Nino, homeschooler di 11 anni, ci spiega com’è nato il suo progetto Parlo per il mare.

Parlo per il mare…
Nasce così … ero su internet e ho visto una notizia di una balena morta che è stata aperta, e al suo interno non hanno trovato pesci che ha mangiato, o una barca oppure pinocchio e geppetto, no, c’era plastica.

C’era plastica e solo questo, aveva tutto lo stomaco pieno di plastica.

E allora abbiamo pensato … dobbiamo fare qualcosa …

Così, visto che il mare non ha come parlare alle persone, pensavo di fare da traduttore, un traduttore come un italiano traduce a un inglese, io sono il traduttore del mare e dico agli altri, alle persone, che cosa vuole dire il mare, che cosa sente il mare.

Pensavo di fare questo, così si salveranno un po’ di animali, anche se so che ne fabbricheranno sempre altra, altra e altra di plastica, che forse arriverà sempre nello stesso punto dove ho raccolto.
Ed è per questo che la miglior cosa da fare è ridurre il consumo della plastica.

Il mio comunque rimane un messaggio, quello di ascoltare la voce del mare.

Tutti lo possiamo ascoltare, e aiutare.
Nino.

La prima uscita di “Parlo per il mare”  voluto dall’associazione OIA’ è stata rappresentata dal video su “la spiaggia“.

Il progetto prosegue con:

Parlo per il mare: la microplastica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.