In occasione della giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e per il 30° anniversario della Convenzione omonima, l’Associazione per l’Istruzione Familiare (LAIF) invita coloro che sono attenti a questo tema, a fare un grande gesto: piantare un piccolo albero, in qualsiasi luogo dove se ne senta la mancanza: in un parco, nel proprio campo o giardino, in quello degli amici o in quello di una scuola.

L’invito è di farlo insieme, genitori e figli e/o con nonni ed amici.

Perché un albero? Perché, come ci ricorda Stefano Mancuso, l’albero è vita intelligente, forte, individuale e sociale, è storia di milioni di anni di capacità di stare in natura e di essere natura. Per cui è pensare al fanciullo in termini superiori e di speranza.

Viviamo un tempo in cui la fanciullezza è negata, travisata e non riconosciuta nella sua necessità di esser tale. Il  fanciullo è un’ottima occasione di mercato  come destinatario finale di merci a breve scadenza e di servizi fortemente orientati alla formazione a lungo termine di soggetti incapaci di disobbedire.

Viviamo un tempo di genitorialità “surrogata”, troppo spesso delegata ad apparati tecnici (nidi, mini nidi, scuole, corsi a manca ed a destra, allenatori di almeno due o tre sport, psicologi, tecnologie,  ecc..), che non potranno mai riconoscere  la specificità di ogni fanciullo e mettere in atto o porre in essere il fattore  principale che il fanciullo chiede: l’amorevolezza che solo adulti responsabili sanno infondere a fronte dell’impegno nel prendersi cura in maniera speciale di loro. Perché essere genitori significa prendersi cura in maniera speciale di quel fanciullo o di qualche fanciullo, con una particolare dedizione che può sgorgare da fonti diverse, ma che originano insieme dalla necessità di condividere la propria esistenza, che gran parte degli esseri umani sente come innata e costituente la vita stessa.
Il fanciullo ha bisogno di essere accompagnato, seguito, ha bisogno di risposte quando pone domande, ha bisogno di qualcuno a cui porre le domande e di  fidarsi della risposta che gli verrà fornita perché ha capito di essere stato ascoltato.

Naturalmente queste non sono novità, ma le cose non sembra diano segnali di miglioramento: la percentuale di fanciulli che manifestano gravi sintomi di disagio in varie sfere è in vertiginoso aumento.

L’Associazione per l’Istruzione Familiare (LAIF) propone  questa piccola azione, perché rimanga un segno  nel nostro habitat dell’attenzione che si vuol porre alle nuove generazioni .

Le famiglie in istruzione parentale sono attente al tema in generale; ne è concreta prova la scelta da esse compiuta, e attraverso la propria esperienza segnalano l’urgenza di una presa di coscienza effettiva dell’opportunità dell’avvio  di un ripensamento profondo e libero del ruolo di noi adulti e della natura del rapporto tra le generazioni.

La celebrazione della giornata dei diritti dell’infanzia può essere l’occasione per innestare nel dibattito generale le novità che scaturiscono dalla nostra pratica e le tante sorprendenti opportunità che si palesano per giovani, adulti e per la società.

Le modalità per partecipare sono lasciate alla spontaneità di ognuno; l’unica cosa che si invita a fare è quella di inviare una o più foto e/o qualche considerazione dell’evento che ognuno metterà in atto, all’indirizzo di LAIF.

Sergio Leali

LAIF nella giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

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