definizione di “istruzione famigliare”, in una accezione consona alla realtà di questo fenomeno.
    Il secondo, sulle modalità idonee per l’accertamento da parte delle Istituzioni, scolastiche ed amministrative, dell’assolvimento del diritto-dovere di educare ed istruire i figli da parte dei genitori. Semplificando: “Esami sì? Esami no? E se no, cosa?”
    11%ESAMI SI’
    89%ESAMI NO
    Questo sondaggio è terminato.

    124 voti

    Ordine cronologico

    Condivisioni: 19

    Silvia Soave Buongiorno LAIF Italia. Esami no ma relazione documentata sullo sviluppo dell’ apprendimento del bambino nel corso dell’anno .

    Marialaura Meneghini Quest’anno li faremo, ma è una tortura e quindi non vorremmo più rifarli. Credo che il pensiero di dover raggiungere un livello smonti tutta la voglia di imparare. Io dico esami a fine ciclo scolastico con programma personalizzato, così si studia ciò che interessa.

    LAIF Italia Grazie per il vostro contributo. Stiamo cercando di raccogliere più opinioni possibili poichè tante sono le soggettività da rappresentare, l’importante è che il dialogo con le istituzioni rimanga aperto in modo da trovare delle soluzioni.

    Elena Vinogradova Esami no. Invece dell’esame andrebbe un colloquio, una presentazione preparata, dimostrazione lavoro svolto.

    Nunzia Vezzola Leali L’ideale, secondo me, è che ogni famiglia possa scegliere, di anno in anno, che tipo di accertamento le è più consono.

    Fabiola Riva Sto litigando dal telefono… mi ha messo si ma volevo mettere no…
    Secondo me basterebbe un colloquio dove la famiglia mostri il materiale (foto, lapboom, quaderni, materiale vario) creato nell’anno

    Nunzia Vezzola Leali Fabiola, puoi annullare il voto, se vuoi

    Maria Di Sarno Gli esami avrebbero senso se la legge prevedesse un programma ministeriale stabilito anno per anno ai diversi ordini e gradi. Ma in mancanza di una programmazione prestabilita e in osservanza di obiettivi conseguibili all’interno dell’intero ciclo scolastico, mi chiedo che senso hanno e cosa si valuta. C’è possibilità di bocciare?
    In alternativa la scuola potrebbe chiedere periodicamente un colloquio conoscitivo con le famiglie e il bambino per valutare il lavoro che si sta svolgendo. Gli esami NO, sono inutile fonte di ansia per tutti quelli coinvolti, se non quelli obbligatori per tutti a fine ciclo.

    Stefi Djemila Esami no perché vanno contro i principi stessi di non omologazione che sono alla base fondamentale nella scelta dell’educazione parentale. É ora che la smettano di “criminalizzare” l’educazione parentale quando è stato provato da diverse statistiche che spesso le persone che hanno fatto homeschooling hanno un’educazione superiore a chi invece é andato a scuola. Dovremmo essere noi genitori a fare gli esami alle scuole visto il livello di incompetenza che ho visto negli anni da molti professori. Gli unici esami scolastici che hanno un senso sono quelli universitari.

    Maria V. Masala Ecco, tutto quello che hai detto tu.

    Eleonora Sommazzi Esami no perché come dice la mia bambina : “sono umilianti”

    Angela Pierri Esami si o no si intende obbligatori o no? O se preferiamo farlo o no?
    Io preferisco farli perché non ho ogni hanno la certezza di poter proseguire con l’hs (non si sa mai..)
    Vorrei farlo sul percorso svolto. E non su un programma rigido.
    Vorrei che fosse un feed back utile sia per me che per i miei figli, e non una caccia al l’errore o un momento di competizione tra noi e la scuola.
    Inoltre ritengo che potrebbe essere una bella occasione per i miei figli per raccontare cosa hanno imparato e mettersi alla prova.
    Sono troppo ottimista? ?

    Nunzia Vezzola Leali No, non credo tu sia troppo ottimista. ?

    LAIF Italia Se qualcuno deve ancora votare, manca meno di 1 giorno alla fine del sondaggio.
    Silvia Moraru Sassaro Buon giorno a tutti . Al sondaggio o risposto NO però l’esame quest’anno Andrea lo farà alla scuola publica del comune di residenza . Potreste dirmi come vi muoverete , quelli che avete scelto di non far sostenere l’esame ai vostri figli ( intendo per questo anno ) ? Grazie !

    Mary Orlando Rivecca Interessa anche a me….
    Lavispa Teresa Ciao! Non esiste una formula magica: chi non fa l’esame si mette nell’ottica di un confronto serrato con le istituzioni. Personalmente, noi riteniamo che esistano i motivi e le argomentazioni per far valere la nostra scelta. però è una partita tutta da giocare.

    Silvia Moraru Sassaro Grazie Lavispa Teresa!

    Andrea Milesi Per ora non esiste un modo “legale” e stabilito per non farli. Come associazione proveremo ad aprire un dialogo con i soggetti istituzionali deputati a questo per verificare se esistono spazi di concertazione e verifiche più vicine allo ” stile” di chi pratica istruzione in famiglia. Ci sono poi spazi per fare battaglie comuni verso il tema esami no, ma dipenderà da che forza avremo e quante famiglie decideranno di darci il loro appoggio.
    Oggi abbiamo uno strumento per provarci, aiutarci a dagli forza.

    Ecco i commenti emersi su altre pagine facebook:

    “Mio figlio a scuola non ce lo mando”:
    Daria Defrancesco C’è anche da considerare che se l’esame non è obbligatorio viene fatto in modo più “disteso” da entrambe le parti

    “Eeducazione parentale Verona”:
    Claudia A-normale ho votato. in ogni caso DEVE ESISTERE POSSIBILITA’ DI SCEGLIERE. ognuo DEVE PRETENDERE la possibilità di decidere cosa è meglio per la propria famiglia.

    “Homeschooling-progetti-spunti-gite”:
    Mary Orlando Rivecca Come è stato fino all’anno scorso andava benissimo secondo me: esami solo per chi lo richiede e chi intende entrare nel sistema scolastico “tradizionale”.

    Rispondi
  12. Assumendo le descrizioni dell’istruzione famigliare indicate nel nostro intervento della discussione”quali percorsi”, ecco come potrebbe articolarsi, secondo noi, l’accertamento nel caso dell’apprendimento in famiglia.
    Al momento della presentazione della comunicazione di istruzione famigliare al sindaco e/o al Dirigente scolastico (grossomodo a fine gennaio), i genitori allegano un progetto di massima di apprendimento, pensato a misura della figlia o del figlio. In esso è indicata la scelta del percorso che si prevede di intraprendere (ad esempio, scuola a casa, oppure apprendimento libero o auto-guidato o istruzione famigliare) e del tipo di accertamento prescelto (ad esempio, esame curriculare, o personalizzato, o esame conclusivo del corso a distanza, o colloquio, o relazione, ecc.). In base a questa scelta, il progetto di massima potrà o meno dettagliare i vari aspetti di istruzione che si intende toccare, ad esempio, se la bambina/o seguirà una scuola a distanza, o se la famiglia orienterà l’apprendimento sul viaggio, o se ci saranno dei collaboratori per uno o più aspetti, ecc.
    In un periodo intermedio (ad esempio nella seconda metà di settembre), seguirà una comunicazione dei genitori che confermerà, oppure no, le indicazioni fornite originariamente, ad esempio: cambio di percorso e quindi eventuale variazione, oppure no, del tipo di accertamento a cui accedere.
    Nel caso venga confermata la scelta della relazione genitoriale, l’accertamento potrà concludersi (indicativamente nel maggio dell’anno successivo a quello della dichiarazione di istruzione famigliare) con la comunicazione dei percorsi seguiti con: materiali prodotti, foto, attività svolte, viaggi effettuati, musei visitati, libri letti, film visti, ecc. ecc. e in generale con i punti di interesse principali del bambino/a, a partire dai quali questo/a ha sviluppato la propria attività di studio.
    La comunicazione potrà essere solo documentale o anche avvenire mediante un colloquio alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, dei genitori e figli ed eventuali collaboratori, che potrà svolgersi preferibilmente presso l’abitazione famigliare.
    La relazione genitoriale, solo documentale o con colloquio, non sarà assoggettabile ad una valutazione né quantitativa, né qualitativa, ma unicamente ad una considerazione di sussistenza di un’attività coerente di apprendimento in stretto rapporto con la/il giovane interessata/o.
    In alternativa a detta relazione, la famiglia presenterà la domanda d’esame (curricolare o personalizzato) entro la fine di aprile.
    Motivazione.
    Una lettura strutturale della legislazione mette in primo rilievo la responsabilità genitoriale in merito all’istruzione ed all’educazione dei figli: sono i genitori chiamati in causa nella scelta di istruzione, sono loro che inviano la comunicazione annuale e che dichiarano di possedere le capacità tecniche o economiche.
    In sede applicativa l’inciampo che ha reso e che rende impervio il viaggio dell’istruzione famigliare in Italia è la dimostrabilità della capacità tecnica o economica dei genitori di far fronte ai loro obblighi. Il Ministero si chiede, e repentinamente si risponde, affermando che non è possibile verificare, soprattutto, la capacità “tecnica”. Non può certo derivare dal possesso di un titolo di studio, più o meno superiore, da parte dei genitori; su questo si può convenire. Ma, detto questo, si può aggiungere che la capacità tecnica viene dimostrata nel momento in cui, sotto la propria responsabilità, il genitore esibisce un progetto di istruzione coerente con i principi del vivere civile su questa terra, fondato e adatto alla personalità della propria figlia/o. E’ questo che l’istituzione ha il dovere di accertare. Spostare l’accertamento sul figlio, applicando oltre tutto un concetto di valutazione conoscitiva, significa dimenticare e sminuire la responsabilità genitoriale che è riferita allo sviluppo della persona del proprio figlio/a e non riduttivamente al possesso di alcune, o poche, o tante, nozioni di un coacervo di materie.
    Dal punto di vista della praticabilità normativa, l’assunzione del “disegno” qui proposto da parte del Ministero, probabilmente non richiederebbe passaggi legislativi ulteriori, in quanto si svolge tutto all’interno dell’impianto delle leggi vigenti, dandone una interpretazione più coerente allo spirito istituzionale di quella attuale.
    Non ci sentiamo di avanzare ipotesi di tecnica giuridica, ma forse un “semplice” lavoro sui regolamenti potrebbe bastare.

    Rispondi
  13. mi sento di condividere ciò che ho capito da una serie di ricerche che in questo ultimo periodo ho fatto sull’istruzione famigliare e cioè:
    – ha tante anime e quindi tante forme, legato a questo ne deriva che vi sono anche diversi modi di intenderla. Perciò dovremmo difendere a spada tratta solo e soltanto ciò che la nostra bella Costituzione afferma, perciò l’istruzione famigliare è un contenitore generico che persegue risultati. Imbrigliare l’educazione famigliare in una definizione troppo ristretta rischia solo di offrire appigli per poterla negare. Ecco quindi, secondo me potrebbe essere: – “L’istruzione famigliare è l’esercizio del diritto-dovere che, nel rispetto dell’art. 30 della Costituzione italiana, viene assolto e/o organizzato in famiglia”.
    Per quanto concerne gli strumenti per l’accertamento che hanno le istituzione penserei a una mediazione tra famiglie in istruzione parentale e istituzioni sia la cosa migliore. Creare spaccature non sortisce nessun buon esito . Quindi riuscire a tranquillizzare le istituzioni circa le loro inquietudini che mi sembra di capire siano dettate dalla non conoscenza approfondita della questione ed anche da un pregiudizio che talvolta investe tutto ciò che non è istituzionalizzato e direttamente controllabile. Quindi se da un lato c’è la richiesta di verifica, una strada percorribile secondo me potrebbe essere quella di fare un semplicissimo “programma obiettivo” (in linea con le indicazioni generali ministeriali così da soddisfare il dovere di insegnamento, ma anche flessibile per permettere da parte della famiglia che si avvale dell’istruzione famigliare quella specificità di ogni nucleo famigliare.
    Pertanto, dopo questa sorta di “programma” (forse sarà meglio che pensi ad un altro termine), la famiglia potrebbe portare alla scuola le “prove” (slide, tesine, ecc.) di questo lavoro e se proprio non dovesse essere ritenuto sufficiente tale materiale perché no, un colloquio?
    Spero di aver apportato qualche elemento costruttivo all’argomento.
    Aurora

    Rispondi
  14. Ciao sono nuova ..Alda. Siamo in un gruppo di famiglie che si trovano regolarmente 1 volta alla settimana qui da noi.Solesereno fattoria agricola bio.
    Le famiglie sono di FE e provincia quasi tutte.
    Scrivo per precisare che ci fa piacere far parte di un gruppo attivo come il vostro e che come gruppo abbiamo le idee chiare …ovvero..no esami! Anche i colloqui sono rischiosi poiché per esperienza personale di alcuni bambini dei nostri si tramutano in esame soprattutto da quest’ anno.
    Perciò io ritengo che l’ unica formula possibile sia un incontro in cui visionando i lavori svolti. I quadernoni scritti.
    Le scelte fatte
    I luoghi, mostre , visitati

    Per ora noi nel nostro comune, parlo di noi come family non abbiamo avuto alcun problema. Tommaso ha sostenuto solo l’ esame di terza media, Sebastiano solo quello di 5 .
    Ora Tommaso andrà alle superiori! Rientra dopo 1 anno di break in totale libero studio.
    Seba passa alle medie..lontana da me l’ idea di seguire il programma, e non se ne parla di colloqui.. Gli ė bastato quello di 5.
    Altrimenti andava a scuola.
    poi inizierà Cloe 1 elementare ..tutto di nuovo
    Più si va avanti più si libera la mente e si creano nuovi percorsi
    Ripeto al massimo noi ci rendiamo disponibili a mostrare il lavoro svolto

    Felice di condividere queste opinioni con voi ! Buon luglio con cicale

    Rispondi

Lascia un commento