All’interno del progetto “LAIF fa rete” intervistiamo Beatrice, mamma di cinque figli, alcuni homeschooler, altri no. Scrive della sua esperienza di istruzione famigliare sul blog “Voce e Silenzio Homeschooling” (https://voceesilenzioblog.blogspot.com).

Cominciamo da voi: vuoi raccontare brevemente delle vostre scelte in merito alla scuola e all’homeschooling?

Ben trovati e grazie per quest’occasione.
L’homeschooling l’ho conosciuto quando ancora la mia prima figlia doveva iniziare a frequentare la scuola primaria. A quel tempo mio marito non era assolutamente pronto per il salto e ci sono voluti tre anni e svariate esperienze più o meno positive, con il sistema scolastico, per passare all’educazione parentale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che mi ha dato la forza di cambiare strada è stata quando la secondogenita Elisa, una bambina disabile, ha iniziato la prima elementare.
Le hanno dato l’operatrice che ha avuto per due anni all’asilo e ci ha proprio fatto un favore a portarla in prima elementare, poi c’era anche un’insegnante di sostegno.
Ho scoperto che le insegnanti di sostegno accettando di lavorare con bambini disabili o con difficoltà aumentano il loro punteggio in graduatoria.
Capite che permettere ciò è vergognoso. Perché sono così dura a riguardo dell’insegnante che aveva mia figlia? Il motivo principale è stato che ha dimostrato più volte che non era assolutamente portata per lavorare con bambini con difficoltà. Chi ne ha subite le conseguenze è stata una creatura che doveva essere protetta. Dal primo giorno di scuola la situazione è stata difficile, ha cominciato con dettare regole senza seguire o almeno conoscere le esigenze della bambina.
Da mamma ho parlato con la responsabile delle insegnanti del progetto di accoglienza della disabilità, mi ha illuso che tutto si sarebbe sistemato. Ho resistito qualche settimana, poi ho parlato con la dottoressa che ci seguiva, la neuropsichiatra infantile che è stata come sempre molto gentile ma… mi ha chiesto ancora tempo perché il passaggio dalla scuola materna alle elementari è difficile da vivere.
Siamo arrivati a Natale, hanno iniziato a creare un progetto a misura di mia figlia, con tanto di specialisti e riunioni, incontri, formazione per l’insegnante che assolutamente non era preparata e poi ancora tanto disagio.
Quando la portavo a scuola, nel momento in cui aprivo lo sportello dell’auto per farla scendere mi diceva un deciso: NO!
Certo sono una mamma ed ho il cuore tenero, questo mi è sempre stato detto.
Ma arrivati a fine febbraio la situazione era vergognosa, inoltre accompagnando la bambina in classe ho visto delle cose che non mi sono piaciute per niente. Bambini che piangevano e le insegnanti che passando banalizzavano il tutto, in alcuni casi addirittura ridicolizzavano il bimbo o la bimba.
Vi assicuro che è stata dura.
Con ciò non voglio generalizzare perché sono convinta che la differenza la facciano le singole persone sempre e comunque, indipendentemente dal contesto in cui si trovano o da chi sono circondate.
Morale: ho iniziato a tenere a casa la bambina per diversi giorni fino a quando ho chiesto di ritirarla.
A questo punto ho pestato la coda a più autorità dando parecchio fastidio perché se io ritiravo la bambina la classe in cui lavorava l’insegnante di sostegno sarebbe stata scoperta. Si perché già 7 anni fa le insegnanti lavoravano per tutta la classe e se la persona era in gamba lavorava anche con il bimbo assegnatole. Ci hanno minacciato di mandarci i carabinieri a casa e prelevarla con la forza, direi che sono stati giorni difficili. Sono andata dalla dottoressa di base e le ho parlato, ovviamente conosceva noi genitori e la bambina da diversi anni. Questa ha voluto parlare con mia figlia, anche se di parole ne dice pochissime.
Comunque le ha chiesto due cose guardandola dritto negli occhi e mia figlia ha risposto ricambiando lo sguardo io sono stata testimone di qualcosa di grande, ancora adesso se ci ripenso mi emoziono.
Così ci ha fatto un certificato aperto di malattia e la scuola ha dovuto accettare anche perché le andava bene, l’insegnante sarebbe rimasta ed anzi era anche più libera.
L’anno seguente non me la sono sentita di mandare Adamo in prima elementare dopo quello che avevo visto ed abbiamo iniziato un magnifico percorso di studio a casa.

Quali benefici avete trovato nell’istruzione famigliare?

Per cominciare, la cosa che ho riscontrato da subito sono stati i tempi.
I miei figli si sono sempre alzati presto ma questo non è ciò a cui mi riferisco.
Il tempo è cambiato perché l’attenzione era tornata al centro.
Tensioni come correre al lavoro, portare i bambini, andarli a prendere e fare la spesa poi cucinare e pulire e fare i compiti e lo sport etc. etc. erano diverse.
Mio marito andava al lavoro io ho lasciato il mio. Mi chiedevano e mi chiedono tutt’ora come facciamo a vivere in 7 in famiglia. Abbiamo cambiato stile di vita. Posso dire che non ci priviamo di niente di ciò che ci serve.
Ho iniziato l’homeschooling scegliendo di seguire un programma che durante l’estate preparavo abbastanza meticolosamente.
La libertà è tantissima. Perché svolgere il programma scolastico a casa è molto più semplice. Noi dedicavamo le ore della mattina.
Ho un’amica che fa homeschooling e lavora alla mattina quindi le sue attività di approfondimento con i due figli le ha spostate al pomeriggio.
Il pranzo è facile prepararlo assieme e poi si ha il pomeriggio libero. Per leggere, per giocare, per andare a fare le attività sportive e per annoiarsi se capita. Ma la noia non è fastidiosa perché aiuta ad aguzzare la fantasia, creare giochi nuovi o pensare a qualche progetto da realizzare.

Quali sono secondo te i maggiori problemi che sono legati all’istruzione parentale?

Personalmente la fatica più grande è stata il supportare i ragazzi di fronte alla “società che accoglie”.
Mi dispiace ma questa idea di accoglienza e questo riempirsi la bocca di paroloni sull’accoglienza è falsa.
Noi abbiamo sempre vissuto nella nostra realtà locale, nella famiglia e tra alcuni amici molta diffidenza, allontanamento e giudizi poco costruttivi.
E’ vero che se hai un desiderio e lo vuoi portare avanti, incontrerai sempre persone che non la pensano come te. Così incontrare queste realtà ci ha fatto male ma ci ha aiutato ad avere maggior forza nell’andare avanti. Per quanto riguarda lo studio, sono stata molto tranquilla perché quello che non mi ricordavo lo andavo a ripassare prima di spiegarlo ai miei oppure lo studiavamo direttamente assieme con i ragazzi.
Per le materie in cui non ero preparata abbiamo adottato il sistema che a scuola usano fin dalle elementari, i miei ragazzi andavano a ripetizione.
Sapete che fin dalla prima elementare se un bimbo non riesce a seguire il gruppo viene indirizzato ad essere aiutato. Quindi i genitori devono farsi carico economicamente di un’insegnante privato che spieghi la lezione fatta a scuola. Direi che è assurdo dal punto di vista di questa creatura. Vado a scuola perché la maestra mi insegni ma dato che sono tanti bambini lei non può farlo allora al pomeriggio invece che giocare i miei genitori devono pagare qualcuno che faccia il lavoro della maestra.
Di queste contraddizioni ce ne sono molte ad esempio va di moda che l’insegnante di inglese chiami a fare lezione un’insegnante Madrelingua che deve essere pagata da tutti i genitori e non ci si può esimere perché altrimenti gli altri genitori ti fanno lo scalpo.
Mio marito quando ha sentito questa cosa si è messo a ridere pensava che lo prendessi in giro. Mi ha risposto: ok io oggi vado dal mio titolare e gli dico che durante il mio orario di lavoro dovrà pagare un’altra persona che lavori al mio posto perché più brava. Quindi io prendo lo stipendio e il titolare paga anche un altro.
Anche se concordavo con mio marito ed abbiamo cercato di far ragionare i genitori, alla fine abbiamo dovuto cedere perché nessuno era d’accordo, e se anche capivano il ragionamento non avevano intenzione di andare “contro la massa”.

Fare homeschooling in una famiglia numerosa come la vostra quali vantaggi e quali svantaggi porta?

Gli svantaggi è che la mamma ha sempre due mani due braccia e due gambe, una sola testa con 1000 occhi anche se nel complesso rimane sempre una sola.
I ragazzi hanno mille idee ed esigenza differenze se hai tanti bambini il tutto si moltiplica e non è sempre così facile. La pazienza ancora non si è riusciti a produrla e commercializzarla, chi pensa di venderti della pazienza è solo fumo negli occhi.
Le cose da fare oltre che “apprendere” sono molte e si moltiplicano per ogni individuo che fa parete della famiglia.
Nonostante le mamme ed i papà siano santi, non sono certo perfetti.
Di positivo c’è proprio questo, non è necessario essere perfetti.
La mamma non sa tutto e anche il papà sbaglia. Quindi il segreto è dimostrare ai figli che quando si sbaglia lo si ammette e si cerca di fare meglio. Sempre e comunque anche se può costare fatica rifare tutto. Ma se bruci il pranzo, o mangi carboni ardenti o ti ingegni nel preparare al volo qualcos’altro.
Di conseguenza se scrivi che è tutto pastrocchiato e non si capisce niente, butti via il foglio e rifai un po’ meglio.
Essere in tanti è bello perché in casa c’è sempre confusione e quello che domina è Vita.
I ragazzi possono giocare tra loro. Nel mio caso non è proprio così perché i bambini con difficoltà devono essere maggiormente seguiti, hanno priorità sugli altri. Lo so detta così fa male ma se vi trovaste nella mia situazione sono sicura che fareste la stessa cosa. Poi si cerca di compensare, rimediare.
Negli anni abbiamo trovato una famiglia meravigliosa che invita i miei figli Emanuela ed Adamo a passare dei giorni al mare o in montagna con i loro figli. Non sono Homeschooler ma rispettano la nostra scelta e ci vogliono bene. Addirittura li hanno portati alle terme. Da genitori un po’ ci dispiace perché sarebbe stato bello che quest’esperienza le avessero fatte anche con noi, si accetta il compromesso. Ci fidiamo di questi magnifici amici e affidiamo loro i nostri figli.

San Damiano diceva che le gioie semplici sono le più grandi. Parlaci delle cose semplici.

Caspita mi emoziono, sono una sentimentale.
Semplice è andare a svegliare i tuoi bambini con una canzoncina che usi da quando li hai visti il primo giorno che sono nati.
Semplice è giocare a fare le bolle con l’acqua quando sei a tavola e bagnarti tutta la maglietta, anche se sei la mamma.
Semplice è arrabbiarti e piangere e dire che sei stanca perché non sai da che parte trovare una cura che aiuti i tuoi figli, poi guardarli e ringraziare di averli vicino a te, alzarti ed andare avanti ancora una volta.
Semplice è fare un pic-nic in giardino, con i bambini più piccoli a cui brillano gli occhi e quelli più grandi che rivivono un’esperienza con una consapevolezza nuova e gioiscono con i fratelli.
Semplice è costruire un rapporto di fiducia con tua figlia che sta crescendo ed ha bisogno di un’amica oltre che di una madre.
Semplice è sgridare tuo figlio perché ha sbagliato e dirgli che qualsiasi cosa faccia lo amerai sempre e comunque, anche se deve fare meglio 😉
Semplice è leggere i libri ai tuoi figli e quando questi diventano grandi li leggono ai loro fratelli.

Come vedi la presenza di LAIF come associazione nel panorama italiano contemporaneo?

LAIF mi è piaciuta perché non è una singola persona a portare avanti l’associazione e si sa che più teste assieme funzionano meglio. Dovrebbe essere così anche per la politica ma purtroppo non lo è.
Ho conosciuto la nascita di LAIF tramite una mamma, Phoebe. Mi piace questa mamma non si vanta di essere perfetta e si mette a disposizione, inoltre crea cose meravigliose per migliorare il mondo.
La cosa che più mi ha fatto piacere nello scegliere LAIF è che non ha un fondo commerciale. Penso che questo approccio si manterrà perché i progetti che stanno realizzando sono frutto di persone che si mettono a disposizione gratuitamente. Sono certa che questi professionisti riescono a dare valore al loro lavoro anche se una parte la mettono a disposizione. Credo nella legge che se dai 10 ti torna 100.

“LAIF fa rete” è un progetto neonato. Come lo vedi? Cosa vorresti che diventasse?

Trovo che sia fondamentale fare rete. Siamo tutti diversi ma unirci nelle cose in cui crediamo ci può aiutare a migliorare, a fare meno fatica nel quotidiano, a resistere nei momenti di fatica. Una volta si viveva nelle case coloniche. Quest’idea mi è sempre piaciuta. Preferirei che si evolvesse nel vivere in comune, in base alle esperienze che si desidera fare. Per esempio questa dell’homeschooling racchiude molte sfaccettature. Spesso le famiglie cercano solidarietà, supporto. Oppure desiderano creare laboratori in cui i ragazzi facciano esperienza insieme. Si va oltre, si cerca di migliorare la vita, di mangiare più sano, di vivere in maniera più naturale. Si vuole lasciare ai figli, se non un mondo migliore, almeno la speranza che questo mondo possa migliorare grazie ad ognuno di noi.

Vuoi lasciare un tuo messaggio per i nostri lettori?

Nella mia esperienza ho scelto la scuola a casa perché era un’opportunità da vivere con la mia famiglia, anche se non sempre è facile, posso dire che ne è valsa la pena. Noto che il loro pensiero è più libero. Si fanno condizionare meno dalle “mode del momento” e non parlo solo di vestiti mi riferisco al desiderio che i ragazzi hanno di “avere” ma non di gioire per “l’essere” e la possibilità di fare quello che si desidera.
Non serve fare educazione parentale per raggiungere questi obiettivi, ma aiuta. Essere nel sistema e “combatterlo” è uno spreco di energie. Si può provare ad uscirne e farsi la propria strada.
Nulla è definitivo solo la morte e forse neanche quella.
Vi auguro ogni bene.
Un caro saluto
Bea e famiglia

LAIF fa rete: intervista a Beatrice, Voce e Silenzio Homeschooling

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